In tranform!italia, La corazzata Potemkim

28/01/2026, Sergio Dalmasso

Presente anche in Schede e recensioni

La corazzata Potemkin (1926) di Sergej M. Ejzenstein, per anni considerata la più grande opera della storia del cinema, è oggi conosciuta soprattutto per la divertente, ma molto discutibile, parodia di Paolo Villaggio.

È lo spirito del nostro tempo.

Il film è stato progettato nel 1925 come parte di un affresco storico per celebrare la rivoluzione russa del 1905, ma ne è rimasto l’unica opera.

La prima, al teatro Bol’soj di Mosca,

il 21 gennaio (anniversario della morte di Lenin) 1926, fu accolta trionfalmente (oggi si dice da pubblico e critica),

a dimostrazione del clima rivoluzionario ancora esistente e della creatività innovativa della concezione marxista e della cultura russa (si pensi alle arti figurative o alla poesia), sino alla imbalsamazione dogmatica degli anni successivi.

Il film racconta l’ammutinamento della corazzata, il rifiuto, da parte del plotone di esecuzione, di fucilare i marinai, colpevoli di avere rifiutato il rancio avariato.

Gli ufficiali vengono gettati in mare, uno dei capi della rivolta viene ucciso.

Sulla scalinata di Odessa la folla solidarizza con gli insorti, ma i cosacchi la massacrano (è la scena più nota e drammatica, forse la più citata nelle storie del cinema).

Dalla nave si sparano cannonate sul palazzo del Quartier generale del comando,

ma interviene la flotta zarista e la Potemkin deve prendere il largo, innalzando la bandiera rossa e passando indenne tra la flotta che non osa colpirla. Anzi, dalla nave ammiraglia imperiale si leva il messaggio Fratelli!,

manifesto politico finale dell’opera.

Il film parte dalle esperienze innovative del Cine occhio di Dziga Vertov,

le supera verso il realismo, in una coralità ed epicità che il regista, alla sua seconda opera (la prima, Sciopero, è stata sottovalutata), ritroverà con il successivo Ottobre (1928),

celebrazione del decennale della rivoluzione, eccezionale opera corale che sarà, però, criticata dal “partito” per l’eccesso di similitudini, allusioni e per l’uso del montaggio che esce dai canoni tradizionali 1.

Gianfranco Vanni, fumettista, dopo esperienze nel clima bolognese di fine anni ’70 e la lunga collaborazione a Frigidaire (editore Primo Carnera), con lo pseudonimo “Collirio” è autore di molte opere che hanno toccato, fra le tante, anche tematiche politico-sociali (Storia di Ferrara a fumetti, l’omicidio di don Minzoni, Lettere dal Vietnam).

Nel suo racconto per immagini della Corazzata Potemkin 2, il disegnatore segue lo schema del film.

La finalità della pubblicazione, non a caso edita dalla Redstarpress

che ha frequentemente usato il fumetto, strumento di facile accesso per i giovani, per narrare fatti storici, è di evidenziare come la rivoluzione russa del 1917 abbia un retroterra profondo.

Non a caso, il testo è aperto dalla frase di Trotskij che era posta all’inizio del film (ovviamente censurata nella sua versione definitiva):

“Lo spirito dell’insurrezione aleggiava sulla terra russa…L’individuo si stava dissolvendo nella massa, e la massa si stava dissolvendo in quella deflagrazione”.

Tra il 1904 e il 1905 l’impero zarista subisce una umiliante sconfitta nella guerra contro il Giappone. Il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione provoca scioperi e manifestazioni. Il 9 gennaio 1905, una manifestazione che intende presentare una petizione allo zar è oggetto di un massacro (centinaia di morti).

Si susseguono le proteste, operaie e contadine.

I Soviet divengono strutture di democrazia di base, un embrione di contropotere. I partiti socialisti sono divisi e dispersi, I dirigenti sono maggioritariamente in esilio.

