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Confessione comunista

Confessione di un comunista

La confessione di un comunista

 

Abbiamo un GOVERNO che va da LEU (Liberi e Uguali) a Salvini, dal PD a Berlusconi, passando per i 5 stelle. Chi ha sperato in diverse politiche sociali o nella riconversione ecologica dovrebbe ricredersi.

Ci hanno detto per un quarto di secolo: “Tutt* contro Berlusconi” e con Berlusconi hanno governato tre volte (governo Monti, Letta, Draghi).

Hanno urlato contro Salvini e con lui governano.

Predicano la pace e hanno votato:

– GUERRE in Iraq

– massacro della Jugoslavia/Serbia

– guerra in Afghanistan (con i risultati che si vedono oggi)

– spartizione della Libia, consegnata ai signori della guerra

– aumento progressivo delle SPESE MILITARI

Hanno PRIVATIZZATO come non mai (non bisogna essere ideologici, ma “moderni”)

Hanno cancellato la scala mobile

Hanno massacrato lo STATUTO DEI LAVORATORI (dopo aver urlato contro Berlusconi che voleva farlo)

Hanno spezzettato il paese, con la riforma del TITOLO V e il regionalismo differenziato (e la Costituzione più bella del mondo?)

Hanno costituzionalizzato il pareggio di bilancio (idem)

Hanno finanziato le SCUOLE PRIVATE (e l’art 33?)

Hanno aziendalizzato la SCUOLA

Hanno operato tagli continui alla SANITA’ pubblica (dalla destra a Monti, da Prodi a Letta a Renzi)

Hanno accettato il peggior REVISIONISMO STORICO, sino alla equiparazione nazismo/comunismo (senza alcuna discussione sulla storia di questo)

Nessuna modificazione di esercito, forze dell’ordine la cui formazione e ideologia è sotto gli occhi di tutt* (pensate alla promozione degli autori dei fatti di Genova 2001).

Questi fatti (non continuo nell’elenco) dovrebbero implicare:

– un taglio netto con la destra, antidemocratica, populista, fascio- leghista

– un taglio netto con chi governa con lei e ne ha accettato le logiche (guerre, privatizzazioni, distruzione dell’opposizione operaia, revisionismi…)

– il tentativo di costruzione di una ALTERNATIVA credibile, unitaria, razionale che riprenda le parti migliori delle nostre storie e le coniughi con l’ecologia politica, il pensiero di genere, l’internazionalismo, l’altermondialismo.

– L’UNITA’ di AZIONE, a livello politico, sociale, culturale contro il governo delle banche e della Confindustria che unisca formazioni politiche, sociali, sindacali, ecologiste…

Questo non è accaduto. Ognun* coltiva il proprio orticello, Ognun* è più comunista, a sinistra, con il popolo, femminista, avanzat* di altri.

Quanto sta accadendo, anche in vista delle prossime amministrative del 4 ottobre, produce disperazione:

– in alcuni casi, si continua l’internità al centro-sinistra, per battere le destre, incidere sui programmi, spostare l’asse a sinistra. È comprensibile, davanti all’egemonia delle destre, ma non tiene conto di decenni di fallimenti, scissioni e del fatto che le destre crescano anche per mancanza di alternative (ricordate il Prodi 2?)

– in altri si riproduce la frammentazione demenziale che raggiunge livelli da barzelletta: Sei liste esterne al PD a Milano, otto a Roma, divisi a Bologna e Napoli. Meglio a Torino, ma con un candidato e tre liste (perché “dobbiamo contarci”).

La frammentazione politico- elettorale, come quella sindacale, non fa che rafforzare un falso realismo e la logica del “Meno peggio”).

È frutto del sistema elettorale, ma anche di ideologismi, estremismi, particolarismi che ben oltre mezzo secolo di “nuova” sinistra ha sempre assurdamente riproposto.

Ho pensato spesso che dopo il 18 aprile 1993 (referendum Segni, Pannella, Bonino, Occhetto, Fini, Bossi) sarebbe stato più saggio, leggere libri, fare viaggi e sport, sentire Bob Dylan.

