Recensione Biografia Vittorio Bellavite

Vittorio Bellavite “La mia storia culturale, professionale e politica raccontata alla mia famiglia – a cura di Sara Bellavite e Giuseppe Deiana”, Noi Siamo Chiesa, 2025.

La recensione della biografia di Vittorio Bellavite, come anticipato la scorsa settimana1, dà conto dell’interesse per la storia di Democrazia Proletaria (1978-1991).

Vittorio Bellavite (1938-2023) racconta la propria vita, in poche e semplici pagine, pubblicate dalla figlia Sara e da Giuseppe Deiana2, base per un libro più ampio che dovrebbe raccogliere numerose testimonianze sulle varie fasi del suo impegno e comparire tra un anno.

Vittorio Bellavite dalle ACLI A DP

V i t t o r i o Bellavite

Vittorio racconta il proprio percorso scolastico sino al liceo, dai gesuiti, l’università frequentata poco diligentemente, negli anni della Chiesa pacelliana (rigidità dottrinale, tomismo, scarsa ricerca critica) che produce un insegnamento rigido ed autoritario.

Diventa segretario dell’Intesa, l’associazione cattolica degli universitari, quindi degli studenti della Cattolica, anche in contrasto con il Senato accademico.

Arrivano i primi lavori. La famiglia qui appena accennata, ma il cui ruolo (si vedano le fotografie) è fondamentale nella sua vita.

Inizia l’impegno nelle ACLI,

associazione atipica con la quale la Chiesa cattolica ha una presenza nel mondo del lavoro, non legata direttamente al sindacato. Sono gli anni in cui molti schemi saltano.

È enorme l’influsso del Concilio Vaticano II, ci si interroga sul collateralismo con la DC, le ACLI iniziano ad affermare la propria autonomia, nascono ovunque gruppi spontanei, si vive lo scandalo della povertà nel mondo.

Bellavite è funzionario, per due anni a Roma, dirige, per lungo tempo, l’Ufficio studi provinciale, sino alla nascita dell’ACPOL prima e- quindi- del MPL, fondato da Livio Labor,

nella speranza di costituire una alternativa alla DC nel mondo cattolico che non ne accetta più il conservatorismo.

Alle elezioni politiche del 1972, la delusione è enorme. 119.000 voti, all’interno di una dispersione di circa un milione (PSIUP, manifesto, Servire il popolo).

Una parte del MPL decide di proseguire il cammino senza aderire a PSI o PCI.

Si incontra con la sinistra (Foa, Miniati…) del PSIUP, anch’esso sciolto dopo la mazzata elettorale. Nasce il PdUP.

Le vicende politiche (il referendum sul divorzio, la fusione del PdUP con il manifesto) si intrecciano con l’inizio dell’insegnamento che lo accompagnerà sino alla pensione.

I vorticosi anni ’70 lo vedono dirigente, tra la dimensione locale e quella nazionale (la specificità di credente e i temi a questa connessi).

Nel 1973 è tra i fondatori di “Cristiani per il socialismo”. È nel PdUP per il comunismo e quindi, dopo scissioni e ricomposizioni, in Democrazia Proletaria, quando altre formazioni si dissolvono.

In DP è incaricato di seguire la “questione cattolica”,

attento alla laicità dello Stato, ai rapporti con i gruppi di base, alla critica all’insegnamento della religione cattolica nella scuola. Il massimo impegno, con scarsa attenzione del partito, è rivolto alla critica al nuovo Concordato, craxiano, nel febbraio 1984 e alla successiva legge che prevede l’otto per mille.

Convegni, dibattiti, viaggi in tutta Italia.

Il libro non dice (modestia?) che nel 1980 è il secondo, per preferenze, alle elezioni regionali in Lombardia, ma che Molinari, eletto al parlamento europeo (giugno 1984) non si dimette dal consiglio regionale, cosa che avrebbe permesso un anno di mandato. Peccato.

Nel 1991 DP decide di entrare nel processo costituente di Rifondazione. Bellavite è contrario, con altri. Rifondazione non rispecchia la pluralità di posizioni e le specificità che DP ha tentato di rappresentare. Così è per la formazione di Punto rosso, vicino alla scelta del PRC.