Il caso della Potemkin si colloca in questo quadro e si lega ad un sciopero in corso (giugno 1905) nella città di Odessa.

L’ammutinamento della corazzata non produce risultati, ma assume valore simbolico in un anno in cui Lenin propone la dittatura democratica rivoluzionaria degli operai e dei contadini, in cui Trotskij esalta la funzione dei Soviet e lo zar è costretto a concedere diritti civili e politici, ipotizzando il passaggio a una monarchia costituzionale.

Il testo segue lo schema del film,

tentando di riprodurne scelte tecniche (il montaggio per attrazione), la presentazione di alcuni motivi centrali (l’occhio, i vermi nella carne, metafora della corruzione della società zarista…).

Il disegno tenta di riprodurre i volti dei marinai, del popolo di Odessa (la scalinata), il bianco e nero di un grande capolavoro cinematografico.

Libro da conoscere per ripensare ad un fatto storico e alla sua grande rappresentazione cinematografica. Anche per superare i luoghi comuni.

1 Gianfranco Vanni Collirio, La corazzata Potemkin, Roma, Redstarpress, 2026.

2 Tutta l’opera successiva del regista sarà segnata da problemi con la censura, dall’impossibilità di dar vita a molti progetti, ai limiti imposti alla sua ricerca teorica. Analoghi problemi avrà nella sua avventura americana, in particolare nella realizzazione, incompiuta, di Que viva Mexico!

Download La Corazzata Potemkin

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Sergio Dalmasso raccontato dall’IA GEMINI 3.0 PRO

In data 25 dicembre 2025 alle ore 22:56, usando in GEMINI (di GOOGLE) il semplice PROMPT “Info sullo storico Sergio Dalmasso” ho avuto da essa la seguente risposta, meritevole di divulgazione, (Domenico Capano, 4 gennaio 2026):

Sergio Dalmasso lo storico a cuneo Alla presentazione del volume Che Guevara

Sergio Dalmasso a Cuneo in occasione della presentazione del suo nuovo libro su Che Guevara, 2025

Sergio Dalmasso e la storiografia del movimento operaio: un’analisi sistematica tra militanza, ricerca archivistica e memoria politica

L’opera e l’itinerario biografico di Sergio Dalmasso si pongono come un punto di intersezione fondamentale nella cultura politica italiana, rappresentando un tentativo coerente di coniugare la ricerca storica rigorosa con l’impegno civile diretto. Nato a Boves, in provincia di Cuneo, nel 1948, Dalmasso ha attraversato la seconda metà del Novecento e il primo quarto del ventunesimo secolo non soltanto come testimone oculare delle trasformazioni della sinistra, ma come uno dei suoi principali cronisti e teorici “eretici”. La sua formazione, profondamente radicata nel territorio cuneese ma aperta alle influenze cosmopolite dell’università genovese degli anni della contestazione, ha prodotto una produzione storiografica che si distingue per la capacità di recuperare le vicende delle classi subalterne e delle formazioni politiche minori, spesso trascurate dalla storiografia ufficiale dei grandi partiti di massa.

Radici biografiche e formazione intellettuale

Il percorso di Sergio Dalmasso non può essere compreso senza considerare l’ambiente originario di Boves, una comunità segnata indelebilmente dalla memoria della Resistenza e dal primo eccidio nazista in Italia. Figlio di un impiegato, ex partigiano delle formazioni “Giustizia e Libertà” (GL), e di madre genovese, Dalmasso cresce in un nucleo familiare dove i valori dell’antifascismo e della democrazia repubblicana costituiscono il fondamento dell’educazione civile.

