Quaderno CIPEC Numero 76

Secondo semestre 2026

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Indice del Quaderno CIPEC N. 76

Introduzione pag. 5

La Comune di Parigi (18 marzo-28 maggio 1871). Tra “assalto al cielo” e dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti di Giorgio Riolo, pag. 7

Balzac e il nostro tempo di Giorgio Riolo, pag. 11

Honoré de Balzac pag. 11

Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane pag. 13

Bibliografia minima – Honoré de Balzac pag. 17

Un altro comunismo? Il messaggio di Rosa di Sergio Dalmasso, pag. 18

La “fortuna” pag. 18

La difesa del marxismo. La totalità pag. 22

Lo scontro sull’organizzazione. Lo sciopero di massa pag. 23

L’imperialismo, la guerra pag. 26

Il cammino nel deserto pag. 27

La rivoluzione russa pag. 29

I consigli. La rivoluzione spartachista pag. 30

Due Rose? pag. 31

In sintesi pag. 32

Il “fascismo eterno” (definizione di Umberto Eco) di Francesco Barbommel, pag. 34

La querelle sullo stalinismo di Giacomo Casarino, pag. 36

LUCIO LIBERTINI l’attività a Torino di Sergio Dalmasso, pag. 39

Eugenio Colorni. Biografia di un socialista europeista di Mario Barnabé, pag. 48

Gustavo Gutierrez, la teologia della liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano di Giorgio Riolo, pag. 51

Walter Peruzzi: il direttore, il militante di Sergio Dalmasso, pag. 54

Università via Balbi, 1967/1971 di Sergio Dalmasso, pag. 57

COMANDANTE CHE GUEVARA di s.d., pag. 72.

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Comandante Che Guevara recensione Musacchio

di Roberto Musacchio

Ci sono ancora cose da scrivere, mostrare, leggere su Che Guevara?

Il bel libro che Sergio Dalmasso ci regala a due anni da quello che sarà il sessantesimo anniversario della morte del Rivoluzionario, dice di sì. “Comandante Che Guevara”, “La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario”, titolo e sottotitolo del libro appena uscito con Redstarpress, ci dicono di sì.

Ernesto Che Guevara libro di Sergio Dalmasso

COMANDANTE CHE GUEVARA di Sergio Dalmasso

“Vale la pena di lottare per le cose senza le quali non vale la pena di vivere” è la frase del Che, riassunto di una vita, che Dalmasso mette in controcopertina.

Può motivare il grande e perenne “successo romantico” di un “eroe” che “vive” nello spazio e nel tempo.
Come Rosa Luxemburg e Antonio Gramsci, scrive Dalmasso nella sua introduzione al libro. Immuni dal “peccato” del “reale”, anche grazie alla morte.

Dalmasso però non indulge sul romanticismo, che pure non esorcizza. Ci porta nel libro dicendo delle tantissime possibilità di leggere il Che. Molte teoriche, sul socialismo e l’economia ad esempio.

Come sempre, Dalmasso è ricchissimo di conoscenze, che offre a tutti noi. Motivato da un bisogno di Rivoluzione che resta impellente. Forte di una propria cultura. Capace di conoscere e “rispettare” gli “altri”.

Il tutto immergendosi umanamente e letterariamente nelle Storie e nei Personaggi che racconta. Il libro è molto bello, anche per la presenza di una raccolta di fotografie splendide.

Quando ho scritto su fb un post per preannunciare questa recensione mi è stato chiesto se era un libro nuovo. Sì, lo è.

Perché, come dice l’introduzione, in un’epoca così difficile per i Rivoluzionari, cercare ancora, e dunque rileggere ciò che è stato provando a camminare nella lettura domandando è prezioso. Se chi si prende l’onere è mosso da spirito di ricerca, vero motore della rivoluzione.

Dalmasso non solo cerca ma accompagna.

E quindi col libro ci riporta nella vita e nel pensiero di Guevara ma in tutto ciò che con quel pensiero e quella vita si è cimentato. Le fasi e le culture politiche. Il cinema e la musica. Tutti, anche Gabriella Ferri e Jovanotti.

Non in modi eclettici ma fornendo informazioni, bibliografie, chiavi interpretative.

Dunque un Che vivo che serve ad essere vivi noi.

