Lo strano caso del debito italiano, Storia di un’anomalia divenuta globale, il libro di Marco Bertorello e Danilo Corradi, sarà presentato a Genova il 14 marzo 2024 dalle ore 17.30 al circolo PRC Bianchini.
Sarà presente l’autore Marco Bertorello che dialogherà con Sergio Dalmasso presso il circolo Bianchini, Marassi, piazza Romagnosi.
Sinossi del libro Lo strano caso del debito italiano
La storia del debito pubblico dall’Unità d’Italia a oggi mostra una realtà diversa dalla narrazione secondo cui l’inefficienza dell’economia italiana sia dovuta unicamente alla spesa fuori controllo e alla corruzione.
A essere rimosso è infatti il ruolo dell’impresa privata nostrana e dei suoi protagonisti.
Se dal 1861 alla nascita della Repubblica le impennate dell’indebitamento si spiegano sostanzialmente con le avventure belliche, la sua crescita anomala dopo gli anni Sessanta non fu frutto della spesa sociale – rimasta inferiore agli altri paesi avanzati – ma del sostegno a un’industria privata fragile, che faticava a reggere la conflittualità operaia e la concorrenza internazionale.
Dopo la fine del boom economico l’impresa pubblica assorbì aziende decotte e soccorse un capitale privato in ritirata dal rischio d’impresa, con sussidi diretti alle aziende superiori alla media europea e con una pressione fiscale molto generosa con profitti e rendite.
Nel periodo successivo alla crisi del 2008 i debiti pubblici sono però cresciuti ovunque.
Il mondo tende a italianizzarsi e i vecchi parametri di Maastricht oggi non sarebbero rispettati da quasi nessun paese rilevante.
Per la sua particolare storia economica, l’Italia sembra aver anticipato la tendenza globale di un capitalismo in crisi, sempre più bisognoso di assistenza statale, disposto solo a investimenti a breve termine e ad agire in settori con rendita garantita.
Affrontare il tema del debito pubblico significa allora mettere in discussione il paradigma economico della finanza che, nel tentativo di rinviare problemi strutturali, non ha risolto il problema della crescita e ha aumentato le diseguaglianze.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2024-03-13 18:37:372024-03-30 19:35:24Lo strano caso del debito italiano
A partire dal giorno 19 dicembre e fino al giorno 6 gennaio sarà possibile visitare la mostra fotografica sui trenta anni di Rifondazione Comunista nella provincia di Grosseto.
Domenica 19 dicembre 2021 è stato presente Sergio Dalmasso dalle ore 15:00 con il suo libro sulla storia Rifondazione Comunista (da Genova 2001 alla chiusura del quotidiano di partito Liberazione 2011.
Mostra Rifondazione Grosseto, L’ingresso alla mostra è consentito con mascherina ed esibendo green pass in corso di validità.
Calendario della federazione di Rifondazione Comunista della provincia di Grosseto, calendario che ripercorre la storia della federazione del PRC di Grosseto dalla fondazione ai giorni nostri ; ogni copia può essere richiesta al prezzo di € 10 ciascuna.
Chi fosse interessato a visitare la Mostra Rifondazione Grosseto contatti la segretaria di federazione Stefania Amarugi.
Presentazione del libro moderata da Alessio Buzzani.
Vita sociale in occasione della festa per i 30 anni di Rifondazione a Grosseto 19-12-2021
Mostra di Rifondazione Grosseto
Benvenuti alla Mostra di Rifondazione Comunista a Grosseto, un evento straordinario dedicato alla celebrazione dei 30 anni di impegno e lotta per un’Italia più giusta e solidale.
In questa occasione unica, è stato ospitato lo storico e scrittore Sergio Dalmasso che ha presentato il suo libro “Rifondazione Comunista” all’interno dell’evento di questa straordinaria esposizione.