È necessario, invece, continuare interlocuzioni più ampie, attenzioni a più correnti e sollecitazioni culturali. Continua, per anni, il lavoro con il CIPEC che deve esprimere, dialogando, le posizioni di tutt*, entrat* o meno in Rifondazione, rifiutando l’“ortodossia”.

Inizia una stagione “senza partito”,

di impegno sociale, in cui prevale la tensione ecclesiale: Radio popolare, Assopace, formazione, immigrazione, seminari, i tanti viaggi nel mondo, Africa, Asia, Palestina, America Latina.

Nel 1996, nasce “Noi siamo Chiesa” di cui diventa coordinatore nazionale nel 2004, in un costante impegno di dialogo (“Beati i costruttori di pace”, “Pax Christi”) di lotta contro le guerre (Iraq, Kosovo), contro i rischi di regressione presenti nella Chiesa.

La vicinanza alle scelte di papa Francesco si sposa alle coraggiose posizioni sul caso Englaro, contro il sistema enfatico delle santificazioni, contro la presenza del crocifisso negli spazi pubblici, alla richiesta di una legge sulla libertà religiosa.

Una vita rigorosa e coerente, “in basso a sinistra”, nella proposta di un cristianesimo dei poveri, del pacifismo,della nonviolenza, dell’ambientalismo.

Mi fa piacere, partendo da matrici diverse, aver condiviso con lui parte consistente della mia modesta attività politica ed averlo avuto amico (ne accennerò in altra sede).

Sergio Dalmasso

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Comandante Che Guevara  alla Poderosa Torino

Il nuovo libro di Sergio Dalmasso “Comandante Che Guevara. La vita le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario” sarà presentato giovedì 20 novembre 2025 alle ore 21:00 a LA PODEROSA di Torino in via Salerno n. 15a, 10152.

Con l’autore dialogherà Rocco Sproviero di Associazione Italia Cuba.

Comandante Che Guevara alla Poderosa di Torino

Locandina evento presentazione libro CHE GUEVARA di Sergio Dalmasso

Prima della presentazione vi sarà, alle ore 19.30, l’ apericena, con prenotazioni tramite Wathsapp.

Libro Che Guevara su Amazon:

  • Editore ‏ : ‎ Red Star Press
  • Data di pubblicazione ‏ : ‎ 29 ottobre 2025
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 320 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8867184571
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8867184576
  • Peso articolo ‏ : ‎ 380 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 12.2 x 2.6 x 19.6 cm

 

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La fabbrica, la politica, i beni comuni

12/11/2025

Scheda di Sergio Dalmasso pubblicata in Transform!italia 12 novembre 2025

Continua l’interesse storiografico per la storia di Democrazia Proletaria (1978-1991).

Ai testi di Matteo Pucciarelli, di William Gambetta e di Alfio Nicotra, al lavoro collettivo che ha prodotto Camminare eretti (Milano, Punto rosso, 1996) si aggiungerà, a breve un testo frutto di interviste di decine e decine di militanti, richiesti di discutere sulla propria formazione, sull’impegno nel piccolo partito, su un bilancio complessivo.

Di questo, e non solo, trattano le due interessanti biografie di Emilio Molinari e Vittorio Bellavite, recentemente scomparsi, che hanno attraversato decenni di impegno politico e culturale.

Emilio Molinari, La fabbrica, la politica, i beni comuni. Autobiografia di un comunista dolce, Roma, Redstarpress, 2025.

Emilio Molinari, La fabbrica, la politica, i beni comuni

Emilio Molinari. La fabbrica, la politica, i beni comuni. Autobiografia di un comunista dolce

Da alcuni anni sto scrivendo di me stesso. Sono vecchio e, giusto o sbagliato, è il solo modo per riguardare la mia vita.

Così iniziano i ricordi di Emilio Molinari, pubblicati il mese successivo alla sua scomparsa.

Ricordi che implicano un bilancio critico sulla sinistra “grande” che è ritornata al liberismo ed ha abbandonato il soggetto che l’aveva generata e quella alternativa, prigioniera di immobilismi ideologici, rituali… sino al finale: Sono stato sconfitto, la mia storia è stata sistematicamente cancellata, la politica va ricostruita.

