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Intervento al seminario su LUCIO MAGRI

L’Italia, in generale, che per decenni era stata un laboratorio di dibattito politico- culturale e di lotte sociali interessanti per tutto il mondo, è oggi declassata al rango di un paese minore e a volte un po’ indecente. Appare, quindi, improbabile che, nel caos di una crisi mondiale, di qui si avvii un nuovo ciclo storico; è, invece, probabile che da qui, per il momento, maturi piuttosto il peggio. (Lucio MAGRI, Il sarto di Ulm, p. 387).

Lucio Magri e Luciana Castellina

Piccole note personali

Ho fatto parte del manifesto dalla fondazione e del PdUP sino al 1977. Ho partecipato, allora studente, alla fondazione del circolo di Genova (ricordo Franco Carlini, brillante giornalista, scomparso da tempo) e – dopo l’università – tornato nella provincia di Cuneo, tradizionalmente bianca, e conservatrice, alla formazione di circoli locali.

Tra questi, quello di Bra, realtà quasi unica, nel panorama della nuova sinistra italiana, per capacità di radicamento e di presenza. Da questo, con progressivi passaggi, attraverso giornale, la pionieristica Radio Bra onderosse, forte impatto elettorale, giornale, spaccio, ARCI, ARCI gola, slow food, “Gambero rosso”, Università di scienze gastronomiche, è nata una grande realtà internazionale che, per paradosso, ha sede in una piccola cittadina, per di più geograficamente marginale.

La marginalità della provincia di Cuneo ha fatto sì che poche fossero le frequentazioni da parte dei dirigenti nazionali, tranne Lidia Menapace, che si definiva una giramondo e che ricordiamo in tante iniziative, in particolare sulla scuola.

Magri è stato a Cuneo (città) una volta sola, il 22- 23 febbraio 2002 per discutere con l’autore, Marco Revelli, il libro sul Novecento. Penso molti ricordino la stroncatura di Luigi Pintor Il libro più anticomunista che abbia letto e la recensione più dialogante di Rossanda sulla “Rivista del manifesto”.

Si confrontarono due mondi, due concezioni sulla storia del secolo, del movimento operaio, dell’organizzazione e delle prospettive politiche, in particolare sul “soggetto” (o sui soggetti).

Fu quella l’unica volta in cui, con Magri, parlai a lungo. Era preoccupato per le posizioni di Rifondazione, per l’isolamento e la mancanza di interlocuzione, politica e culturale, a cui la avevano portata, a parer suo, le scelte isolazioniste di Bertinotti.

Nel 2006, pochi mesi dopo la risicata vittoria elettorale del centro- sinistra e la nascita del governo Prodi, da un anno consigliere regionale in Piemonte, gli avevo telefonato, proponendogli, dati i suoi frequenti passaggi in val di Susa (brevi vacanze sciistiche), di fermarsi una sera a Torino, per un dibattito sulla situazione politica. Mi aveva risposto che non voleva nulla di pubblico, nulla più di una chiacchierata con 4- 5 persone.

Era deluso, amareggiato. “La rivista del manifesto” aveva chiuso da circa due anni, la spinta sociale che si era manifestata negli anni precedenti, si stava esaurendo. Per un paradosso, la critica a Rifondazione, si era rovesciata: senza risultati la collocazione all’interno del governo che aveva assunto un immediato ruolo moderato.

Nei suoi ultimi anni, lo ho visto una sola volta, a Torino, al circolo L’anatra zoppa. Per la presentazione de “Il sarto di Ulm”, splendido testo, atto d’amore ad un partito che l’aveva radiato, non privo di nodi su cui porrò alcune domande.

Ho tentato un sintetico parallelo fra le due “Riviste del manifesto, la prima dal 1969 al 1971 (di fatto), la seconda dal 1999 al 2004. Ne emerge una continuità profonda, una impostazione non dissimile su molti temi. Per motivi di tempo, mi limito a tre questioni: sbocco politico, scuola, analisi dell’eredità gramsciana.

CONTINUA…

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Seminario su Lucio Magri intervento di Sergio Dalmasso

Rimini, 27 novembre 2021.

L’avventura dei Quaderni del CIPEC curati da Sergio Dalmasso nasce nel lontano aprile 1995 con il quaderno numero 1 dedicato a Lucia Canova. Ecco un passo di cosa racconta Lucia Canova a Dalmasso in una sua intervista trascritta nel quaderno 1 e in seguito in un video documentario dell’amministrazione provinciale di Cuneo e del Comune di Garessio, mostrato di seguito.