Lunedì 3 novembre 2025

Download Recensione di Roberto Musacchio: Comandante Che Guevara

Recensione pubblicata il 5 novembre 2025 su transform!italia
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Al Rettore? No, grazie

Noi, a differenza del Comune, esprimiamo solidarietà agli studenti che occupano scuole e università

Occupazione università di Genova, ottobre 2025, solidarietà del PRC agli studenti

Foto Università di Genova con striscioni del rettorato occupato

A differenza di quanto espresso dal Consiglio comunale genovese, in modo unanime, il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria solidarietà agli studenti e studentesse che hanno occupato il rettorato di via Balbi, ragazzi che, mettendoci menti e corpi,

hanno dimostrato a molti politicanti cosa significhi fare politica, avere una visione internazionalista, antirazzista e anticolonialista, ricondurre il no alle spese per guerra e riarmo al disastro in cui siamo precipitati con lo stato sociale, ai salari, ai diritti di tutti.

I ragazzi hanno occupato solo spazi pubblici, per fare controinformazione in un mondo completamente alternativo al pensiero unico e all’informazione “blindata” che ci sommerge.

Siamo altresì al fianco delle occupazioni portate avanti dagli studenti medi.

Condanniamo pertanto le dichiarazioni di molti dirigenti scolastici, che chiedono alle autorità interventi repressivi e schedature di massa.

Siamo fieri di quei ragazzi, siamo felici che abbiano preso in mano il loro presente e il loro futuro,

e che siano stati in grado di fare richieste e denunce puntuali sul degrado delle loro scuole e sulle derive sociali nelle quali stanno vivendo.

In ultimo, restiamo perplessi sul tentativo delle giunte comunali e regionali di recuperare Leonardo quale sponsor del Festival della Scienza.

Forse non si è capito: i 50.000 di Genova e i 2.000.000 in Italia, sono ben consapevoli che il futuro (anche della Scienza) debba essere libero da qualsiasi ingerenza militarista.

Temiamo che la Giunta comunale sia sempre più orientata a smentire nei fatti, quanto da loro dichiarato in campagna elettorale e asserito quotidianamente da qualche suo esponente “illuminato”.

Ci auguriamo che non sia così, anche se molti segnali confermerebbero quanto sopra indicato:

sarebbe una riproposizione delle scellerate decisioni di quella giunta Doria che, con la sua volontà di privatizzare AMIU e AMT e di chiusura delle porte alla sinistra e alle rappresentative sindacali, determinò i successivi anni di giunte di destra.

Giù le mani dai ragazzi,
essenziale equipaggio di terra della Sumud Flotilla!
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Giovanni Ferretti – segretario PRC Genova

Partito della Rifondazione Comunista
Giovani Comunisti/e
Federazione di Genova

Mercoledì 15 ottobre 2025, ore 15.59

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Download comunicato stampa di Rifondazione comunista Genova

COMANDANTE CHE GUEVARA

La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario

È stato pubblicato dalla casa editrice Red Star Press, Roma, il nuovo libro di Sergio Dalmasso Comandante Che Guevara, ottobre 2025.

Copertina del libro di Sergio Dalmasso Comandante Che Guevara

COMANDANTE CHE GUEVARA

Sinossi

Se è esistita sulla faccia della Terra una singola vita in grado di incarnare, da sola, il vento di rivoluzione che, spirando sul XX secolo, ha gonfiato come vele il cuore degli oppressi, ebbene, questa vita è quella di Ernesto “Che” Guevara.

Argentino con origini disperse tra l’Irlanda, il Paese Basco e il popolo Guaranì, trovò nel mondo intero la sua Patria, accorrendo ovunque lo portasse il desiderio e la necessità della Rivoluzione.

Da Cuba, dove sarà alla testa della colonna che entrò vittoriosa a L’Avana il 2 gennaio del 1959, al Congo, passando per tutta l’America Latina tiranneggiata e insanguinata dal colonialismo statunitense, Che Guevara continuava a ripetere che «in questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere.

Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo.

Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta».

Idolo per la gioventù ribelle che si apprestava a disselciare le strade di Stati Uniti, Francia e Italia per trasformare il 1968 in un nuovo assalto al cielo e punto di riferimento per gli operai e i contadini che, dall’Africa di Patrice Lumumba all’Asia di Ho Chi Minh, rivendicavano il diritto di decidere una volta per tutte il loro stesso destino, Ernesto “Che” Guevara sarebbe stato catturato e assassinato in Bolivia, nel corso dell’ennesima impresa al servizio del popolo, il 9 ottobre 1967.

Ma vivere nel cuore – e nelle lotte – di chi resta non è morire.