È figlio di famiglia operaia e comunista,

padre schedato e confinato, morto, prematuramente, nel 1947, che vive la guerra, l’antifascismo, le lotte operaie delle fabbriche milanesi e la repressione del dopoguerra. Il corso da perito industriale (al serale), la scuola aziendale, l’ingresso in fabbrica, alla Borletti, l’incontro con i comunisti che emanano l’appartenenza a una classe e a una morale.

La stagione di lotte operaie, la splendida figura di Rina Barbieri (anche lei, recentemente scomparsa), le prime partecipazione dei tecnici, l’incontro con Tina, la donna della sua vita.

La formazione dei CUB segna la prima fase dell’attività di Molinari, coincide con l’autunno caldo e precede la costituzione di Avanguardia operaia, una delle formazioni più significative della nuova sinistra italiana, nata direttamente dalle esperienze maturate nei luoghi di lavoro.

Le pagine sono anche una storia, “in soggettiva” degli esaltanti, ma drammatici anni milanesi, i CUB, il movimento studentesco, i sindacati (una CISL milanese ben diversa da quella di oggi), le assemblee in fabbrica, il tragico inizio della stagione delle bombe, le contraddizioni nello stesso movimento (le posizioni ideologiche, le tendenze violentiste, scelte estremiste).

Seguono i tentativi di aggregazione tra formazioni politiche, unificazioni e scissioni, le riserve, anche a distanza di anni, sul femminismo: ideologia liberale radicale che ha egemonizzato la grande questione femminile irrisolta in tutte le rivoluzioni… Ha cancellato storie di lotte, sangue e carceri del passato e lotte sindacali…,

le spinte libertarie (o falsamente libertarie) e gli inni alla felicità che dividono ulteriormente le formazioni politiche (si veda la parabola di Corvisieri), la teoria del proletariato giovanile, l’estremizzazione della stessa Comune di Fo e Rame.

La storia italiana scorre nel racconto di Molinari: le reazioni al golpe in Cile, l’esaurirsi progressivo dei CUB, le divisioni in Avanguardia Operaia che pareva impermeabile alle contraddizioni interne, la formazione di Democrazia Proletaria che rimane, di fatto, l’ultima espressione di nuova sinistra in una fase di regressione e di affermazione di posizioni conservatrici (Reagan, Thatcher, sconfitta operaia…).

Molinari è consigliere comunale, poi regionale.

Dopo la sconfitta alle politiche del 1979 (NSU) è coordinatore nazionale di una realtà che sembra sfaldarsi, stretta fra l’ipotesi di compromesso storico e le scelte del brigatismo e degli Autonomi, figli di Toni Negri e di Oreste Scalzone, sino alle caricature, come la banda Bellini di Casoretto, mentre tanti ex rivoluzionari iniziano luminose carriere.

Il rilancio di DP, sull’ipotesi di centralità operaia, sembra pagare, ma pare non essere sufficiente davanti a nuove contraddizioni, temi sottovalutati che esplodono. L’ancoraggio marxista gli pare vecchio e tale da non rispondere al disastro ambientale e al disastro morale della politica.

Si fanno strada altre ipotesi.

Non sono condivisibili né quella cossuttiana (la storia del PCI è diversa dalla nostra) né quella verde, né di destra né di sinistra.

Capanna, per anni identificato con DP, lascia la segreteria.

Lo sostituisce Giovanni Russo Spena. Si produce una frantumazione che dà vita ai Verdi Arcobaleno, mentre il PCI inizia a trasformarsi in una sorta di partito “radicale” e parte di DP guarda alla sua possibile rottura.

L’esperienza verde è negativa: I Verdi sono modernità e facciata, non hanno anima… non sono la sede per costruire quel soggetto rosso- verde…

Molinari è al Senato, mentre il sistema sta crollando: attentati, scandali, Berlusconi alle porte; Rifondazione è un intreccio di sicurezza e di conservazione.

Nascono nuovi impegni: i rifiuti, la sanità, il nucleare, Punto rosso, la Convenzione per l’alternativa, il Forum sociale mondiale, in prospettiva l’acqua e i beni comuni.