Lucia Canova comunistaSe mi guardo indietro e mi domando la ragione del mio essere comunista non posso attribuirla tanto alle mie letture giovanili – Marx e Gramsci li ho letti molto più tardi – quanto alla sensibilità che avevo fin da bambina di cogliere l’ingiustizia profonda che si nasconde nelle pieghe delle differenze sociali.

Nacque presto in me un senso di ribellione; volevo lottare per dare a tutti la possibilità di vivere meglio, di migliorare ed emanciparsi, di scrollarsi di dosso l’ignoranza; per me essere comunista voleva dire tutto questo“.

Lucia Canova nasce il 16 marzo del 1904 a Garessio (Cuneo). Fin dalla prima giovinezza partecipa attivamente alla vita politica del suo tempo.

Nel 1921 è al Congresso di Livorno dove avrà luogo la scissione del Partito Socialista e la fondazione del Partito Comunista Italiano a cui Lucia aderirà immediatamente. Perseguitata e imprigionata durante il Ventennio fascista, dopo l’8 settembre 1943 darà il suo contributo al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) locale.

Candidata alla Costituente, nel 1950 viene eletta consigliere provinciale.

Lucia Canova muore nel novembre del 1999. Per l’intensità della sua passione politica e il coraggio dimostrato durante la sua lunga esistenza viene ricordata come la “Pasionaria” dell’Alta Val Tanaro.

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SABATO 18 dicembre 2021 alle ore 15:00, a GENOVA, alla BIANCHINI (p. Romagnosi, Marassi), incontro sui 30 anni di Rifondazione.
– introduzione;
– Testimonianze, ricordi, di chi ha contribuito a fondarla, nel lontano 1991, di chi ha partecipato per fasi più o meno lunghe.

Dieci anni fa, a Cuneo, organizzammo un incontro simile, con la presenza della grande Bianca BRACCI TORSI.

La situazione non è certo migliore, ma è opportuno incontrarsi, ragionare insieme, sapendo che i percorsi sono stati diversi e tormentati.
– conclusione: dal 1991 al 2021 ed oltre.

Spero che il mio recente libro RIFONDAZIONE COMUNISTA

e il primo (2002), di cui ho artigianalmente ristampato alcune copie, servano ad una riflessione collettiva, aperta.
Mi auguro che gli incontri svolti sino ad oggi :
Piemonte: Cuneo, Torino, Asti, Mondovì
Liguria: Genova centro storico, val Polcevera, S. Teodoro, Rapallo
Resto del mondo: Bologna, Napoli
non siano stati inutili e che il Covid ci permetta di averne altri, da nord a sud, da est ad ovest.

Un grazie alle persone che ho incontrato e conosciuto in queste chiacchierate e a chi mi ha cercato per prossime avventure.

Non mancate SABATO 18. Vi sarà anche la focaccia!

 

Sergio Dalmasso

13 dicembre 2021, via facebook

Incontro partenopeo dell’11 dicembre 2021 :

Lungo viaggio

Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana

di Sergio DALMASSO.

Il libro su Lucio Libertini, da oggi, dopo lo stop causa COVID, ha iniziato a essere distribuito nelle librerie raggiunte da Edizioni Punto Rosso e disponibile anche nei siti online.

È presente su AMAZON.

Un lungo viaggio nella sinistra italiana che merita essere conosciuto.

Lungo viaggio nella sinistra italiana con il libro su Lucio Libertini di Sergio Dalmasso
 

Sinossi

Lucio Libertini (Catania 1922- Roma 1993).

Ha militato, dall’immediato dopoguerra alla morte, nella sinistra italiana.

Da una corrente socialista minoritaria alla sinistra socialdemocratica, dall’eresia dell’uscita di Magnani e Cucchi alla sinistra socialista, dall’eretica collaborazione con finanzieri al PSIUP, dal PCI a Rifondazione Comunista.

Al di là delle banali accuse di essere uno “scissionista”, un “globe Trotter della politica”, Libertini rivendicava una coerenza.

Una continuity davanti ai tanti che avevano modificato non sigle di partito, ma posizioni e scelte ideali, sostenendo una fedele ai propri riferimenti sociali e una linearità, nel doppio rifiuto dello Stalinismo e della compromissione socialdemocratica.

Il suo grande attivismo, le capacità giornalistiche espresse da “iniziativa socialista” A “Risorgimento socialista”, da”mondo operaio” All'”Avanti!”, da “mondo nuovo” A “Liberazione”,

la intensa produzione di testi, sempre legati alla contingenza politica, ma molto spesso di prospettiva (per tutti le “tesi sul controllo” E “due strategie”) hanno fatto di lui, per anni, un riferimento importante.