Scusate la lunghezza di questa triste CONFESSIONE.

***

Caro Sergio :

Come si potrebbe uscire da questo angolo cieco ?

Sistema elettorale proporzionale, meno settarismo e autoreferenzialità in quanto resta della “sinistra”, lungo cammino, nel deserto, per anni e anni, ritorno non dogmatico ai fondamentali.

Caro Sergio :

Che fare ?

Predicare razionalità, abbandonare settarismi… La candidatura Angelo d’Orsi per le comunali a Torino è positiva, anche se goccia nel deserto.

Facebook, 4 settembre 2021

Sergio Dalmasso

 

Basso video

Video intervista a Sergio Dalmasso sul libro Lelio Basso

Sergio Gavino Contu di “per Riconquistare l’Italia” intervista Sergio Dalmasso, professore, scrittore e storico del movimento operaio.
Parleremo di Lelio Basso attraverso il suo pensiero e le sue idee: un grande protagonista della storia del ’900 in Italia.
Se il video ti è piaciuto metti un Mi piace e iscriviti al canale.
A Lelio Basso si deve tra le altre cose la grande divulgazione delle opere di Rosa Luxemburg in Italia.
Fu uno dei padri della Costituzione Repubblicana, autore e coautore in particolare degli art. 3 e 49.
“Lelio Basso – la ragione militante: vita ed opere di un socialista eretico” di Sergio Dalmasso ed. Red Star Press, 2018.
Lo si può acquistare anche su Amazon al seguente:
Video Basso libro
mail ☞ info@lacostituzione.org

Da WIKIPEDIA: “Basso era uno dei fascinatori del Psi. Aveva scritto un libro di successo, Il Principe senza scettro, e si atteggiava a Lenin italiano (cui un poco somigliava) ricalcandone le mosse. Era un oratore formidabile, capace di battute e di ironia a non finire: una voce morbida, flessuosa, un po’ femminile che persuadeva e incantava. Le donne lo adoravano e lui adorava le donne.

La vita di Lelio Basso fu una miscela di attività e ricerca intellettuale, unita alla ricerca di uno strumento politico efficiente, il tutto su scala internazionale.

In qualità di esperto ed interprete del lavoro di Marx, egli adottò un approccio originale nella sua rielaborazione della visione del socialismo e attinse a diverse linee di pensiero che venivano dalla sfera del pensiero democratico, nel significato più ampio possibile del termine (la tradizione democratica francese, il “socialismo accademico” tedesco, il pensiero socialista italiano e gli Austromarxisti).

Durante il suo internamento egli lesse le opere di Rosa Luxemburg e lavorò poi instancabilmente, per promuovere una consapevolezza critica del suo pensiero in Italia.

Una approfondita ricostruzione del suo itinerario politico è stata fornita dallo storico Giancarlo Monina, anche grazie alle testimonianze dei parenti e alla documentazione disponibile presso la Fondazione Basso.

Scuola Costituzione

L’IDEA DI SCUOLA NELLO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE

Franco Di Giorgi

Scuola e Costituzione articolo di Franco Di Giorgi

La scuola viene generalmente considerata come una fonte inesauribile di acqua alla quale, simili a otri vuoti o ad agnelli guidati da pastori istruiti, gli studenti vengono per un certo tempo a riempirsi o a colmare la loro potenziale sete di sapere.

A distanza di qualche anno dall’insegnamento mi rendo conto però che l’avevo sempre praticata diversamente, cioè al contrario.

Ho sempre insegnato infatti nella convinzione che l’aula di una scuola fosse una conca vuota situata al centro di un’arida agorà, libera e aperta a tutti e ad ogni discussione, una sorta di bacino verso il quale studenti e docenti confluissero ogni giorno per riempirla con la propria acqua, ognuno con le proprie energie intellettuali, con i propri flussi vitali, coi i propri vissuti.