La sua formazione scolastica prosegue a Cuneo e culmina negli studi universitari a Genova tra il 1967 e il 1971. Questo quadriennio è cruciale: Genova è uno degli epicentri del movimento studentesco e delle lotte operaie che preludono all’autunno caldo. Presso l’ateneo genovese, Dalmasso consegue la laurea in Filosofia e successivamente quella in Storia, sviluppando tesi che già prefigurano i suoi interessi futuri: i movimenti socialisti non stalinisti degli anni Cinquanta, la genesi del gruppo de “il manifesto” e la crisi del Partito Comunista Italiano (PCI) nel 1956, innescata dall’uscita di Antonio Giolitti a seguito della repressione sovietica in Ungheria.   

La scelta di tornare sui banchi universitari anni dopo per conseguire una laurea in Lettere Moderne testimonia una curiosità intellettuale insaziabile e il rifiuto di una specializzazione accademica chiusa in se stessa, preferendo una visione umanistica integrata che abbraccia la letteratura, la filosofia e la storia politica come strumenti complementari per la comprensione della realtà sociale. … CONTINUA

Indice generale

Sergio Dalmasso e la storiografia del movimento operaio: un’analisi sistematica tra militanza, ricerca archivistica e memoria politica pag. 1

  • Radici biografiche e formazione intellettuale pag. 1
  • La pedagogia della militanza: quarant’anni di insegnamento pag. 2
  • Tra storiografia ed eresia: il percorso politico pag. 2
    • Il mandato nel Consiglio Regionale del Piemonte (2005-2010) pag. 3
  • Il CIPEC: un laboratorio di storia e politica pag. 3
    • Analisi tematica dei “Quaderni CIPEC” pag. 4
  • La storiografia delle figure “eretiche” pag. 5
  • Lelio Basso: il socialista della ragione militante pag. 5
  • Rosa Luxemburg: il comunismo della libertà pag. 5
  • Lucio Libertini e le Tesi sul Controllo pag. 5
  • Comandante Che Guevara: l’attualità del pensiero rivoluzionario pag. 5
  • Metodologia e storiografia dei “vinti” pag. 6
  • L’Archivio Sergio Dalmasso e la democrazia del sapere pag. 7
  • La saggistica recente e le nuove sfide teoriche pag. 8
  • Seminari, conferenze e il legame con il territorio pag. 8
  • Conclusione: un ponte tra memoria e futuro pag. 9

Bibliografia pag. 10

Sergio Dalmasso raccontato da GEMINI-3.0-PRO IA di Google

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IL SOCIALISMO ERETICO DI LELIO BASSO II

di Sergio Dalmasso

Seconda puntata dell’articolo di Sergio Dalmasso (vedi “Il Lavoratore” di ottobre 2025)

Lelio Basso durante una conferenza

LELIO BASSO

Download “In "IL Lavoratore", dicembre 2025, Sergio Dalmasso, Il socialismo eretico di Lelio Basso, parte II.” Lelio-Basso-parte-seconda-in-Il-Lavoratore-12-25.pdf – Scaricato 4065 volte – 150,38 KB

Il marxismo

Il marxismo bassiano non è “ortodosso”.

Nasce dal rifiuto della socialdemocrazia e delle deformazioni positivistiche.

Nel secondo dopoguerra, la socialdemocrazia è strumento di integrazione della classe e si piega al neocapitalismo.

Al tempo stesso, Basso rifiuta il frontismo, l’appiattimento sull’URSS, il maoismo, spesso chiesastico.

Migliori strumenti per comprendere il suo pensiero sono la insuperabile introduzione agli Scritti politici di Rosa Luxemburg (1966) e Socialismo e rivoluzione, purtroppo incompiuto.

Il pensiero di Marx è cancellato dalla socialdemocrazia che lo trasforma in ideologia, eliminandone la sintesi dialettica.

Engels non è esente da una lettura scientista; leninismo e maoismo piegano il marxismo a condizioni specifiche.

La concezione leninista della coscienza esterna deriva da Kautsky e dal populismo russo ed è il prodromo di degenerazioni future.

Se al potere va un’avanguardia, la degenerazione burocratica è inevitabile. La dittatura del proletariato non è la negazione della democrazia.