E, Sergio Dalmasso, nel ripercorrere con passione e rigore le tappe della vita e del pensiero politico di Che Guevara, dimostra come la memoria del Comandante sia ancora oggi più viva che mai.

Un sorridente Che Guevara

Ernesto CHE GUEVARA

Scheda Bibliografica:

Autore: Sergio Dalmasso

Pagine: 320; illustrato con fotografie d’epoca in b/n

Formato: cm 13 x 20 brossurato con bandelle

Red Star Press, collana Unaltrastoria

ISBN: 9788867184576

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Presentazione del libro COMANDANTE CHE GUEVARA

Circolo PRC “Gramsci” Valpolcevera, La casa dei popoli “Martina Rossi” via Rivarolo 60r-Genova

Sabato 18 ottobre 2025 ore 18:00

Con l’autore Sergio Dalmasso, Paolo Palazzo, modera Davide Ghiglione. Seguirà cena cubana.

Locandina presentazione libro Comandante Che Guevara al circolo PRC "Gramsci" di Genova

Locandina presentazione libro Comandante Che Guevara al circolo PRC “Gramsci” di Genova.

Libri di Sergio Dalmasso

Le atrocità di Mussolini

I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista

Scheda libro Le atrocità di Mussolini, di Sergio Dalmasso pubblicata su transform! italia, 8 ottobre 2025

La storia di questo libro (Roma, Alegre, 2024) è singolare e sintomatica di una grave rimozione.

Negli anni ’80, Michael Palumbo, storico italo- statunitense porta alla luce migliaia di documenti, per anni nascosti o non divulgati, sui crimini di guerra compiuti dall’esercito fascista.

Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista.

Download “Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell'Italia fascista” Le-atrocita-di-Mussolini.pdf – Scaricato 4064 volte – 110,08 KB

Ne nasce il documentario Fascist legacy- l’eredità fascista, prodotto dalla BBC.

La RAI ne compra i diritti, ma ne vieta la diffusione, tanto che è stato trasmesso, dopo anni, solamente da una TV privata o, parzialmente, su YouTube.

Il libro di Palumbo, tradotto in italiano, dalla Rizzoli viene immediatamente bloccato e le copie stampate (8.000?) finiscono al macero,

forse per timore di querele, denunce, ma anche e soprattutto perché ripropongono un problema scomodo e mai affrontato, quello delle responsabilità italiane nella guerra e dei delitti commessi in più paesi, dalle nostre truppe.

È chiaro che pesi il clima della guerra fredda che fa anche dimenticare molti crimini tedeschi (l’armadio della vergogna),

è chiaro che dei governi italiani facciano parte alcuni degli autori di queste nefandezze, è chiaro che l’esercito si ricostruisca, dopo il conflitto, in perfetta continuità con quello precedente,

come la quasi totalità delle istituzioni statali (magistratura, scuola, prefetture, questure, polizia, carabinieri…).

È, però, ovvio che il paese non voglia assumersi gravi responsabilità, non sia disponibile ad un esame di coscienza,

tenda a scaricare su altri la colpa di fatti noti, cancellando o rimuovendo totalmente quelli non conosciuti.

Mussolini ha fatto cose buone, ma ha commesso l’errore di allearsi con Hitler,

l’antisemitismo italiano è nato solamente per imitazione e conseguenze di quello tedesco,

la Repubblica sociale ha attenuato il peso dell’occupazione tedesca, le nostre truppe non hanno ucciso, incendiato, stuprato…

Dagli anni ’90, fortunatamente, alcuni storici (Giorgio Rochat, Nicola Labanca, Carlo Spartaco Capogreco…) hanno iniziato a divulgare ricerche sui crimini di guerra fascisti.

Più di ogni altro, ha avuto peso per le sue opere e per essere entrato nel dibattito pubblico,

Angelo Del Boca (1925- 2021) che è riuscito a far passare a livello di giornali e TV la verità sull’uso delle armi chimiche nella guerra di Etiopia (si ricorda la sguaiata polemica di Indro Montanelli) e con Italiani brava gente?

ha sintetizzato molti studi sui singoli conflitti, smentendo, almeno storiograficamente, un mito ed un luogo comune.