Sergio Dalmasso, figura di spicco proveniente dalla nuova sinistra e membro attivo del Partito della Rifondazione Comunista, con il suo libro ci guida attraverso tre decenni di storia politica, sociale e culturale.
Il suo libro, presentato in esclusiva per questa mostra, rappresenta un’analisi approfondita e illuminante sul percorso intrapreso dal partito, dallo scioglimento del PCI fino alla formazione della Rifondazione e al suo ruolo nel “movimento dei movimenti”.
La mostra offre una panoramica coinvolgente delle tappe fondamentali di Rifondazione Comunista Grosseto, con documenti, immagini e memorabilia che raccontano la storia di un movimento che ha plasmato il dibattito politico italiano.
Dai primi anni di attivismo alla riflessione critica sulle trasformazioni della società contemporanea, la mostra esplora il contributo unico di Rifondazione Comunista nella costruzione di un’alternativa progressista.
Dieci anni di Rifondazione Comunista raccontati da Sergio Dalmasso
di Franco Ferrari
24/11/2021
Sergio Dalmasso prosegue da anni il suo prezioso impegno di ricostruzione di aspetti più o meno noti delle vicende della sinistra italiana con una particolare attenzione a tutte quelle correnti che vanno dal socialismo di sinistra al dissenso comunista e alla nuova sinistra sorta negli anni sessanta.
Lo sguardo è quello di chi, pur essendo anche militante, riesce ad osservare gli eventi, le idee, i personaggi con il giusto distacco critico, senza farsi coinvolgere dal desiderio di tifare per l’uno o per l’altro.
Un addio a Paolo Pietrangeli
Tra gli “oggetti” a cui ha dedicato la propria attenzione vi è anche il Partito della Rifondazione Comunista.
Dopo un precedente lavoro (Rifondare è difficile) (ndr, ripubblicato nel quderno CIPEC numero 31) nel quale aveva seguito le premesse della nascita del PRC, maturate già nella storia finale del Partito Comunista Italiano, fino all’emergere del movimento “altermondialista” all’inizio del nuovo millennio, ora ne riprende la storia e la ricostruisce per un ulteriore decennio.
Il nuovo libro, pubblicato da RedStarPress (pp. 303, € 22,00) si intitola semplicemente Rifondazione Comunista ed è aperto da due interventi di Roberto Musacchio e Giovanni Russo Spena.
(ndr, Gratis il primo capitolo sulla storia di Rifondazione Comunista:)
Se l’inizio si riallaccia alla fine del testo precedente, Dalmasso ha scelto come termine quel 31 dicembre 2011 che sancì, dolorosamente, la chiusura del quotidiano Liberazione.
Nella ricostruzione di vicende ancora aperte (non quella del quotidiano, ma quella del Partito) scegliere un punto di finale è necessario, ma pone anche qualche limite, nel momento in cui alcuni degli eventi raccontati hanno prodotto conseguenze anche in una fase che fuoriesce dall’arco temporale del libro.
D’altronde è questo uno degli effetti ineliminabili nel fare storiografia di eventi ancora così vicini e (fortunatamente in questo caso) non ancora conclusi.
La scelta di far concedere la fine della storia raccontata con la cessazione del quotidiano del PRC è forse legata (supponiamo) al venir meno del principale strumento di lavoro, grazie al quale l’autore ha potuto ricostruire le prese di posizione del partito ed anche gran parte del suo dibattito interno che poi, in Rifondazione, tanto interno non è mai stato.
Dalmasso dichiara apertamente, nel capitoletto conclusivo, di aver voluto innanzitutto “raccontare i fatti specifici” del decennio, lasciando ad altri esprimere posizioni critiche, interpretative o “ricette per l’avvenire” (che tutti vorremmo avere ma che forse, in questo momento, nessuno ha).