Rosa Luxemburg

Rosa è l’unica autentica continuatrice del pensiero dialettico di Marx.

Sono gravi il silenzio, durato decenni, sulla sua figura e le accuse di spontaneismo, romanticismo, trotskismo…) Basso poi recupera la categoria lukacsiana di totalità che può essere interpretata solo da un’altra totalità concreta,

quella della classe, dai primi scritti (1946, 1949) alla riscoperta negli anni ’60, con la pubblicazione in Italia delle opere di Luxemburg curate, non a caso, da esponenti del socialismo di sinistra, Luciano Amodio e- appunto- Basso (1966).

Il socialismo luxemburghiano, antitetico a quello staliniano, implica libertà e autogestione che possono essere praticate solamente dal proletariato.

La rivoluzione non è atto, ma un processo e non può essere opera di una minoranza. Il partito è strumento, sintesi fra il sociale e la direzione politica.

I leader debbono formare le masse, non sostituirsi ad esse.

Vi è divergenza totale fra capitalismo e democrazia di cui il socialismo è la forma più alta.

Nel suo ultimo discorso, venti giorni prima della morte, questi temi vengono sintetizzati nella proposta consiliare.

La fede di un laico

L’interesse per la tematica religiosa, per l’aspetto etico/coscienziale caratterizza tutto il percorso bassiano che sempre rifiuta l’anticlericalismo e l’identificazione di fede religiosa con un partito

(anche da qui la sua opposizione ai rapporti governativi con la DC e all’ipotesi di compromesso storico).

Giovanili sono la collaborazione con la rivista protestante “Conscientia” e la seconda tesi di laurea sul teologo luterano Rudolf Otto,

cui seguono l’interesse per Thomas Münzer, soprattutto nell’interpretazione di Ernst Bloch che ne esalta il messianismo. Sempre nettissima la critica alla DC, partito falsamente democratico e falsamente cristiano.

Occorre spezzarla per liberare le forze progressiste e socialmente avanzate.

Il papato di Giovanni XXIII sembra aprire una nuova strada, con le encicliche, con il dialogo cristiani-marxisti.

Basso è l’unico laico ammesso a seguire i lavori conciliari.

La difesa della comunità cristiana dell’Isolotto di Firenze avviene nello spirito conciliare.

È singolare, in un non credente, l’affermazione della superiorità della assemblea dei fedeli rispetto alle istituzioni tradizionali. È crescente, in seguito, la preoccupazione per il progressivo ritorno della vecchia Chiesa.

Nei suoi ultimi anni, è l’America latina a dargli nuove speranze, con la mobilitazione di grandi masse, l’intreccio di movimenti cristiani e marxisti, la Teologia della liberazione.

Proprio all’America latina, al terzo mondo in cui continua a inseguire le sue utopie, si richiama il suo ultimo discorso parlamentare,

in cui riprende il vecchio impegno contro il regime concordatario, in nome della laicità e dell’eguaglianza, citando una Epistola paolina.

Costituzione, democrazia radicale

Basso è tra i maggiori artefici della carta costituzionale che deve superare i limiti dello Stato liberale e del regime fascista.

La sua originale ipotesi di transizione prevede che essa avvenga attraverso un processo in cui si affermano forme sociali nuove già presenti nel vecchio ordinamento (transizione tra società feudale e borghese, ruolo dell’Illuminismo…).

Occorre, quindi, introdurre princìpi di socializzazione e norme che prefigurino un nuovo ordine sociale.

È artefice (con Dossetti) dell’articolo 3 che ritiene il più importante della Carta, dell’art. 49 che esalta il ruolo del partito politico, strumento di partecipazione attiva e continua, non limitata al solo voto.

È sfortunato l’impegno contro l’art 7 che introduce nella Costituzione il regime concordatario.

Erra il PCI nell’accettare il compromesso, resta la concezione dello statuto albertino per cui il cattolicesimo è religione di Stato, violando l’eguaglianza fra i cittadini.