Luogo comune che si è riproposto, come scrive Eric Gobetti nella bella prefazione al testo,

negli anni successivi, con film quali Mediterraneo, Il mandolino del capitano Corelli…,

con le opere di Giampaolo Pansa, già autore di tesi di laurea sulla resistenza nell’alessandrino e parlamentare indipendente nelle liste PCI,

con la istituzione (sciaguratamente votata a larghissima maggioranza) del giorno del Ricordo delle vittime delle foibe,

resa possibile dalla mancanza di contestualizzazione su quanto drammaticamente avvenuto prima di quei fatti.

È chiaro che la stagione berlusconiana, la fine del paradigma antifascista, la progressiva riabilitazione del Ventennio,

la visione macchiettistica del regime siano fra le cause dell’attuale egemonia dell’estrema destra,

a dimostrazione della frase di Primo Levi, con cui Gobetti chiude la prefazione: Tutto questo è avvenuto, quindi può accadere di nuovo.

L’autore ricorda la storia della propria ricerca,

documenta gli insabbiamenti angloamericani di delitti e stragi, la genesi di Fascist legacy, le progressive difficoltà incontrate,

le cancellazioni delle richieste di processo per i delitti, i rischi corsi, il fatto che l’ambasciatore italiano nel Regno unito (fine anni ’80) chieda la sua espulsione,

il rifiuto da parte della stampa italiana di parlare di genocidio per i comportamenti delle nostre truppe.

La colpa di Palumbo?

Avere portato alla luce documenti che attestano come il governo italiano, dopo la caduta di Mussolini, sia stato composto da criminali di guerra fascisti,

protetti da britannici e statunitensi, per impedire un governo comunista in Italia.

Questo aiuta a spiegare il riemergere del fascismo in Italia nel nostro tempo… Resiste il mito del fascismo italiano meno malvagio del nazismo austro- tedesco…

È una tragedia che Trump esprima apertamente ammirazione per il Duce (p. 25).

Non vi è qui lo spazio per analizzare i singoli capitoli del testo: – le origini culturali del fascismo – il colonialismo in Libia – l’Etiopia (significativi il titolo,

Vendetta per Adua e la dichiarazione del generale Rodolfo Graziani: Il Duce avrà l’Etiopia con o senza gli etiopi) – la repressione in Etiopia –

la tragedia greca, guerra contro la Grecia ed occupazione – la Venezia Giulia, occupazione, lager e selvaggia repressione della resistenza e della popolazione:

Vidussoni vuole ammazzare tutti gli sloveni. “Bisogna fare come gli ascari e sterminarli tutti” (Galeazzo Ciano, Diario, 5 gennaio 1943) – la Croazia:

Dobbiamo finalmente porre fine alla fama che gli italiani non sanno essere crudeli (Benito Mussolini),

Il regime di terrore che gli italiani hanno istituito in alcune zone della Croazia elude ogni descrizione (Josef Gobbels) –

a repressione in Montenegro: Soldati d’Italia, non impietositevi della miseria della popolazione. Ricordatevi che val meglio essere temuti che disprezzati (generale Alessandro Pirzio Biroli) –

la Repubblica di Salò, l’antisemitismo, le stragi di civili – i nuovi alleati (Regno unito e USA), i mancati processi, l’impunità concessa ai criminali di guerra, ai collaborazionisti, ai gerarchi fascisti.

I processi, con conseguenti sconti di pena,

rinvii, lievi condanne e liberazioni anticipate, sono la dimostrazione di complicità, di quella “continuità dello Stato” che ha pesato grandemente sulla nostra democrazia, della riabilitazione di Badoglio, Graziani, Roatta…

del rifiuto, assecondato da Gran Bretagna e US, di rispondere positivamente alle richieste di Jugoslavia, Albania, Etiopia a processi che svelino i crimini e ne condannino i responsabili.

Il testo si chiude con un drammatico bilancio dei crimini di guerra italiani:

• Libia 75.000 – Etiopia 300.000 – Grecia 100.000 – Jugoslavia 250.000 – Albania, Francia 100.000 – Russia, Spagna, Somalia, Eritrea 150.000 per il totale di un milione circa.

Le cifre sono certo discutibili, ma, in ogni caso, servono a cancellare il consueto mito, autogiustificatorio,

di Italiani brava gente (la storica Elizabeth Wiskemann, in un testo del 1966, arriva a definire gli italiani: Gentili per natura e del tutto umani!

Sergio Dalmasso

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Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL

In “Il Lavoratore” di Trieste, Anno XXV, n. 5 settembre 2025,

scheda di Sergio Dalmasso

È uscito, presso l’editore Mimesis, di Milano, un testo, da me curato, che raccoglie scritti di André Tosel e alcuni saggi sulla sua figura.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso, Filosofia e impegno politico Tosel

Tosel nasce a Nizza nel 1941. Il padre è impiegato ed ha un passato “vichysta” che il figlio apprenderà con stupore e dolore.