In tal modo, ciascuno, come si dice, portava acqua al mulino della scuola, dissetandosi vicendevolmente con la medesima acqua, scambiandosi talvolta i bicchieri l’uno con l’altro, acqua che nel tempo la scuola stessa distribuiva a tutti i futuri alunni e insegnanti sotto forma di esperienza didattica, competenza metodologica, ricchezza pedagogica e culturale.

Ma questo diverso modo di intendere e di praticare la scuola, non rispecchia forse l’idea che sta alla base della nostra Costituzione?

Ogni cittadino della nostra Repubblica, volutamente democratica e proprio in quanto democratica, non è forse esortato da questa Carta ad adempiere il dovere etico e quindi civico di recare allo Stato, secondo il principio della proporzionalità, il suo personale contributo sia come esborso sia come impegno che come partecipazione attiva, diretta o indiretta, alla cosa pubblica, e ciò all’unico scopo di mettere lo Stato in grado di redistribuire questi beni, acquisiti dal senso del dovere, sotto forma di diritti?

Pertanto, se oggi, in questo aspro e lungo periodo di pandemia, in attesa del vaccino salvifico e del Recovery Fund, la scuola più che un comune abbeveratoio culturale si rivela purtroppo in una delle sue funzioni più criticate, cioè quella di Recovery Place, ciò non deve indignare oltremodo, almeno o soprattutto in questo momento, poiché, pur determinando in parte un inevitabile aumento dei contagi, essa va incontro alle esigenze delle famiglie, il cui lavoro, come sappiamo, è fondamentale e quindi indispensabile sia per esse, affinché possano dare il loro doveroso contributo allo Stato, sia alla stessa Repubblica, affinché possa redistribuirli ai cittadini in forma di diritti.

Non per nulla, infatti, il lavoro compare già al primo fra gli articoli fondamentali della Costituzione.

Sicché, come ogni studente e ogni docente, al di là di ogni programma e programmazione, ha il dovere di apportare nella propria classe il proprio singolare e personale contributo spirituale, così, in quanto facente parte di uno Stato, ogni cittadino, all’interno del comune di appartenenza, acquisisce e matura diritti di cui può godere solo dopo aver adempiuto al proprio dovere.

IVREA, 10 ottobre 2020

Franco Di Giorgi docente di storia e filosofia

Il Terribile

Ricordo del Terribile

Nella foto, a sinistra il presidente dell’ANPI di Ivrea Mario Beiletti, a destra il partigiano Riccardo Ravera Chion

LO SPIRITO PARTIGIANO DEL  “TERRIBILE”

di Franco Di Giorgi

Lo spirito partigiano del Terribile di Franco Di Giorgi

Quando il tempo si porta via persone come Riccardo Ravera Chion il vuoto che lascia è di tutt’altro genere di quello che ci si spalanca dentro quando perdiamo un parente o un genitore.

È un vuoto che non riguarda soltanto noi che l’abbiamo conosciuto e frequentato, ma anche, sebbene indirettamente, molti altri, se non tutti quanti gli Italiani.

Ebbi a dire la stessa cosa quando il turno toccò a due altri cari amici, prima Liana Millu nel 2005 e poi Cesare Pòlcari nel 2011.

Ma che cosa, almeno per me, li rendeva degli esseri speciali?

Non solo il fatto che sono stati dei partigiani e che, ognuno a modo loro, ha patito, resistito e lottato per la libertà di tutti noi e per la nostra Costituzione repubblicana e democratica.

No, non solo per questo, che è certo assai importante.

Ciò che li rendeva esseri straordinari era piuttosto il loro spirito partigiano che essi riuscivano ad esprimere attraverso le loro azioni e che sapevano trasmettere alle persone che li avvicinavano.

In che cosa consiste questo spirito partigiano?

Non certo nell’insulsa partigianeria. In essi a muoversi e ad attivarsi attraverso il corpo era tutta l’anima.

Ogni loro gesto era animato perché davvero sapeva di anima, aveva la forza infinita dell’anima, dinanzi alla cui manifestazione si restava sempre meravigliati e ci si chiedeva da dove mai attingessero tutta quella energia vitale, quella forza che invece mancava in noi.