Resta in vigore l’art. 18 del Concordato per cui l’insegnamento della dottrina cristiana cattolica è coronamento dell’istruzione pubblica.

Garantismo, libertà politica e di stampa, autonomia della persona umana, rapporto fra proprietà privata e funzione sociale, finalità del carcere sono al centro del suo intervento del 6 marzo 1947 e torneranno nell’impegno costante dei trenta anni successivi contro le inadempienze che caratterizzano tutta la storia repubblicana.

La voluta non attuazione di molti princìpi della Costituzione significa attentato alle istituzioni, trasformazione in regime, colpo di stato clericale.

La sua concezione della democrazia deriva da riferimenti atipici: Rousseau, Gobetti, Mondolfo, Otto Bauer, Rosa Luxemburg nell’intreccio fra lotta quotidiana e obiettivo finale.

La democrazia è partecipazione diretta, nello sviluppo della coscienza e coincide con il socialismo, risultato finale di un processo di crescita progressiva della classe operaia, antitesi alla socialdemocrazia, allo stalinismo, a concezioni nazionalistiche ed eurocentriche.

Da qui la sua proiezione internazionale,

la partecipazione al Tribunale Russell, l’attenzione alle lotte dei popoli del terzo mondo, la preoccupata analisi del neocapitalismo, per l’intreccio tra meccanismi di integrazione, depoliticizzazione, americanizzazione della vita politica:

“Abbandonate le scelte ideologiche, ridotto tutto ad un problema di buon funzionamento tecnico e di saggia amministrazione, non vi è logicamente più posto per una pluralità di partiti, a meno che il partito non diventi anch’esso un fatto tecnico e istituzionalizzato.

Svuotata ideologicamente e politicamente, la sinistra non è più una alternativa alla destra, ma è soltanto una diversa faccia della destra.

Una sinistra politicamente forte ed efficace tende sempre più a scomparire.” (1)

Sono passati sessant’anni.

(1) Lelio BASSO, Neocapitalismo e “socialisti moderni”, in “Problemi del socialismo”, n. 9/1966. Cfr, per i temi toccati, Lelio BASSO, Il principe senza scettro, 1958, ristampa 1998, su democrazia e Costituzione; Neocapitalismo e sinistra europea, 1969, sulle novità indotte dal neocapitalismo; i postumi Socialismo o rivoluzione, 1980, sua interpretazione del marxismo e Scritti sul cristianesimo, 1983.

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Comandante Che Guevara  alla Poderosa Torino

Il nuovo libro di Sergio Dalmasso “Comandante Che Guevara. La vita le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario” sarà presentato giovedì 20 novembre 2025 alle ore 21:00 a LA PODEROSA di Torino in via Salerno n. 15a, 10152.

Con l’autore dialogherà Rocco Sproviero di Associazione Italia Cuba.

Comandante Che Guevara alla Poderosa di Torino

Locandina evento presentazione libro CHE GUEVARA di Sergio Dalmasso

Prima della presentazione vi sarà, alle ore 19.30, l’ apericena, con prenotazioni tramite Wathsapp.

Libro Che Guevara su Amazon:

  • Editore ‏ : ‎ Red Star Press
  • Data di pubblicazione ‏ : ‎ 29 ottobre 2025
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 320 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8867184571
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8867184576
  • Peso articolo ‏ : ‎ 380 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 12.2 x 2.6 x 19.6 cm

 

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Quaderno CIPEC Numero 76

Secondo semestre 2026

Download “Quaderno CIPEC N. 76 secondo semestre 2026 (a cura di Sergio Dalmasso)” Quaderno-CIPEC-Numero-76.pdf – Scaricato 8080 volte – 4,50 MB

Indice del Quaderno CIPEC N. 76

Introduzione pag. 5

La Comune di Parigi (18 marzo-28 maggio 1871). Tra “assalto al cielo” e dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti di Giorgio Riolo, pag. 7

