Sergio Dalmasso storico del movimento operaio
  • Home
  • Archivio
    • Scritti storici
      • Libri Dalmasso
      • Opuscoli
      • Collaborazioni a testi Estratti
      • Cure
      • Articoli e saggi
      • Schede e recensioni
      • Conferenze dibattiti
      • Prefazioni
      • Appendice
    • Scritti Dalmasso nel blog
    • Consiglio Regionale Piemonte
      • Profilo
      • Articoli 2005 -2010
      • Comunicati
      • Delibere
      • Documenti
      • Interpellanze
      • Interrogazioni
      • Interventi Consiglio
      • Interventi vari
      • Interviste
      • Leggi
      • Lettere
      • Mozioni
      • Ordini del giorno
      • Proposte di legge
    • Articoli Dalmasso
    • Copertine Quaderni CIPEC
  • Notizie
    • Nuove Notizie
    • Slider Notizie
    • Autori
      • Libri in vendita
      • Sergio Dalmasso
      • Franco Di Giorgi
      • Domenico Capano
      • Adriano Agostino
      • Danilo Zannoni
  • Chi siamo
    • Foto eventi
    • Contatto
    • Credits
  • Quaderni Cipec 1-30
      • Quaderno N. 1
      • Quaderno N. 2
      • Quaderno N. 3
      • Quaderno N. 4
      • Quaderno N. 5
      • Quaderno N. 6
      • Quaderno N. 7
      • Quaderno N. 8
      • Quaderno N. 9
      • Quaderno N. 10
      • Quaderno N. 11
      • Quaderno N. 12
      • Quaderno N. 13
      • Quaderno N. 14
      • Quaderno N. 15
      • Quaderno N. 16
      • Quaderno N. 17
      • Quaderno N. 18
      • Quaderno N. 19
      • Quaderno N. 20
      • Quaderno N. 21
      • Quaderno N. 22
      • Quaderno N. 23
      • Quaderno N. 24
      • Quaderno N. 25
      • Quaderno N. 26
      • Quaderno N. 27
      • Quaderno N. 28
      • Quaderno N. 29
      • Quaderno N. 30
  • Quaderni Cipec 31-76
      • Quaderno N. 76
      • Quaderno N. 75
      • Quaderno N. 74
      • Quaderno N. 73
      • Quaderno N. 72
      • Quaderno N. 71
      • Quaderno N. 70
      • Quaderno N. 69
      • Quaderno N. 68
      • Quaderno N. 67
      • Quaderno N. 66
      • Quaderno N. 65
      • Quaderno N. 64
      • Quaderno N. 63
      • Quaderno N. 62
      • Quaderno N. 61
      • Quaderno N. 60
      • Quaderno N. 59
      • Quaderno N. 58
      • Quaderno N. 57
      • Quaderno N. 56
      • Quaderno N. 55
      • Quaderno N. 54
      • Quaderno N. 53
      • Quaderno N. 52
      • Quaderno N. 51
      • Quaderno N. 50
      • Quaderno N. 49
      • Quaderno N. 48
      • Quaderno N. 47
      • Quaderno N. 46
      • Quaderno N. 45
      • Quaderno N. 44
      • Quaderno N. 43
      • Quaderno N. 42
      • Quaderno N. 41
      • Quaderno N. 40
      • Quaderno N. 39
      • Quaderno N. 38
      • Quaderno N. 37
      • Quaderno N. 36
      • Quaderno N. 35
      • Quaderno N. 34
      • Quaderno N. 33
      • Quaderno N. 32
      • Quaderno N. 31
  • Canale YouTube
    • Video
  • Map
  • Link
    • Siti tematici
      • Attualità politica
      • Quotidiani
      • Radio nel Mondo
        • Radio italiane
      • Riviste
      • Storia
    • Link storico culturali
    • Link politici
  • Login
    • Login
    • Modifica Profilo
    • Recupera password
    • Registrazione
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Facebook

Archivio per categoria: Recensioni

Sei in: Home1 / Notizie2 / Recensioni

Sferini Libertini

Libri, Liguria, Notizie, Recensioni, Rifondazione Comunista, Savona, Trentino Alto Adige, Trento

Sferini su Lucio Libertini

Download articol di Marco Sferini su Libertini

Lucio Libertini: “Una cosa è rifondarsi, altra è abiurare”

Sferini foto Lucio Libertini

su La sinistra quotidiana

 

Sferini su Lucio Libertini – 27 anni fa mi trovavo in Trentino, in vacanza.

Dal televisore dell’albergo un mesto Tg2 diede la notizia in poche parole, mostrando questa foto di Lucio Libertini.

Era morto un socialista vero che non si era mai mosso più di tanto dalla posizione in cui aveva fatto crescere e maturare i suoi ideali.

“Sono i partiti che sono cambiati attorno a me”.

Ed infatti Lucio si riferiva alla mutazione del PSI, del PCI in PDS e alla sua personale scelta di rimanere invece convintamente comunista.

Lui riconosceva – scrisse – il diritto a Napolitano di dirsi socialista riformista.

Chiedeva che gli venisse riconosciuto altrettanto il diritto di dirsi ed essere nell’Italia del 1991 ancora, liberamente comunista.

Libero dalle catene in cui il comunismo era stato imprigionato dall’esperienza dei paesi dell’Est Europa, dell’Urss stessa.

Libero di rifondare pratica e pensiero dei comunisti nel Paese che aveva conosciuto per primo il fascismo e che i comunisti avevano contribuito in larga parte a sconfiggere con la Resistenza.

Grazie anche a lui, il Partito della Rifondazione Comunista può oggi rivendicare una sua vena libertaria e una ispirazione già allora antistalinista, costretta indubbiamente a convivere con posizioni molto contrastanti tra loro.

La dialettica del resto era e rimane non solo il motore della storia e dell’evoluzione umana, ma anche la dinamica con cui le tesi diventano sintesi.

Lucio scomparve mentre stava lavorando proprio alle tesi del congresso nazionale del Partito.

Nel settembre di quell’anno la consueta grande manifestazione a Roma dove convergevano oltre 300.000 compagne e compagni, ricordo Lucio in tanti interventi.

Mi mancò molto in quell’agosto, che ricordo con piacere per altri motivi, la figura di Lucio Libertini.

Come mi manca ancora oggi.

Perché era un compagno onesto moralmente e intellettualmente parlando.

Andai a cercare “Liberazione” a Trento, perché a Faedo non si trovava, la lessi freneticamente e la custodii nella copia della settimana precedente che invece avevo comperato a Savona.

Ogni tanto la riprendo in mano, così come alcuni scritti che reputo importanti: tra gli altri spiccano le “Sette tesi sul controllo operaio”.

Se posso consigliare alcune letture su Libertini, direi che sono un buonissima ricostruzione del suo pensiero quello uscito nell’autunno del 1993, edito da “Liberazione” stessa (“Lucio Libertini, 50 anni nella storia della sinistra”) oramai credo introvabile se non presso qualche circolo o federazione provinciale del PRC, e quello scritto dal caro amico e compagno Sergio Dalmasso, “Lucio Libertini, lungo viaggio nella sinistra italiana”, che potete acquistare anche su Amazon.

Libro su Libertini di Dalmasso

MARCO SFERINI

7 agosto 2020

***

Perché un movimento per la rifondazione comunista

Per comprendere la lotta che Libertini visse, come tante decine di migliaia di compagne e di compagni vissero, in quella transizione storica tra PCI e Partito Democratico della Sinistra, dopo il crollo del Socialismo reale sovietico e dei suoi paesi satelliti, riportiamo di seguito un intervento scritto per “l’Unità”, il 14 dicembre 1990:

Nei congressi sentiamo ripetere frequentemente un ritornello banale: il nome non conta, andiamo al di là del sì e del no.

E, a ben vedere, una affermazione inconsistente o pretestuosa, perché ciò che è in discussione non è un nome, ma, con un nome, una identità culturale e politica, e ogni contenuto, ogni programma, ha la sua radice in una identità.

Non a caso, o per capriccio, da anni è in corso una massiccia campagna dei grandi mezzi di informazione, diretta ad indurci ad abbandonare il nome comunista e la nostra identità di comunisti italiani, perché così si tagliano gli ancoraggi ideali e si diviene più facilmente preda di una deriva verso destra.

In realtà la questione di fondo che è in discussione e che investe l’intera sinistra europea (ma, ovviamente, in modo più diretto il Pci) e sulla quale occorre pronunziarsi con nettezza, riguarda un interrogativo centrale: se la vicenda di questo secolo, con il tragico fallimento dei regimi dell’Est, segni la vittoria definitiva del capitalismo, che diviene un limite insuperabile della storia umana, seppellendo la questione del socialismo; o se invece la tragica degenerazione di un grande processo rivoluzionario, che comunque ha inciso sulla storia del mondo, e le nuove gigantesche contraddizioni del capitalismo, a scala planetaria, ripropongano in termini nuovi la questione del socialismo e dell’orizzonte ideale, assai più lontano, del comunismo.

Molti di noi hanno rifiutato da tempo (chi scrive da sempre) di definire socialisti e comunisti quei regimi pur se ne riconoscevamo alcune storiche realizzazioni; ed è singolare che essendo stato per questo definito nel passato un revisionista e quasi un traditore, ora mi si voglia fare apparire un «conservatore» stalinista perché rifiuto di seppellire il socialismo sotto le macerie dell’Est.

Ecco, dunque, la questione.

Una questione che la proposta di Occhetto scioglie in una direzione ben precisa, perché da essa è assente ogni riferimento al comunismo ed al socialismo: perché la suffragano confusi discorsi su di una prospettiva che sarebbe «al di là del socialismo»; perché la identificano le dichiarazioni esplicitamente anticomuniste e antisocialiste di numerosi esponenti della cosiddetta sinistra sommersa, pronti ad essere cooptati nel gruppo dirigente del nuovo partito; perché il modello organizzativo che si propone ha caratteri sin troppo significativi, di ispirazione democratico-radicale.

Non a caso essa ha suscitato l’opposizione di Bassolino, che si è accorto, sia pur tardi, dei contenuti moderati dell’operazione, e la riserva, destinata a diventare dissenso esplicito, dell’area socialista-riformista, che da solco del movimento socialista europeo non intende uscire.

Tutto ciò – la perdita della identità e del riferimento al socialismo – spiega il processo di disfacimento che la «svolta» ha indotto sul piano organizzativo ed elettorale.

Una crisi ci sarebbe comunque stata in ragione della vicenda storica che attraversiamo, ed una rifondazione era comunque necessaria, ma la «svolta», per i suoi contenuti, trasforma la crisi in disfatta.

Proprio perché abolire una identità sostituendola con una fuga nel vuoto, mette in causa gli ideali che ci hanno fatto stare e lottare insieme, fuggendo dalla questione dei contenuti del socialismo, invece di affrontarla.

Ecco, dunque, perché considero con interesse la posizione, sia pure ancora ambigua, di Bassolino e di altri compagni, lo stesso emergere di un’area socialista riformista, e la posizione di tanti compagni che, pur accettando il PDS, non vorrebbero rinunciare al socialismo.

E perché considero la rifondazione comunista non una mozione, ma un impegno culturale e politico di lunga lena, attorno alla quale costruire un movimento, non ristretto all’ambito organizzativo del PCI attuale (dal quale è fuoriuscita una vasta area di comunisti e che ha perso il rapporto con le nuove generazioni).

Siamo in campo per evitare che il congresso segni una svolta irreversibile nel senso che ho indicato.

Ma siamo in campo, ancor di più, per porre in Italia la questione dell’esistenza di una forza politica e sociale che, partendo dalle grandi e crescenti contraddizioni del capitalismo – la questione Nord-Sud, la questione ambientale, la questione di classe, i processi di emarginazione, l’intreccio con la grande questione femminile – riproponga in termini nuovi e avanzati la questione del socialismo.

Siamo in campo per evitare che la democrazia sia azzoppata dal rifluire nel disimpegno e nella astensione di tanta parte del mondo del lavoro privato di vera rappresentanza, siamo in campo per costruire con le nuove generazioni una prospettiva nuova, respingendo l’omologazione ai modelli imperanti di una società dominata da una concentrazione senza precedenti del potere.

Sappiamo di indicare una via non facile e aspra, oggi controcorrente.

Una forza politica che non abbia la capacità di stare nelle ragioni di fondo della storia, e si pieghi a mode e condizionamenti esterni, va fatalmente alla deriva. Una cosa è rifondarsi, altra cosa è abiurare.

LUCIO LIBERTINI

“Perché un movimento per la rifondazione comunista”
l’Unità, 14 dicembre 1990

 

Visite: 147
09/08/2020/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Basso massone?

Antifascismo, Costituzione, Libri, Notizie, Recensioni, Saggi, Storia

Basso Massone?

Lelio Basso massone? Cronaca di un processo politico staliniano

di Giorgio Amico

Download “Lelio Basso massone? di Giorgio Amico” Lelio-Basso-massone.-Cronaca-di-un-processo-politico-staliniano.pdf – Scaricato 60437 volte – 194,63 KB

 Lelio Basso. rappresenta una delle figure più luminose, per coerenza umana e politica, del socialismo italiano. Una figura ancora viva come dimostra l’interesse nei suoi confronti da parte della ricerca storica. Citiamo per tutti “Lelio Basso. La ragione militante: vita e opere di un socialismo eretico”, agile ma approfondita ricerca di Sergio Dalmasso, autore tra l’altro di una recentissima bella biografia politica di Lucio Libertini su cui intendiamo ritornare presto.

Una vita movimentata e complessa quella di Basso, già giovanissimo cospiratore antifascista ai tempi dell’Università, su cui, come si è detto, si è scritto moltissimo e in modo largamente esaustivo. Un solo episodio resta ancora da chiarire: la sua repentina esclusione dal gruppo dirigente del PSI nel 1951.

Una “brutta storia”, secondo Elio Giovannini. La pagina peggiore del periodo ultrastalinista del PSI, durato dal 1948 al 1954, e in gran parte dovuto alla gestione organizzativa di Rodolfo Morandi. Un periodo caratterizzato da un allineamento totale al Pci, dall’esaltazione grottesca dell’URSS e di Stalin, ma anche da espulsioni di dissidenti, sbrigativamente definiti “agenti della borghesia e provocatori infiltrati”, e da veri e propri processi politici con il contorno abituale di insulti e insinuazioni anche sulla vita privata dei malcapitati finiti nel mirino dell’apparato. Tutto questo toccò a Lelio Basso, fatto oggetto di una campagna di calunnie e insinuazioni e poi processato a porte chiuse e di fatto espulso dagli organismi dirigenti del partito. “Una mediocre rappresentazione – è stato notato -, talvolta miserabile, comunque dolorosa” della tragedia feroce che si consumava in quegli stessi anni in Unione Sovietica e nelle cosiddette Repubbliche Popolari nel silenzio complice della sinistra italiana e dei tanti intellettuali, pure ipercritici di ogni aspetto della società occidentale, che la fiancheggiavano.

Gratis il primo capitolo del libro di Sergio Dalmasso su Lelio Basso:

Download “Primo capitolo del libro Lelio Basso” Capitolo1-Lelio-Basso-La-ragione-militante.pdf – Scaricato 86369 volte – 308,09 KB

Dal congresso di Firenze del maggio 1949 era uscita anche se di misura una nuova direzione, frutto della vittoria delle due mozioni di sinistra, quella di Nenni-Morandi e quella di Basso che aveva raccolto attorno alla sua rivista “Quarto Stato” una serie di giovani e promettenti quadri fra cui Gianni Bosio, Luigi Anderlini e Francesco De Martino.

Insieme i due gruppi si erano imposti al congresso contro la vecchia maggioranza centrista uscita dal congresso di Genova del 1948, ma fin da subito iniziarono a manifestarsi fra Basso e Morandi incomprensioni e contrasti sia politici che personali. Una situazione ancora oggi di difficile definizione, “una frattura – ricorderà trent’anni dopo De Martino – i cui termini sono poco comprensibili sul piano politico”. Affermazione sibillina che sottintende come, soprattutto da parte di Morandi, giocassero molto fattori personali ed emotivi.

Insomma, a Morandi, allora interamente teso ad assumere il pieno controllo del partito, Basso faceva ombra e andava in qualche modo liquidato, mentre con Nenni, che impersonava fisicamente il Psi e la sua storia e dunque era intoccabile, ci si poteva limitare a una forma blanda di messa sotto tutela. Cosa di cui il vecchio leader socialista era pienamente consapevole, tanto da tenere in quel drammatico frangente una posizione di basso profilo e dopo un diretto, e brutale, confronto con Morandi e i suoi principali sostenitori, tirarsi indietro e abbandonare Basso al suo destino.