Un lavoro più ampio avrebbe forse richiesto di ricorrere, per quanto le testimonianze vadano sempre prese con la dovuta prudenza, alla memoria diretta dei protagonisti e avrebbe forse aiutato ad arricchire la valutazione dei passaggi nodali del decennio, un utilizzo più ampio degli studi di taglio politologico o sociologico che, pur non abbondanti, sono comunque disponibili.
Alcuni citati dall’autore, come i lavori di Bertolino e De Nardis, altri no, forse perché inseriti in testi non specificamente dedicati al PRC (come Damiani e Ignazi) o non disponibili in italiano come i capitoli dedicati a Rifondazione all’interno di ricerche che esaminano l’insieme della sinistra radicale in Europa (Chiocchetti, Newell, Hudson, Broder tra gli altri).
Il decennio ricostruito da Dalmasso è stato largamente dominato dalla leadership di Fausto Bertinotti, che è stato segretario del PRC fino al 2006, al momento in cui ha assunto il ruolo di Presidente della Camera dei Deputati.
Anche da questa postazione istituzionale ha continuato a influire sulla politica del partito fino alla rottura provocata dalla sconfitta della Sinistra-l’Arcobaleno e poi la divaricazione incomponibile prodottasi con il successivo Congresso di Chianciano del 2008.
Quali sono stati i tratti caratterizzanti la direzione di Bertinotti? Innanzitutto un tentativo molto forte di rinnovare la cultura politica di Rifondazione Comunista.
Questo obbiettivo si è espresso con la decisione di sostenere e partecipare attivamente al cosiddetto “movimento dei movimenti”, la prima mobilitazione di massa a livello mondiale che ha messo in discussione l’egemonia liberista e la sua proiezione globale.
Questo movimento, da Seattle a Genova a Firenze, si è poi innestato con la netta collocazione contro la guerra in Irak e si è dato una forma organizzativa nello schema dei Social Forum.
Sul piano teorico Bertinotti ha cercato di individuare un asse nell’adozione della teoria della nonviolenza, vista come passaggio per una revisione dell’idea del potere, all’interno di una sostanziale archiviazione di gran parte dell’esperienza storica del movimento operaio e comunista del novecento.
Veniva in sostanza individuata la necessità di mettere in atto delle cesure ideologiche e simboliche (non solo nei confronti dello stalinismo) e di costruire una nuova strumentazione per rilanciare una forza politica antagonista a partire dai due punti cardine: l’opposizione al liberismo e alla guerra.
Per far questo era necessario rivedere anche la struttura organizzativa del partito introiettando alcuni degli elementi apportati dalle teorie elaborate dai “nuovi movimenti sociali” (femminismo, ambientalismo, ecc.).
Questa revisione ha portato la direzione di Bertinotti a considerare inevitabile un superamento di Rifondazione Comunista, come ricostruisce Dalmasso, prima attraverso la cosiddetta “sezione italiana della Sinistra Europea” e poi, sull’onda dei mutamenti in atto nel sistema politico (formazione del PD veltroniano con “vocazione maggioritaria” e superamento della coalizione di centro-sinistra) per dar vita ad un nuovo soggetto di sinistra. Questa nuova formazione veniva sollecitata dalla confluenza elettorale dei vari soggetti politici esistenti a sinistra del PD ma veniva azzoppata dal catastrofico risultato elettorale del 2008.
Questa prospettiva strategica, che si sviluppava con una certa coerenza di fondo, si intrecciava con una svolta politica tale da determinare la partecipazione del PRC all’Unione (vasta ed eterogenea coalizione di centro-sinistra) e poi al governo diretto da Romano Prodi. L’idea portante era che lo sviluppo dei movimenti anti-liberisti dell’inizio del nuovo millennio richiedesse una rappresentanza politica in sede istituzionale (Parlamento e Governo) e che a loro volta, la presenza di questi stessi movimenti potesse modificare i rapporti di forza all’interno della coalizione tra forze moderate e forze radicali.