Balzac e il nostro tempo di Giorgio Riolo, pag. 11

Honoré de Balzac pag. 11

Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane pag. 13

Bibliografia minima – Honoré de Balzac pag. 17

Un altro comunismo? Il messaggio di Rosa di Sergio Dalmasso, pag. 18

La “fortuna” pag. 18

La difesa del marxismo. La totalità pag. 22

Lo scontro sull’organizzazione. Lo sciopero di massa pag. 23

L’imperialismo, la guerra pag. 26

Il cammino nel deserto pag. 27

La rivoluzione russa pag. 29

I consigli. La rivoluzione spartachista pag. 30

Due Rose? pag. 31

In sintesi pag. 32

Il “fascismo eterno” (definizione di Umberto Eco) di Francesco Barbommel, pag. 34

La querelle sullo stalinismo di Giacomo Casarino, pag. 36

LUCIO LIBERTINI l’attività a Torino di Sergio Dalmasso, pag. 39

Eugenio Colorni. Biografia di un socialista europeista di Mario Barnabé, pag. 48

Gustavo Gutierrez, la teologia della liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano di Giorgio Riolo, pag. 51

Walter Peruzzi: il direttore, il militante di Sergio Dalmasso, pag. 54

Università via Balbi, 1967/1971 di Sergio Dalmasso, pag. 57

COMANDANTE CHE GUEVARA di s.d., pag. 72.

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Comandante Che Guevara presentazione a Cuneo

Sabato 22 novembre 2025 alle ore 17 a Cuneo presentazione del nuovo libro di Sergio Dalmasso COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.

L’evento si svolgerà presso il Circolo “Rosa Luxemburg” in via Saluzzo n. 28, CUNEO.

L’autore dialogherà con Fabio Panero segretario del Circolo PRC “Rosa Luxemburg”.

La vita, le battaglie di un Rivoluzionario Che Guevara a Cuneo

Locandina presentazione a Cuneo del libro di Sergio Dalmasso: COMANDANTE CHE GUEVARA.

Evento è promosso da: Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba, Circolo Rosa Luxemburg, ARCI, Rifondazione Comunista.

A seguire vi sarà una cena di autofinanziamento, con prenotazione tramite Whatsapp.

Non mancate!

Download articolo dell’evento

Sergio Dalmasso a Cuneo durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara.

Pubblico cuneese alla presentazione del libro Comandante Che Guevara

Pubblico, attento, durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara 22.11.2025

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Dettagli libro

Editore ‏ : ‎ Red Star Press
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 29 ottobre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 320 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8867184571
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8867184576
Peso articolo ‏ : ‎ 380 g
Dimensioni ‏ : ‎ 12.2 x 2.6 x 19.6 cm

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LIVE libro COMANDANTE CHE GUEVARA

Su Dignità TV sabato 25 ottobre 2025 ore 18:00

Live Comandante Che Guevara: Nando Mainardi intervista Sergio Dalmasso sul suo libro “Comandante Che Guevara. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario” (Red Star Press, 2025).

Video Sergio Dalmasso presentazione libro Comandante CHE GUEVARA su Dignità TV

Presentazione Dignità TV libro: Comandante CHE GUEVARA.

Sergio Dalmasso collabora con diverse riviste di carattere politico e storico. In questi ultimi anni ha scritto libri su Lelio Basso, Rosa Luxemburg e su Rifondazione Comunista.

Ne “Il Comandante Che Guevara”, Dalmasso racconta la vita del grande rivoluzionario contestualizzandola e “immergendola” nella storia latinoamericana e nel dibattito dell’epoca sul presente e le prospettive del socialismo.”


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Presentazione CHE GUEVARA a Rapallo

Presentazione CHE GUEVARA Rapallo. Altri mondi possibili (Laboratorio politico culturale) e Rifondazione Comunista Circolo “Gianna Cassani” organizzano la presentazione del libro: COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.