È l’ultimo periodo della sua vita,

fatta di lavoro continuo, di viaggi, incontri (lo testimoniano le fotografie), di riflessioni anche autocritiche, di valutazioni su esperienze internazionali (Chiapas, Kurdistan, Amazzonia, mobilitazione sull’acqua), di riflessioni sul fallimento del comunismo, e sul vuoto lasciato dalla caduta dell’URSS, su una sconfitta: la mia storia è stata sistematicamente cancellata che non annulla la speranza in un rilancio, come nella Prima Internazionale del 1864 e la certezza che le ragioni ideali, politiche e sociali per cui mi sono impegnato non sono venute meno.

Si può discordare su alcuni passaggi (la scissione Verde Arcobaleno), su alcuni giudizi (la negazione delle potenzialità iniziali di Rifondazione), ma la lettura delle 300 pagine è appassionante, ci riporta alla nostra vita e ai nostri scacchi, offre continuamente sollecitazioni e ci obbliga a prendere posizione su questioni vitali, riconfermando che “l’Emilio” è stata una delle maggiori figure di una lunga e intensa stagione su cui, senza nostalgie, spirito di parte o pentimenti, occorre ancora riflettere.

Scheda pubblicata anche in Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni.

Download Scheda di Sergio Dalmasso sul libro di Emilio Molinari. La fabbrica, la politica, i beni comuni

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Comandante Che Guevara presentazione a Cuneo

Sabato 22 novembre 2025 alle ore 17 a Cuneo presentazione del nuovo libro di Sergio Dalmasso COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.

L’evento si svolgerà presso il Circolo “Rosa Luxemburg” in via Saluzzo n. 28, CUNEO.

L’autore dialogherà con Fabio Panero segretario del Circolo PRC “Rosa Luxemburg”.

La vita, le battaglie di un Rivoluzionario Che Guevara a Cuneo

Locandina presentazione a Cuneo del libro di Sergio Dalmasso: COMANDANTE CHE GUEVARA.

Evento è promosso da: Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba, Circolo Rosa Luxemburg, ARCI, Rifondazione Comunista.

A seguire vi sarà una cena di autofinanziamento, con prenotazione tramite Whatsapp.

Non mancate!

Download articolo dell’evento

Sergio Dalmasso a Cuneo durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara.

Pubblico cuneese alla presentazione del libro Comandante Che Guevara

Pubblico, attento, durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara 22.11.2025

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Dettagli libro

Editore ‏ : ‎ Red Star Press
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 29 ottobre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 320 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8867184571
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8867184576
Peso articolo ‏ : ‎ 380 g
Dimensioni ‏ : ‎ 12.2 x 2.6 x 19.6 cm

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Comandante Che Guevara recensione Musacchio

di Roberto Musacchio

Ci sono ancora cose da scrivere, mostrare, leggere su Che Guevara?

Il bel libro che Sergio Dalmasso ci regala a due anni da quello che sarà il sessantesimo anniversario della morte del Rivoluzionario, dice di sì. “Comandante Che Guevara”, “La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario”, titolo e sottotitolo del libro appena uscito con Redstarpress, ci dicono di sì.

Ernesto Che Guevara libro di Sergio Dalmasso

COMANDANTE CHE GUEVARA di Sergio Dalmasso

“Vale la pena di lottare per le cose senza le quali non vale la pena di vivere” è la frase del Che, riassunto di una vita, che Dalmasso mette in controcopertina.

Può motivare il grande e perenne “successo romantico” di un “eroe” che “vive” nello spazio e nel tempo.
Come Rosa Luxemburg e Antonio Gramsci, scrive Dalmasso nella sua introduzione al libro. Immuni dal “peccato” del “reale”, anche grazie alla morte.

Dalmasso però non indulge sul romanticismo, che pure non esorcizza. Ci porta nel libro dicendo delle tantissime possibilità di leggere il Che. Molte teoriche, sul socialismo e l’economia ad esempio.

Come sempre, Dalmasso è ricchissimo di conoscenze, che offre a tutti noi. Motivato da un bisogno di Rivoluzione che resta impellente. Forte di una propria cultura. Capace di conoscere e “rispettare” gli “altri”.