La militanza politica. Al liceo, aderisce alla Jeunesse etudiante chretienne (JEC), vicina alla rivista “Temoignage chretienne” e al pensiero di Emmanuel Mounier.

Componente dell Ufficio nazionale della JEC, ne esce soprattutto per il trauma prodotto dalla guerra in Algeria (massacro di Charonne, 8 febbraio 1962).

All’Ecole normale superieure segue i corsi di Althusser, Bourdieu, Derrida, Deleuze, scopre Bachelard, Foucault, Levi Strauss, Lacan: Che confusione nella mia testa! Tesi di laurea su Spinoza.

La scelta per le formazioni marxiste- leniniste nasce dalla speranza di trovare nelle posizioni cinesi un’uscita a sinistra dallo stalinismo.

Tosel è insegnante in un liceo di Nizza e, quindi, assistente all’università, dove vive il maggio ’68.

Data al 1973 la sua adesione al Partito comunista, dopo la costatazione dell’ideologismo e dell’inefficacia delle formazioni “cinesi” e l’affievolirsi del “vento dell’est” proveniente dalla Cina. Ha incarichi politici (segretario nazionale della sezione Lettres) e sindacali (Consiglio nazionale universitario).

Si allontana dal partito nel 1988. Sono venute meno le speranze suscitate dalla presidenza Mitterand (1981). Il PCF si è logorato in due anni di governo e anche il suo passaggio all’opposizione non ha segnato una inversione a livello organizzativo, elettorale, culturale. Vi è legame tra la gestione burocratica e la assenza di una politica di trasformazione. Nel governo prevale la politica di rigore imposta dalla Unione europea cui i socialisti hanno aderito totalmente.

La non iscrizione non significa avvicinamento a posizioni riformiste. Nel 1987, appoggia la candidatura alle presidenziali di Pierre Jucquin, identificato come rinnovatore della tradizione comunista e della sinistra. I risultati e la sua parabola successiva sono, però, molto deludenti.

L’impegno diviene soprattutto teorico e filosofico nelle università di Parigi, Digione e Nizza.

Il ritorno al “partito” avviene solamente nel 2012, sull’onda delle speranze suscitate dalla nascita del Front de Gauche e della prima candidatura di Melenchon alle presidenziali.

Non mancano i dubbi sui ritardi, soprattutto culturali, del PCF, sulla sua struttura, ma questa sembra essere l’unica formazione capace di riproporre l’unità della sinistra e l’attenzione alle trasformazioni (ecologismo, pensiero di genere, globalizzazione).

Continua ed assidua è la sua attività costituita da scritti, conferenze, presenza nell’associazionismo democratico. Nel febbraio 2017 viene eletto presidente degli Amis/es de la liberté.

Il suo ultimo intervento pubblico, lo stesso mese, è davanti al Tribunale di Nizza, al termine di una manifestazione di solidarietà con i cittadini della valle Roja, processati per l’aiuto prestato ai migranti alla frontiera italo- francese.

Traspare il dolore per la barbarie delle istituzioni, ma anche la speranza nella solidarietà e in atti collettivi che ridiano senso all’umano.

André se ne va improvvisamente, tradito dal cuore, il 14 marzo 2017, a 75 anni di età.

Il pensiero filosofico. Il primo interesse è per Baruch Spinoza. Sulla scia di Althusser, Spinoza non è solamente una tappa del pensiero che porterà a Marx, ma il critico di elementi idealisti ancora presenti nel Capitale.

L’analisi si approfondisce nel 1994 con Du materialisme de Spinoza e continuerà, per decenni con convegni e scritti, sino a Spinoza ou l’autre (in)finitude, centrato sui temi della globalizzazione, della finitudine e della alienazione.

È fondamentale, però, la scoperta di Antonio Gramsci, che il partito ha sempre sottovalutato e di cui, in Francia, esistono poche e insufficienti traduzioni.

Per Tosel, che ne sarà il maggior conoscitore nel suo paese, Gramsci è il maggior interprete di Marx e l’intreccio filosofia/storia/politica costituisce l’equazione che accompagnerà tutti i suoi studi sul comunista italiano.