Sarà presente l’autore SERGIO DALMASSO.

Lunedì 27 ottobre 2025 alle ore 21:00 presso la sede di Rifondazione Comunista in via Laggiaro, N. 44 RAPALLO (GENOVA).

Evento Presentazione libro pubblicizzato in Facebook.

Locandina di presentazione libro Comandante CHE GUEVARA a Rapallo

Locandina dell’evento presentazione libro di Sergio Dalmasso: Comandante CHE GUEVARA.

 

Copertina libro di Sergio Dalmasso: Comandante Che Guevara

Copertina libro Comandante Che Guevara.

Casa editrice: Red Star Press.

Scheda Bibliografica

Autore Sergio Dalmasso

Pagine 320; illustrato con fotografie d’epoca in b/n

Formato cm 13 x 20 brossurato con bandelle

Red Star Press Unaltrastoria

ISBN 9788867184576

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Il socialismo eretico di LELIO BASSO (1)

In “Il Lavoratore” di Trieste Anno XXV n. 6, ottobre 2025 e in Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi di questo sito.

Download “Il Lavoratore ottobre 2025 diretto da Gianluca Paciucci” il-lavoratore-ottobre-2025.pdf – Scaricato 10019 volte – 6,93 MB
Prima pagina de IL LAVORATORE ottobre 2025, contiene Il socialismo eretico di Lelio Basso

Il Lavoratore di Trieste ottobre 2025 prima pagina.

Socialismo di sinistra

È assente, nello tsunami politico- culturale e nella sconfitta politico- antropologica che ci hanno travolti, un qualunque riferimento al socialismo di sinistra, ad un pensiero che, pur nelle sue differenze (Morandi, Lombardi, Panzieri, il primo Libertini…,

una breve stagione di “Mondoperaio”), ha avuto ruolo importante nel dibattito politico (quando esisteva), costituendo una matrice diversa e dalla socialdemocrazia (in Italia nella sua versione peggiore, governista e atlantista) e dallo stalinismo, dogmatico, autoritario, appiattito sull’URSS,

pur se, in Italia, nella particolare interpretazione e torsione togliattiana (Magri nel Sarto di Ulm parla di genoma Gramsci).

In questa area politico- culturale, che sarebbe interessante rivalorizzare, ha ruolo importante la singolare (non catalogabile in ismi) figura di Lelio Basso.

Nato a Varazze (Savona) nel 1903, vive a Ventimiglia (Imperia), quindi a Milano che è fondamentale nella sua formazione,

nell’intreccio fra lotte operaie, guerra e impatto della rivoluzione russa.

Qui scopre il socialismo e le trasformazioni psicologiche e antropologiche che la guerra e la speranza di emancipazione hanno portato:

è rivoluzione il fatto che le donne del popolo, nelle code nei negozi, non lascino più il posto alle signore eleganti, è rivoluzione il fatto che le ragazze del mondo operaio vogliano mettere le calze di seta.

La tessera socialista.

Nel 1921, a meno di 18 anni, si iscrive al PSI, in opposizione alle posizioni riformiste,

ma anche alla scissione di Livorno cui ha aderito la quasi totalità dei giovani socialisti. Al nuovo PCd’I rimprovera la rigida accettazione delle posizioni dell’URSS e della Terza Internazionale (i 21 punti).

Si laurea in legge nel 1925 (tesi sulla concezione della libertà in Marx) e in filosofia nel 1931, dopo tre anni di confino a Ponza,

con tesi sul teologo protestante Rudolf Otto, (l’interesse per la tematica religiosa è sua caratteristica, dimostrata dalla collaborazione alla rivista battista “Conscientia”).

Scrive su “Critica sociale”, “La rivoluzione liberale” di Gobetti, “Pietre”.

La collaborazione al centro socialista interno, con Rodolfo Morandi, sono causa di nuovo arresto e di reclusione (1939- 1940) nel campo di concentramento di Colfiorito.