Il tutto immergendosi umanamente e letterariamente nelle Storie e nei Personaggi che racconta. Il libro è molto bello, anche per la presenza di una raccolta di fotografie splendide.

Quando ho scritto su fb un post per preannunciare questa recensione mi è stato chiesto se era un libro nuovo. Sì, lo è.

Perché, come dice l’introduzione, in un’epoca così difficile per i Rivoluzionari, cercare ancora, e dunque rileggere ciò che è stato provando a camminare nella lettura domandando è prezioso. Se chi si prende l’onere è mosso da spirito di ricerca, vero motore della rivoluzione.

Dalmasso non solo cerca ma accompagna.

E quindi col libro ci riporta nella vita e nel pensiero di Guevara ma in tutto ciò che con quel pensiero e quella vita si è cimentato. Le fasi e le culture politiche. Il cinema e la musica. Tutti, anche Gabriella Ferri e Jovanotti.

Non in modi eclettici ma fornendo informazioni, bibliografie, chiavi interpretative.

Dunque un Che vivo che serve ad essere vivi noi.

Lunedì 3 novembre 2025

Download Recensione di Roberto Musacchio: Comandante Che Guevara

Recensione pubblicata il 5 novembre 2025 su transform!italia
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Presentazione CHE GUEVARA a Rapallo

Presentazione CHE GUEVARA Rapallo. Altri mondi possibili (Laboratorio politico culturale) e Rifondazione Comunista Circolo “Gianna Cassani” organizzano la presentazione del libro: COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.

Sarà presente l’autore SERGIO DALMASSO.

Lunedì 27 ottobre 2025 alle ore 21:00 presso la sede di Rifondazione Comunista in via Laggiaro, N. 44 RAPALLO (GENOVA).

Evento Presentazione libro pubblicizzato in Facebook.

Locandina di presentazione libro Comandante CHE GUEVARA a Rapallo

Locandina dell’evento presentazione libro di Sergio Dalmasso: Comandante CHE GUEVARA.

 

Copertina libro di Sergio Dalmasso: Comandante Che Guevara

Copertina libro Comandante Che Guevara.

Casa editrice: Red Star Press.

Scheda Bibliografica

Autore Sergio Dalmasso

Pagine 320; illustrato con fotografie d’epoca in b/n

Formato cm 13 x 20 brossurato con bandelle

Red Star Press Unaltrastoria

ISBN 9788867184576

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COMANDANTE CHE GUEVARA

La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario

È stato pubblicato dalla casa editrice Red Star Press, Roma, il nuovo libro di Sergio Dalmasso Comandante Che Guevara, ottobre 2025.

Copertina del libro di Sergio Dalmasso Comandante Che Guevara

COMANDANTE CHE GUEVARA

Sinossi

Se è esistita sulla faccia della Terra una singola vita in grado di incarnare, da sola, il vento di rivoluzione che, spirando sul XX secolo, ha gonfiato come vele il cuore degli oppressi, ebbene, questa vita è quella di Ernesto “Che” Guevara.

Argentino con origini disperse tra l’Irlanda, il Paese Basco e il popolo Guaranì, trovò nel mondo intero la sua Patria, accorrendo ovunque lo portasse il desiderio e la necessità della Rivoluzione.

Da Cuba, dove sarà alla testa della colonna che entrò vittoriosa a L’Avana il 2 gennaio del 1959, al Congo, passando per tutta l’America Latina tiranneggiata e insanguinata dal colonialismo statunitense, Che Guevara continuava a ripetere che «in questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere.

Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo.

Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta».

Idolo per la gioventù ribelle che si apprestava a disselciare le strade di Stati Uniti, Francia e Italia per trasformare il 1968 in un nuovo assalto al cielo e punto di riferimento per gli operai e i contadini che, dall’Africa di Patrice Lumumba all’Asia di Ho Chi Minh, rivendicavano il diritto di decidere una volta per tutte il loro stesso destino, Ernesto “Che” Guevara sarebbe stato catturato e assassinato in Bolivia, nel corso dell’ennesima impresa al servizio del popolo, il 9 ottobre 1967.

Ma vivere nel cuore – e nelle lotte – di chi resta non è morire.