Una situazione “difficile e tormentata” come racconta lo stesso Basso nel 1979 in un dibattito su Psi e stalinismo pubblicato sulla rivista teorica del partito Mondo operaio. È Basso stesso a ricostruire i fatti in un articolo apparso nel 1963 su problemi del Socialismo e significativamente titolato “Vent’anni perduti?”:

«In quegli anni l’incompatibilità fra le sue [di Morandi, NdA] e le mie posizioni era evidente e nella misura in cui dalle sempre più scarse tribune che mi erano consentite cercavo di difendere la mia posizione, mi ponevo in urto con la politica ufficiale del partito.

In particolare ricordo due articoli di quel periodo che fecero addirittura scandalo in seno alla Direzione del Psi e furono praticamente all’origine delle mie dimissioni. Uno apparso in Quarto Stato nel maggio 1950 conteneva affermazioni, che oggi sembrano banali ma che allora suonavano eretiche, circa la diversità delle vie al socialismo, circa la carica dinamica dell’imperialismo e la sua capacità di sfuggire all’attesa “crisi finale”, ma soprattutto circa la non inevitabilità della guerra. “Rappresenta questa terza guerra mondiale lo sbocco necessario della complessa situazione attuale? Evidentemente no.

Se è vero che l’imperialismo è spinto alla guerra dalla logica stessa delle sue contraddizioni, dai profondi squilibri che crea la sua azione nel mondo, dalla sua incapacità a risolvere la crisi ormai permanente e generale del sistema, dalla folle corsa agli armamenti che è diventata un elemento indispensabile della sua vita economica e una condizione per l’accumularsi di maggiori profitti, è altresì vero che nulla vi è di fatale nella storia, e che l’azione cosciente degli uomini è in definitiva una creatrice di storia infinitamente più ricca di possibilità. E fra queste possibilità vi è quella d’impedire all’imperialismo di scatenare la sua terza guerra».

Ma più grave ancora apparve un articolo da me pubblicato in Francia in cui difendevo la mia concezione dell’unità d’azione e criticavo quei compagni «che confondono l’unità d’azione con l’assoluta identità fra i partiti “ignorando le differenze storicamente consolidate fra i due partiti, differenze, dicevo, «destinate a sparire, ma destinate a sparire non per volontà di alcuni dirigenti, non per accordi ai vertici, ma in base all’esperienza stessa unitaria delle masse».

E concludevo: «Come Lenin ha insegnato con particolare insistenza, l’esperienza delle masse costituisce la via insostituibile attraverso cui la classe operaia consegue dei risultati duraturi. Anche in questo caso perciò il marxista-leninista sa di dover modificare la realtà, ma sa di poterla modificare in quanto l’assuma come punto di partenza per la sua azione, e non in quanto la ignori; sostituire alla realtà una formula che corrisponde soltanto ai propri desideri, sostituire al processo il miracolo, significa essere chiusi alla vera mentalità dialettica, che è il fondamento del marxismo».

Queste prese di posizione significarono la “rottura definitiva”. Uno scandalo per i fautori della linea morandiana. Ricordiamo che Morandi nell’aprile 1950 al convegno giovanile di Modena sosterrà come un dogma la tesi che la politica unitaria doveva essere fondata sulle identità e non sulle differenze fra Psi e Pci.

Nel 1950 dunque lo scontro , finora latente, matura ed esplode pubblicamente. Basso viene investito da una campagna progressivamente crescente di accuse di deviazionismo e di frazionismo non prive di insinuazioni sulla sua vita privata. Basso è accusato di essere trotskista, nemico dell’Unione Sovietica e dell’unità organica con i comunisti, in “combutta” con agenti dell’imperialismo americano come Tito e l’ex ministro degli esteri ungherese László Rajk processato per titoismo e sbrigativamente impiccato il 15 ottobre 1949.

Agli attacchi seguono i fatti: Basso è costretto a cessare la pubblicazione della sua rivista Quarto Stato, le sue attività di dirigente dell’Ufficio ideologico-culturale del partito boicottate, i suoi viaggi e i suoi incontri con compagni spiati. In una parola, si cerca con ogni mezzo di fargli il vuoto attorno. I suoi principali sostenitori, soprattutto fra i giovani, come Elio Giovannini responsabile degli studenti socialisti, sollevati dai loro incarichi.

“Così venne sviluppandosi via via una tensione, che si accentuò col passare del tempo”, sono parole di De Martino che ne spiega anche le cause: “La nostra critica riguardava principalmente la scarsa democrazia interna e i metodi che si stavano instaurando nel partito”, insomma la svolta ultrastalinista di Morandi.

Basso se ne lamentò direttamente con Nenni con una lunga lettera del 13 settembre 1950, la risposta fu raggelante:

«La posizione da te assunta verso i nostri uffici e i loro dirigenti è stata ingiusta nelle sue motivazioni e poteva riuscire ed in parte è riuscita deleteria nelle conseguenze. È nata da questa tua critica , portata fuori dalla sua sede naturale, l’accusa di cui ti duoli di lavoro di frazione o comunque personalistico. Ora tale accusa è venuta da troppe parti contemporaneamente perché la possa ritenere puramente e semplicemente arbitraria. […] una situazione che non è sorta oggi, ma dura da anni, dura dal Congresso dell’Astoria, da dove ha inizio il tuo tentativo di dividere la sinistra».

A questo punto Basso ha chiaro che la battaglia dentro l’apparato del Psi è definitivamente persa. Il 28 settembre si tiene a Roma una riunione dell’esecutivo socialista in cui Basso viene esplicitamente accusato di frazionismo. Eloquente il resoconto che ne fa De Martino:

«In tale riunione, mentre Nenni taceva, vi fu una sorta di processo, nel corso del quale l’accusa rivolta a Basso era di frazionismo e di attività nociva dell’unità del partito. Ad uno ad uno i membri dell’esecutivo formularono la loro critica. […] Basso non si difese né fece valere le nostre ragioni. Egli appariva rassegnato ad un evento che giudicava inevitabile. Solo chi scrive, nuovo dei rituali in uso in quel tempo nei pariti operai, tentò una difesa di Basso, suscitando la reazione di impazienza e di fastidio di Morandi».

In realtà De Martino fece di più. Nei giorni successivi avvicinò Amendola e Pajetta affinché il Pci intervenisse a favore di Basso, e i due esponenti comunisti lo fecero ricevendone in risposta l’invito a non ingerirsi negli affari interni del Psi, ma evitando tuttavia (è Basso stesso a raccontarlo su Mondo Operaio nel 1979) con il loro intervento che egli fosse addirittura espulso dal partito per i suoi presunti contatti con l’ungherese Rajk.

Alla riunione dell’Esecutivo fece seguito un colloquio privato con Morandi, i cui termini furono mantenuti rigorosamente celati anche ai collaboratori più stretti come De Martino. Basso ne uscì completamente annichilito e non tentò più nessuna resistenza.

Fu il segnale della liquidazione definitiva della sua corrente. Al Congresso di Bologna del gennaio 1951, il “congresso della vergogna”, come lo definisce Giovannini, Basso e i bassiani furono estromessi dalla Direzione e poi nel successivo congresso, quello di Milano del 1953, anche dal Comitato centrale.

Da allora fino al 1954 fra Basso e Morandi non ci fu più alcun tipo di rapporto, né politico né personale.

L’atteggiamento rassegnato di Basso stupì tutti, soprattutto i suoi compagni più stretti, uno dei quali gli chiese direttamente ragione con una lettera del 10 ottobre 1950 del “tuo inspiegabile comportamento passivo. Il giornale della Nuova Stampa parla di una questione morale che avrebbe, a quanto si capisce, dato la possibilità ai morandiani di farti un ricatto”

Ma allora cosa era accaduto nel colloquio a due di tanto grave da convincere un uomo combattivo e deciso come Basso a desistere dalla lotta e a lasciarsi cacciare senza reagire? Di che questione morale si trattava? Non è allo stato attuale dato saperlo, ma forse la risposta si trova in un piccolo, ma molto interessante, libro uscito su tutt’altro argomento nel 2005.

Nel 2005, dicevamo, Massimo della Campa, prestigioso avvocato, antifascista e presidente della Società Umanitaria fiore all’occhiello del socialismo riformista milanese, ma soprattutto Gran Maestro onorario del Grande Oriente d’Italia e dunque persona assai informata in materia di cose massoniche, pubblica un libro dal titolo significativo: “Luce sul Grande Oriente.

Due secoli di massoneria in Italia”, in cui racconta con abbondanza di dettagli episodi noti e meno noti della storia del GOI. Parlando della Massoneria milanese della fine anni ’40 inizio anni ’50, Della Campa

scrive:

«In verità quell’epoca era dominata da passioni accese e molto violente derivate dalla spaccatura in due della vita internazionale e di quella politica. Basti solo ricordare i socialisti, divisi allora fra pro-sovietici e pro-occidentali. Quelli più anziani ricordano le liti furibonde non solo fuori loggia, fra sostenitori del Patto atlantico ed avversari (a Milano, Lelio Basso quasi venne alle mani con un fratello antagonista)».

In colloqui avuti con Aldo Chiarle, conosciutissimo socialista savonese, ma soprattutto massone dal 1945, già segretario della Massoneria Unificata d’Italia e poi Gran Maestro onorario del GOI e 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato, gli abbiamo posto più volte la questione. Chiarle sempre ci rispose che la cosa gli risultava vera, ma che non aveva riscontri ufficiali. L’ultima volta che ne parlammo, mi promise di visionare gli archivi centrali del GOI e di darmi una risposta certa. Ma non ci fu più occasione di rivederci. Morì prima di poterlo fare, a 87 anni, nel luglio del 2013.

Sulla base di queste fonti ci pare non improbabile che l’argomento usato da Morandi per piegare definitivamente la resistenza di Basso sia stato proprio la sua appartenenza alla Massoneria che, se rivelata pubblicamente, ne avrebbe immediatamente causato l’espulsione da un partito allora profondamente stalinista.

I tempi erano quelli, bastava poco per essere espulsi con motivazioni infamanti. Esemplare a questo proposito il caso di Giuseppa Pera, dirigente della Federazione socialista di Lucca, poi prestigioso docente di Diritto del lavoro, espulso nel 1952 per “tradimento” per aver coltivato “legami con movimenti nemici del partito e della classe lavoratrice” [Il movimento dei comunisti dissidenti di Cucchi e Magnani, NdA].

Basso conosceva perfettamente queste dinamiche e, anche se con una profonda sofferenza interiore testimoniata dalle sue lettere, fu costretto a prenderne atto se voleva comunque continuare, anche come semplice iscritto di base, la sua militanza nel partito alla cui costruzione aveva dedicato gran parte della sua giovinezza.

Per saperne di più:

Lelio Basso, Vent’anni perduti?, Problemi del Socialismo, nn.11-12, 1963.

Lelio Basso (et Alii), Il PSI negli anni dello stalinismo, Mondo Operaio, n.2, 1979.

Sergio Dalmasso, Lelio Basso. La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico, Red Star Press, Roma 2018.

Francesco De Martino, Storia di Lelio Basso reprobo, Belfagor, vol. 35, No. 4 (3 luglio 1980).

Massimo della Campa, Luce sul Grande Oriente. Due secoli di massoneria in Italia, Sperling & Kupfer Editori, Milano 2005.

Elio Giovannini, Una brutta storia socialista dei tempi di Nenni: la “liquidazione” di Lelio Basso, in: Giancarlo Monina (a cura di), Il Movimento di Unità Proletaria (1943-1945), Carocci, Roma 2005.

Luciano Paolicchi (a cura di), Lelio Basso Pietro Nenni Carteggio, Editori Riuniti University Press, Roma 2011.

Giorgio Amico

Savona, 25 luglio 2020

Download del saggio di Giorgio Amico

Visite: 324
26/07/2020/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Le Monde

ANPI, Articoli, Libri, Notizie, Recensioni, Riviste, Scuola

Sergio Dalmasso su Le Monde diplomatique

Recensione Le monde diplomatique di Libertini, Una limpida storia minore di Alessandro Barile

Download “Lucio Libertini su Le monde diplomatique (di Alessandro Barile)” Lucio-Libertini-di-Alessandro-Barile-Le-Monde-diplomatique-Sergio-Dalmasso.pdf – Scaricato 62185 volte – 2,27 MB

Una limpida storia minore di Alessandro Barile

Recensione su Le Monde diplomatique. Libro su Lucio Libertini di Sergio Dalmasso.

Pubblicata una bella recensione di Alessandro Barile su Le Monde diplomatique, edizione italiana, supplemento de Il manifesto, 15 luglio 2020.

Lucio Libertini fa parte di una storia minore della sinistra italiana del dopoguerra: quella della sinistra socialista,
corrente eretica del Psi prima, protagonista della breve stagione del Psiup poi (dal ’64 al ’72), e infine confluita nel Pci una volta fallita ogni speranza di incunearsi tra i due partiti del riformismo operaio.
Una storia onorevole, dai molti meriti e con l’importante demerito di essere arrivata sempre troppo presto, o troppo tardi, agli eventi politici decisivi.

Troppo presto, ad esempio, quando nel febbraio del ’58 lo stesso Libertini e Raniero Panzieri pubblicarono quelle Sette tesi sulla questione del controllo operaio che costituirono l’antefatto dell’operaismo italiano.

Insieme davvero a pochi altri (Fortini, ad esempio), il gruppo legato alla sinistra del Psi – tra gli altri Vecchietti, Ferraris, Panzieri, Lussu, in parte anche Lelio Basso – fu tra i pochissimi che tentò di rispondere alla “crisi dello stalinismo” non cedendo alle ragioni della socialdemocrazia, e anzi rilanciando l’opzione del conflitto in fabbrica e tra le nuove generazioni proletarie.

Continua …

Recensione Le Monde diplomatique: Una limpida storia minore

Il libro di Sergio Dalmasso è acquistabile nelle librerie servite da Edizioni Punto Rosso od online, presente su Amazon.

Libro Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana di Sergio Dalmasso 2020

Acquistalo su Amazon

 

Postfazione del libro Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana di Luigi Vinci.

In appendice vi sono alcuni articoli di Libertini usciti sulla rivista “La sinistra“.

Nel quaderno CIPEC 67 vi sono gli interventi in consiglio regionale del Piemonte di Lucio Libertini 1975-1976:

Download “Quaderno CIPEC N. 67 (Lucio Libertini. Interventi al consiglio regionale del Piemonte 1975-1976)” Quaderno-CIPEC-Numero-67.pdf – Scaricato 63400 volte – 1,72 MB
Visite: 122
17/07/2020/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Libertini storia della sinistra italiana

ANPI, Articoli, Libri, Notizie, Quaderni Cipec, Recensioni, Saggi, Università

Lucio Libertini

Lucio Libertini e la storia della sinistra italiana

8 Luglio 2020, di Franco Ferrari

Articolo recensione su Tranform.

Lucio Libertini, dirigente e senatore del Partito della Rifondazione Comunista, è scomparso nell’agosto del 1993 a seguito di una grave malattia.

La sua storia politica lo ha visto protagonista di diverse realtà di partito lungo un filo caratterizzato dall’adesione ad un’idea di un socialismo di sinistra, antistalinista e classista. Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana di Sergio Dalmasso 2020

Questa sua lunga e a volte travagliata, ma sostanzialmente coerente, esperienza, iniziata quando era ancora in corso la seconda guerra mondiale, non può non stimolare interesse ed anche interrogativi.

Si è cimentato nell’impresa di condensare il suo lungo viaggio politico in un libro, Sergio Dalmasso, storico che ha sempre dedicato grande attenzione alle diverse esperienze del socialismo di sinistra in Italia (Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2020, 18 euro).

Una storia ricca di personalità importanti, anche se, va detto, quasi mai trovatesi a spingere tutti insieme nella stessa direzione politica.

Basti ricordare, oltre al nome di Libertini, quelli di Lelio Basso, Rodolfo Morandi, Raniero Panzieri, Vittorio Foa.

C’è stato chi ha strumentalmente ironizzato su un Libertini scissionista ma, in realtà, le sue scelte sono sempre state animate dal tentativo di trovare uno strumento politico in cui potesse trovare spazio la sua idea di lotta per la trasformazione socialista, animata dal protagonismo della classe operaia e dei lavoratori in generale.