La decisione di partecipare al governo costituiva un indubbio ripensamento rispetto a quanto veniva detto da Bertinotti in occasione del quinto Congresso del 2001 (e citato da Dalmasso a pag. 42) sulla natura “rifondativa” della precedente rottura con Prodi.
Una cesura anche con quella che veniva considerata come “l’eredità togliattiana”. Interpretata questa (in modo riduttivo, a mio modesto parere) come individuazione del terreno del governo come ambito prioritario dell’agire politico mentre si doveva puntare a spostare l’attenzione “dal piano politico parlamentare a quello politico-sociale”.
La scelta di partecipare al governo Prodi è stata quella su cui più si sono appuntate le critiche e le autocritiche successive, sia interne che esterne al PRC.
Un altro elemento sul quale è stata rivendicata da Bertinotti una rottura con la tradizione dominante del PCI ha riguardato il cosiddetto metodo del “rinnovamento nella continuità”, considerato inadeguato a far fronte ai mutamenti della società e del rapporto tra società e politica che richiedeva invece delle rotture radicali.
La fase della leadership di Bertinotti è quella che, essendosi conclusa, permetterebbe una riflessione complessiva più approfondita e anche meno condizionata dai conflitti del tempo. Il libro di Dalmasso offre molti elementi di fatto su cui poterla costruire.
Un bilancio non dovrebbe essere solo misurato sull’esito della sconfitta della lista elettorale del 2008 ma misurarsi con i diversi aspetti della direzione di fondo perseguita dall’ex leader di Rifondazione.
A me pare che alcune scelte mantengano una loro validità: 1) la netta rottura con lo stalinismo; 2) la decisione di essere pienamente interni al movimento altermondialista dei primi anni 2000; 3) l’impulso determinante a dar vita al Partito della Sinistra Europea.
Mentre vedrei molto più criticamente un eccesso di foga liquidatoria verso le esperienze politiche del Novecento come anche, nella gestione del partito, una personalizzazione molto spinta della leadership (pur in presenza di una indubbia dotazione di carisma spendibile nel dibattito pubblico) che non ha aiutato a radicare nel senso collettivo alcune acquisizioni positive di cultura politica.
Lo stesso rapporto con i movimenti dai quali sarebbe dovuto emergere una nuova leva di dirigenti politici tale da rinnovare ed allargare il partito è rimasta una vicende irrisolta e nella quale si sono evidenziati anche non pochi limiti e contraddizioni.
Congresso di Chianciano del 2008
Dalmasso ricostruisce con molto scrupolo le vicende successive alla sconfitta elettorale, con il Congresso di Chianciano del 2008 che portò ad una spaccatura verticale di Rifondazione Comunista aprendo una lunga crisi non solo di quel partito ma dell’intera sinistra radicale.
Le ragioni del conflitto fra la componente raccolta attorno a Vendola e le varie anime e correnti che poi si raccoglieranno nell’elezione di Ferrero a Segretario, si concentravano su un punto principale: se la costruzione di un’aggregazione della sinistra radicale dovesse portare al superamento di Rifondazione Comunista per dar vita ad un nuovo soggetto politico o dovesse assumere una forma federativa.
Una scelta che implicava anche un problema di identità, presumendo da un lato la necessità di un partito che si definisce “comunista” dall’altro la possibilità di far confluire e diluire questa identità in un partito che non sia più tale.
Successivamente alla divisione tra PRC e SEL si è andata anche consolidando una diversa visione rispetto alla partecipazione o meno ad una nuova coalizione di centro-sinistra.
La parte finale del libro di Dalmasso è quindi dedicata alla scissione “al rallentatore” che portò alla fuoriuscita di chi diede vita a SEL (“ancora una scissione” è il titolo sconsolato del capitolo che ne ricostruisce i passaggi) e poi alla formazione della “Federazione della Sinistra”, per la quale l’autore prende atto che “non decolla” e tutti sappiamo quale ne sia stato l’esito finale.