Se molte delle formazioni in cui ha militato sono oggi sconosciute ai più, sommerse nelle infinite scissioni, divisioni e rimozioni della sinistra, alcune tematiche mantengono una specifica attualità:

A) la ricerca di una via autonoma e non subordinata;

B) il legame costante con la classe;

C) la necessità di un protagonismo della stessa espressa dai suoi strumenti di controllo e di auto organizzazione;

D) una lettura dei temi internazionali che esca dai limiti del campo e dello stato-guida.

Il testo passa in rassegna “eresie” dimenticate, dibattiti, scelte generose anche se minoritarie, figure della sinistra maggioritaria.

E, di un’altra sinistra (Magnani, Codignola, Maitan, Panzieri, Ferraris) sconfitta ed emarginata, con opzioni differenti, ma capace di analizzare la realtà nazionale e internazionale, le sue trasformazioni, le prospettive.

Attraverso il percorso di Lucio Libertini, il testo ripercorre mezzo secolo di storia, di successi, errori, scacchi, potenzialità, speranze, occasioni mancate dell’intera sinistra italiana.

Caratteristiche del libro

Copertina flessibile: 250 pagine

Editore: Edizioni Punto Rosso (28 aprile 2020)

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8883512413

ISBN-13: 978-8883512414

Quarta di Copertina Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana

Addio Moioli

Vittorio Moioli è morto

Ad una certa età si scopre che se ne vanno tante persone che abbiamo incontrato.

Leggo, da Bergamo, della scomparsa di Vittorio MOIOLI che ho conosciuto e seguito nei lontani anni ’90.

È stato tra i primi a rendersi conto del Fenomeno LEGA (o LEGHE), della natura pericolosa e non transitoria di questa formazione politica, delle sue proposte, dei suoi programmi, del senso comune che sapeva raccogliere e organizzare, del fatto che desse dignità a idee, sentimenti (l’anti meridionalismo), stati d’animo (il senso di abbandono di parti, anche geografiche, della società) che erano sempre esistiti e che il crollo dei partiti organizzati aveva liberato.

Addio Moioli - Vittorio Moioli durante una manifestazioneAnche in Rifondazione (ricordo con orrore) qualcun* parlava di possibili alleanze con la protesta leghista. In provincia di CUNEO, il centro sinistra (DS e ex DC) amministrava molte città con la Lega, sostenendo di dover isolare la destra di Berlusconi.

Questo ancora dopo il rito pagano dell’acqua del Po.

Organizzammo due dibattiti con lui, poi un grosso convegno di cui esiste ancora la mia relazione (1996). La trovate nei quaderni del CIPEC.

Ad un dibattito (pochi presenti) ad ALBA, partecipò anche come spettatore, l’attuale presidente della regione Piemonte Corrado Cirio, allora leghista.

Anni dopo, lo trovai isolato, adirato con Rifondazione e Bertinotti, ma ancora con tanta voglia di studiare, scrivere, pensare a “scuole quadri”.

Rifiutò un invito ad un convegno per la presenza di altri relatori che non stimava. Ci siamo scritti ancora pochi mesi fa, scambiandoci file con nostri scritti.

La sua morte mi addolora, mi fa pensare all’isolamento di tante intelligenze, all’apporto che potrebbero dare, alla assenza di strumenti collettivi e luoghi di incontro/scambio.

Di lui ci restano “Sinistra e Lega, processo a un flirt impossibile”, “I nuovi razzismi, la lega lombarda”, “Il tarlo delle leghe” e forse, più segnati da spirito polemico e da delusione, “Oltre la delega e la politica”, “Considerazioni sulla crisi della sinistra”.

Aveva visto lungo e prima di altr*.

Alcuni di questi temi andrebbero ripresi e aggiornati oggi, davanti ad una destra e ad un senso comune ancora più pericolosi che negli anni ’90 e ad una sinistra (anticorpo) quasi inesistente.

Un saluto al figlio e agli amici di Bergamo che ho conosciuto in una della mie chiacchierate luxemburghiane.