Anche scelte che, in sede di bilancio storico, si possono ritenere sbagliate (non tanto alla luce della valutazione dei posteri, quanto rispetto ai suoi stessi obbiettivi politici), non sono mai interpretabili come una forma di trasformismo politico, di cui abbiamo invece tanti esempi in tempi più recenti.

Tra “morandiani” e “saragattiani”

Nato a Catania (da una famiglia che poteva contare baroni e senatori del Regno), ha iniziato giovanissimo ad impegnarsi nell’azione politica.

La prima esperienza, da giovane iscritto alla facoltà di scienze politiche dell’Università romana, lo spinse verso il Partito Democratico del Lavoro, una piccola formazione di riformisti moderato.

Difficile capire le ragioni che lo portarono ad aderire ad un partito fondato da vecchi notabili del prefascismo come Ivanoe Bonomi e Meuccio Ruini.

Fu infatti esperienze breve e non particolarmente significativa.

Da questo versante, il libro di Dalmasso non ci dice molto perché non è una biografia in senso classico e quindi non indugia su aspetti della vita privata o su motivazioni psicologiche.

E’ invece l’attenta ricostruzione di un percorso politico.

Si può dire che il giovane Libertini si trovò ad assumere subito ruoli di un certo rilievo e lo fece con lo spirito battagliero che lo ha contraddistinto per tutta la vita.

Entra a far parte della corrente di Iniziativa Socialista.

Si trattava di una delle componenti che operavano nel Partito Socialista di Unità Proletaria, nel quale erano confluite le diverse anime socialiste.

Nel PSIUP si aprì subito il confronto fra le varie correnti divise soprattutto dal rapporto con il PCI.

Ad una sinistra classista e unitaria, nonché apertamente filosovietica sul piano internazionale, faceva da contrasto una tendenza più moderata che cercava una linea autonomista e di riformismo classico ispirato ai partiti che si andavano riorganizzando nella Internazionale Socialista. In questa polarizzazione, Iniziativa Socialista costituiva un’anomalia.

Sul piano della politica interna tendeva a collocarsi a sinistra del PCI, di cui criticava la strategia della collaborazione con le forze moderate ed in particolare con la DC.

Sul piano internazionale era invece polemica verso l’egemonia staliniana sul movimento comunista e la sua eccessiva subordinazione agli interessi dell’Unione Sovietica.

Al momento della scissione del PSIUP, nel 1947, Iniziativa Socialista si alleò con la componente di destra guidata da Saragat e raggruppata attorno alla rivista “Critica Sociale”, per dar vita alla scissione detta di Palazzo Barberini, dal nome del luogo dove venne fondato il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.

Iniziativa Socialista portò al nuovo partito (la cui sigla faceva PSLI, da cui la sarcastica definizione di “piselli” attribuita ai suoi militanti) la maggioranza dell’organizzazione giovanile del PSIUP.

Molto scarse furono invece le adesioni da parte della base operaia socialista che dimostrò di avere maggior fiuto politico.

Fra gli esponenti di “Iniziativa Socialista” vi era anche Livio Maitan che diverrà poi il principale esponente del movimento trotskista in Italia e uno dei massimi leader della Quarta Internazionale.

Secondo la posteriore ricostruzione di Maitan, il gruppo dirigente di Iniziativa Socialista, composto soprattutto da giovani, pensava di poter conquistare la maggioranza nel nuovo partito e quindi di condizionare Saragat, portando il PSLI ad una collocazione di opposizione al governo tripartito guidato da De Gasperi e di sostegno alla neutralità dell’Italia nella nascente contrapposizione tra blocchi.

Libertini dichiarò poi di essere stato molto scettico sulla scelta della corrente a cui apparteneva.

Saragat cercò di convincerlo con un discorso infarcito da citazioni di Marx e di Engels. Nonostante i dubbi, come ricostruisce Dalmasso, Libertini partecipò alla costruzione e alla direzione del PSLI.

Nel giro di pochi mesi il partito di Saragat (che poi diventerà PSDI a seguito di ulteriori scissioni e ricomposizioni) si sposterà a destra ed entrerà nel governo neocentrista guidato dalla Democrazia Cristiana diventandone un alleato fedele e subalterno per diversi decenni.

“Iniziativa Socialista” si disgregò rapidamente a fronte della maggiore abilità manovriera dei vecchi riformisti.

Una parte di essa, guidata da Maitan e da altri che poi seguiranno percorsi diversi, ne uscì prima delle elezioni del 1948. Ne nacque un piccolo movimento che aderì al Fronte Democratico Popolare formato da PCI e PSI.

Libertini, in posizione di dissenso con l’orientamento sempre più moderato che prevaleva nel partito, vi rimase qualche anno ma evidentemente le sue posizioni diventavano sempre più incompatibili con quelle dei “saragattiani”.

A differenza di altri, come lo storico Gaetano Arfé, non ritenne di poter rientrare nel PSI che considerava ancora troppo allineato alla logica dei campi contrapposti, né di seguire Maitan nella formazione di un’organizzazione affiliata alla Quarta Internazionale, che considerava troppo schematica e settaria.

Il “socialismo indipendente” di Valdo Magnani

L’opportunità di partecipare ad un’esperienza che fosse collocata nel campo del socialismo (ben distinto da quello socialdemocratico) ma critica dello stalinismo, si aprì con la dissidenza dei parlamentari comunisti Valdo Magnani e Aldo Cucchi.

Sorta a seguito della rottura tra la Jugoslavia di Tito e l’URSS di Stalin, anche se non direttamente causata da questa, la posizione di Magnani, sicuramente la figura politicamente più rilevante, cercava di difendere quegli aspetti della via nazionale al socialismo che si erano intravisti nella politica togliattiana dell’immediato dopoguerra per essere poi accantonati con la guerra fredda e l’irrigidimento del blocco socialista imposto dalla linea cominformista.

I due parlamentari comunisti diedero vita, nel 1951, al Movimento dei Lavoratori Italiani (MLI) che poi si trasformerà in Unione Socialista Indipendente (USI).

La radicalità della contrapposizione che caratterizzò la prima metà degli anni ’50 e che non era solo un riflesso della guerra fredda a livello internazionale ma anche dell’asprezza del conflitto sociale in Italia (sono anni di massacri di lavoratori da parte della Celere, di repressioni poliziesche, di licenziamenti politici, di persecuzione di partigiani) non lasciava spazio ad una posizione di non allineamento. Lo stesso PSI era non meno filosovietico del PCI.

Lucio Libertini aderì all’organizzazione di Valdo Magnani (sprezzantemente ribattezzata dai comunisti “i Magnacucchi”) nelle cui file agirono personalità di varia provenienza politica e non esclusivamente ex comunisti.

Vi svolse un ruolo di primo piano, soprattutto nella direzione del giornale “Risorgimento Socialista”, che gli venne affidata nel 1954.

L’MLI e poi USI non poté contare su adesioni significative e non intaccò la base di consenso del PCI.

Mantenne un rapporto diretto con la direzione comunista jugoslava, dalla quale ricevette anche qualche modesto finanziamento, senza rinunciare in ogni caso ad una certa autonomia di giudizio.

Presente alle elezioni politiche del 1953 contribuì a sconfiggere la cosiddetta legge truffa che avrebbe consentito alla DC e ai suoi alleati di ottenere il 65% dei seggi con il 50% più uno dei voti. I “socialisti indipendenti” guardarono con favore alla destalinizzazione avviata da Krusciov al XX Congresso del PCUS ma la possibilità di un riavvicinamento al PCI, che aveva portato Magnani a riprendere qualche contatto col suo vecchio partito, venne ostacolata dal diverso giudizio espresso sulla rivolta ungherese e sull’intervento sovietico.

“Gli avvenimenti – scriveva allora Libertini – investono ormai il PCI della necessità di una scelta che si è cercato invano di ritardare”.

L’anno successivo, l’Unione decise di sciogliersi per confluire nel PSI.

Scelta che anche Libertini sostenne.

Dalmasso traccia il seguente bilancio dell’esperienza dell’USI: “Se l’eredità non è univoca, se la storia di questa piccola formazione è totalmente dimenticata, questa ha comunque espresso tensioni e volontà minoritarie, ma contro i conformismi dominanti.

E’ significativa la presenza di giovani alla prima esperienza politica, come Vittorio Rieser, Franco Galasso, Dario e Liliana Lanzardo e la continuità di molte tematiche nella temperie degli anni ’60 e ’70.”

Dopo il ’56 i rapporti di alleanza fra socialisti e comunisti si allentarono e posizioni più apertamente antistaliniste trovarono maggiore spazio per esprimersi all’interno del PSI.

Dato però che il partito, sotto la guida di Nenni, si spostò in direzione moderata per aprire il percorso politico che si sarebbe concluso con l’alleanza del centro-sinistra, Libertini si trovava ancora una volta collocato in una posizione di minoranza.

Sono gli anni della collaborazione con Raniero Panzieri dalla quale nacquero le famose “Tesi sul controllo operaio”.

Questo documento rilanciava una strategia basata su un ruolo più diretto della classe operaia, a partire dalla grande fabbrica.

La posizione di Libertini era critica verso le posizioni, caratteristiche in particolare di Amendola e della destra comunista, che vedevano come compito principale del movimento operaio quello di superare l’arretratezza storica del capitalismo italiano.

Per Libertini, in questo più vicino alla sinistra comunista di Ingrao, le contraddizioni che emergevano, in una fase di forte crescita economica dell’Italia, erano proprie di un capitalismo maturo e quindi richiedevano obbiettivi più avanzati.

La sfida principale era impedire l’integrazione subalterna della classe operaia nel meccanismo capitalistico.

Le tesi sollevarono un ampio dibattito. Vennero criticate dal PCI perché si riteneva che sottovalutassero il ruolo del partito e rischiassero di rinchiudere l’azione operaia dentro la fabbrica rendendo più difficile l’azione di conquista dell’egemonia sugli altri strati popolari e tra i ceti intermedi.

La collaborazione tra Panzieri e Libertini, attorno alla rivista socialista “Mondoperaio”, durò un paio di anni poi le strade si separarono. Il primo svolse un ruolo soprattutto intellettuale con la fondazione dei Quaderni Rossi, mentre per Libertini l’azione politica non poteva che avvenire attraverso il partito.

Con l’avvio del centro-sinistra e il consolidamento dell’alleanza tra PSI e DC, la sinistra socialista rompe con la maggioranza di Nenni e Lombardi e dà vita al PSIUP, riprendendo il nome che era stato utilizzato dal partito socialista per un breve periodo nella fase della ricostituzione dopo il fascismo.

Libertini aderisce al PSIUP e svolge una importante attività giornalistica, di polemica e di elaborazione, attraverso il settimanale che era stato della sinistra socialista e poi passerà al nuovo partito: “Mondo Nuovo”.

Il PSIUP riesce ad intercettare per alcuni anni dopo la sua nascita i nuovi fermenti che stanno per confluire nei movimenti di protesta del 1968 (giovanile e studentesco) e del 1969 (operaio).

Si apre però un conflitto tra la componente più tradizionale, che ha una visione più istituzionale ed organizzativa del partito (i cosiddetti “morandiani”) e le nuove leve militanti più sensibili alle nuove forme di conflittualità sociale e più aperte alle spinte dal basso.

Libertini, che non era certo un quadro giovane ma nemmeno era stato “morandiano”, si colloca più vicino a queste ultime, pur non condividendone sempre certe spinte estremistiche.

Il PSIUP ottiene un buon risultato elettorale nel 1968 ma non riesce a consolidare la nuova base di consensi. Non contribuisce l’atteggiamento piuttosto ambiguo assunto sull’invasione cecoslovacca.

Mentre il PCI aveva difesa l’esperienza di rinnovamento socialista e condannato l’invasione del Patto di Varsavia, il PSIUP appariva molto più titubante.

Libertini vedeva nella posizione del PCI il rischio che venisse “gestita a destra”, ma anche “potenzialità positive per una alternativa rivoluzionaria e noi in questo senso dobbiamo aprire un dialogo operativo con il PCI”.

Il PSIUP (“partito provvisorio” è stato definito per primo da Arfé) era attraversato da numerosi conflitti, mentre l’anima più radicale inserita nei movimenti tendeva a guardare alle nuove formazioni dell’estrema sinistra che raccoglievano diverse decine di migliaia di militanti.

Nelle elezioni del 1972, il PSIUP scende sotto il 2% e resta escluso dalla ripartizione dei seggi alla Camera dei Deputati (al Senato si era presentato assieme al PCI).

Il gruppo dirigente ne trae la conclusione che non vi sia più spazio per un partito che si collochi tra il PSI e il PCI e non ritiene accettabile l’idea di alcuni di collocarlo a sinistra dei comunisti.

La maggioranza decide la confluenza nel PCI, ma con consistenti minoranze che si volgono al PSI o al mantenimento in vita del partito dando seguito ad un Nuovo PSIUP che poi confluirà col Manifesto nel PDUP per il Comunismo (dove il riferimento al comunismo nel nome non piacerà a molti ex psiuppini).

Libertini, che per molti aspetti era più vicino a quest’ultima componente, decise però a favore dell’ingresso nel PCI.

Una scelta che a molti sembrò in contraddizione con una traiettoria politica che era stata spesso in conflitto e in aperta polemica con la tradizione togliattiana.

All’interno del PCI vi fu una certa resistenza ad accogliere la sua adesione, soprattutto da parte della destra che è sempre stata meno tollerante verso il pluralismo interno al partito.

Da questo scaturì la decisione di pubblicare su Rinascita una lunga lettera a firma di Luciano Gruppi nella quale si chiedeva, con una certa asprezza, quali ragioni portavano Libertini ad entrare nel Partito Comunista, viste le tesi critiche da lui sempre sostenute.

La sua risposta, sempre nella forma della lettera a Rinascita, venne valutata da alcuni come una rinuncia alle sue posizioni, ma in realtà fu un tentativo di mantenere la coerenza di fondo delle sue idee, rivedendo contemporaneamente autocriticamente alcune punte eccessivamente polemiche nei confronti delle politiche e della tradizione teorica del PCI.

Anche sull’esperienza del PSIUP, Dalmasso traccia una rapida valutazione di sintesi: “Si chiude, con eccessiva velocità, la storia organizzata della sinistra socialista in Italia, di cui restano segni ed eredità carsiche in altre esperienze. Il partito paga la piccolezza davanti al PCI e al tempo stesso la sua struttura di ‘partito pesante’.

Paga l’inadeguatezza del quadro morandiano, ma anche la inadeguatezza della minoranza.”

Facendo proprio un giudizio di Franco Livorsi, la fine del PSIUP e la “dispersione del suo lascito” vengono viste come la “fine del ‘lungo sessantotto’ italiano”.

Nel PCI, Libertini poté assumere alcuni ruoli istituzionali di un certo rilievo, anche se non fu un dirigente di primissimo piano.

Orientato piuttosto verso le posizioni della sinistra, mantenne un buon rapporto con Berlinguer e ne difese la politica di alternativa, seguita al fallimento del compromesso storico.

Impegnato a Torino si occupò “con grande documentazione, della politica della Fiat e a delineare le prospettive della più grande industria italiana, la sua strategia e il rapporto con le lotte operaie”.

Download “Quaderno CIPEC N. 67 (Lucio Libertini. Interventi al consiglio regionale del Piemonte 1975-1976)” Quaderno-CIPEC-Numero-67.pdf – Scaricato 63400 volte – 1,72 MB

Un elemento centrale della sua visione politica lo si può riconoscere in un brano della relazione tenuta al convegno torinese sulla struttura industriale del Piemonte e i problemi della sua trasformazione nella crisi dell’economia italiana (concluso da Bruno Trentin) che vale la pena di citare: “Le soluzioni politiche che siano all’altezza dei grandi e difficili problemi dell’economia e della società non solo debbono necessariamente fondarsi sull’unità delle grandi masse popolari, sulla loro forza e capacità complessiva, fuori da ogni settarismo e avventurismo, ma debbono avere in se stesse un giusto rapporto tra il momento del movimento, della lotta e il momento dello Stato e della direzione complessiva.

Non sono realistiche quelle soluzioni che pretendono di ridurre il movimento fine a se stesso e di isolarlo dalle grandi questioni della società e dello Stato.”

Quando avanzò la linea della liquidazione del partito, Libertini si schierò senza esitazioni con il fronte del “no”.

In tutta la fase finale della storia del Partito Comunista la sua principale preoccupazione, sottolinea Dalmasso, era “il timore di offuscamento del rapporto con grandi settori di massa”.