Il Partito uscito da Chianciano fortemente indebolito, individuava tre assi principali:
1) quello della costruzione federativa di un soggetto unitario di sinistra, in piena autonomia dal PD;
2) l’idea del “partito sociale” attraverso il quale si è ritenuto di poter spostare il centro dell’azione dalla rappresentanza istituzionale alla costruzione di forme di solidarietà e di mutualismo;
3) il passaggio da una gestione di maggioranza degli esecutivi del partito ad una condivisa tra tutte le correnti o frazioni.
La fase avviata con il Congresso di Chianciano, che è poi una fase di crisi e frammentazione della sinistra radicale, è ancora aperta e quindi va molto oltre l’arco temporale trattato dall’autore.
Anche in questo caso sarebbe necessario provare a tracciare un bilancio adeguato che non sia né liquidatorio, né consolatorio.
E’ fuor di dubbio che il contesto sociale e politico complessivo non abbia certo aiutato una ripresa della sinistra ma è anche vero che non tutto può essere messo in carico alla situazione nella oggettiva.
Ho già provato in altri occasioni su questo sito ad esprimere qualche opinione in merito e non ci ritorno.
La lettura del libro di Dalmasso non che può stimolare un bilancio che è ancora in larga parte da tracciare.
Nel lontano 2002, ho pubblicato la prima puntata della storia di Rifondazione comunista, “Rifondare è difficile” che copriva gli anni 1991/2001. (Reperibile in formato pdf nel Quaderno CIPEC 31.)
Tra pochi giorni uscirà la seconda puntata, edita dalla Redstarpress di Roma che racconta gli anni dal 2001 (Genova) al 2011 (triste chiusura di “Liberazione“, passando per il movimento dei movimenti, il ruolo di Rifondazione, la “svolta” di Bertinotti, il governo Prodi, la sconfitta del 2008, il difficile tentativo di rilancio (Chianciano 2008 e la Federazione della sinistra).
Il libro dovrebbe arrivare, in anteprima, al congresso nazionale di Rifondazione Comunista (ancora) Chianciano tra il 22 e il 24 ottobre 2021 ed essere in libreria da novembre.
Non ha “svolazzi” interpretativi, ricette per il futuro. Semplicemente racconta i fatti, spesso dimenticati, non conosciuti, sovrapposti.
Ringrazio Giovanni Russo Spena e Roberto Musacchio che hanno scritto le due introduzioni e chi vorrà leggere, discutere, criticare, cestinare il testo.
Spero che, nella difficilissima situazione in cui siamo, possa essere strumento utile.
Disponibile, nei miei limiti (non attiro folle) a partecipare a presentazioni, discussioni, tavole rotonde, convegni, se qualcun* vorrà, dalle Alpi alla Piramidi, nella nostra piccola comunità e all’esterno di questa.
In appendice alcuni articoli di Libertini usciti sulla rivista “La sinistra”
Lucio Libertini (Catania 1922-Roma 1993) ha militato, dall’immediato dopoguerra alla morte, nella sinistra italiana, da una corrente socialista minoritaria alla sinistra socialdemocratica, dall’eresia dell’USI di Magnani e Cucchi alla sinistra socialista, dall’eretica collaborazione con Panzieri al PSIUP, dal PCI a Rifondazione comunista.
Al di là delle banali accuse di essere uno “scissionista”, un “globe trotter della politica”, Libertini rivendicava una coerenza, una continuità davanti ai tanti che avevano modificato non sigle di partito, ma posizioni e scelte ideali, sostenendo una fedeltà ai propri riferimenti sociali e una linearità, nel doppio rifiuto dello stalinismo e della compromissione socialdemocratica.
Il suo grande attivismo, le capacità giornalistiche espresse da “Iniziativa socialista” a “Risorgimento socialista”, da “Mondo operaio” all’”Avanti!”, da “Mondo nuovo” a “Liberazione”, la intensa produzione di testi, sempre legati alla contingenza politica, ma molto spesso di prospettiva (per tutti le “Tesi sul controllo” e “Due strategie”) hanno fatto di lui, per anni, un riferimento importante.