È Gramsci ad operare quell’analisi concreta delle situazioni concrete che va dalla questione meridionale alla vittoria del fascismo, dall’analisi sul movimento comunista internazionale a tutti i temi che emergono dai Quaderni (Risorgimento, intellettuali, Machiavelli, fordismo, Croce, senso comune, critica a Bucharin…).

Nel 1991, l’anno della scomparsa dell’URSS, pubblica due testi L’esprit de scission e Vers un communisme de la finitude.

Spirito di scissione è rifiuto totale del presente, è la necessità di produrre una critica complessiva del capitalismo, divenuto mondo.

Il comunismo della finitudine nasce dalla sconfitta del comunismo politico, ma la lezione marxiana è attuale per combattere il nichilismo della produzione capitalistica che produce una barbarie inedita.

La democrazia liberale non sa allargarsi a democrazia sociale (Democratie et liberalisme, 1995).

Il suo interesse si sposta sempre più sull’analisi della mondializzazione capitalistica e sulla ricerca di possibili alternative.

Lo testimoniano la collaborazione a molte riviste, Un monde en abime. Essais sur la mondialisation capitaliste (2008) e Scenarios de la mondialisation capitaliste (2011).

Si ripropongono, nella sua riflessione, il ritorno del religioso, cui dedica saggi e conferenze e la critica alla vulgata marxista (storicismo, economicismo, politicismo): Post- marxismo o rifondazione del marxismo?

Gli ultimi anni sono segnati da una riflessione tra analisi della rivoluzione conservatrice, arretratezza della sinistra fallimento del comunismo storico e scacco della socialdemocrazia) e speranza nella pluralità di resistenze al capitalismo globale (socialismo del XXI secolo in America latina, eco socialismo in Europa…).

Ritorna Gramsci, Etudier Gramsci. Pour une reprise critique de la révolution passive capitaliste (2016) che, nonostante le enormi differenze rispetto alla tematica dei Consigli di fabbrica (1920), pone domande fondamentali (rivoluzione passiva del capitalismo, scacco dell’esperienza sovietica) elabora – la teoria del blocco storico – un pensiero non economicista né determinista – l’ideologia del senso comune – concetti di egemonia e di rivoluzione passiva…

Il grande pensatore italiano può essere strumento per:

Elaborare il pensiero critico del nostro mondo e per uscire dalla rivoluzione passiva andando verso l’egemonia delle masse subalterne1

Esce, poche settimane dopo la sua morte, la sua prefazione dell’edizione francese de La città futura di Gramsci che comprende quell’Odio gli indifferenti, con cui Tosel aveva iniziato una delle sue ultime conferenze, a Nizza, nel dicembre 2016.

Il libro: Sulla crisi storica del marxismo. Saggi note e scritti italiani, Milano, Mimesis, 2025, comprende un mio saggio, la prefazione di Fabio Minazzi (università di Varese),

scritti di Tosel su Riviste italiane della allora nuova sinistra (“Alternative”, “Alternative Europa”, “A Sinistra”…), un suo lungo ripercorrere la propria militanza politica, articoli, ricordi, riflessioni che hanno seguito la sua improvvisa scomparsa.

È un omaggio doveroso ad un amico e maestro su cui non è inutile riflettere.

1 André TOSEL, De Spinoza à Marx, entretien, a cura di Gianfranco Rebecchini, http://revueperidodenet, p. 20.

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Download scheda di Sergio Dalmasso: Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL

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Video presentazione libro André Tosel

a cura di Sergio Dalmasso

21 agosto 2025, con Giulio Cecchi e Sergio Dalmasso

Video presentazione libro André Tosel

André Tosel (nato a Nizza 1941 – morto a Nizza 2017) emerito dell’Università di Nizza è stato un filosofo e un accademico.

Studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo porta ad abbracciare posizioni marxiste.

La delusione per le posizioni della Cina, in cui aveva visto la speranza di rinnovamento del marxismo, e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese e al sindacalismo universitario.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso

Numerosissimi i suoi testi: su Spinoza, su Marx, soprattutto su Gramsci, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Molte le collaborazioni (con Étienne Balibar, Domenico Losurdo, Cesare Luporini) sino agli ultimi studi sulla globalizzazione e le sue ricadute. In italiano sono apparsi: Kant rivoluzionario.

Diritto e politica (1999); Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine (2020);

Un mondo nell’abisso. Saggio sulla globalizzazione capitalista (2022);

Il ritorno del religioso. Scenari della globalizzazione (2023).

Prefazione di Fabio Minazzi.

