Articoli

Gianfranco Donadei, rivista istituto storico della resistenza n. 103Saggio di Sergio Dalmasso, Gianfranco Donadei, Coerenza e linearità, pubblicato nel n.103, novembre 2023, della rivista Il Presente e la Storia dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo.

Numero 103 della rivista interamente dedicato a Gianfranco Donadei.

Gianfranco Donadei: coerenza e linearità

Un medico contro corrente

Incontro Gianfranco Donadei, la prima volta, nel settembre-ottobre 1967. Si preparavano a Cuneo iniziative (dibattito – sarebbe arrivato il Lucio Libertini di quegli anni – mostra, tenda in piazza Galimberti…) sul tema che allora sentivamo maggiormente: la guerra in Vietnam.

 

Foto di Gianfranco DonadeiRiunione nella sede dell’ANPI di Cuneo, per anni percorsa dalla futura nuova sinistra. Mi presentano Donadei come medico competentissimo, sindaco, atipico nella provincia, a Roccavione, sempre attento alle questioni amministrative, radicale.

Il suo linguaggio, la sua formazione sono diversi rispetto a quelli dei tanti giovani ventenni; la critica alla guerra americana non passa per categorie marxiste, per analisi, più o meno raffazzonate, su strutture economiche e rapporti geopolitici, ma dal rifiuto del conflitto militare, dal richiamo alla legalità internazionale e al tema della indipendenza nazionale.

La critica alla democrazia statunitense si accompagna a quella della involuzione democratica che il comunismo porta in sé, quindi all’URSS.

Lo rivedo tre anni dopo. Nel 1970, il Partito radicale appoggia il PSI ed è lui a tenere il comizio finale, a Boves, dove il socialista Viglione ha grande seguito elettorale.

La piazza è piena, come accadeva in quei tempi, ma anche perché «Donadei è bravo, Parla proprio bene, Dice le cose come stanno».

Comizio lungo e applaudito. Stanno nascendo le regioni a statuto ordinario che saranno strumento di decentramento e di partecipazione. Gravi le responsabilità della DC per il fatto che nascano solamente nel 1970.

Le politiche governative debbono avere un cambio di passo. Difesa della scuola pubblica e del concetto di pubblico. Molti riferimenti alla provocazione antidemocratica, da piazza Fontana ai fatti successivi. Attacco al ruolo dei fascisti, ma anche della DC.

Ci rincontriamo tre anni dopo. Tornato a Boves/Cuneo dall’università, mi incisto nell’idea di costruire, in provincia, circoli del manifesto.

Nella provincia bianca e moderata, il PCI è sempre stato minoritario, ma sta crescendo, in tutte le città nascono gruppi di nuova/estrema sinistra, soprattutto di Lotta Continua e per la vicinanza con Torino e perché è la formazione che meglio incarna la spontaneità del Sessantotto: ruolo centrale del proletariato di fabbrica, rivoluzione imminente, rifiuto di strutture partitiche in nome di un coordinamento “orizzontale”, richiamo mitizzato alla lotta partigiana, continuo riferimento alla situazione internazionale.

Il Partito radicale ha una sede, bella, lineare, ordinata, ben diversa dal caos di quelle dei “gruppi”. Spicca una grande fotografia-ritratto di Ernesto Rossi, riferimento ideale, laico e critico, soprattutto per Donadei. È piccolo, ma attivo, teso all’impegno per il divorzio, per la tematica antimilitarista, in prospettiva per la questione dell’aborto. …

Continua …

Saggio Completo di Sergio Dalmasso presente di seguito e archiviato nella sezione del sito sergiodalmasso.com: Archivio – Scritti storici – Articoli e saggi: Gianfranco Donadei: coerenza e linearità:

Download “Gianfranco Donadei coerenza e linearità”

n.-103-2023-Il-presente-e-la-storia-Gianfranco-Donadei-coerenza-e-linearita.pdf – Scaricato 15224 volte – 128,27 KB

Opuscolo La Sinistra

“La sinistra” di Sergio Dalmasso. Un libro da leggere

Opuscolo La Sinistra, copertina con CHE GUEVARA

Non sono molti i ricercatori che ancora si ostinano (meritoriamente) a lavorare sulla storia del movimento operaio della seconda metà del Novecento.