Attualità di alcune tematiche
Se molte delle formazioni in cui ha militato sono oggi sconosciute ai più, sommerse nelle infinite scissioni, divisioni e rimozioni della sinistra, alcune tematiche mantengono una specifica attualità:
la ricerca di una via autonoma e non subordinata;
il legame costante con la classe;
la necessità di un protagonismo della stessa espressa dai suoi strumenti di controllo e di auto organizzazione;
una lettura dei temi internazionali che esca dai limiti del campo e dello stato-guida.
Il testo passa in rassegna “eresie” dimenticate, dibattiti, scelte generose anche se minoritarie, figure della sinistra maggioritaria e di un’altra sinistra (Magnani, Codignola, Maitan, Panzieri, Ferraris) sconfitta ed emarginata, con opzioni differenti, ma capace di analizzare la realtà nazionale e internazionale, le sue trasformazioni, le prospettive.
Attraverso il percorso di Lucio Libertini, il testo ripercorre mezzo secolo di storia, di successi, errori, scacchi, potenzialità, speranze, occasioni mancate dell’intera sinistra italiana.
E’ stato per quarant’anni insegnante di lettere nella scuola media superiore.
Militante della sinistra, dal movimento studentesco a Manifesto, PdUP, DP, Rifondazione.
È stato consigliere comunale, provinciale, regionale.
Già redattore di riviste storiche, si occupa di storia del movimento operaio, della sinistra politica e sociale in Italia, della stagione dei movimenti, di figure dei partiti di sinistra.
Ha recentemente pubblicato per la Redstarpress due biografie su Lelio Basso e Rosa Luxemburg.
Cura i quaderni “Storia, cultura, politica” del CIPEC.
Di seguito gli interventi di Lucio Libertini nel consiglio regionale del Piemonte da consigliere del Partito Comunista Italiano 1975-1976 pubblicati nel quaderno CIPEC numero 67:
Può sembrare anacronistico, nella attuale assenza di riferimenti e di richiami alle nostre radici, politiche e culturali, nella mancanza di riferimenti partitici e nello tsunami culturale che ha colpito e travolto la sinistra, tornare a riflettere su una grande figura del socialismo, dell’antifascismo e del movimento operaio italiano e internazionale quale Lelio Basso è stato dagli anni ’20 alla morte (1978).
Nascita del PCd’I
Socialista sin dalla gioventù, critico verso la scissione comunista (Livorno, 1921),
antifascista, amico e collaboratore di Gobetti, attento alla moralità luterana,
laureato in filosofia e giurisprudenza, viene confinato dal fascismo e – nel corso degli anni ’30 – partecipa al grande dibattito sulla rifondazione del pensiero socialista, stretto fra socialdemocrazia e stalinismo.
La necessità di cercare nuove strade, di uscire da quelle vecchie, sconfitte dall’avvento della dittatura fascista, lo porta, nel corso della guerra,
a fondare il MUP (Movimento di unità proletaria) con forte impronta classista e ad essere critico verso la politica unitaria del CLN,
incarnata in particolare dal P.C.I. (da qui le polemiche con Pietro Secchia).
Segretario nazionale PSI
Nonostante questo e nonostante una posizione non appiattita sull’URSS è segretario nazionale del Partito socialista sino alla sconfitta del Fronte popolare (1948),
quando iniziano anni di isolamento e di emarginazione politica che terminano solamente alla metà del decennio successivo, quando crescono il suo impegno per l’alternativa socialista, posizione originale nel panorama nazionale, e l’opposizione alla scelta del PSI per la collaborazione governativa con la DC.