E, Sergio Dalmasso, nel ripercorrere con passione e rigore le tappe della vita e del pensiero politico di Che Guevara, dimostra come la memoria del Comandante sia ancora oggi più viva che mai.

Un sorridente Che Guevara

Ernesto CHE GUEVARA

Scheda Bibliografica:

Autore: Sergio Dalmasso

Pagine: 320; illustrato con fotografie d’epoca in b/n

Formato: cm 13 x 20 brossurato con bandelle

Red Star Press, collana Unaltrastoria

ISBN: 9788867184576

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Presentazione del libro COMANDANTE CHE GUEVARA

Circolo PRC “Gramsci” Valpolcevera, La casa dei popoli “Martina Rossi” via Rivarolo 60r-Genova

Sabato 18 ottobre 2025 ore 18:00

Con l’autore Sergio Dalmasso, Paolo Palazzo, modera Davide Ghiglione. Seguirà cena cubana.

Locandina presentazione libro Comandante Che Guevara al circolo PRC

Locandina presentazione libro Comandante Che Guevara al circolo PRC “Gramsci” di Genova.

Libri di Sergio Dalmasso

Le atrocità di Mussolini

I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista

Scheda libro Le atrocità di Mussolini, di Sergio Dalmasso pubblicata su transform! italia, 8 ottobre 2025

La storia di questo libro (Roma, Alegre, 2024) è singolare e sintomatica di una grave rimozione.

Negli anni ’80, Michael Palumbo, storico italo- statunitense porta alla luce migliaia di documenti, per anni nascosti o non divulgati, sui crimini di guerra compiuti dall’esercito fascista.

Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista.

Download “Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell'Italia fascista” Le-atrocita-di-Mussolini.pdf – Scaricato 5926 volte – 110,08 KB

Ne nasce il documentario Fascist legacy- l’eredità fascista, prodotto dalla BBC.

La RAI ne compra i diritti, ma ne vieta la diffusione, tanto che è stato trasmesso, dopo anni, solamente da una TV privata o, parzialmente, su YouTube.

Il libro di Palumbo, tradotto in italiano, dalla Rizzoli viene immediatamente bloccato e le copie stampate (8.000?) finiscono al macero,

forse per timore di querele, denunce, ma anche e soprattutto perché ripropongono un problema scomodo e mai affrontato, quello delle responsabilità italiane nella guerra e dei delitti commessi in più paesi, dalle nostre truppe.

È chiaro che pesi il clima della guerra fredda che fa anche dimenticare molti crimini tedeschi (l’armadio della vergogna),

è chiaro che dei governi italiani facciano parte alcuni degli autori di queste nefandezze, è chiaro che l’esercito si ricostruisca, dopo il conflitto, in perfetta continuità con quello precedente,

come la quasi totalità delle istituzioni statali (magistratura, scuola, prefetture, questure, polizia, carabinieri…).

È, però, ovvio che il paese non voglia assumersi gravi responsabilità, non sia disponibile ad un esame di coscienza,

tenda a scaricare su altri la colpa di fatti noti, cancellando o rimuovendo totalmente quelli non conosciuti.

Mussolini ha fatto cose buone, ma ha commesso l’errore di allearsi con Hitler,

l’antisemitismo italiano è nato solamente per imitazione e conseguenze di quello tedesco,

la Repubblica sociale ha attenuato il peso dell’occupazione tedesca, le nostre truppe non hanno ucciso, incendiato, stuprato…

Dagli anni ’90, fortunatamente, alcuni storici (Giorgio Rochat, Nicola Labanca, Carlo Spartaco Capogreco…) hanno iniziato a divulgare ricerche sui crimini di guerra fascisti.

Più di ogni altro, ha avuto peso per le sue opere e per essere entrato nel dibattito pubblico,

Angelo Del Boca (1925- 2021) che è riuscito a far passare a livello di giornali e TV la verità sull’uso delle armi chimiche nella guerra di Etiopia (si ricorda la sguaiata polemica di Indro Montanelli) e con Italiani brava gente?

ha sintetizzato molti studi sui singoli conflitti, smentendo, almeno storiograficamente, un mito ed un luogo comune.