Genova, 14 marzo 2020

Sergio Dalmasso

Addio Vittorio Moioli download

Lidia Beccaria Rolfi


Ho conosciuto Lidia Beccaria Rolfi. Partigiana, deportata nel lager di Ravensbrück, insegnante elementare, poi artigiana/negoziante
(mi scuso per la genericità) nella sua Mondovì (Cuneo). Lidia Beccaria Rolfi - Scritte antisemite e svasticheAttiva socialmente, politicamente (PSI), culturalmente (ANPI, associazioni antifasciste). L’ho vista la prima volta, studentello, nel 1965 in un incontro di ex partigiani con giovani studenti, nel ventennale della liberazione.
Carattere sincero e diretto, grande capacità comunicativa. A lei si ispirò impropriamente Liliana Cavani per il suo “Portiere di notte”. Efficacissima negli incontri pubblici, che già allora accusavamo di essere spesso retorici (ricordo una pagina – durissima – dei “Quaderni piacentini”).
Il suo libro “Donne a Ravensbruck” (1978) è la prima e resta la maggiore testimonianza sulla deportazione femminile.

Lidia Beccaria Rolfi

Lidia Beccaria Rolfi

Scrisse anche un testo sul suo difficile reinserimento nella vita civile, dalla gente che non voleva sentir parlare dei lager al provveditore agli studi che la trattò con sospetto in quanto ex partigiana.
Continuo il suo impegno contro il neo-fascismo, dalle proteste contro i comizi missini al quotidiano lavoro di testimonianza.

Leggo con orrore della SCRITTA di ieri sulla casa sua e del figlio Aldo.

Mi terrorizza il fatto che gli autori di queste nefandezze governeranno tra poco, che le politiche della “sinistra” e la nostra inettitudine abbiano spalancato loro la strada.

Soprattutto il senso comune per cui queste sono ragazzate e il termine “EBREO” è sempre più usato come insulto.

Agli/alle imbecilli ricordo che Lidia Rolfi fu deportata per motivi politici e non di razza, ma forse la cosa è troppo difficile.

Ricordo che i tentativi (Parri 1960, nuova sinistra 1975) di mettere FUORI LEGGE le strutture (oggi anche i siti) dell’estrema destra non hanno avuto seguito.

Oggi raccogliamo i frutti di questi errori.

Alla memoria di Lidia e al figlio un saluto.

A noi l’impegno di un vero antifascismo, non retorico, ma sulle questioni sociali.

24 gennaio 2020 – Sergio Dalmasso

Quaderno 15

Abbiamo fatto digitalizzare in formato pdf  il quaderno 15 intitolato: Il caso Giolitti e la sinistra cuneese.

Era mancante nel nostro archivio dei quaderni del CIPEC.

Il quaderno CIPEC 15 è la ristampa del mio libro dedicato alla memoria di Giovanni Ghinamo (“Spartaco”).

Nato a Boves nel 1904, esule antifascista in Francia, combatté nelle Brigate Garibaldine fra il ‘36 e il ‘39, a difesa della repubblica spagnola.

Ferito sul fronte dell’Ebro (settembre ‘38), lascia la Spagna nel febbraio del ‘39 ed è internato nei campi di concentramento di S. Cyprien Gurs e di Vernet.

Tradotto in Italia nel 1941, resta per due anni al confino all’isola di Ventotene.

Liberato nell’agosto ‘43, combatte nella 177ª Brigata Garibaldi dall’inizio del 1944 sino alla liberazione.

Fondatore della sezione bovesana del P.C.I., esce dal partito, per dissensi politici, nel 1951.

Muore a Boves, il 9 maggio 1978.

Quaderno CIPEC Numero 15. Il caso Giolitti e la sinistra cuneese

Questo quaderno (siamo al quindicesimo numero, quindi compiamo cinque anni!) ristampa il mio testo pubblicato nel lontano 1987 dalla Cooperativa libraria “La Torre” di Alba.

Il lavoro ripercorre, attraverso la vicenda politica di Antonio Giolitti, certo la personalità più significativa della sinistra in provincia di Cuneo, la storia di partiti e sindacati nel cuneese dal ‘45, immediato dopo-liberazione, al 1960 alle soglie cioè, del centro-sinistra che pure, in provincia, non vedrà mai la luce.

La biografia di Giolitti è seguita sin quasi al suo ritorno “da vincitore” nel PCI, come candidato indipendente nelle elezioni politiche del 1987.

Pur con tutti i suoi limiti, di contenuto e di metodo, questo studio rimane l’unico sui PCI PSI nella “provincia bianca” che superi le “colonne d’Ercole” del 1945.

Uno studio successivo , più corposo, sugli anni fra il 1960 e il 1976, giace da anni in un cassetto, alla critica “roditrice dei topi”.

Il libro, comparso nel maggio-giugno 1987, non ha avuto grande audience.

Poche le presentazioni (Boves, Borgo San Dalmazzo, Caraglio), poche le segnalazioni e le recensioni.

Poche, di conseguenza, le copie vendute, con danno economico degli amici della “Torre”.