Un lavoro controcorrente, ma necessario per sfatare quella pesante leggenda nera su presunti “anni di piombo” in cui ogni forma di dissenso viene ormai direttamente o indirettamente assimilata al terrorismo.

I più interessanti, almeno per me, sono i “non accademici” proprio perché ancora mantengono un approccio “politico” e non banalmente sociologico o culturale a quella stagione.

Politico ovviamente nel senso più autentico del termine, non certo un appiattimento nostalgico del tipo “come eravamo” su quei personaggi e quei fatti, ma piuttosto la volontà di farne risaltare l’autentica natura che appunto fu di aperta contestazione dell’ordine sociale esistente e di ripensamento delle esperienze del movimento operaio ufficiale, partiti e sindacati, che ormai mostrava i segni di una crisi che si sarebbe presto rivelata, come testimonia lo stato attuale della sinistra, irreversibile.

Un tentativo esauritosi velocemente, ma di tutto rispetto soprattutto se confrontato ai balbettii inconcludenti della sinistra attuale che si dichiara ancora alternativa, ma non sa andare oltre i richiami moralistici alle esternazioni di Papa Bergoglio contro le ingiustizie sociali o nei casi peggiori mettersi a rimorchio dei No vax e persino dei Talebani.

Una sinistra prigioniera di un eterno presente e di un analfabetismo politico che davvero fa impressione.

Non si può quindi che segnalare con estremo piacere “La Sinistra. Una stagione troppo breve”, l’ultimo lavoro di Sergio Dalmasso, da decenni impegnato,

lo ricordiamo fra l’altro redattore della bella rivista “Per il sessantotto”, nella ricostruzione attenta delle voci più interessanti di quella “altra sinistra”, alternativa ai grandi partiti ufficiali.

Una realtà fatta di organizzazioni, riviste e personaggi che rischiano oggi di essere dimenticati o trascurati proprio da chi ogni giorno proclama la necessità di un rilancio di un sinistra autentica ancora capace di riflettere sul presente in un rapporto autentico con la classe.

Nel suo libro, agile, ma estremamente attento ai dettagli, Dalmasso ricostruisce la genesi e la storia di una rivista che tra il 1966 e la fine del 1967 più di ogni altre seppe documentare cosa stava incubando nelle viscere di un neocapitalismo che pareva aver risolto le sue contraddizioni a partire dal conflitto capitale-lavoro.

E lo fece non limitandosi ad un’Italia dove si manifestavano i primi importanti segnali di una ripresa di combattività operaia e soprattutto di un crescente disagio giovanile che iniziava a trasformarsi in protesta organizzata,

ma offrendo ogni mese una analisi attenta di ciò che di significativo avveniva nel mondo: dalle guerriglie latinoamericane, alla rivolta dei neri negli Stati Uniti, alla Rivoluzione culturale cinese, alla guerra del Vietnam.

Articoli ovviamente non esenti da critiche, “La Sinistra” contribuì molto al diffondersi di quella mitologia terzomondista fonte poi di errori anche gravi,

tipo l’esaltazione acritica della lotta armata come pianta trapiantabile a piacere in ogni clima che avrebbe poi generato una deriva tragica.

Ma cosa molto più importante per quella generazione, la mia, che si apriva allora alla politica,

“La sinistra” rappresentò una boccata d’aria fresca e una vera e propria iniziazione ad una militanza rivoluzionaria che nell’internazionalismo, ovvero in una visione globale della lotta di classe a livello planetario, trovava il suo principale fondamento.

Grazie a “La sinistra” iniziammo a sentirci parte di un movimento di lotta che travalicava i confini nazionali.

E questo per chi militava in piccole organizzazioni o ancor più piccoli collettivi locali, non poteva che essere motivo di speranza e stimolo a continuare senza timori ad avanzare sul cammino intrapreso.