Quando conobbi il partigiano Terribile, all’inizio del terzo millennio, mi sembrava indistruttibile, immortale e io stesso mi convinsi subito dentro di me che persone come lui non dovevano morire, non avrebbero mai dovuto essere dimenticate, perché in lui e attraverso lui si sprigionava quello spirito partigiano, quella grande anima che speravo anche altri potessero riscoprire dentro di loro.

Ecco perché, in quanto insegnante, mi impegnai a farlo conoscere agli studenti, a quanti più giovani possibile.

Ne nacque così nel 2004 un piccolo testo, A scuola di Resistenza, una raccolta di testimonianze che il Terribile assieme ad altri partigiani del Canavese hanno potuto rilasciare sia in classe, a scuola, al liceo scientifico “Gramsci” di Ivrea, sia a casa loro.

Qui, nelle loro abitazioni, che sapevano ancora di montagna, siamo andati a trovarli con gli studenti e ogni volta era una festa, perché dopo aver ascoltato i loro appassionati e appassionanti racconti, in cui il rischio e il pericolo si stemperavano tra i loro mezzi sorrisi, il tavolo si riempiva subito di cibi sobri e deliziosi.

Da allora, ogni anno la presenza dell’Anpi e del Terribile al liceo, non solo durante le celebrazioni della Giornata della Memoria e del 25 aprile, fu garantita e sostenuta da studenti e insegnanti.

Fu soprattutto sua e dell’allora suo amico Sarteur che, sempre in quell’anno, si decise, con la piena disponibilità di Mario Beiletti, di collocare una scultura nella nuova sede dell’Anpi di Chiaverano, un’opera che mia moglie aveva realizzato per esprimere la condanna contro ogni tipo di guerra.

L’anno dopo, a pochi giorni dalla scomparsa dell’amica Liana, per la Giornata della Memoria ci recammo assieme al Terribile a Genova, invitati in un liceo per parlare della signora Millu.

L’appuntamento a casa mia era per le sette, ma Riccardo mi disse che era lì già dalle sei e che nell’attesa si era fatto un giretto attorno al paese.

Durante il viaggio in macchina ci raccontò, con la passione che lo contraddistingueva, della sua seconda vita trascorsa in Africa, in Congo, e in tutte quelle vicende così avventurose e avvincenti si sprigionava sempre con intima gioia liberatoria il suo spirito partigiano.

Crebbe così nel tempo, grazie a questo spirito lampeggiante del partigiano Terribile – uno spirito oltremodo irruente che egli difficilmente riusciva a dominare, persino dinanzi ai discorsi di storici amici, spirito in ogni caso autenticamente socievole e socialista, accogliente, affettuoso e bonario proprio come quello della moglie Cecilia – crebbe così, insomma, grazie anche ad altri suoi compagni di lotta (ricordiamo fra gli altri Antonio Gianino, Marino Chiolino Rava, Giancarlo Benedetti, Amos Messori, Domenico Ariagno) la collaborazione tra l’Anpi di Ivrea e gli studenti, i quali si presentavano e partecipavano attivamente alle cerimonie e alle presentazioni del libro assieme a fratelli, genitori e nonni – in alcuni casi, questi, partigiani essi stessi: è il caso di Liano Brunero e della moglie Anita Baldioli.

Ciò per dire, in conclusione, che quella cooperazione con i giovani è essenziale e non secondaria, sostanziale e non solamente accessoria, perché ne va della stessa sopravvivenza della memoria dell’Anpi.

Giacché in questo consiste, a pensarci bene, il più volte evocato spirito partigiano del Terribile: nella sua estrema fiducia nella gioventù, nell’apertura alle nuove generazioni. Perché una cosa è certa: il futuro, qualsiasi futuro, il futuro di ogni cosa è nelle mani, nella mente e nel cuore dei giovani.

Ivrea, 27 febbraio 2020