Al momento della trasformazione del PCI in PDS, fu nel gruppo dei promotori di Rifondazione Comunista di cui divenne uno dei principali dirigenti.

Polemizzò con Ingrao sulla possibilità di essere un punto di riferimento rimanendo “nascosti” dentro un partito “non più comunista e a tratti anticomunista”, quando il vecchio leader comunista decise (ma solo per un breve periodo) di restare nel “gorgo” del PDS.

Nel conflitto assai aspro che si aprì nel gruppo dirigente del PRC tra Garavini e Cossutta si trovò alleato al secondo, benché la sua storia avrebbe dovuto trovarlo più naturalmente affiancato al primo.

Ma la sua principale preoccupazione era che il partito non restasse invischiato nelle polemiche interne, ma riprendesse capacità di iniziativa politica e sociale.

Era fondamentalmente ottimista (diremmo l’ottimismo della volontà) pur vedendo tutte le difficoltà determinate dal passaggio al maggioritario e dal formarsi di forti aggregazioni di destra.

Il suo contributo allo sviluppo del PRC, che nasceva, come lui stesso aveva dichiarato, dovendo nuotare controcorrente, fu limitato dalla malattia che lo colpì all’inizio del 1993 e che lo condusse al decesso nell’agosto di quell’anno.

Una sintesi del suo percorso è quella offerta dallo storico Enzo Santarelli, poco tempo dopo la scomparsa di Libertini e che Dalmasso richiama: “Il centro della sua vita è il tentativo di uscire dallo stalinismo, ma da sinistra.

L’approdo è il PCI, il partito che più si è caratterizzato come partito del popolo, dell’unità popolare, che governa dall’opposizione.”

Download saggio di Franco Ferrari su Lucio Libertini:

Download “Lucio Libertini e la storia della sinistra italiana (di Franco Ferrari)” Lucio-Libertini-e-la-storia-della-sinistra-italiana.pdf – Scaricato 64609 volte – 159,30 KB
Visite: 147
08/07/2020/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Roy Russo

Canzoni, Facebook, Genova, Notizie, Recensioni, Social media, Video

Roy Russo GENOVA PER ME

Rosario Russo in arte Roy Russo cantautore genovese.

Voce e chitarra acustica del gruppo Lanuovabandgenovese composta da: Saverio Farina al basso, Guido Sciaccaluga alla batteria, Massimo Bracco alle tastieste e Nico Gulfo alla chitarra elettrica ha inciso, tra gli altri, il CD: GENOVA PER ME.

Roy Russo con Don Andrea GalloDon Andrea Gallo e Rosario Russo

Roy amministra un gruppo facebook, Quelli che la Rai …. non li chiama, in cui organizza delle dirette con diversi piccoli-grandi personaggi, sia della musica, sia della cultura.

Tra le informazioni si trova la ‘modesta’ frase:

“Il gruppo nasce per regalare uno spazio ai piccoli e sconosciuti artigiani dell’arte e per poter far sentire anche la loro voce.” Anche se questo gruppo è un work in progress in cerca di un approdo di più elevato spessore.

Fra i brani ascoltiamo Genova per me, nel seguente video, che dà il titolo all’album: Genova per me.

 

https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2020/05/Genove-per-me-Rosario-Russo.mp4

Il cantautore Russo si ispira alla tradizione cantautorale genovese cantando anche brani degli indimenticati Luigi Tenco, Frabrizio De André ad esempio.

Altri ispiratori sono:

Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi e altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta “scuola genovese“, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dagli anni sessanta.

  • Contatto facebook con Rosario Russo

Nel video una giovane Antonella Marras, candidata a sindaca di Genova amministrative 2022

Visite: 278
24/05/2020/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Lucio Libertini

Antifascismo, Catania, Città Italiane, Libri, Milano, Notizie, Partiti politici, PCI, Politica, Recensioni, Rifondazione Comunista, Sicilia, Storia, Torino

Novità Edizioni Punto Rosso

maggio 2020

Sergio Dalmasso

LUCIO LIBERTINI

Lungo viaggio nella sinistra italiana

Postfazione di Luigi Vinci

In appendice alcuni articoli di Libertini usciti sulla rivista “La sinistra”

Lucio Libertini libro di Sergio Dalmasso

Lucio Libertini (Catania 1922-Roma 1993) ha militato, dall’immediato dopoguerra alla morte, nella sinistra italiana, da una corrente socialista minoritaria alla sinistra socialdemocratica, dall’eresia dell’USI di Magnani e Cucchi alla sinistra socialista, dall’eretica collaborazione con Panzieri al PSIUP, dal PCI a Rifondazione comunista.

Al di là delle banali accuse di essere uno “scissionista”, un “globe trotter della politica”, Libertini rivendicava una coerenza, una continuità davanti ai tanti che avevano modificato non sigle di partito, ma posizioni e scelte ideali, sostenendo una fedeltà ai propri riferimenti sociali e una linearità, nel doppio rifiuto dello stalinismo e della compromissione socialdemocratica.

Il suo grande attivismo, le capacità giornalistiche espresse da “Iniziativa socialista” a “Risorgimento socialista”, da “Mondo operaio” all’”Avanti!”, da “Mondo nuovo” a “Liberazione”, la intensa produzione di testi, sempre legati alla contingenza politica, ma molto spesso di prospettiva (per tutti le “Tesi sul controllo” e “Due strategie”) hanno fatto di lui, per anni, un riferimento importante.

Attualità di alcune tematiche

Se molte delle formazioni in cui ha militato sono oggi sconosciute ai più, sommerse nelle infinite scissioni, divisioni e rimozioni della sinistra, alcune tematiche mantengono una specifica attualità:

  • la ricerca di una via autonoma e non subordinata;
  • il legame costante con la classe;
  • la necessità di un protagonismo della stessa espressa dai suoi strumenti di controllo e di auto organizzazione;
  • una lettura dei temi internazionali che esca dai limiti del campo e dello stato-guida.

Il testo passa in rassegna “eresie” dimenticate, dibattiti, scelte generose anche se minoritarie, figure della sinistra maggioritaria e di un’altra sinistra (Magnani, Codignola, Maitan, Panzieri, Ferraris) sconfitta ed emarginata, con opzioni differenti, ma capace di analizzare la realtà nazionale e internazionale, le sue trasformazioni, le prospettive.

Attraverso il percorso di Lucio Libertini, il testo ripercorre mezzo secolo di storia, di successi, errori, scacchi, potenzialità, speranze, occasioni mancate dell’intera sinistra italiana.

Roberto Mapelli

***

L’autore

Sergio Dalmasso è nato a Boves (Cuneo). Vive a Genova.

E’ stato per quarant’anni insegnante di lettere nella scuola media superiore.

Militante della sinistra, dal movimento studentesco a Manifesto, PdUP, DP, Rifondazione.

È stato consigliere comunale, provinciale, regionale.

Già redattore di riviste storiche, si occupa di storia del movimento operaio, della sinistra politica e sociale in Italia, della stagione dei movimenti, di figure dei partiti di sinistra.

Ha recentemente pubblicato per la Redstarpress due biografie su Lelio Basso e Rosa Luxemburg.

Cura i quaderni “Storia, cultura, politica” del CIPEC.

Pagg. 250, 18 euro.

ISBN 9788883512414

Per ordinarne una copia scrivere a

edizioni@puntorosso.it

www.puntorosso.it/edizioni

Video con registrazione audio dell'intervento di Lucio libertini al congresso fondativo di Rifondazione Comunista dicembre 1991
Puoi acquistare il libro anche su Amazon

Di seguito gli interventi di Lucio Libertini nel consiglio regionale del Piemonte da consigliere del Partito Comunista Italiano 1975-1976 pubblicati nel quaderno CIPEC numero 67:

Download “Quaderno CIPEC N. 67 (Lucio Libertini. Interventi al consiglio regionale del Piemonte 1975-1976)” Quaderno-CIPEC-Numero-67.pdf – Scaricato 63400 volte – 1,72 MB

E, un saggio su Libertini pubblicato su Critica Sociale (2023):

Download “Saggio su Libertini - Critica sociale, parte prima” Critica-sociale-Libertini-Dalmasso-prima-parte.pdf – Scaricato 87104 volte – 190,45 KB

 

Visite: 357
01/05/2020/1 Commento/da Sergio Dalmasso

Aldo Natoli

Libri, Notizie, Recensioni, Schede, recensioni

ALDO NATOLI

Un comunista senza partito

Ella BAFFONI, Peter KAMMERER, Aldo Natoli, un comunista senza partito, Roma, ed dell’asino, 2019.

Icona pdf

Libro su Aldo Natoli

Scheda di Sergio Dalmasso scritta per la rivista dell’Istituto storico di Cuneo “Il presente e la storia”.

Il testo di Baffoni e Kammerer ha il grande merito di riportare alla luce la figura di Aldo Natoli, su cui, non solamente dopo la morte (2010) è scesa una sorta di damnatio memoriae, per la sua partecipazione all’eresia del “manifesto” ed anche per le posizioni storiografiche spesso eterodosse.

Il libro è diviso in tre parti: una sintetica biografia, la raccolta di numerose testimonianze, una intervista allo stesso Natoli in cui questi ripercorre alcune tappe della propria vita.

Natoli nasce a Messina nel 1913. Vive i primi anni nelle baracche costruite dopo il tremendo terremoto che ha distrutto la città. Il padre, laureato in lettere antiche alla Normale di Pisa, insegna, per scelta pedagogica, alle medie inferiori.

Aldo si laurea in medicina, è interessato alla ricerca scientifica e nel 1939 viene inviato all’Istituto per il cancro di Parigi.

Qui entra in contatto con i comunisti in esilio e inizia una attività di tramite fra la centrale all’estero del PCI e “l’interno”, anche grazie al fratello maggiore Glauco, lettore all’università di Strasburgo. Fra le amicizie, Paolo Bufalini, Lucio e Laura Lombardo Radice, Bruno Sanguinetti, la futura moglie Mirella De Carolis.

Il 21 dicembre 1939 è arrestato e condannato a cinque anni (due saranno condonati).

Il carcere di Civitavecchia è per lui “scuola di comunismo” e di incontro con la classe operaia.

E’ liberato (amnistia) nel dicembre 1942,

arruolato nell’esercito e dal settembre 1943 lavora all’edizione clandestina dell’”Unità”.

Dopo la liberazione di Roma, è dirigente della federazione del PCI (segretario dal 1946 al 1954), consigliere comunale, parlamentare dal 1948 al 1972.

Gli autori sottolineano l’impegno di Natoli verso le periferie della città, i quartieri rossi e poveri, di borgate e borghetti, l’interesse, spesso non compreso nel partito,

per il sottoproletariato (significativo il dibattito su Una vita violenta di Pasolini), ma soprattutto la battaglia contro la speculazione edilizia, il sacco di Roma,

alla base della campagna condotta dall’”Espresso” Capitale corrotta, nazione infetta.

E’ un impegno che forse avrebbe salvato la città, in mano ai “palazzinari”, da colate di cemento, ma che – sostiene Natoli nella testimonianza- non è fatta propria interamente neppure dal PCI che la segue con sufficienza e la ritiene secondaria rispetto ad altre.

Inizia un nuovo campo di attività e diviene il vice di Luigi Longo alla sezione lavoro di massa.

Sono gli anni delle grandi trasformazioni strutturali del paese e delle condizioni di lavoro, della sconfitta della CGIL alla FIAT, della biblica migrazione interna,

del dibattito sul neocapitalismo, ma anche delle domande sullo stalinismo, sull’URSS, dopo il XX congresso dei comunisti sovietici, gli scioperi in Polonia e la rivolta ungherese.

Natoli, che ha accettato i processi di Mosca negli anni ’30 e il patto sovietico/tedesco, nella fedeltà al partito come unico strumento per agire, esprime i primi dubbi, le prime critiche, “da destra”, quasi in consonanza con Antonio Giolitti, di cui, però, non segue il percorso.

Diverso è invece il giudizio sulla realtà italiana e sulla necessità di una diversa strategia.

Questo lo avvicina ad Ingrao e alla battaglia, sconfitta frontalmente, che questi tenta nell’XI congresso del PCI (1966).

La sinistra interna è emarginata, perde ogni ruolo nell’organigramma del partito.

Nel 1969, un piccolo gruppo di ingraiani (senza il leader) riprende molti dei temi e delle proposte,

facendo leva sull’esplosione del movimento del ’68, della spinta studentesca ed operaia, sul radicalizzarsi della situazione internazionale (Cina, Vietnam, America latina).

Nasce (giugno) la rivista “il manifesto” che produce la radiazione dei suoi redattori (Rossanda, Pintor, Caprara, Magri …).

E’ Natoli, nel comitato centrale che vota, quasi all’unanimità, il provvedimento, a pronunciare un lungo intervento in cui ribadisce le posizioni del gruppo e che si chiude sostenendo che si può essere comunisti anche al di fuori del partito.

Inizia un nuovo percorso, ma anche qui si accumulano le contraddizioni.

Natoli riferisce di scontri con Magri che chiede strette organizzative, mentre sarebbe più utile un lavoro di lunga lena, a tempi più lunghi, senza una precisa definizione partitica.

E’, quindi, contrario al breve rapporto con Potere operaio, alla partecipazione alle elezioni (1972),

alla costruzione di un piccolo partito, anche alle scelte successive sino alle liste con Lotta Continua nel 1976,

all’identificazione fra il quotidiano “il manifesto” e una organizzazione politica.

Termina qui, in questi anni che il libro racconta in modo eccessivamente affrettato, la militanza di partito ed inizia una intensa, anche se poco nota, attività culturale.

Partecipa alle attività del circolo culturale di Montesacro, formato soprattutto da giovani che, tra il 1969 e il 1970,

hanno lasciato il PCI e collabora con l’Istituto di filosofia dell’università di Urbino con corsi, seminari e convegni (Mao, Marx, lo stalinismo…).

Molti i suoi libri; nel 1971, pubblica La linea di Mao. Spontaneità e direzione nella rivoluzione culturale cinese, con Lisa Foa (Bari , De Donato, 1971), nel 1979 Sulle origini dello stalinismo, saggio popolare (Firenze, Vallecchi),

oggi datato, ma testimonianza del grande lavoro fatto per comprendere l’origine di tanti scacchi della sinistra.

L’interesse per Gramsci e dimostrato dall’innovativo Antigone e il prigioniero.

Tania Schucht lotta per la vita di Gramsci (Roma, ed. Riuniti, 1991) in cui “scopre” la figura della sorella della moglie di Gramsci,

Tatiana Schucht, la persona che più ha seguito il carcerato in tutto il suo percorso.

Natoli è il primo a pubblicare con Gramsci- Tatiana Schucht, Lettere 1926-1935, non solo le lettere di Gramsci, ma anche quelle della cognata,

per decenni ignorate, ricomponendo – nella sua interezza – un dialogo sino ad allora sconosciuto.

L’ultimo testo esce nel 2013, tre anni dopo la sua morte, ed è un dialogo, con un altro grande della sinistra, Vittorio Foa, bilancio di una vita, Dialogo sull’antifascismo. Il PCI e l’Italia repubblicana, (Roma, Editori Riuniti University Press).

Le testimonianze presentano tanti volti, anche familiari e privati, di Natoli, letti da persone di età ed esperienza politica diversa (tra gli altri Sandro Portelli, Rossana Rossanda, Enzo Collotti, Celeste Ingrao).

Nessuna ha, però, la bellezza di una vecchia intervista, curata da Sandro Portelli per “i giorni cantati” che si chiude con un episodio toccante.

Natoli prende un tram verso la stazione Termini, un tranviere lo riconosce e gli chiede: “Aldo che cosa fai?”; “Sono un comunista senza partito.”; “Anch’io”.

