Pietro Ingrao Vittorio Rieser, copertina Quaderno CIPEC numero 56

Indice generale Pietro Ingrao Vittorio Rieser

Introduzione p. 5

Mondovì 1894: si processano le idee socialiste p. 7

Pietro Ingrao, le occasioni perdute della sinistra italiana p. 14

La giovinezza, la “scelta di vita”, la guerra p. 15

“L’Unità”, Togliatti, “l’indimenticabile 1956” p. 17

Gli anni Sessanta, l’undicesimo congresso p. 20

Il ’68, “Il Manifesto” p. 23

Il compromesso storico, la presidenza della Camera p. 25

La scomparsa del PCI, Rifondazione p. 27

Rieser. Una militanza di classe p. 30

Socialista eterodosso p. 30

La classe, l’inchiesta p. 32

Collettivo Lenin, Avanguardia operaia, DP p. 34

La memoria, la classe p. 36

Due (mie) piccole collaborazioni p. 38

Lettera di Rieser a Gianni Alasia p. 40

Vittorio: cultura, militanza, ironia p. 41

I quaderni dell’Italia antimoderata p. 44

Quaderni C.I.P.E.C. p. 54

Introduzione Pietro Ingrao Vittorio Rieser

Questo quarto quaderno della “nuova serie” si apre con uno scritto di Attilio Ianniello, frutto di una bella iniziativa svoltasi a Mondovì.

Già in un precedente quaderno avevamo pubblicato la documentazione di una serata monregalese sulla prima Internazionale, quasi unica in Italia e nel mondo, nell’anniversario della fondazione della prima organizzazione internazionale dei lavoratori, con tre relazioni (la mia e quindi di Attilio e di Andrea Pace).

Se la mia era complessiva, quella di Attilio riguardava l’area di Mondovì, nell’Ottocento e in buona parte del Novecento, centro industriale e fulcro del movimento operaio e socialista nella provincia.

Il nuovo scritto, che ora pubblichiamo, tocca ancora la realtà locale, a dimostrazione della sua ricchezza, della capacità di scavo dell’autore e di quanto sarebbe utile studiare, far conoscere, non disperdere tante pagine che dimostrano quanto il movimento operaio e popolare abbia dato al nostro paese e quanto la sua storia sia ricca di biografie, di vicende individuali e collettive che fanno parte della “grande storia”.

Segue una mia relazione su Pietro Ingrao,

svolta, sempre a Mondovì, nella ormai consueta e familiare sala della stazione ferroviaria, in occasione della sua morte (2015), all’età di cento anni.

Ho tentato di tracciare il quadro di una personalità ricca e poliedrica, non riducibile al solo impegno politico, ma anche delle vicende del PCI e della sinistra italiana nel suo complesso, sino alle tante occasioni perdute.

Se è vero che la storia non si fa con i se, è altrettanto vero che alcuni nodi, dal giudizio sull’URSS e sullo stalinismo a quello sui fatti ungheresi del 1956, dalla radiazione del Manifesto (1969) alle riserve sul compromesso storico, sino alla Bolognina e alla nascita di Rifondazione sono vivi ancora oggi, davanti ad una sconfitta storica che non riguarda solamente l’Italia, ma che forse avrebbe avuto connotazioni e dimensioni diverse se il caso italiano (maggior partito comunista dell’occidente, partito socialista con caratteristiche specifiche – almeno negli anni ’50 – ’60 -, sindacato non omologato, nuova sinistra ricca e variegata) avesse avuto altro sbocco.

Chiude il quaderno un ricordo di Vittorio Rieser, grande figura della sinistra italiana.

Ho riportato il mio intervento (evitiamo il termine commemorazione) al suo funerale, presso la Camera del lavoro di Torino e il successivo scritto, sulla sua opera storiografica, comparso in un testo collettivo, uscito pochi mesi dopo e curato con attenzione da Matteo Gaddi.

Emerge da queste pagine la figura di un uomo di grande cultura, acutezza di lettura ed analisi dei fenomeni sociali, per una non breve fase di grande capacità di organizzazione e direzione politica, sempre anticonformista ed ironico, sempre capace di vedere lontano.

Ricordo la sua ironia, i suoi scritti a mano, il suo definirsi preinformatico, le giornate passate con lui nell’intervistare il caro Gianni Alasia (vedi il quaderno 53 pubblicato ad inizio 2016) cui lo accomunava la grande capacità di comprensione ed inchiesta sulla realtà operaia.

Download “Quaderno CIPEC N. 53 Gianni Alasia”

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È triste, nel mio caso è segno dell’età, ricordare persone che non ci sono più.

A Gianni e Vittorio vorrei accomunare il caro Nello Pacifico, scomparso recentemente (ottobre 2016) all’età di 94 anni.

È stato per anni giornalista dell’Unità, quindi responsabile nazionale dei giornali comunisti prodotti nelle fabbriche (oggi sembra impossibile, ma così era).

Appassionato di sport, tifosissimo del Torino, esperto di arte (nel suo alloggio ho visto importanti quadri di autori significativi).

Ha curato per anni Rifondazione news, il periodico dell’allora gruppo di Rifondazione alla regione Piemonte.

Lo ricordo con affetto e riconoscenza, così come abbraccio l’amico Gastone Cottino, avendo saputo in ritardo della morte di sua moglie, amica e compagna, instancabile animatrice dell’Associazione per la lotta contro le malattie mentali.

In appendice, alcune schede su grandi figure, un po’ “fuori del coro”, di quella che sarebbe potuta essere “un’altra sinistra”.

Sergio Dalmasso

P. S. Siate pronti ai prossimi quaderni:

Lelio Basso, la prima guerra mondiale (il neutralismo), i socialisti nella provincia di Cuneo e altro ancora, come a più iniziative pubbliche cuneesi nei prossimi mesi.

Inizia il periodo degli anniversari e ricorderemo la morte del nostro Gramsci (80 anni) di Che Guevara (50 anni) e il centenario della rivoluzione di ottobre. “Guai” a chi mancherà!