Luogo comune che si è riproposto, come scrive Eric Gobetti nella bella prefazione al testo,

negli anni successivi, con film quali Mediterraneo, Il mandolino del capitano Corelli…,

con le opere di Giampaolo Pansa, già autore di tesi di laurea sulla resistenza nell’alessandrino e parlamentare indipendente nelle liste PCI,

con la istituzione (sciaguratamente votata a larghissima maggioranza) del giorno del Ricordo delle vittime delle foibe,

resa possibile dalla mancanza di contestualizzazione su quanto drammaticamente avvenuto prima di quei fatti.

È chiaro che la stagione berlusconiana, la fine del paradigma antifascista, la progressiva riabilitazione del Ventennio,

la visione macchiettistica del regime siano fra le cause dell’attuale egemonia dell’estrema destra,

a dimostrazione della frase di Primo Levi, con cui Gobetti chiude la prefazione: Tutto questo è avvenuto, quindi può accadere di nuovo.

L’autore ricorda la storia della propria ricerca,

documenta gli insabbiamenti angloamericani di delitti e stragi, la genesi di Fascist legacy, le progressive difficoltà incontrate,

le cancellazioni delle richieste di processo per i delitti, i rischi corsi, il fatto che l’ambasciatore italiano nel Regno unito (fine anni ’80) chieda la sua espulsione,

il rifiuto da parte della stampa italiana di parlare di genocidio per i comportamenti delle nostre truppe.

La colpa di Palumbo?

Avere portato alla luce documenti che attestano come il governo italiano, dopo la caduta di Mussolini, sia stato composto da criminali di guerra fascisti,

protetti da britannici e statunitensi, per impedire un governo comunista in Italia.

Questo aiuta a spiegare il riemergere del fascismo in Italia nel nostro tempo… Resiste il mito del fascismo italiano meno malvagio del nazismo austro- tedesco…

È una tragedia che Trump esprima apertamente ammirazione per il Duce (p. 25).

Non vi è qui lo spazio per analizzare i singoli capitoli del testo: – le origini culturali del fascismo – il colonialismo in Libia – l’Etiopia (significativi il titolo,

Vendetta per Adua e la dichiarazione del generale Rodolfo Graziani: Il Duce avrà l’Etiopia con o senza gli etiopi) – la repressione in Etiopia –

la tragedia greca, guerra contro la Grecia ed occupazione – la Venezia Giulia, occupazione, lager e selvaggia repressione della resistenza e della popolazione:

Vidussoni vuole ammazzare tutti gli sloveni. “Bisogna fare come gli ascari e sterminarli tutti” (Galeazzo Ciano, Diario, 5 gennaio 1943) – la Croazia:

Dobbiamo finalmente porre fine alla fama che gli italiani non sanno essere crudeli (Benito Mussolini),

Il regime di terrore che gli italiani hanno istituito in alcune zone della Croazia elude ogni descrizione (Josef Gobbels) –

a repressione in Montenegro: Soldati d’Italia, non impietositevi della miseria della popolazione. Ricordatevi che val meglio essere temuti che disprezzati (generale Alessandro Pirzio Biroli) –

la Repubblica di Salò, l’antisemitismo, le stragi di civili – i nuovi alleati (Regno unito e USA), i mancati processi, l’impunità concessa ai criminali di guerra, ai collaborazionisti, ai gerarchi fascisti.

I processi, con conseguenti sconti di pena,

rinvii, lievi condanne e liberazioni anticipate, sono la dimostrazione di complicità, di quella “continuità dello Stato” che ha pesato grandemente sulla nostra democrazia, della riabilitazione di Badoglio, Graziani, Roatta…

del rifiuto, assecondato da Gran Bretagna e US, di rispondere positivamente alle richieste di Jugoslavia, Albania, Etiopia a processi che svelino i crimini e ne condannino i responsabili.

Il testo si chiude con un drammatico bilancio dei crimini di guerra italiani:

• Libia 75.000 – Etiopia 300.000 – Grecia 100.000 – Jugoslavia 250.000 – Albania, Francia 100.000 – Russia, Spagna, Somalia, Eritrea 150.000 per il totale di un milione circa.

Le cifre sono certo discutibili, ma, in ogni caso, servono a cancellare il consueto mito, autogiustificatorio,

di Italiani brava gente (la storica Elizabeth Wiskemann, in un testo del 1966, arriva a definire gli italiani: Gentili per natura e del tutto umani!