Foto di Aldo Natoli

Aldo Natoli

Visite: 311
03/10/2019/0 Commenti/da Sergio Dalmasso

Alzheimer

Articoli, Libri, Notizie, Recensioni

Veronica Perego

In foto, Veronica Perego

La malattia di Alzheimer

 

Icona PDF

 

SALVARE DALL’OBLIO E DALLA MEMORIA

di Franco Di Giorgi

La Malattia di Alzheimer

1  . Una delle categorie kantiane fondamentali della ragione pura è la relazione. E ciò non solo dal punto di vista logico-trascendentale, ma anche da quello ontologico e neurologico. Quando, infatti, nel suo primo saggio, ossia nella sua tesi di laurea (La malattia di Alzheimer: percezione del tempo e memoria. Riflessioni tra neurologia e filosofia, Caosfera 2019), Veronica Perego ribadisce che compito della moderna neurontologia è «rintracciare nell’ontologia cerebrale l’origine delle strutture del pensiero consapevole» (p. 5), con ciò implicitamente intende riprendere la lezione di Aristotele, secondo cui la filosofia è la scienza che ricerca le cause dell’essere. Che cosa vuol dire infatti «rintracciare nell’ontologia cerebrale l’origine delle strutture del pensiero consapevole», se non, appunto, ricercare le cause materiali dell’essere? E l’ontos cerebrale, il cervello, vale a dire, appunto, la materia grigia, è certamente la sostanza in cui è possibile reperire le strutture della mens, della mente, come pure della mnemé, della memoria, e quindi del pensiero consapevole. Una di queste strutture della mens risiede proprio nella categoria kantiana di relazione, la quale, non a caso, corrisponde a una delle dieci categorie aristoteliche alle quali il pensatore di Könisberg ha applicato il suo ordine prussiano. Sicché, pure dal punto di vista neurontologico la relazione si può considerare non solo una condizione trascendentale della possibilità del conoscere, ma anche una condizione fisiologica, se non addirittura istologica di quella medesima possibilità.

Il rapporto fondamentale di causa-effetto, su cui si fonda l’intera impalcatura della logica, della scienza e quindi dell’epistemologia, rientra ovviamente nella categoria di relazione, giacché esiste un legame dialetticamente intrinseco tra i due elementi. Non si può considerare logicamente l’uno senza presuppore neuro-logicamente anche l’altro. E poiché quel legame, quella relazione si produce a livello inconscio, cioè a priori, si può parlare in riferimento a questa categoria di una trascendentalità fisica o fisio-logica. Compito della filosofia sarà di coglierla a livello logico-trascendentale, mentre compito della scienza neurologica sarà di rilevarla a livello fisico-trascendentale o fisio-logica.

Dato, ad esempio, un effetto B, ogni forma di scienza, e quindi la filosofia (che per lo Stagirita è la regina di tutte le scienze), è necessitata a ricercarne il motivo, il motus originario, la causa A. Bisogna dunque risalire da B ad A. Questo movimento del risalimento è anche quello che i neurologi colgono tra le cellule neuronali in presenta di un segnale, di uno stimolo. C’è d’altronde un percorso che questo segnale deve compiere da un punto B (le cellule nervose stimolate in una particolare zona del cervello) a un punto A (il tendine del ginocchio stimolate da un martellino). In quanto elementi a priori, né il percorso compiuto dal segnale né tanto meno la struttura dell’intero sistema nervoso dipendono ovviamente dalla volontà dell’uomo, il quale altro non è, come diceva già Marco Aurelio, che l’insieme, la risultante delle molteplici sinergie relative ai vari sistemi e ai diversi organi che lo costituiscono. La sinergia è quella che si instaura enigmaticamente tra le finalità e le funzionalità sia degli organi sia dei sistemi stessi cui essi mettono capo. Quello che si avverte a livello cerebrale, neuronale o della mens non è altro che la conseguenza, l’effetto di una causa che si verifica a livello fisico o sensoriale. L’intero movimento ha quindi una realtà psico-fisica. E così pure l’essere umano nella sua essenza è inscindibilmente una realtà duale, una realtà psico-fisica.

Ciò significa che questo movimento, questa cor-relazione tra la causa tattile e l’effetto neuronico, avviene in un certo tempo (oggi misurabile grazie a Luigi Galvani, il quale, tra l’altro, comincia i suoi esperimenti con le rane proprio nell’anno in cui esce la prima edizione della Critica della ragion pura, cioè il 1781), determinando così una temporalità, un prima e un dopo. Ma nella Fisica Aristotele aveva già intuito che il tempo, il chrónos, è la misura del movimento secondo il prima e il dopo: una misura, un metrón, che ha la sua condizione nell’anima e quindi nell’intelletto, il quale funziona grazie alle dieci categorie, tra cui, appunto, la relazione, forse la più importante dopo quella di sostanza.

La realtà psico-fisica dell’uomo si evince pertanto anche dal fatto che non si dà misurato – non solo il movimento oggettivo ed esterno, secondo il prima e il poi spaziale, ma anche il movimento interno secondo il prima e il poi temporale – senza misurante – non solo soggettivo ed interno (l’anima), ma anche oggettivo ed esterno (il corpo) – , e reciprocamente non si dà misurante (anima-corpo) senza misurato (movimento esterno e interno, spazio-temporale). Non si dà misura e quindi tempo, senza movimento, cioè distanza spaziale tra causa ed effetto. La memorizzazione psicofisiologica, vale a dire l’apriorizzazione del tutto inconscia e quindi trascendentale di questa durata, crea al contempo un’attesa strutturale.

Sicché, a fronte del dato sensorio in A, mi attendo che, sebbene in un tempo minimo e impercettibile, si verifichi l’avvertimento neuronico, la presa di coscienza in B. Diciamo “si verifichi” non a caso, perché è proprio in virtù di questa attesa minimale e irrilevante che noi avanziamo una qualche pretesa di verità in questo rapporto, in questa relazione temporale e spaziale. Ne viene che vero sarà solo quell’effetto che ha avuto quella precisa causa; vera è l’adaequatio mens et stimulus, la corrispondenza dell’effetto neuronico a quella causa sensoria, alla sua precisa causa. Vista quindi la natura intimamente psico-fisica dell’uomo, non sembrerebbe peraltro corretto parlare di effetto mentale (coscienza del dolore) “distante” dalla causa fisica (dolore fisico), in quanto ogni minima parte del corpo umano è innervato. Eppure una distanza fisico-corporea ad esempio tra il ginocchio e il cervello di fatto esiste, perché è solo qui, nella mens (e non nel sensus) che, sebbene dopo un tempo minimo, cioè al di sotto della soglia di percezione, si prende coscienza del dolore fisico (sensus doloris). Tuttavia è proprio su “esperienze” simili, su “esperienze di soglia” come il sensus doloris che si forma quel sensus communis, cioè il modo di pensare e di conoscere comune, il sentimento naturale.

La patologia dell’Alzheimer è una distorsione del funzionamento di queste strutture del pensiero (tempo, spazio, realtà del mondo); è una particolare forma incurabile di de-menza (mens, mente): una malattia che si presenta propriamente con disturbi della memoria (“tenere a mente”) e di conseguenza di orientamento nel tempo, nello spazio, nel rapporto con la realtà e con gli altri. È una alterazione non solo del Sein, dell’essere, ma anche del Mit-sein, del con-essere, per usare la terminologia heideggeriana fatta propria anche dall’antropologia esistenziale di Ludwig Binswanger.

Una delle principali cause di una tale malattia, secondo gli studiosi, risiede nella placche di una proteina (la beta amiloide) che si formano tra le sinapsi e che bloccano in tal modo il passaggio del segnale nervoso tra una cellula e l’altra. Ancorché dunque a livello cerebrale, la distanza tra B e A, tra causa ed effetto, tra un prima e un dopo, viene in tal modo di fatto annullata e con essa anche il senso della temporalità, della durata e dell’attesa, sicché il paziente sarà costretto a vivere nel presente tutto il passato e forse anche tutto il futuro. Si prefigura così un’esistenza isolata, un isolamento, a causa del quale difficile resta la relazione e la comunicazione con gli altri e con il mondo. Con questi pazienti vi potrà essere soltanto una comunicazione empatica ed emotiva, ma non logica e razionale. Un tale rapporto dovrà pertanto avere come unico fine il riconoscimento dell’esistenza della persona dell’ammalato. «L’esistenza di una persona – scrive infatti l’autrice – sembra essere legittimata solo se l’altro, l’alterità, la riconosce» (p. 120). E, almeno sotto questo aspetto, anche il racconto, la testimonianza di un sopravvissuto alla Vernichtung può essere legittimata solo se chi lo ascolta lo riconosce e vi crede.

2. A causa di questo sfasamento psico-fisiologico, nei malati di Alzheimer accade che il passato venga rivissuto nel presente come se fosse presente. Per essi il passato è il presente e il presente è il passato. A motivo di ciò si verifica in essi uno sdoppiamento dell’io, in quanto pur mantenendo l’io del presente, nel loro dire rievocano e rivivono anche quello del passato, del quale però l’io del presente resta prigioniero. L’io del presente rimane prigioniero dell’io passato. L’io maturo viene piegato dalle istanze dell’io giovanile.

A differenza dello sdoppiamento o della moltiplicazione degli io e quindi delle diverse identità di cui parla tra l’altro anche Proust nella Recherche, qui il soggetto paziente non può più tornare alla coscienza del presente, non può più fare ritorno nella casa del presente, ma resta imprigionato nella casa dell’io del passato. Da qui nasce il senso del suo smarrimento, della sua perdizione. Il suo malessere, inoltre, aumenta ancora di più perché il suo io-presente non riesce a realizzare nel presente quello che desidera il suo io-passato, essendo irrimediabilmente radicato nel suo passato. Egli vive il passato come fosse il presente e non si rende più conto della distanza temporale che esiste tra il passato e il presente. Fonde e confonde passato e presente. Marcel, certo, si mette alla ricerca del tempo perduto, ma poi, alla fine, rientra a casa. A causa di quella proteina, invece, al malato di Alzheimer, pur continuando a vivere nel presente, risulta impossibile riprendere i contatti con il mondo del presente. Egli risiede bensì fisicamente nell’hic, nel qui, ma non vive psichicamente nel nunc, nell’ora, perché il suo ora che vive nel presente appartiene irrimediabilmente al suo passato. O meglio: il malato vive temporalmente un suo ora-presente, nel quale però rivive de-menzialmente il suo ora-passato. Non si tratta pertanto di “nostalgia”, di doloroso desiderio di tornare al proprio passato, alla propria casa d’origine, ma di “topocronopatia”, di distorsione spazio-temporale e quindi anche di disagio esistenziale, quasi mai vissuto consapevolmente.

Oltre che dal modo in cui il passato viene vissuto da Marcel Proust, il rapporto di un malato di Alzheimer con il passato è anche diverso da quello che viene rivissuto da uno scampato alla Shoah. Il disagio vissuto dal malato di Alzheimer nasce dal non poter (se non demenzialmente) compiere nel presente ciò che avrebbe voluto fare in passato; il disagio vissuto da uno sopravvissuto ai Lager nazisti sorge invece dal non voler fare, dal non voler rivivere nel presente il trauma che ha subito in passato. Entrambi sono bensì intrappolati nel proprio passato e assoggettati a una coazione a ripeterlo, ma mentre il malato vorrebbe riviverlo, il sopravvissuto teme di doverlo rivivere. Come un vero e proprio martire, quest’ultimo è per di più lacerato dalla drammatica contraddizione tra il dover ricordare e il voler dimenticare, tra il dover-voler testimoniare e il non poter dimenticare pur volendo dimenticare. Per entrambi è come essere sempre “là”, in quel passato, in quel luogo della memoria, ma mentre in qualche misura il malato è contento di ritornarvi, il superstite, a causa della situazione traumatica subita, entra in angoscia nel momento stesso in cui qualcosa lo rievoca. Non solo: mentre per l’ammalato la memoria e il cosciente recupero della distanziazione e della differenziazione tra presente e passato rappresenta un’ancora di salvezza, perché gli consentirebbero di non venire dimenticato da sé e dagli altri, nel caso dei sopravvissuti è proprio il contrario, giacché la memoria del passato è sempre motivo di perdizione e di dolore. Tutti noi, poi, viviamo nel presente, ma siamo consapevoli della distanza temporale con il passato. Anche il malato di Alzheimer vive nel presente, ma diviene sempre meno consapevole di quella distanza. Insomma, in tutti e tre il passato naturalmente e per qualche motivo tende a ritornare, ma mentre la persona sana riesce a tenerlo in qualche modo razionalmente a distanza (nel senso che può anche rimuoverlo), il malato di Alzheimer, nel quale questa distanza viene meno, non potendolo quindi più rimuovere, lo accoglie inconsapevolmente, invece il sopravvissuto, dissolvendosi anche in lui quella distanza temporale e non potendo quindi nemmeno lui rimuovere quel passato, lo rivive drammaticamente, perché il suo contenuto è doloroso e lacerante.

3. Inoltre, se da un lato alla memoria è necessaria «la distanza temporale e l’equilibrio tra ciò che è ricordato e ciò che viene dimenticato» (p. 105), vale a dire l’equilibrio creato dalla selezione operata dalla memoria sull’intero materiale che essa continuamente immagazzina, all’oblio, dall’altro, è invece essenziale lo squilibrio tra quanto viene ricordato e quanto viene obliato. Perché la parte obliata della nostra vita è incomparabilmente maggiore di quella ricordata. E, per fortuna, di questo nostro singolare modo di essere umani, direbbe Nietzsche, siamo consapevoli solo rare volte, ma quando si verifica ci è davvero spaventoso, perché la memoria della nostra esistenza si riduce veramente a ben poca cosa, a pochissimi frammenti sfocati. Per nostra fortuna, infatti, non siamo come Ireneo Funes, perché possiamo ricordare solo qualche brandello distorto e fugace della nostra breve o lunga esistenza. L’uomo infatti può conoscere se stesso solo dalla minima parte, da quei pochi residui che permangono dei suoi ricordi, in virtù di quella selezione. Senza una tale selezione, e quindi senza il necessario oblio, non ci può pertanto essere conoscenza di sé. Ecco perché i vecchi saggi sentenziavano che “è difficile conoscere se stessi”.

Di noi stessi conosciamo solo una minima parte: quella che, diceva Proust, viene salvata dalla memoria volontaria. In continuità con la psicanalisi freudiana, lo scrittore francese aveva cercato di aumentare la conoscenza dell’uomo provando ad indagare letterariamente anche tutto quel temps perdu, tutti quei mille éléments de tendresse a lui stesso ignoti, insomma tutta quella parte maggioritaria di elementi che la mente vigile ha scartato e che la memoria involontaria ha conservato nel deposito senza fondo dell’inconscio. Di noi stessi, quindi, conosciamo soltanto una minima parte, e ciò nello stesso senso in cui sappiamo solo una esigua parte sia delle potenzialità del nostro cervello sia dell’intero cosmo. D’altra parte è altrettanto vero che sia l’abuso della memoria sia l’abuso dell’oblio, vale a dire sia l’avvicinamento continuo e l’allontanamento dall’evento del passato, inconsapevolmente o meno, producono la dissoluzione e la vanificazione del ricordo.

Ma è la selettività operata dalla memoria a delineare la personalità (p. 113) o è invece la personalità, la particolare sensibilità delle persone, ad attivare la selezione nella memoria? Giacché si può ipotizzare che sia proprio l’inconscio dell’individuo a stimolare la selettività della memoria. Si tratta forse di una scelta inconscia che determina una selezione inconscia nella memoria. Le parti da ricordare e quelle da eliminare vengono decise a livello inconscio. Nulla di volontario, in ogni caso. Sicché, se le cause della rievocazione dei ricordi possono essere conosciute, certamente quelle che determinano la selezione mnemonica restano del tutto inconsce e quindi ignote.

Pertanto, l’aver indugiato così a lungo sulla natura fisica e filosofica del tempo, specie nei capitoli centrali del saggio, non è stato affatto vano, perché è servito a ribadire e a farci capire meglio la relazione filosoficamente ed esistenzialmente assai rilevante e significativa tra il tempo e il modo in cui esso viene percepito non solo dai malati di Alzheimer sia, ma anche, proprio in virtù di questa malattia, dall’uomo in generale.

19 settembre 2019

Visite: 611
23/09/2019/0 Commenti/da Franco Di Giorgi

Due Rose

Articoli, Libri, News, Notizie, Recensioni

Due Rose (Luxemburg)

Recensioni di Diego GIACHETTI

Due Rose Luxemburg, Una donna chiamata rivoluzione e Socialismo o barbarie

Due sono i libri che la casa editrice Red star press di Roma dedica a Rosa Luxemburg in occasione del centenario della sua morte, avvenuta nella notte fra il 15 e il 16 gennaio quando, assieme a Karl Liebknecht, fu arrestata a Berlino e trucidata dalla soldataglia.

Il primo, di Sergio Dalmasso, Una donna chiamata rivoluzione, traccia un succinto e avvincente ritratto della protagonista,

cogliendo e intrecciando la dimensione personale con quella pubblica.

