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Ciao compagni

La ricchezza delle nostri grandi storie

 

Due giorni fa ci ha lasciati Giuseppe PRESTIPINO, 98 anni, filosofo e militante politico.

Lo avevo conosciuto nell’ultima fase di DP e rivisto in Rifondazione.

Persona profonda, umile, disponibile alla discussione e all’ascolto.

Ieri notte, se ne è andata Rossana ROSSANDA, 96 anni.

Il Manifesto è stata la mia prima formazione politica.

Ricordo la prima riunione, a Genova, in via S. Lorenzo, con Manlio Calegari, Giacomo Casarino, Franco Carlini, Fernanda La Camera, Arcadio Nacini…, le prime riunioni nazionali, a Roma (luglio ’70), a Firenze (settembre ’70).

L’emozione nel vedere Pintor, Natoli, Caprara, Magri, Castellina, Rossanda, tant* giovani.

Le analisi di Rossanda erano profonde e documentate, anche se la fase la portava ad un eccessivo ottimismo (Italia e Francia) e ad un giudizio acritico sulla rivoluzione culturale cinese.

L’ho seguita in tutti questi anni: un comunismo non dogmatico, capace di comprendere il femminismo, l’ecologia politica, le trasformazioni con una lettura marxista assente nei tanti ortodossi che avevano bollato lei e il Manifesto con accuse infamanti, purtroppo veicolate da tant* militanti in buona fede.

Ricordate il “Chi vi paga?”.

“La ragazza del secolo scorso” è una biografia eccezionale, almeno nella prima parte anche capolavoro letterario.

Ciao Compagni. La ragazza del secolo scorso Rossana Rossanda

L’ho incontrata molte volte, ma una sola volta ho parlato a lungo con lei.

Dovevo scrivere un testo sulle origini del Manifesto (rivista, gruppo politico) e cercavo di comprendere le radici della sinistra “ingraiana” (11° congresso).

Lei accentuava il valore della alternativa della sinistra ingraiana, della battaglia per “linee interne”.

Io, forse schematizzando, insistevo sui limiti di questa.

Aveva chiuso in modo un po’ brusco dicendo: “Se non scriveremo noi di questi temi, non lo farà nessuno“.

In una realtà politico-culturale fatta di slogans, di assenza di analisi (strutturali e non), era capace, ogni volta, di richiamarci a principi basilari, ad una analisi marxista della realtà, oggi considerata inutile ed abbandonata anche da chi si considerava “ortodosso”.

La sua morte ci richiama alla mente oltre mezzo secolo del nostro impegno, delle nostre organizzazioni, delle nostre sconfitte frontali.

E’ triste pensare a chi se ne va per sempre, ma anche al fatto che la politica, di oggi e non solo, sia opera di nani, privi di formazione e che la ricchezza delle grandi storie che abbiamo alle spalle stia scomparendo.

 

Sergio Dalmasso
Genova, 20 settembre 2020

Notre Dame

Lettera al Manifesto di Franco Di Giorgi

A fronte degli 800 milioni di euro raccolti nel giro di poche ore per la ricostruzione del tetto della cattedrale di Notre Dame abbiamo la conferma che a confronto delle opere create dagli uomini, specie quelle di valore sacro, l’esistenza dei corpi umani non ha alcun valore.

Oltre al cielo parigino, quelle fiamme hanno illuminato e rivelato anche questa semplice verità, che grava sull’umanità come un couvercle d’angoisse.

Un’angoscia che, certo, avevamo avvertito anche dinanzi alla demolizione dei templi siriani di Palmira o dei Buddha afghani di Bamiyan, e che temiamo possa riemergere in occasione di ogni guerra, compresa naturalmente quella che si è appena inaugurata in Libia.

Ovvio, la guerra – la Verwirrung – genera caos in un’attività distruttiva che i medesimi esseri umani non riescono ad evitare per difendere i propri interessi; determina condizioni in cui sia le opere d’arte sia le vite umane perdono improvvisamente il valore sacro che in tempo di pace i contendenti sono propensi ad attribuirvi; è quella circostanza nella quale la materia organica dei corpi umani si mischia anzi tempo con la materia inorganica delle opere d’arte; consiste insomma in quella singolare situazione nella quale tutto diventa pattume allo stesso titolo.

Notre Dame

Quella generosa e consistente profferta viene pertanto a riconferma di quanto gli uomini sanno sin dalla loro comparsa sulla Terra: le cose (cibo, terra, oro, denaro, simboli del potere e della propria specifica identità) hanno molto più valore degli esseri umani.

E cos’è mai questa, se non la nostra vera dannazione originale, notre damnation?

sabato 20 aprile 2019

Sabato 15 settembre 2018, a Cuneo, cascina di S. Rocco, ricorderò Carlo Masoero che ci ha lasciati tragicamente (incidente in montagna) un anno fa.
Ci siamo incrociati a Genova, nel novembre 1967, nelle assemblee studentesche.
Nel 1969/1970 la comune adesione a “Manifesto”, poi il mio ritorno a Cuneo. Le cose della vita (incarico a scuola) hanno poi portato Carlo nel cuneese dove è vissuto sino alla scomparsa, sono nati i figli, è stato insegnante per decenni.
Nel 1991, siamo stati i primi a tentare di costruire, quasi dal nulla, Rifondazione. Per anni, poi Carlo ha lavorato sul tema della migrazione, fondando e dirigendo un giornale “Di tutti i colori” che è stato riferimento e punto di incontro importante.
La sua scomparsa pesa dal punto di vista politico, ma soprattutto umano, perché nessun* potrà dimenticare la generosità, l’altruismo, il disinteresse verso amici, genitori, sconosciuti (quanti ospitati in casa!)…
Ricordare Carlo significa accomunargli Vera, mancata anni fa, che lo ha accompagnato per la vita intera, la sua profonda e intensa eticità, il suo impegno sociale, la dimensione religiosa che la ha sempre resa diversa, ma complemetare rispetto a lui.
Anche in momenti tragici, il ricordo di amicizia, impegno, solidarietà… deve esserci di aiuto.

Sergio Dalmasso

Carlo Masoero