“La sinistra” prepara il ’68 e per questo muore proprio nel momento in cui le armi della critica si stavano trasformando con una rapidità travolgente in pratica di massa.

“Ben scavato, vecchia talpa” verrebbe da dire riprendendo una celebre frase del padre di tutti i futuri cattivi maestri.

***

Sergio Dalmasso, La sinistra. Una storia troppo breve, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2021.

Download gratis del primo capitolo dell’opuscolo LA RIVISTA. La Sinistra:

Download “Capitolo primo RIVISTA LA SINISTRA”

Opuscolo-La-Rivista-La-SINISTRA-capitolo-primo.pdf – Scaricato 16189 volte – 177,37 KB

 

Opuscolo La sinistra recensito da Giorgio Amico

Giorgio Amico

Download, recensione di Giorgio Amico, pubblicata il 21 agosto 2021 su VENTO LARGO

Download “La Sinistra di Sergio Dalmasso. Un libro da leggere (di Giorgio Amico)”

opuscolo-di-Sergio-Dalmasso-LA-RIVISTA.-LA-SINISTRA.-Una-stagione-troppo-breve-di-Giorgio-Amico.pdf – Scaricato 7687 volte – 273,36 KB

Di seguito si mostra la copertina Anno II – N. 4/5, aprile-maggio 1967 Colletti Lucio (direttore) della rivista LA SINISTRA:

copertina Anno II - N. 4/5, aprile-maggio 1967 Colletti Lucio (direttore) della rivista LA SINISTRA, Che Guevara e Fidel Castro

 

 

TG2 Sangiuliano

Domenica 11 aprile 2021, TG2 delle ore 13:00.

La conduttrice del TG2 Sangiuliano (quella che, poco laicamente, ha sempre una enorme croce) annuncia un libro di Mario Segni che riporta la verità sui fatti dell’estate 1964, intervista di Luciano Ghelfi.

Conduttrice TG2 con collana e croce

Mario SEGNI, democristiano di destra, conservatore, principale attore dell’infausto referendum del 1993 che cancellò il sistema proporzionale (vediamo i risultati), poi lanciatosi in avventure politiche finite male (almeno quello!) svela, dopo lunghi e documentati studi, la verità: – nel 1964 non vi fu alcun tentativo di colpo di stato, – il PIANO SOLO è una invenzione, – suo padre, allora Presidente della repubblica, è stato oggetto di calunnie.

Mario Segni

Vi erano semplicemente diverse valutazioni sul governo, sul centro- sinistra, come conferma lo stesso Nenni.

Non dice che colpevoli delle calunnie erano i soliti comunisti, ma poco ci manca.
Che simili panzane vengano veicolate è grave.

Che l’informazione su questo e altro, non preveda neppure un contraddittorio, un dubbio è segno dei tempi.
La storia è ormai raccontata in questo modo (pensate alle vicende jugoslave, agli anni ’70, solo di piombo, al 68 padre di ogni male.

Che cosa possono fare le piccole minoranze che tentano ancora di ragionare?

Sergio Dalmasso

Facebook

Commentatori del post si dicono allibiti da quella intervista!

  • N. 80, 2018, dalla parte del torto, Diego GIACHETTI, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica.
  • 94, 2018, “Il presente e la storia”, Diego GIACHETTI, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2018.

Diego GIACHETTI, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2018, pp. 218, euro 20.

Sergio Dalmasso

Download “Scheda su: Diego Giachetti, il Sessantotto in Italia”

n-94-2018-IL-presente-e-la-storia-Diego-Giachetti-il-68-in-Italia.-Le-idee-i-movimenti-la-politica.pdf – Scaricato 10453 volte – 83,27 KB

Il Sessantotto in Italia

Diego Giachetti ha all’attivo numerosi studi sugli anni ’60 e ’70, la stagione dei movimenti, il ruolo di operai, giovani, donne, nella conflittualità che ha caratterizzato quei decenni focali. Oltre a studi sull’autunno caldo, sulla FIAT, sul rapporto tra conflitto di genere, generazione e classe, nel 1998 ha pubblicato, sempre per la Franco Serantini di Pisa, Oltre il Sessantotto. Prima, durante e dopo il movimento.