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TRIESTE FRA COMINFORM E TITO

Trieste fra Cominform e Tito, in “Il Lavoratore”, ANNO XXV, luglio 2025, saggio di Sergio Dalmasso pubblicato anche nella sezione Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi.

Sono ovvie le specificità di Trieste, porto dell’impero austro-ungarico, città multietnica, declassata a un ruolo marginale dopo il passaggio all’Italia, nonostante questo sia sempre stato negato da una forte retorica nazionalista.

Il fascismo triestino ha caratteristiche peculiari e profonde.

Allo scontro politico contro comunisti, socialisti, anarchici, somma l’odio verso la nazionalità slovena.

Ne è prova il tragico rogo del Narodni dom (13 luglio 1920), sede delle organizzazioni slovene.

Narodmi dom incendiato dai fascisti italiani

Nel corso di tutto il ventennio, si sommeranno, in nome dell’italianità, cambi forzosi dei cognomi slavi, divieto di usare la lingua e di mantenere associazioni etniche.

Nel periodo della Seconda guerra mondiale, poi, si sommeranno i massacri nei comuni sloveni, le deportazioni, i campi di concentramento.

Il fatto simbolicamente più noto è l’eccidio (aprile 1944) nel villaggio di Lipa di Elsane, in Istria.
Evito le discussioni politico-storiografiche sull’eccidio di Porzûs (febbraio 1945) e sulla tragedia delle foibe.

Meriterebbero più spazio.

La specificità triestina prosegue con la sua appartenenza alla Zona di operazione del litorale adriatico

di cui fa parte con le province di Fiume, Lubiana, Pola e Gorizia, in una non formale annessione al Terzo Reich, con il campo di concentramento della Risiera di S. Sabba,

l’unico in Italia, con forno crematorio (da 2.000 a 4.000 morti), con l’intrecciarsi, nella Resistenza di spinta antifascista e di elementi nazionali.

I 43 giorni di occupazione jugoslava sono giudicati in modo opposto dalla maggioranza italiana e dalla minoranza slovena.

Al quinto giorno di presenza jugoslava, una manifestazione del CLN italiano viene repressa: 5 morti.

In mezzo alle discussioni sul confine italo/jugoslavo,inizia l’esodo dall’Istria.

Negli accordi di pace di Parigi (1947), Gorizia e Monfalcone sono assegnate all’Italia, l’Istria alla Jugoslavia.

Trieste sarà italiana solamente dal 1954, dopo tensioni che portano al dispiegamento, sul confine, dei due eserciti (italiano e jugoslavo).

Josip Broz Tito e Nikita Sergeevič Chruščëv a Capodistria nel 1963 dopo il riavvicinamento tra Jugoslavia e Unione Sovietica avviato in seguito alla morte di Iosif StalinIn foto, a sinistra il Maresciallo Josip Broz Tito e a destra il presidente dell’URSS Nikita Sergeevič Chruščëv a Capodistria nel 1963 dopo il riavvicinamento tra Jugoslavia e Unione Sovietica avviato in seguito alla morte di Iosif Stalin (Mosca 5 marzo 1953).

Continua …

Download Saggio completo “Trieste fra Cominform e Tito” di Sergio Dalmasso

Sergio Dalmasso, IL LAVORATORE Anno XXV n. 4 – 01.07.2025

Download “Luglio 2025 Anno XXV Il Lavoratore mensile con saggio di Sergio Dalmasso” IL-LAVORATORE-LUGLIO-2025.pdf – Scaricato 5947 volte – 1,57 MB

 

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Dopo la fine del comunismo storico novecentesco

di Diego Giachetti

Il libro, André Tosel, Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani, a cura di Sergio Dalmasso, pubblicato da Mimesis (2025), è il compimento di un debito personale verso l’autore, che il curatore ha avuto la fortuna di conoscere.

Omaggio a un pensiero complesso, un interrogarsi che ha percorso l’intera vita di questo intellettuale e attivista politico.

Partecipe, per sua stessa ammissione, al travaglio di una generazione che ha vissuto sia le speranze della rivolta operaia e studentesca del 1968,

sia la convinzione che la strategia comunista del passaggio democratico al socialismo potesse introdurre importanti riforme nella struttura sociale.

Una generazione che ha vissuto in breve tempo l’affermazione e lo scacco di quella strategia.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso, Recensione Giachetti André Tosel

André Tosel a cura di Sergio Dalmasso

André Tosel (Nizza 1941 – 2017) ha insegnato presso le università di Parigi, Digione e Nizza.