CONTINUA .. Download completo della scheda su Lelio Basso di Sergio Dalmasso al seguente:

Download “Il socialismo eretico di Lelio Basso di Sergio Dalmasso (Parte I)” Il-socialismo-eretico-di-Lelio-Basso-Lavoratore-trieste-ottobre-2025.pdf – Scaricato 10135 volte – 133,07 KB

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TRIESTE FRA COMINFORM E TITO

Trieste fra Cominform e Tito, in “Il Lavoratore”, ANNO XXV, luglio 2025, saggio di Sergio Dalmasso pubblicato anche nella sezione Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi.

Sono ovvie le specificità di Trieste, porto dell’impero austro-ungarico, città multietnica, declassata a un ruolo marginale dopo il passaggio all’Italia, nonostante questo sia sempre stato negato da una forte retorica nazionalista.

Il fascismo triestino ha caratteristiche peculiari e profonde.

Allo scontro politico contro comunisti, socialisti, anarchici, somma l’odio verso la nazionalità slovena.

Ne è prova il tragico rogo del Narodni dom (13 luglio 1920), sede delle organizzazioni slovene.

Narodmi dom incendiato dai fascisti italiani

Nel corso di tutto il ventennio, si sommeranno, in nome dell’italianità, cambi forzosi dei cognomi slavi, divieto di usare la lingua e di mantenere associazioni etniche.

Nel periodo della Seconda guerra mondiale, poi, si sommeranno i massacri nei comuni sloveni, le deportazioni, i campi di concentramento.

Il fatto simbolicamente più noto è l’eccidio (aprile 1944) nel villaggio di Lipa di Elsane, in Istria.
Evito le discussioni politico-storiografiche sull’eccidio di Porzûs (febbraio 1945) e sulla tragedia delle foibe.

Meriterebbero più spazio.

La specificità triestina prosegue con la sua appartenenza alla Zona di operazione del litorale adriatico

di cui fa parte con le province di Fiume, Lubiana, Pola e Gorizia, in una non formale annessione al Terzo Reich, con il campo di concentramento della Risiera di S. Sabba,

l’unico in Italia, con forno crematorio (da 2.000 a 4.000 morti), con l’intrecciarsi, nella Resistenza di spinta antifascista e di elementi nazionali.

I 43 giorni di occupazione jugoslava sono giudicati in modo opposto dalla maggioranza italiana e dalla minoranza slovena.

Al quinto giorno di presenza jugoslava, una manifestazione del CLN italiano viene repressa: 5 morti.

In mezzo alle discussioni sul confine italo/jugoslavo,inizia l’esodo dall’Istria.

Negli accordi di pace di Parigi (1947), Gorizia e Monfalcone sono assegnate all’Italia, l’Istria alla Jugoslavia.

Trieste sarà italiana solamente dal 1954, dopo tensioni che portano al dispiegamento, sul confine, dei due eserciti (italiano e jugoslavo).

Josip Broz Tito e Nikita Sergeevič Chruščëv a Capodistria nel 1963 dopo il riavvicinamento tra Jugoslavia e Unione Sovietica avviato in seguito alla morte di Iosif StalinIn foto, a sinistra il Maresciallo Josip Broz Tito e a destra il presidente dell’URSS Nikita Sergeevič Chruščëv a Capodistria nel 1963 dopo il riavvicinamento tra Jugoslavia e Unione Sovietica avviato in seguito alla morte di Iosif Stalin (Mosca 5 marzo 1953).

Continua …

Download Saggio completo “Trieste fra Cominform e Tito” di Sergio Dalmasso

Sergio Dalmasso, IL LAVORATORE Anno XXV n. 4 – 01.07.2025

Download “Luglio 2025 Anno XXV Il Lavoratore mensile con saggio di Sergio Dalmasso” IL-LAVORATORE-LUGLIO-2025.pdf – Scaricato 12945 volte – 1,57 MB

 

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