Quelli di via San Carlo.
Democrazia Proletaria a Bologna negli anni ‘80
a cura di alcuni compagni di DP di Bologna, Milano, Punto rosso, 2025.
di Sergio Dalmasso
In “IL CICLOSTILE”, n. 20 Aprile 2026, e in Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni di questo sito.
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Dopo anni vi è una relativa ripresa di studi su questo piccolo partito:
al pionieristico Camminare eretti (Milano, Punto rosso, 1996), centrato su un bilancio, ma soprattutto sull’apporto della cultura di DP al processo di rifondazione comunista, si sono aggiunti, nel tempo, Democrazia Proletaria. La nuova sinistra tra piazze e palazzi di William GAMBETTA (Milano, Punto rosso, 2010, seconda edizione Bologna, Derive e approdi), accurata ricostruzione della fondazione e dei primi anni, Gli ultimi mohicani di Matteo PUCCIARELLI (Roma, Alegre, 2011), L’agile mangusta. Democrazia proletaria e gli anni Ottanta di Alfio NICOTRA (Roma, Alegre, 2021), occasione di molte presentazioni in tutta Italia e quindi di incontro della vecchia “comunità”.
A questi testi si aggiungono studi locali,
sulle specificità delle singole DP, sull’impegno generoso e continuo, controcorrente, di tant* giovani, sulle tematiche (lavoro, ambiente, scuola, temi sociali…) affrontati nel corso degli anni.
Per tutti, ricordo Giovani, ribelli e sognatori. Una generazione non raccontata che sognava la rivoluzione negli anni ‘80, a cura di Italo DI SABATO e Marco PEZZI, Scritti eretici, dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro (Milano, Punto rosso, 2024), articoli, saggi e relazioni di una delle figure più attente della nuova sinistra non solamente locale.
Si collega direttamente a questa pubblicazione, Quelli di via San Carlo, opera collettiva che ricostruisce quattordici anni di vita e attività di Rifondazione a Bologna (la sede era, appunto, in via San Carlo), contestualizzata nel panorama nazionale, internazionale, ma soprattutto ricordata per le sue specificità che la rendono atipica rispetto alle scelte e alle pratiche del partito nazionale.
DP si caratterizza come “federazione di federazioni”,
con forti differenze interne, date dalla diversità di formazione di dirigenti e militanti. L’introduzione schematizza i “movimentisti” a Roma, gli “operaisti” a Torino, i “partitisti” a Milano”, i “moderati” in Trentino.
La realtà di Bologna è ancora diversa, perché unisce una pratica operaia continua, una azione sociale conflittuale, una visione rigida del partito, la comprensione dell’importanza della comunicazione ad azioni “situazioniste” provocatorie e scandalose.
Il contesto è quello di un fortissimo Partito comunista, egemone nella società e nelle istituzioni, della proposta di compromesso storico, dalla compromissoria politica sindacale (l’EUR), dal progressivo affermarsi del craxismo, dalla spinta autonoma che nega valore alla forma partito, dalla presenza brigatista che ipotizza soluzioni a breve termine. Per ultima, l’ascesa dei Verdi, con una ipotesi che sottovaluta la dimensione del lavoro e dell’intervento sulla realtà operaia.
Quelli di via San Carlo è quindi il racconto di una eresia, di una pratica di massa, di una concezione rivoluzionaria in una fase, non breve e contingente, di riflusso, di pratiche anticonformiste e singolari.
Le circa duecento pagine ripercorrono l’attività del piccolo partito dalla grandi ragioni per tutto l’arco della sua esistenza, dalla fondazione, nei drammatici giorni del sequestro Moro, dopo la difficile fase seguita allo scacco delle elezioni del 1976 e alla successiva frammentazione della nuova sinistra (PdUP, DP).
Il primo tema è dato dalle lotte operaie
e testimonia una reale presenza nella realtà locale, nel periodo segnato dall’unità nazionale, dalla politica dei due tempi, dall’opposizione alle scelte sindacali, dai referendum sociali su su DP si rilancia nel 1981, dal referendum contro l’accordo di S. Valentino.
CONTINUA …
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