I suoi studi e interessi spaziano da Kant a Spinoza a Marx e Gramsci di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Di formazione cattolica, studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo indirizza verso il marxismo,

con le dovute cautele derivanti dallo choc prodotto dal rapporto Kruscev sui crimini di Stalin del 1956,

il culto della personalità, l’intervento sovietico in Cecoslovacchia nel 1968.

Intervista a Vasco Rossi di Diego Giachetti pubblicata nel libro Odio i lunedì.

Vasco Rossi e Diego Giachetti


Vasco Rossi intervistato da Diego Giachetti per il suo libro Odio i lunedì

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Con Althusser è alla ricerca di un’uscita a sinistra dallo stalinismo.

La intravede nel maoismo, nella rivoluzione culturale e aderisce, nella seconda metà degli anni Sessanta, a un gruppo politico filocinese.

La delusione per le posizioni politiche assunte dalla Cina e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese.

Ben presto deluso, si allontana dal partito criticandone l’immobilismo e il dogmatismo, per poi rientrarvi, nei suoi ultimi anni, sulla spinta del Front de gauche.

Nel libro, composto da un’introduzione di Fabio Minazzi,

da un saggio del curatore in cui ricostruisce il suo percorso filosofico- politico, e da uno scritto autobiografico dello stesso Tosel,

sono raccolti suoi contributi pubblicati su riviste italiane appartenenti all’area della nuova sinistra e del marxismo critico, e altri su Gramsci e non solo.

Completano l’opera i messaggi e gli omaggi seguiti alla sua improvvisa scomparsa. Si tratta di scritti elaborati dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica aventi come referente la fine del comunismo storico novecentesco e la crisi della socialdemocrazia,

messi sotto scacco dalla rivoluzione neoliberista indotta dalla ristrutturazione e delocalizzazione del capitalismo.

 

CONTINUA …

Diego Giachetti, recensione del libro Sulla crisi storica del marxismo :

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Quaderno Cipec 75

Racconti di Adriano Agostino

Copertina Quaderno 75, Racconti di Adriano Agostino

Adriano Agostino con la moglie Gabriella Migliorini a Santa Clara Cuba con il CHE.

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Introduzione di Sergio Dalmasso

Racconti di Adriano Agostino. Ho conosciuto Adriano e Gabriella Migliorini alla mitica Bianchini di Genova Marassi.

Foto di Adriano Agostino anno 2020Rifondazione non usa il termine sezione, ma (bisogna essere moderni) quello di circolo.
La Bianchini, però, rimane LA Bianchini (femminile), erede di tante sezioni PCI, in una città dove queste erano frequentissime e popolatissime, soprattutto nei quartieri operai.

Fotografie dei vecchi dirigenti, bandiere rosse delle vecchie sezioni, manifesti sui temi internazionali (Chapas, Cuba, Palestina, Kurdistan…).

Una grande sala all’ingresso, una per la segreteria, una grande cucina che prepara le cene del venerdì, da anni occasione di incontro.

Il nome ricorda il partigiano “Dente”, figura significativa della resistenza genovese (quella che ha fatto il 25 aprile un giorno prima).

Qui sono entrato, la prima volta, il 21 luglio 2001, fuggendo dalla tremenda carica di polizia e guardia di finanza in corso Italia (per chi c’era, a Punta Vagno).

Rabbia, sdegno, paura, timore di nuove cariche (l’assalto alla scuola Diaz e i fatti della caserma di Bolzaneto sarebbero avvenuti poche ore dopo). La polizia era schierata sull’altro lato del Bisagno.

Che intendesse attaccarci?

È un ricordo che mi accompagna ogni volta che ci entro.

Adriano e Gabriella mi hanno spesso raccontato di loro.

Forse, varrebbe (varrà) la pena di tornarci con più tempo e organicità.

In Adriano è fondamentale il soggiorno in URSS, (l’Università statale di Mosca) in anni in cui ancora vi era la speranza di una ascesa di questo paese, e – con essa- dei paesi “socialisti”.

Lo Sputnik, Gagarin, Valentina Tereskova, l’aumento progressivo di influenza sul “terzo mondo”, sui paesi che stavano uscendo dal colonialismo, …

CONTINUA (Quaderno Cipec numero 75) Quaderno a stampa presso Centro Stampa della Provincia di Cuneo nel primo semestre 2026)

Sergio Dalmasso

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