Il cinquantesimo anniversario del mitico ’68 è stato più povero di produzioni, studi, lavori, dibattiti, pubblicazioni… rispetto a molti dei decenni precedenti. Interessanti gli inserti mensili del “Manifesto”, documentato il numero doppio di “Micromega”, antologico un libro prodotto dal Centro studi Maitan.

Ha avuto successo la bella mostra pensata dall’ Archivio dei movimenti di Genova che ha prodotto anche un catalogo e un testo, forse addirittura troppo ricco di contributi, a scapito dell’approfondimento di alcuni temi specifici.

Altre realtà locali hanno offerto analisi o ricerche.

La ristampa, a distanza di 20 anni, del testo di Giachetti ha il merito di rioffrirci uno strumento di analisi e di riflessione, ampliato su alcuni nodi, una sintesi fattuale, ma anche storiografica su una stagione intera che va ben al di là del semplice anniversario.

Il testo ripercorre una breve storia di un decennio, sempre intrecciandola con la riflessione storiografica ed evidenziando i problemi e i nodi che la produzione, non solamente militante, ha discusso ed affrontato nel tempo.

Esiste un prima: fermenti di dibattito, di rimessa in discussione di categorie che parevano consolidate, introduzione di tematiche e di strumenti mai toccati dal marxismo “ortodosso” iniziano dopo il 1956 e il primo bilancio di massa dello stalinismo.

Riviste, sollecitazioni, crisi politiche e personali, tentativi di ricostruzione anche della storia (penso alla stagione della “Rivista storica del socialismo”).

È fortissimo, nei primi anni ’60, il doppio impatto delle trasformazioni strutturali del paese, con la ripartenza delle lotte operaie e del ruolo giocato dalla Cina, la cui rivoluzione pare, a molti settori, costituire una alternativa rispetto all’ “imborghesimento” di quella sovietica e collocarsi nella spinta del terzo mondo e della decolonizzazione.

Anche la sinistra italiana è toccata da queste tematiche: all’interno del PCI si formano gruppi critici, vi è una breve crescita dell’area trotskista, , sorgono gruppi “cinesi” e “operaisti”.

Il ’68 non è descritto fattualmente, ma l’autore segue alcuni temi e ripropone una discussione già comparsa sulla piccola rivista “Per il ’68” su pregi e limiti della democrazia assembleare, sull’eterna questione dell’organizzazione, oggetto di scontri e divisioni, sul rapporto con la classe operaia (si pensi all’esperienza torinese), alla nascita dei gruppi che nel “lavoro di porta” vedono la possibilità di tradurre la coscienza rivoluzionaria in processo organizzativo.

In sintesi: esiste un ’68 buono, spontaneo e di base, che si brucia in breve tempo a cui segue la cancellazione prodotta dalla nascita di tanti gruppi politici, sigle diverse e spesso concorrenti? Vi è contraddizione insanabile tra spinta di movimento e tentativo di organizzazione?

E la nascita delle formazioni politiche ha il vizio profondo ed insuperabile di essere semplice richiamo ad esperienze storiche e superate di correnti del vecchio movimento operaio novecentesco (trotskiste, terzinternazionaliste, maoiste… legate a figure sconfitte ed emarginate)?

È questa la tesi sostenuta da molti autori nei decenni precedenti, ma negata da Giachetti che, nel capitolo Dal movimento ai gruppi passa in rassegna, con grande attenzione, le ragioni che hanno prodotto la nascita delle tante formazioni politiche, spesso vissute come continuazione della partecipazione vissuta nel movimento, la loro composizione sociale e la nascita di un corpo politico militante.

Segue, quindi, una rassegna sintetica delle principali formazioni politiche, le cui differenze organizzative e teoriche potranno stupire il lettore di oggi, dai trotskisti ai maoisti, dagli anarchici agli “operaisti”, dall’eresia del Manifesto al PdUP, da Avanguardia operaia al Movimento studentesco della Statale di Milano.