È Basso a motivare alla Camera il rifiuto della sinistra socialista verso il primo governo di centro sinistra e a divenire presidente del nuovo partito, il PSIUP (Partito socialista di unità proletaria).
Anche questo è un percorso colmo di contraddizioni che lo portano a scegliere dal 1969, di essere militante senza tessera, parlamentare della sinistra indipendente, attento ai grandi problemi internazionali (Tribunale Russell, condanna delle guerre e delle dittature, sostegno ai diritti dei popoli).
Costituzione
Il libro ripercorre la formazione di Basso, la sua posizione specifica nel corso della resistenza, l’impegno di costituzionalista, soprattutto nella scrittura degli articoli 3 e 49 della carta costituzionale, ma anche nella successiva denuncia delle inadempienze e degli stravolgimenti che essa ha subito.
Socialismo italiano nel dopoguerra
Ancora, i capitoli centrali offrono un compendio sulle vicende del socialismo italiano del dopoguerra e sul tentativo bassiano di offrire una risposta ai problemi della sinistra non solamente italiana.
Impegno internazionalista
L’ultima parte, oltre a ripercorrere l’impegno internazionalista (Vietnam, America latina…), documenta l’atipico interesse per la tematica religiosa, un laicismo senza compromessi,
basato sul rifiuto della equazione Democrazia cristiana/partito cattolico e del rapporto privilegiato con essa, teso, al contrario, a proporre l’emancipazione dei lavoratori dalla sua egemonia.
Da qui la costante attenzione alla libertà delle minoranze religiose e la ferma richiesta di superamento del regime concordatario.
Ancora, Basso è, non solamente in Italia, il maggiore interprete di Rosa Luxemburg da lui letta come l’unica continuatrice del pensiero di Marx.
Il marxismo
La sua originale interpretazione del marxismo è presente nelle opere, negli scritti sulle sue riviste (in particolare “Problemi del socialismo”), nei convegni organizzati, nel lavoro della fondazione Basso da lui fondata.
Il testo, di un autore (fra i massimi conoscitori di Lelio Basso) che alla sinistra politica e sociale ha dedicato già altre opere, non è specialistico,
ma costituisce una monografia agile e certamente molto utile per riscoprire, a quarant’anni dalla morte, una figura della nostra storia e per riproporre tematiche la cui attualità è, ancora oggi, quanto mai viva.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Domenico Capanohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngDomenico Capano2018-07-24 18:14:092025-06-18 20:47:58Basso. La ragione militante, vita e opere di un socialista eretico
Participation in numerous training courses for teachers, organized by the Ministry of Public Education, the IRRSAE Piedmont, and the National Institute for the History of the Italian Liberation Movement, often as a speaker, lecturer, or course director. Speaker at a conference at the University of Urbino on “The Questitalia Magazine” (2001). Speaker at courses at the Free Popular University of Milan (L.U.P.), year 1997.
Editorial Work:
Editor of the following magazines: “Per il ‘68”, from issue no. 3 (1992) to issue no. 19 (2000), the last of the magazine; “Alternative”, from issue no. 1 (1994) to issue no. 7 (1997), and from issue no. 1 (1997), new series, to issue no. 21 (2000). Member of the Scientific-Editorial Committee for the following magazines: Alternative/i, from issue no. 1 (2001) to issue no. 4 (2002), new series; Giano, from issue no. 44 (2003) to issue no. 57 (2007), the last of the magazine; Erre, from issue no. 18 (2006) to issue no. 29 (2008).
Publications of Sergio Dalmasso:
Books: 9 political history texts;
Booklets: 9 political history booklets;
Contributions to books with essays on political history;
Curation of texts and historical magazines;
Reviews and summaries of historical texts in numerous magazines;
Curation of (and writings in) 74 (to date) “History, Culture, Politics” notebooks published in Cuneo.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio DALMASSOhttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio DALMASSO2018-04-29 15:58:272025-04-05 19:17:30Gramsci et le parti communiste italien