Il secondo, curato da Nando Simeone e pubblicato in collaborazione col Centro studi Livio Maitan, riprende uno degli scritti più citati,

Socialismo o barbarie, di Rosa Luxemburg, col quale è ricordato un saggio che nelle principali raccolte degli scritti della rivoluzionaria polacca appare con il nome di La crisi della socialdemocrazia e ha come riferimento la denuncia dell’atteggiamento dei partiti socialisti della Seconda Internazionale di fronte allo scoppio della Prima guerra mondiale, descritta come un vero e proprio precipitare dell’umanità in una crisi di civiltà, provocata dall’imperialismo capitalista.

Tra i classici del marxismo

Sia l’autore che il curatore tracciano un ritratto a tutto campo dei temi politici e teorici da lei trattati nel corso della sua vita. La sua opera appartiene pienamente alla definizione di classici del marxismo.

Per classici, precisa Dalmasso, sono da intendersi quei testi che davanti ai nodi dell’oggi si rivelano più vivi che mai.

Tuttavia, i suoi lavori restano ancora misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica, certamente però è ricca e preziosa, una miniera i cui filoni sono ancora in parte da esplorare e ancora parlano al nostro tempo.

Solo con l’impetuoso e gioioso clima prodotto dalle lotte studentesche e operaie degli anni Sessanta e Settanta e la contemporanea nascita di formazioni politiche “eretiche” alla sinistra dei partiti tradizionali, con un certo seguito soprattutto tra le fasce giovanili politicizzate,

si ebbe la riscoperta del pensiero di Rosa Luxemburg, come alternativa alla deriva riformista socialdemocratica in Occidente,

al socialismo reale di stato ad Oriente e allo stesso leninismo, come provò a fare Lelio Basso,

sostenendo che mentre Lenin aveva concentrato il fuoco della sua battaglia sull’anello più debole della catena capitalistica mondiale, la Luxemburg invece aveva una visione meno tattica e più strategica, a lunga scadenza sui problemi di una rivoluzione in una società capitalistica altamente sviluppata.

Fu una riscoperta che faceva i conti con abiure, condanne e calunnie vere e proprie operate da politici e “storici” dei partiti comunisti a partire dall’affermazione dello stalinismo in Unione Sovietica.

Nella seconda metà degli anni Venti si coniò l’accusa di luxemburghismo, al pari di trotskismo, bordighismo, anche se meno grave, secondo il vademecum dei peccati stabiliti da Stalin; tutte però erano trattate come deviazioni tipiche dei sostenitori dei nemici della classe operaia.

CONTINUA…

in dalla parte del torto

Visite: 138
08/03/2019/0 Commenti/da Sergio DALMASSO

Romanzo di Flavia Idà

Libri, News, Notizie, Recensioni

Romanzo di Flavia Idà

L’ULTIMO GRANELLO DEL MONDO

È stato pubblicato dalla casa editrice americana Paper Angel Press il nuovo romanzo di Flavia Idà in lingua inglese “The Last Speack of the World” e in lingua italiana con il titolo: “L’ultimo granello del mondo”.
L’edizione inglese è disponibile su Amazon, sia in formato Kindle, sia in cartaceo.
L’edizione italiana, ad oggi, è disponibile in formato Kindle sempre su Amazon e tra pochissimi giorni anche in cartaceo.

(Aggiornamento. Oggi 4 marzo 2019 è disponibile su Amazon anche la versione cartacea del romanzo):

  • Link AMAZON alla versione cartacea de L’ultimo granello del mondo

Di seguito la mia breve recensione al romanzo in italiano e in inglese:

“Tematiche sociali globali, creatività e poesia, grande cura nella descrizione dei particolari, suspense e umana solitudine: in tutte le sue accezioni, un cocktail emozionante che sospinge il lettore a gustarlo tutto d’un fiato fino all’ultima parola.
Amerai la bellezza e la necessità dell’essere migliori di quanto riusciamo ad esserlo nella frenetica quotidianità odierna.
Coglierai l’importanza e il desiderio del sapere valorizzare le piccole “grandi” cose, spesso oggi date per scontate, che fanno essere meravigliosi la donna, l’uomo, la Terra – la vita! “

Sinossi.
Senza nome. Senza razza. Senza nazionalità. La superstite della catastrofe perfetta lotta per preservare se stessa e la sua speranza di essere trovata – da esseri umani.

“Sono femmina, di trentadue anni, sola nell’ultimo granello del mondo. Il mio nome, la mia razza e la mia nazionalità non sono importanti. Non so perché la pestilenza mi abbia risparmiato. Mi ha tolto ogni persona ed ogni cosa. Tutte le macchine e tutti gli orologi sono morti. Ciò che continua a farmi respirare è la speranza che io non sia l’unico custode del pianeta.”

È possibile leggere il primo capitolo del romanzo gratuitamente dal seguente link:

  • 1º capitolo “L’ultimo granello del mondo”

Per acquistarlo in formato Kindle scaricarlo dal seguente link:

  • Amazon: Romanzo di Flavia Idà. L’ultimo granello del mondo

Paper Angel Press. We are pleased to announce that the Italian edition of “The Last Speck of the World” (L’ultimo granello del mondo) by Flavia Idà is available now in digital editions. Signed print editions will be available soon.

L_ultimo granello del mondo di Flavia Idà

 

Amazon USA. The Last Speck of the World

No name. No race. No nationality. The survivor of the perfect catastrophe struggles to preserve herself and her hope that she may be found – by humans.

Paper Angel Press. We are pleased to announce that the English edition of “The Last Speck of the World” by Flavia Idà is available. AMAZON:

Flavia Idà present her new novel The Last Speck of the World

Gorgeous book that will make you dream and reflect.

Social themes of global significance, poetry and imagination, great attention to detail, suspense and human loneliness: in its every aspect, a gripping combination that drives you to enjoy the story all in one reading from first to last word. You will love rediscovering the beauty and the need to go beyond the frantic rush of our daily lives, the importance of appreciating all the things that make the world wonderful: women, men, Earth – life itself.
Recommended itself.

Domenico Capano – Turin, Italy.

Visite: 164
22/02/2019/0 Commenti/da Domenico Capano
Pagina 4 di 512345

Archivi

Search Search

Genova per me di Roy Russo

Genova per me canzone di Roy Russo

Genova per me

El pueblo unido jamàs serà vencido

El pueblo unido jamàs serà vencido

El pueblo unido jamàs serà vencido

Categorie del blog

Facebook Sergio Dalmasso

Foto di Sergio Dalmasso

Seguimi su Facebook

Sergio Dalmasso
Immagine logo
Apri la pagina Facebook ora
Unisciti alla nostra community di Facebook

Articoli recenti

  • Panzieri uscire dallo stalinismo 24/02/2026
  • Pensiero politico di rivoluzionario 14/02/2026
  • Odio i lunedì allo Zenzero 05/02/2026
  • La corazzata Potemkin 29/01/2026
  • Dalmasso raccontato da Gemini 04/01/2026
  • Viaggio Boves luoghi partigiani 01/01/2026
  • Socialismo eretico Lelio Basso II 12/12/2025
  • Biografia Vittorio Bellavite 25/11/2025
  • Comandante CHE Guevara Torino 15/11/2025
  • Quaderno CIPEC numero 76 13/11/2025
  • La fabbrica, la politica 13/11/2025
  • Comandante Che Guevara Cuneo 07/11/2025
  • Comandante Che Guevara recensione Musacchio 03/11/2025
  • Dignità TV CHE GUEVARA 25/10/2025
  • Comandante Che Guevara Rapallo 20/10/2025
  • Al Rettore? No, grazie 15/10/2025
  • Comandante Che Guevara 11/10/2025
  • Il socialismo eretico di Lelio Basso 08/10/2025
  • Atrocità di Mussolini 06/10/2025
  • Filosofia e impegno politico Tosel 26/09/2025
  • Video presentazione André Tosel 25/08/2025
  • Trieste fra Cominform e Tito 27/07/2025
  • Funerale di Emilio Molinari 18/07/2025
  • Santoro dove è Dio 18/06/2025
  • Note sulla questione palestinese 14/06/2025