Non manca una breve rassegna sul dissenso cattolico, fenomeno di grande valenza e di lunga portata e su quello della lotta armata (o del terrorismo di sinistra) che si intreccia drammaticamente con il terrorismo di destra e con il ruolo giocato da servizi segreti, tensioni internazionali, tentativi di colpi di stato…

A parte, non manca la riflessione sul Partito radicale, per anni vicino all’area della nuova sinistra, pur con una matrice teorica e una storia del tutto diverse.

Il rapporto diritti civili/ diritti sociali, libertà collettive/individuali segna nettamente il dibattito negli anni ’70.

L’ultima parte del testo è la più innovativa e segna le maggiori differenze rispetto al testo del 1998. Giachetti ha, in altri testi, studiato con attenzione lo sviluppo del movimento femminista in Italia, le sue tematiche e differenze interne, il suo impatto sulla messa in discussione di pratiche politiche presenti anche nella nuova sinistra, oltre che nei partiti storici.

Così pure ha analizzato in modo innovativo la contraddizione generazionale, ad esempio evidenziata dalla canzone di consumo, dalla moda, dalle piccole riviste giovanili o dalle nuove trasmissioni radiofoniche (ricordate Bandiera gialla o Per voi giovani?).

L’emersione del movimento delle donne e di una nuova soggettività giovanile sono tra gli elementi che contribuiscono alla crisi politica dei gruppi e all’emergere di nuove tematiche e modalità negli anni ’70.

La sconfitta elettorale del giugno 1976, con la conferma dell’egemonia democristiana, il mancato governo delle sinistre, la nascita del “governo delle astensioni”, il debolissimo risultato del “cartello” Democrazia proletaria è periodizzante e segna la fine di una stagione.

Le ultime pagine tentano un parallelo fra il movimento del ’68, internazionale, centrato sull’università, alla ricerca di un novo modo di fare politica e di un nuovo paradigma marxista che vedeva nel socialismo una prospettiva di liberazione e quello del decennio successivo, nazionale, centrato sulla tematica del personale, critico in assoluto verso la politica di cui decreta la fine, fuori e oltre il marxismo, portato a spinte violentiste.

Ancora, negli anni ’80, i movimenti collettivi si sviluppano, da quello ecologista e pacifista, su obiettivi specifici e più limitati, senza l’orizzonte della trasformazione complessiva della società.

Nella scarsità di testi specifici comparsi in questo cinquantenario, quello di Diego Giachetti è da non perdere e da apprezzare per la sinteticità, la capacità di parlare a lettori/lettrici di diversa generazione, di chiarire problematiche, di riproporre nodi storiografici, anche controversi, su parti della nostra storia che solo la rimozione politico – culturale degli ultimi anni ha cancellato, ma che mantengono la loro attualità.

 

Mezzo secolo dal Sessantotto, articoli su Sergio Dalmasso de La Stampa 22 marzo 2018.

Mezzo secolo dal ’68

Articolo 1: Impegno civile e passione politica di Piero Dadone.

Articolo 2: Un anno di stipendio per comprare la Fiat 850. Capelloni e minigonne anche nel Cuneese. La contestazione giovanile favor la modernizzazione di costumi sociali e culturali di Piero Dadone.

Andavano di moda gli abiti stretti, pantaloni a zampa d’elefante, le gonne delle ragazze si accorciavano fino alle modernissime minigonne, vietate a scuola e in chiesa, dove le donne portavano un velo in testa. …

Articolo 3: Al liceo classico “Pellico” di Cuneo: le prime assemlee auto-convocate per ottenere la bacheca degli studenti di Piero Dadone.

Nella primavera del 1966, come rappresentanti del consiglio studentesco del liceo classico di Cuneo, organizzammo un dibattito molto vivace sulla vicenda del giornale scolastico “La Zanzara”, del liceo Parini di Milano. …

Tre articoli de La Stampa riguardanti le lotte sessantottine di Sergio Dalmasso Mezzo secolo dal '68

 
Mezzo secolo dal Sessantotto, La Stampa di Cuneo Impegno civile e passione politica