Scarso, addirittura nullo, l’interesse dei partiti, poco attenti al proprio passato, anche recente, alla propria storia, alle proprie radici.

La tragica alluvione del 1994, colpendo Alba, ha distrutto i pacchi delle copie superstiti, rendendo quelle esistenti una sorta di “rarità bibliografica”. … Sergio Dalmasso 1997

Addio Melandri

Don Eugenio Melandri prete comunista

don Eugenio Melandri

Leggo dall’amico Alfio Nicotra la tragica notizia della morte di Eugenio Melandri.

Ho conosciuto questo missionario, mio coetaneo, nel movimento per la pace, a fine anni ’80.

Nel 1989 , scelse, per il parlamento europeo la candidatura in Democrazia Proletaria perché eravamo “i più poveracci”.

Fu (unico) eletto.

Nei suoi interventi vi era un intreccio di lettura sociale del Vangelo, socialismo popolare della sua terra (l’Emilia), passionalità, sdegno per i mali del mondo e per l’egoismo (anni ’80) imperante.

Fummo lieti ed onorati di conoscerlo, di ospitarlo, di dialogare con lui.

Attivissimo sulle grandi questioni internazionali, America latina, guerre, Africa, contro i blocchi economici, contro le politiche militariste, le discriminazioni.

Nel ’92, Rifondazione lo elesse deputato, ma, causa doppio incarico, si dimise dopo poche settimane.

Nel ’94, fu il primo escluso nelle nuove elezioni europee e continuo a credere (allora fui ritenuto politicamente scorretto) che Rifondazione non si comportò bene con lui.

Lavorò sui temi dell’Africa, delle migrazioni, del rapporto Nord/Sud.

Venne a Cuneo, nel 2002, in un incontro della mia sfortunata campagna per le comunali (prevalse il “voto utile”).

Negli ultimi anni, il tumore (il drago), affrontato con grande coraggio, sofferenze fisiche e morali, certezza di sconfiggerlo.

Negli ultimi giorni, la gioia per il ritorno a “celebrare la messa” da cui era stato sospeso per la sua candidatura in DP., forse anche la convinzione di avere superato la malattia e di poter tornare ai suoi impegni (a cominciare dalla rivista sulla quale scriveva).

Pochi giorni fa, uno scritto di Maurizio Acerbo condivideva la gioia per il suo “dire messa” e proponeva un convegno presso i missionari saveriani.

Speravo fosse un segno positivo.

Oggi la notizia della morte.

Ricordo i dibattiti con lui, le visite alle carceri, l’incontro alla viglia della prima sciagurata guerra del golfo, i suoi messaggi, su facebook, in cui dava conto della malattia.

Un laico convinto come me ha tanto imparato da Girardi, don Mazzi, La Valle.

Anche dal mio amico Eugenio Melandri e dalla sua splendida testimonianza di vita.

Sergio Dalmasso
27 ottobre 2019

Oggi, 2 febbraio 2019, la presentazione del mio “librino” su Rosa Luxemburg alla Libreria dell’Acciuga di Cuneo assieme a Fabio Panero e tanti amici e compagni.

Qui di seguito alcune foto scattate da Giovanni Arusa, Nello Fierro e Isabel che ringrazio di cuore assieme a tutti gli organizzatori e ai presenti nella Libreria dell’Acciuga di Cuneo:

Sergio Dalmasso Fabio Panero foto di Nello Fierro

foto Cuneo Libreri Foto del pubblico presente alla presentazione Pubblico in libreria per la presentazione

Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica. Ma chi era Rosa Luxemburg? Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici? In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg, la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune. Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali, da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring. Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione, la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea, gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine, l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.

Sergio Dalmasso

Alla Libreria dell’Acciuga (Via Dronero 1, Cuneo), sabato 2 febbraio 2019 alle ore 17.00, ci sarà la presentazione del nuovo libro di Sergio Dalmasso “Una donna chiamata Rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg” (Red Star Press – Hellnation Libri).

Promozione evento presentazione libro alla Libreria dell'Acciuga di Cuneo

Evento pubblicizzato anche su facebook

Aniello Fierro

Libro su Rosa Luxemburg di Sergio Dalmasso

Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica.

Ma chi era Rosa Luxemburg?

Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici?
In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg, la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune.

Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali, da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring.

Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione, la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea, gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine, l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.

Dettagli prodotto

Copertina flessibile: 101 pagine
Editore: Red Star Press (9 gennaio 2019)
Collana: Unaltrastoria
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8867182153
ISBN-13: 978-8867182152

Libreria dell’Acciuga:

Libreria dell'Acciuga Cuneo