Download in evidenza

  • Download “Sergio Dalmasso raccontato dalla Intelligenza Artificiale GEMINI” Sergio-Dalmasso-GEMINI-3.0-PRO.pdf – Scaricato 5312 volte – 213,84 KB
  • Download “In "IL Lavoratore", dicembre 2025, Sergio Dalmasso, Il socialismo eretico di Lelio Basso, parte II.” Lelio-Basso-parte-seconda-in-Il-Lavoratore-12-25.pdf – Scaricato 6957 volte – 150,38 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 76 secondo semestre 2026 (a cura di Sergio Dalmasso)” Quaderno-CIPEC-Numero-76.pdf – Scaricato 12467 volte – 4,50 MB
  • Download “Quaderno 41: Antonio Gramsci, Ernesto Che Guevara e don Lorenzo Milani.” Quaderno-CIPEC-Numero-41.pdf – Scaricato 12974 volte – 1,24 MB
  • Download “Il Lavoratore ottobre 2025 diretto da Gianluca Paciucci” il-lavoratore-ottobre-2025.pdf – Scaricato 13623 volte – 6,93 MB
  • Download “Il socialismo eretico di Lelio Basso di Sergio Dalmasso (Parte I)” Il-socialismo-eretico-di-Lelio-Basso-Lavoratore-trieste-ottobre-2025.pdf – Scaricato 13648 volte – 133,07 KB
  • Download “Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell'Italia fascista” Le-atrocita-di-Mussolini.pdf – Scaricato 13729 volte – 110,08 KB
  • Download “Luglio 2025 Anno XXV Il Lavoratore mensile con saggio di Sergio Dalmasso” IL-LAVORATORE-LUGLIO-2025.pdf – Scaricato 16438 volte – 1,57 MB
  • Download “Diego Giachetti: recensione del libro Andrè Tosel, Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani, per una nuova riflessione critica (a cura di Sergio Dalmasso)” Diego-Giachetti-recensione-del-libro-Sulla-crisi-storica-del-marxismo.pdf – Scaricato 22817 volte – 215,36 KB
  • Download “Recensione di Roberto Musacchio del libro: TOSEL. Sulla crisi storica del marxismo (a cura di Sergio Dalmasso, Mimesis 2025).” Andre-Tosel-sulla-crisi-storica-del-marxismo-Roberto-Musacchio.pdf – Scaricato 22883 volte – 180,10 KB
  • Download “Racconto La crociera dell'estate 1970 di Adriano Agostino” La-crociera-adriano-agostino.pdf – Scaricato 22987 volte – 75,52 KB
  • Download “Il Lavoratore, mensile anno XXV, n. 4, 30 maggio 2025” IL-LAVORATORE-MAGGIO-2025.pdf – Scaricato 22992 volte – 2,27 MB
  • Download “Opuscolo di Sergio Dalmasso La Rivista - La Sinistra in versione integrale” Sergio-Dalmasso-LaSinistra-La-Rivista-integrale-23gen2021.pdf – Scaricato 23569 volte – 424,90 KB
  • Download “Recensioni di Sergio Dalmasso dei libri di Marco Pezzi (Scritti eretici) e Dino Greco (Il bivio)” il-Ciclostile-17-marzo-2025-Recensioni-Sergio-Dalmasso-Pezzi-Greco.pdf – Scaricato 23904 volte – 981,23 KB
  • Download “Il lavoratore, mensile, Anno XXV - n. 3 - 22 aprile 2025” IL-LAVORATORE-APRILE-2025.pdf – Scaricato 24013 volte – 2,54 MB
  • Download “Intervento di Sergio Dalmasso al Convegno sul centenario dalla nascita di Livio Maitan “Con lo sguardo rivolto al futuro” - Roma, 1 aprile 2023” Intervento-di-Sergio-Dalmasso-sulle-Sette-tesi-del-controllo-operaio-Roma-1-aprile-2023.pdf – Scaricato 24867 volte – 248,06 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 75, Racconti di Adriano Agostino, I semestre 2026” Quaderno-CIPEC-Numero-75.pdf – Scaricato 26317 volte – 4,10 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 8 (1998) Partiti, Sindacato lotte operaie negli anni ’50” Quaderno-CIPEC-Numero-8.pdf – Scaricato 26621 volte – 2,60 MB
  • Download “Mensile "Il lavoratore" di Trieste marzo 2025” IL-LAVORATORE-MARZO-2025.pdf – Scaricato 27173 volte – 2,72 MB
  • Download “Articolo di Sergio Dalmasso sulle elezioni comunali Genova 2025” Elezioni-comunali-Genova-maggio-2025.pdf – Scaricato 28044 volte – 329,23 KB
  • Download “Recensione di Sergio Dalmasso libro di André Tosel "Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine"” n-7-Dalmasso-recensioni-Su-la-testa.pdf – Scaricato 30841 volte – 339,32 KB
  • Download “Ferruccio Maruffi ex deportato lager nazista: Relazione di Franco Di Giorgi” Ferruccio_maruffi-ex-deportato-lager.pdf – Scaricato 33708 volte – 249,36 KB
  • Download “Il Lavoratore di Trieste di Febbraio 2025” IL-LAVORATORE-FEBBRAIO-2025.pdf – Scaricato 34815 volte – 2,38 MB
  • Download “Quaderno CIPEC Numero 59 (Pagine e figure della nostra storia)” Quaderno-cipec-59.pdf – Scaricato 40642 volte – 9,07 MB
  • Download “Morte di Beppe Dutto, il ricordo di Sergio Dalmasso” Beppe-Dutto-morto-un-uomo-onesto.pdf – Scaricato 41606 volte – 136,60 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 74, Cogoleto (Genova): pagine di antifascismo, ANPI, e altro” Quaderno-CIPEC-Numero-74.pdf – Scaricato 41799 volte – 4,81 MB
  • Download “Mensile Lavoro e Salute Anno 40, n. 12 dicembre 2024” LavoroeSalutedicembre2024.pdf – Scaricato 42300 volte – 5,02 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 53 Gianni Alasia” Quaderno-CIPEC-Numero-53-1.pdf – Scaricato 42330 volte – 12,26 MB
  • Download “Sinistra ieri, oggi? “Di' qualcosa di sinistra” di Sergio Dalmasso (in lavoroesalute dicembre 2024)” Lavoro-e-salute-dicembre-2024-Di-qualcosa-di-sinistra.pdf – Scaricato 42479 volte – 187,27 KB
  • Download “Recensione di Sergio Dalmasso del libro Vita movimentata di Dominique Boschero” Nando-MAINARDI-La-ragazza-occitana-Vita-movimentata-di-Dominique-Boschero-2024.pdf – Scaricato 42590 volte – 256,43 KB
  • Download “Quando il cielo era con noi scheda di Sergio Dalmasso” Angelo-GUALTIERI-Quando-il-cielo-era-con-noi.pdf – Scaricato 42875 volte – 366,61 KB
  • Download “Quaderno CIPEC 15 Libro Il caso Giolitti” Quaderno-CIPEC-n-15-Giolitti.pdf – Scaricato 43201 volte – 8,27 MB
  • Download “Giovanni Tesio e il Camino per Santiago come ritorno a se stessi (recensione di Franco Di Giorgi)” Giovanni-Tesio-e-il-Camino-per-Santiago-come-ritorno-a-se-stessi.pdf – Scaricato 43870 volte – 470,13 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 61 (Partigiano calciatore Renato Marchiaro)” Quaderno-CIPEC-Numero-61.pdf – Scaricato 43881 volte – 10,26 MB
  • Download “Il LAVORATORE n. Anno XXIV n. 8 - 12.11.2024” IL-LAVORATORE-NOVEMBRE-2024.pdf – Scaricato 44192 volte – 1,96 MB
  • Download “Quaderno CIPEC 37 ((1307-2007) 700 anni dopo. Fra Dolcino e Margherita)” Quaderno-CIPEC-Numero-37.pdf – Scaricato 45056 volte – 6,32 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 38, I decenni della nostra storia (di S. Dalmasso)” Quaderno-CIPEC-Numero-38.pdf – Scaricato 45191 volte – 814,85 KB
  • Download “Il lavoratore di Trieste n. 6 - 3 settembre 2024” IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 45312 volte – 1,80 MB
  • Download “Odio i lunedì con Vasco Rossi negli anni Ottanta (Recensioni di Sergio Dalmasso)” Vasco-Rossi-Giachetti-Dalmasso-IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 45322 volte – 893,37 KB
  • Download “Il Ciclostile numero 15 settembre 2024” il-Ciclostile-15-settembre-2024.pdf – Scaricato 46672 volte – 6,11 MB
  • Download “Personaggi di un'altra sinistra Libertini di Sergio Dalmasso” Personaggi-di-una-altra-sinistra-Libertini.pdf – Scaricato 46688 volte – 834,53 KB
  • Download “Recensione Dalmasso libro di Giachetti Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni '80” Odio-i-lunedi-Vasco-Rossi-il-Ciclostile-15-settembre-2024.pdf – Scaricato 47364 volte – 252,69 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 65 - (Novelle di Danilo Zannoni)” Quaderno-CIPEC-Numero-65-Zannoni.pdf – Scaricato 48001 volte – 6,49 MB
  • Download “Bourget di Adriano Agostino” Bourget-Adriano-Agostino.pdf – Scaricato 48759 volte – 119,82 KB
  • Download “Quaderno CIPEC numero 47 (Il padule: uomini alla macchia di Luigi Poggiali)” Quaderno-CIPEC-Numero-47.pdf – Scaricato 48842 volte – 6,03 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 73 primo semestre 2025” Quaderno-CIPEC-Numero-73.pdf – Scaricato 49003 volte – 1,92 MB
  • Download “Il Lavoratore di Trieste n. 5 Anno XXIV del 7 luglio 2024” IL-LAVORATORE-LUGLIO-2024.pdf – Scaricato 49435 volte – 1,97 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 14 (La CGIL a Cuneo ... Livio Berardo, I colloqui di Dresda)” Quaderno-CIPEC-Numero-14.pdf – Scaricato 50457 volte – 1,63 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 56 (Pietro Ingrao, Vittorio Rieser)” Quaderno-cipec-56.pdf – Scaricato 50743 volte – 5,37 MB
  • Download “I tormenti e le intuizioni del "reprobo" Basso (di Sergio Dalmasso)” 7-marzo-aprile-2024-I-tormenti-e-le-intuizioni-del-reprobo-Basso.pdf – Scaricato 51209 volte – 789,95 KB
  • Download “Un utile libro di Sergio Dalmasso sulla storia di Rifondazione Comunista (su Left di Rosario Marra)” RecensioneRifondazioneComunistaRosarioMarra.pdf – Scaricato 51961 volte – 724,07 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 21 (I rossi nella Granda, la sinistra nella provincia di Cuneo, libro di Sergio Dalmasso )” Quaderno-cipec-numero-21-I-rossi-nella-granda.pdf – Scaricato 52151 volte – 1,46 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 50 (Lavori in consiglio Regione Piemonte Sergio Dalmasso e altro)” Quaderno-CIPEC-Numero-50.pdf – Scaricato 52295 volte – 3,66 MB
  • Download “Ultimo esame saggio di Adriano Agostino” Ultimo-esame-Adriano-Agostino.pdf – Scaricato 52489 volte – 129,13 KB
  • Download “Giacomo Matteotti, cento anni dopo (Transform! italia di Sergio Dalmasso)” In-Transform-italia-19-giugno-2024-GiacomoMatteotti.100-anni-dopo.pdf – Scaricato 52762 volte – 245,81 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 64 (Interventi in Consiglio Regione Piemonte di Mario Giovana)” Quaderno-CIPEC-Numero-64.pdf – Scaricato 52920 volte – 1,05 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 51 (La realtà del Chiapas di Alessio Giaccone)” Quaderno-CIPEC-Numero-51.pdf – Scaricato 53354 volte – 4,05 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 68 (Interventi al Consiglio regionale del Piemonte di Sergio Dalmasso parte seconda 2007-2010)” Quaderno-CIPEC-Numero-68.pdf – Scaricato 53828 volte – 858,96 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 49 (Scritti storici di Sergio Dalmasso, Il Marxismo è morto?, 2013)” Quaderno-CIPEC-Numero-49.pdf – Scaricato 54019 volte – 1,19 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 63 (Interventi di Sergio Dalmasso al Consiglio Regionale Piemonte parte prima 2005-2007)” Quaderno-CIPEC-Numero-63.pdf – Scaricato 54444 volte – 2,26 MB
  • Download “Il manifesto. Parabola di una eresia (di Sergio Dalmasso) su transform! italia” In-tranform-Italia-22-maggio-2024-Il-manifesto.-Parabola-di-una-eresia.pdf – Scaricato 54811 volte – 393,24 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 22 (La carovana di Lotta Continua e l'«eterno» problema dell'organizzazione di Diego Giachetti, Le sofferenze del PCI torinese)” Quaderno-CIPEC-Numero-22.pdf – Scaricato 54835 volte – 1,23 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 54 (La Prima Internazionale dei lavoratori di Sergio Dalmasso e altri)” Quaderno-CIPEC-Numero-54.pdf – Scaricato 54908 volte – 2,18 MB
  • Download “Dov'è il fascismo ? Al governo (e non solo) di Sergio Dalmasso” Dove-e-il-fascismo-Al-governo-e-non-solo.pdf – Scaricato 54914 volte – 84,23 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 17 (1976-1992. Appunti sui partiti politici nel cuneese)” Quaderno-CIPEC-Numero-17.pdf – Scaricato 55234 volte – 1,60 MB
  • Download “Scheda di Sergio Dalmasso "Antifascismo e rivoluzione" (Michele Terra "a cura di")” Michele-TERRA-Antifascismo-e-rivoluzione.pdf – Scaricato 55497 volte – 661,50 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 13 (Quell'estate a Ulan Bator di Enzo Santarelli, e altro)” Quaderno-CIPEC-Numero-13.pdf – Scaricato 55531 volte – 522,63 KB
  • Download “Avanguardia Operaia (Scheda di Sergio Dalmasso)” Volevamo-cambiare-il-mondo-Avanguardia-Operaia.pdf – Scaricato 56244 volte – 730,31 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 9 (Libro, Il PCI dalla legge truffa alla morte del migliore di Sergio Dalmasso).” Quaderno-CIPEC-Numero-9.pdf – Scaricato 56570 volte – 642,13 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 30 (Michele Risso, atti del convegno di Boves (CN) 1 marzo 1996)” Quaderno-CIPEC-Numero-30.pdf – Scaricato 56630 volte – 1,39 MB
  • Download “IL LAVORATORE del 25 aprile 2024” IL-LAVORATORE-di-Trieste-25-APRILE-2024.pdf – Scaricato 56793 volte – 2,23 MB
  • Download “Libro, La rivista “La Sinistra” Una stagione troppo breve (di Roberto Mapelli)” Libro-La-rivista-La-Sinistra.pdf – Scaricato 56880 volte – 116,94 KB
  • Download “Recensione Amazon libro Dalmasso Rifondazione (di D. Capano)” recensionelibroDalmassoDIcapano.pdf – Scaricato 56921 volte – 602,98 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 25 - Comunisti a Mondovì - Lelio Basso nella storia del socialismo italiano” Quaderno-CIPEC-Numero-25.pdf – Scaricato 56967 volte – 501,49 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 3 (Maria Capello. Bra fra slanci rivoluzionari e reazione fascista.)” Quaderno-CIPEC-Numero-3.pdf – Scaricato 57027 volte – 3,24 MB
  • Download “I difficili anni Ottanta del PCI, di Sergio Dalmasso” Rifondazione-I-difficili-anni-80-del-PCI-Il-Lavoratore-03-2021-1.pdf – Scaricato 57143 volte – 1.012,19 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 19 (Dino Giacosa e altro)” Quaderno-CIPEC-Numero19.pdf – Scaricato 57151 volte – 699,67 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 57 (Neutralismo Grande Guerra, Il nostro Gramsci, il II biennio rosso)” Quaderno-cipec-57.pdf – Scaricato 57737 volte – 2,52 MB
  • Download “Il Ciclostile n. 9 Lucio Libertini (di Sergio Dalmasso)” Lucio-Libertini-Il-Ciclostile-Dalmasso-n09-2022.pdf – Scaricato 57878 volte – 4,05 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 2 (Chiaffredo Rossa (Barge). La nuova sinistra nella provincia bianca)” Quaderno-CIPEC-Numero-2.pdf – Scaricato 57913 volte – 376,02 KB
  • Download “Sergio Dalmasso “La Sinistra”. Una stagione troppo breve di Marco Morra” Recensione-La-sinistra-Dalmasso-Le-Monde-diplomatique-ottobre-2021-di-Marco-Morra.pdf – Scaricato 58328 volte – 171,92 KB
  • Download “Julia e il caimano (racconto di Danilo Zannoni)” Julia-e-il-Caimano-di-Danilo-Zannoni.pdf – Scaricato 58491 volte – 943,46 KB
  • Download “Psiup, il partito provvisorio che fu la culla dei movimenti (Saggio su Critica sociale di Sergio Dalmasso)” Psiup-il-partito-provvisorio-che-fu-la-culla-dei-movimenti.pdf – Scaricato 58593 volte – 295,18 KB
  • Download “Jorn Schutrumpf, Il prezzo della libertà. Rosa Luxemburg, (di S. Dalmasso) nel supplemento al n. 10 di “LEFT”” Scheda-Rosa-Luxemburg-LETF-giugno-2020.pdf – Scaricato 58655 volte – 629,84 KB
  • Download “Sergio Dalmasso all'ANPI Ivrea presenta libro Lelio Basso” Presentazione-Libro-su-Lelio-Basso.pdf – Scaricato 58821 volte – 329,97 KB
  • Download “Poesie Salvatore Armando Santoro (di D. Capano)” La-poesia-e-la-mia-vita-salvatore-armando-santoro.pdf – Scaricato 58902 volte – 306,09 KB
  • Download “Il Lavoratore di Trieste Lucio Libertini” Articolo-Dalmasso-Libertini-trieste-Il-Lavoratore-2020.pdf – Scaricato 58972 volte – 217,10 KB
  • Download “Saggio su La sinistra italiana e lo stalinismo: Il caso Magnani e Cucchi” La-sinistra-italiana-e-lo-stalinismo-il-caso-Magnani-e-Cucchi.pdf – Scaricato 59096 volte – 377,98 KB
  • Download “Lidia (Menapace) Valentina Stecchi (Scheda di Sergio Dalmasso)” ValentinaStecchi-Lidia-Menapace.pdf – Scaricato 59586 volte – 75,65 KB
  • Download “Franco Ferrari, Dieci anni di Rifondazione Comunista raccontati da Sergio Dalmasso” RifondazioneComunista-recensioneTransform.pdf – Scaricato 59733 volte – 681,29 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 60 (Il Partito Socialista nella Granda)” Quaderno-cipec-60.pdf – Scaricato 59737 volte – 1,75 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 55 (Valdo Magnani e l’unione dei socialisti indipendenti)” Quaderno-CIPEC-N.-55.pdf – Scaricato 60041 volte – 1,57 MB
  • Download “Castellamonte: Cittadinanza onoraria Marcello Martini (di F. Di Giorgi)” marcello-martini.pdf – Scaricato 60113 volte – 169,62 KB
  • Download “Lelio Basso massone? di Giorgio Amico” Lelio-Basso-massone.-Cronaca-di-un-processo-politico-staliniano.pdf – Scaricato 60437 volte – 194,63 KB
  • Download “Quella grande speranza chiamata RIFONDAZIONE” Quella-speranza-chiamata-rifondazione-parte-2-aprile-2021-1.pdf – Scaricato 60469 volte – 220,59 KB
  • Download “25 aprile, Orizzonte della sinistra (di Sergio Dalmasso)” Per-un-25-aprile-alternativo-Sergio-Dalmasso-2020.pdf – Scaricato 60541 volte – 469,88 KB
  • Download “Marx può aspettare, film di Marco Bellocchio (di Sergio Dalmasso)” Marx-puo-aspettare.-Di-Marco-Bellocchio.pdf – Scaricato 60569 volte – 93,58 KB
  • Download “Un partito del lavoro? (di Sergio Dalmasso)” Un-partito-del-lavoro.pdf – Scaricato 60772 volte – 294,92 KB
  • Download “Quaderno CIPEC 66 (Libro a sinistra di Internet di Gianni Ferretti)” Quaderno-CIPEC-Numero-66.pdf – Scaricato 60810 volte – 3,84 MB
  • Download “Quaderno CIPEC numero 52 (Contiene i saluti ai bovesani di Sergio Dalmasso)” Quaderno-CIPEC-Numero-52.pdf – Scaricato 60817 volte – 5,02 MB
  • Download “Intervento di Sergio Dalmasso al convegno di Salerno Rocco Scotellaro. Il meridionalismo eretico di un grande irregolare” Rocco-Scotellaro-convegno-Salerno.pdf – Scaricato 60819 volte – 410,29 KB
  • Download “Scheda su: Diego Giachetti, il Sessantotto in Italia” n-94-2018-IL-presente-e-la-storia-Diego-Giachetti-il-68-in-Italia.-Le-idee-i-movimenti-la-politica.pdf – Scaricato 60849 volte – 83,27 KB
  • Download “Saggio di F. Di Giorgi La scelta di Sophie” La-scelta-di-Sophie-Franco-Di-Giorgi.pdf – Scaricato 60972 volte – 303,83 KB
  • Download “Governo Draghi indecente e altro” governo-indecente.pdf – Scaricato 61071 volte – 72,82 KB
  • Download “Elenco Quaderni CIPEC dal 1995 a oggi” Elenco-Quaderni-CIPEC-dal-1995-a-oggi.pdf – Scaricato 61414 volte – 431,68 KB
  • Download “Intervento Dalmasso al seminario su LUCIO MAGRI” Intervento-Seminario-Rimini-Lucio-MAGRI.pdf – Scaricato 61527 volte – 1.015,69 KB
  • Download “Il primo dibattito sul “revisionismo”: Bernstein, Kautsky, Rosa Luxemburg (di Sergio Dalmasso)” Calendario-del-Popolo-Numero-615-Il-primo-dibattito-sul-revisionismo.pdf – Scaricato 61580 volte – 117,83 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 36 (Michele Risso: scritti e bibliografia)” Quaderno-CIPEC-Numero-36.pdf – Scaricato 61664 volte – 647,63 KB
  • Download “Franco Ferrari, Indagine su Picelli, fatti, documentazioni, testimonianze” n15-su-la-testa-luglio2023-Ferrari-Giovanna-Capelli-Passare-con-il-semaforo-rosso.pdf – Scaricato 61819 volte – 315,53 KB
  • Download “Giobbe e il reddito di cittadinanza (di F. Di Giorgi)” Giobbe-e-il-reddito.pdf – Scaricato 61821 volte – 70,35 KB
  • Download “Anti-Illuminismo della destra italiana (di F. Di Giorgi)” Lanti-Illuminismo-della-destra-italiana.pdf – Scaricato 61840 volte – 191,36 KB
  • Download “Rosa Luxemburg Oggi: Introduzione al libro” Rosa-Luxemburg-Oggi-Introduzione.pdf – Scaricato 61845 volte – 62,73 KB
  • Download “Quaderno CIPEC 58 (Ernesto Che Guevara)” Quaderno-cipec-58.pdf – Scaricato 61904 volte – 3,61 MB
  • Download “Valdo Magnani. Una eresia comunista” Mondoperaio_9_2018_Valdo-Magnani-Una-eresia-comunista-Sergio-Dalmasso.pdf – Scaricato 62036 volte – 1,84 MB
  • Download “Lucio Libertini su Le monde diplomatique (di Alessandro Barile)” Lucio-Libertini-di-Alessandro-Barile-Le-Monde-diplomatique-Sergio-Dalmasso.pdf – Scaricato 62185 volte – 2,27 MB
  • Download “Articolo di S. Dalmasso: Il ricordo di Danilo Zannoni” La-scomparsa-di-Danilo-Zannoni.pdf – Scaricato 62262 volte – 45,91 KB
  • Download “Relazione su Gramsci Dalmasso (di D. Capano)” Conferenza-su-Gramsci.pdf – Scaricato 62343 volte – 185,36 KB
  • Download “La fede di un laico. Dimensione religiosa, questione cattolica e democristiana nel pensiero e nell’opera di Lelio Basso” La-fede-di-un-laico-Storia-ed-esperienza-religiosa.pdf – Scaricato 62358 volte – 194,39 KB
  • Download “Scheda, Mariamargherita SCOTTI, Da sinistra. Intellettuali, PSI e organizzazione della cultura (1953/1960)” n.-81-2012-Da-sinistra.-Intellettuali-Partito-socialista-italiano-e-organizzazione-della-cultura.pdf – Scaricato 62378 volte – 857,94 KB
  • Download “PAOLO FERRERO Panzieri, l'iniziatore dell'altra sinistra” lavoroesalute-RANIERO-PANZIERI.-Idee-di-nuova-sinistra.pdf – Scaricato 62446 volte – 349,66 KB
  • Download “Mariamargherita SCOTTI, Vita di Giovanni Pirelli” n-98-Mariamargherita-SCOTTI-Vita-di-Giovanni-Pirelli.pdf – Scaricato 62681 volte – 340,83 KB
  • Download “Quaderno CIPEC 71 Demoni” Quaderno-CIPEC-Numero-71.pdf – Scaricato 62813 volte – 1,22 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 1 (Lucia Canova)” Quaderno-CIPEC-Numero-1.pdf – Scaricato 63094 volte – 807,43 KB
  • Download “Sartre e la rivolta d’Ungheria del 1956- 57 (in Italiano)” Sartre-Ungheria-Les-Temps-Modernes.pdf – Scaricato 63236 volte – 178,27 KB
  • Download “Saggio sul mio professore Costantini” ClaudioCostantini-professore-ed-amico.pdf – Scaricato 63253 volte – 566,48 KB
  • Download “Lelio Basso: un maestro scomodo (di S. Dalmasso)” Calendario-del-Popolo-N.-602-Lelio-Basso-un-maestro-scomodo.pdf – Scaricato 63361 volte – 109,47 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 67 (Lucio Libertini. Interventi al consiglio regionale del Piemonte 1975-1976)” Quaderno-CIPEC-Numero-67.pdf – Scaricato 63400 volte – 1,72 MB
  • Download “Appunti sul socialismo italiano, Quaderno 32” Quaderno-CIPEC-Numero-32.pdf – Scaricato 63481 volte – 1,21 MB
  • Download “Articolo Franco Di Giorgi: l'anormalità e l'ambiguità della situazione italiana” anormalita-e-ambiguita.pdf – Scaricato 63498 volte – 56,82 KB
  • Download “Il lavoratore Trieste (Sergio Dalmasso) Rifondazione Comunista. Dal Movimento dei movimenti alla chiusura di Liberazione.” Rifondazione-Comunista-Lavoratore-04-2022.pdf – Scaricato 63537 volte – 384,06 KB
  • Download “Recensione libro di Sergio Dalmasso su Basso (di Diego Giachetti)” Recensione-Diego-Giachetti-del-Libro-di-Sergio-Dalmasso-Lelio-Basso.pdf – Scaricato 63588 volte – 142,76 KB
  • Download “La Sinistra di Sergio Dalmasso. Un libro da leggere (di Giorgio Amico)” opuscolo-di-Sergio-Dalmasso-LA-RIVISTA.-LA-SINISTRA.-Una-stagione-troppo-breve-di-Giorgio-Amico.pdf – Scaricato 63947 volte – 273,36 KB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 70” Quaderno-CIPEC-Numero-70.pdf – Scaricato 64005 volte – 4,11 MB
  • Download “Quaderno CIPEC Numero 62” Quaderno-CIPEC-Numero-62.pdf – Scaricato 64072 volte – 2,89 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 69 (Seminario su Lucio Magri, Rifondazione Comunista nel cuneese)” Quaderno-CIPEC-Numero-69.pdf – Scaricato 64076 volte – 1,76 MB
  • Download “Rosa Luxemburg, un altro comunismo? di S. Dalmasso” Calendario-del-Popolo-Numero-616-Rosa-Luxemburg.pdf – Scaricato 64148 volte – 131,50 KB
  • Download “Lucio Libertini e la storia della sinistra italiana (di Franco Ferrari)” Lucio-Libertini-e-la-storia-della-sinistra-italiana.pdf – Scaricato 64609 volte – 159,30 KB
  • Download “Alessio Lega, La nave dei folli” n-98-presente-e-la-storia-Alessio-LEGA-La-nave-dei-folli.-Vita-e-canti-di-Ivan-Della-Mea.pdf – Scaricato 65105 volte – 193,81 KB
  • Download “70 anni dopo, il sacrificio di Boves” n.-5-2014-La-Rafanhauda-70-anni-dopo-il-sacrificio-di-Boves..pdf – Scaricato 66326 volte – 125,61 KB
  • Download “Recensioni di Sergio Dalmasso: Bufarale, Fofi Salvati, Minazzi” il-Ciclostile-11-Marzo-2023-Dalmasso-recensioni.pdf – Scaricato 66483 volte – 763,50 KB
  • Download “Il messaggio di Rosa Luxemburg” in-Paul-FROLICH-Rosa-Luxemburg-Firenze-goWare-2023.pdf – Scaricato 67209 volte – 400,63 KB
  • Download “Giugno-luglio 1960: No a Tambroni e ai fascisti! (di S. Dalmasso)” Calendario-del-Popolo-Numero-644-No-a-Tambroni-e-ai-fascisti.pdf – Scaricato 67546 volte – 106,33 KB
  • Download “Gianfranco Donadei coerenza e linearità” n.-103-2023-Il-presente-e-la-storia-Gianfranco-Donadei-coerenza-e-linearita.pdf – Scaricato 68509 volte – 128,27 KB
  • Download “Al lupo al lupo di F. Di Giorgi” Al-lupo.pdf – Scaricato 69010 volte – 70,51 KB
  • Download “Quaderno CIPEC Numero 31 (Libro sul primo decennio di Rifondazione di S. Dalmasso)” Quaderno-CIPEC-Numero-31.pdf – Scaricato 70785 volte – 1,03 MB
  • Download “Quaderno CIPEC N. 72” Quaderno-CIPEC-Numero-72.pdf – Scaricato 74825 volte – 1,69 MB
  • Download “Una Rosa che vive (Estratto di Sergio Dalmasso dal libro Rosa Luxemburg oggi)” 2023-in-Rosa-Luxemburg-oggi-Lezioni-teoriche-vive.pdf – Scaricato 76795 volte – 285,03 KB
  • Download “Recensione di Franco Di Giorgi della monografia di Sergio Dalmasso. Lelio Basso tra ieri oggi e domani” lelio-basso-tra-ieri-oggi-domani-franco-di-giorgi.pdf – Scaricato 79009 volte – 118,29 KB
  • Download “Capitolo primo RIVISTA LA SINISTRA” Opuscolo-La-Rivista-La-SINISTRA-capitolo-primo.pdf – Scaricato 82237 volte – 177,37 KB
  • Download “Primo capitolo del libro Lelio Basso” Capitolo1-Lelio-Basso-La-ragione-militante.pdf – Scaricato 86369 volte – 308,09 KB
  • Download “Saggio su Libertini - Critica sociale, parte prima” Critica-sociale-Libertini-Dalmasso-prima-parte.pdf – Scaricato 87104 volte – 190,45 KB
  • Download “Capitolo 1 storia di Rifondazione Comunista” Storia-di-Rifondazone-Comunista-Capitolo-1.pdf – Scaricato 87214 volte – 402,02 KB