Sergio Dalmasso

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Video presentazione libro André Tosel

a cura di Sergio Dalmasso

21 agosto 2025, con Giulio Cecchi e Sergio Dalmasso

Video presentazione libro André Tosel

André Tosel (nato a Nizza 1941 – morto a Nizza 2017) emerito dell’Università di Nizza è stato un filosofo e un accademico.

Studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo porta ad abbracciare posizioni marxiste.

La delusione per le posizioni della Cina, in cui aveva visto la speranza di rinnovamento del marxismo, e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese e al sindacalismo universitario.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso

Numerosissimi i suoi testi: su Spinoza, su Marx, soprattutto su Gramsci, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Molte le collaborazioni (con Étienne Balibar, Domenico Losurdo, Cesare Luporini) sino agli ultimi studi sulla globalizzazione e le sue ricadute. In italiano sono apparsi: Kant rivoluzionario.

Diritto e politica (1999); Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine (2020);

Un mondo nell’abisso. Saggio sulla globalizzazione capitalista (2022);

Il ritorno del religioso. Scenari della globalizzazione (2023).

Prefazione di Fabio Minazzi.

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Dopo la fine del comunismo storico novecentesco

di Diego Giachetti

Il libro, André Tosel, Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani, a cura di Sergio Dalmasso, pubblicato da Mimesis (2025), è il compimento di un debito personale verso l’autore, che il curatore ha avuto la fortuna di conoscere.

Omaggio a un pensiero complesso, un interrogarsi che ha percorso l’intera vita di questo intellettuale e attivista politico.

Partecipe, per sua stessa ammissione, al travaglio di una generazione che ha vissuto sia le speranze della rivolta operaia e studentesca del 1968,

sia la convinzione che la strategia comunista del passaggio democratico al socialismo potesse introdurre importanti riforme nella struttura sociale.

Una generazione che ha vissuto in breve tempo l’affermazione e lo scacco di quella strategia.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso, Recensione Giachetti André Tosel

André Tosel a cura di Sergio Dalmasso

André Tosel (Nizza 1941 – 2017) ha insegnato presso le università di Parigi, Digione e Nizza.

I suoi studi e interessi spaziano da Kant a Spinoza a Marx e Gramsci di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Di formazione cattolica, studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo indirizza verso il marxismo,

con le dovute cautele derivanti dallo choc prodotto dal rapporto Kruscev sui crimini di Stalin del 1956,

il culto della personalità, l’intervento sovietico in Cecoslovacchia nel 1968.

Intervista a Vasco Rossi di Diego Giachetti pubblicata nel libro Odio i lunedì.

Vasco Rossi e Diego Giachetti


Vasco Rossi intervistato da Diego Giachetti per il suo libro Odio i lunedì

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Con Althusser è alla ricerca di un’uscita a sinistra dallo stalinismo.

La intravede nel maoismo, nella rivoluzione culturale e aderisce, nella seconda metà degli anni Sessanta, a un gruppo politico filocinese.

La delusione per le posizioni politiche assunte dalla Cina e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese.

Ben presto deluso, si allontana dal partito criticandone l’immobilismo e il dogmatismo, per poi rientrarvi, nei suoi ultimi anni, sulla spinta del Front de gauche.

Nel libro, composto da un’introduzione di Fabio Minazzi,

da un saggio del curatore in cui ricostruisce il suo percorso filosofico- politico, e da uno scritto autobiografico dello stesso Tosel,

sono raccolti suoi contributi pubblicati su riviste italiane appartenenti all’area della nuova sinistra e del marxismo critico, e altri su Gramsci e non solo.

Completano l’opera i messaggi e gli omaggi seguiti alla sua improvvisa scomparsa. Si tratta di scritti elaborati dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica aventi come referente la fine del comunismo storico novecentesco e la crisi della socialdemocrazia,

messi sotto scacco dalla rivoluzione neoliberista indotta dalla ristrutturazione e delocalizzazione del capitalismo.

 

CONTINUA …

Diego Giachetti, recensione del libro Sulla crisi storica del marxismo :

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