Articoli più visitati

  • Una donna chiamata rivoluzione (25.296)
  • Andrea Marcenaro contro Report (6.417)
  • Matteotti 100 anni dopo (3.986)
  • Coronavirus eLearning (3.216)
  • Franco Ferrari, Indagine su Picelli (2.364)
  • Comandante Che Guevara (2.271)
  • Atrocità di Mussolini (2.268)
  • Il socialismo eretico di Lelio Basso (2.173)
  • Comandante Che Guevara Rapallo (2.167)
  • Al Rettore? No, grazie (2.159)
  • Filosofia e impegno politico Tosel (2.078)
  • Video presentazione André Tosel (1.996)
  • Trieste fra Cominform e Tito (1.864)
  • Funerale di Emilio Molinari (1.701)
  • Dignità TV CHE GUEVARA (1.501)
  • Giugno-luglio 1960: NO a Tambroni e ai fascisti! (1.495)
  • Massacro di Aigues-Mortes (1.342)
  • Momenti della presentazione del quaderno sui socialisti (1.188)
  • Ibsen Mimesis (1.169)
  • PSIUP. Parabola di un partito (1.128)
  • Gramsci et le parti communiste italien (1.007)
  • Lidia Menapace partigiana (890)
  • Vita movimentata di Dominique Boschero (864)
  • Santoro dove è Dio (829)
  • Capitolo primo La Sinistra (821)

Commenti recenti

  • Sergio Dalmasso su Comandante Che Guevara
  • Sergio Dalmasso su Riepilogo presentazioni libri
  • Sergio Dalmasso su Comandante Che Guevara Cuneo
  • Sergio Dalmasso su Riepilogo presentazioni libri
  • Domenico Capano su Quaderno 75 Racconti Agostino
Popolare
  • Riepilogo presentazioni libri17/01/2019 - 22:36
  • Rosa Luxemburg a Genova02/11/2019 - 21:12
  • Dodicesima disposizione05/12/2022 - 16:58
  • Quaderno N. 6007/01/2018 - 0:39
  • Basso. La ragione militante16/05/2018 - 16:50
  • Incontro all’Anpi Ivrea – Sergio Dalmasso ha...09/12/2018 - 17:00
  • Una donna chiamata rivoluzione20/12/2018 - 22:50
  • Lucio Libertini01/05/2020 - 12:57
  • Condizione postmoderna scuola30/05/2020 - 16:27
  • Il prezzo della libertà07/06/2020 - 17:26
  • Storia Rifondazione16/10/2021 - 11:53
  • Sinistra insieme10/06/2022 - 0:15
  • Luciana Toselli candidata sindaca Cuneo11/06/2022 - 10:54
  • Demoni di Zannoni11/07/2023 - 13:56
  • Quaderno 75 Racconti Agostino17/04/2025 - 17:21
  • Comandante Che Guevara11/10/2025 - 13:26
  • Comandante Che Guevara Cuneo07/11/2025 - 20:16
  • Renato Marchiaro Partigiano Calciatore. Quaderno CIPEC Numero...09/03/2018 - 15:56
  • Gramsci et le parti communiste italien29/04/2018 - 15:58
  • Mezzo secolo dal Sessantotto02/05/2018 - 0:31
  • Presentazione a Cuneo del Quaderno Numero 6006/05/2018 - 22:14
  • Momenti della presentazione del quaderno sui socialisti09/05/2018 - 13:16
  • Basso – attesa Luxemburg20/06/2018 - 17:16
  • Recensione libro su Basso di Diego Giachetti16/07/2018 - 23:40
  • Basso. La ragione militante, vita e opere di un socialista...24/07/2018 - 18:14
  • Diego GIACHETTI, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti,...27/07/2018 - 13:08
  • Il ricordo di Carlo Masoero08/09/2018 - 23:02
  • Sala del Comune di Varazze. Presentazione del libro su Lelio...11/09/2018 - 23:34
  • Anpi Ivrea-Basso Canavese. Libro su Lelio Basso di Dalm...24/11/2018 - 13:16
  • Per la presentazione della monografia di Sergio Dalmasso...17/12/2018 - 18:18
Recente
  • Panzieri uscire dallo stalinismo24/02/2026 - 12:45
  • Pensiero politico di rivoluzionario14/02/2026 - 21:51
  • Odio i lunedì allo Zenzero05/02/2026 - 23:23
  • La corazzata Potemkin29/01/2026 - 20:33
  • Dalmasso raccontato da Gemini04/01/2026 - 16:59
  • Viaggio Boves luoghi partigiani01/01/2026 - 16:41
  • Socialismo eretico Lelio Basso II12/12/2025 - 21:10
  • Biografia Vittorio Bellavite25/11/2025 - 0:16
  • Comandante CHE Guevara Torino15/11/2025 - 18:10
  • Quaderno CIPEC numero 7613/11/2025 - 18:53
  • La fabbrica, la politica13/11/2025 - 0:51
  • Comandante Che Guevara Cuneo07/11/2025 - 20:16
  • Comandante Che Guevara recensione Musacchio03/11/2025 - 18:45
  • Dignità TV CHE GUEVARA25/10/2025 - 18:30
  • Comandante Che Guevara Rapallo20/10/2025 - 23:02
  • Al Rettore? No, grazie15/10/2025 - 19:08
  • Comandante Che Guevara11/10/2025 - 13:26
  • Il socialismo eretico di Lelio Basso08/10/2025 - 16:53
  • Atrocità di Mussolini06/10/2025 - 11:56
  • Filosofia e impegno politico Tosel26/09/2025 - 12:24
  • Video presentazione André Tosel25/08/2025 - 22:57
  • Trieste fra Cominform e Tito27/07/2025 - 21:33
  • Funerale di Emilio Molinari18/07/2025 - 21:00
  • Santoro dove è Dio18/06/2025 - 14:58
  • Note sulla questione palestinese14/06/2025 - 23:31
  • L’Unione dei Socialisti Indipendenti31/05/2025 - 21:04
  • Recensione Giachetti André Tosel27/05/2025 - 22:27
  • Voto elezioni comunali Genova21/05/2025 - 20:10
  • Sinistra Alternativa comunali Genova29/04/2025 - 23:01
  • Lidia Menapace partigiana per sempre23/04/2025 - 16:47
Tags
Acerbo Achille Occhetto Amazon Angelo Orientale ANPI Anpi Ivrea Antifascismo Antonella Marras Antonio Gramsci Basso Berlinguer Berlusconi Bertinotti Boves Che Guevara Cina Coronavirus Costituzione Costituzione Italiana Covid-19 Cuba Cuneo Dalmasso Danilo Zannoni De Magistris Democrazia Proletaria Diego Giachetti Di Giorgi Domenico Capano DP Edizioni Punto Rosso Engels Facebook Fascismo Fausto Bertinotti Ferrero Franco Di Giorgi Genova Giachetti Giobbe Giovanni Russo Spena Gramsci Guerra Il Lavoratore Il lavoratore di Trieste Il Manifesto Ivrea Lega Lelio Basso Lenin Liberazione Libertini Libri Dalmasso Lidia Menapace Lucio Libertini Luigi De Magistris Luxemburg Manifesto Mario Beiletti Marx Marxismo Maurizio Acerbo Milano Nello Fierro Nuovo libro Sergio Dalmasso Operai Pace Paolo Ferrero Partigiani Partito Comunista Partito Comunista Italiano Partito della Rifondazione Comunista Partito socialista PCI PD PdUP Piero Basso Potere al Popolo PRC Primo Levi PSI PSIUP Raniero Panzieri Red Star Press Redstar press Resistenza Rifondare è difficile Rifondazione Comunista Roberto Musacchio Rosa Luxemburg Sergio Dalmasso Sinistra Anticapitalista Socialismo Stalin Storico Dalmasso Torino Trieste Unione Popolare URSS USI

Tag Cloud

Acerbo (20) Amazon (16) Anpi Ivrea (13) Antonella Marras (15) Basso (13) Boves (12) Che Guevara (18) Cuneo (32) Dalmasso (201) Diego Giachetti (16) Di Giorgi (23) Domenico Capano (12) Facebook (15) Fausto Bertinotti (15) Ferrero (17) Franco Di Giorgi (62) Genova (36) Gramsci (16) Ivrea (15) Lega (13) Lelio Basso (35) Liberazione (14) Libertini (20) Libri Dalmasso (15) Lucio Libertini (25) Marx (20) Marxismo (17) Maurizio Acerbo (19) Milano (15) Paolo Ferrero (20) Partito della Rifondazione Comunista (28) PCI (37) PRC (12) PSI (16) PSIUP (22) Red Star Press (26) Redstar press (14) Resistenza (16) Rifondazione Comunista (63) Rosa Luxemburg (43) Sergio Dalmasso (224) Stalin (12) Torino (18) Unione Popolare (14) URSS (23)

Libri consigliati

Copertina libro di Sergio Dalmasso: Comandante Che Guevara. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario
Comandante CHE GUEVARA. La vita le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario di Sergio Dalmasso
Libro di André Tosel, (a cura di Sergio Dalmasso) prefazione Fabio Minazzi, Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani per una nuova riflessione critica



Copertina libro Rifondazione Comunista
Copertina libro Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana di Sergio Dalmasso 2020

Copertina libro di Sergio Dalmasso: Lelio Basso

Scrivere è come vivere, solo che è più semplice
Pubblicato nel quaderno Cipec 65

Created with GIMP


Il Sessantotto: una stagione formidabile

https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2018/01/Sergio-Dalmasso-il-68-una-stagione-formidabile.mp3

Saluti

Cari visitatori vi do il benvenuto nel sito:
  • Iscriviti al canale Dalmasso YouTube.
  • Segui il Blog Sergio Dalmasso.
Sergio

Statistics

  • 6
  • 1.170
  • 627
  • 2.254
  • 1.047
  • 14.039
  • 52.619
  • 339.821
  • 366.665
  • 339.317
  • 269
  • 319
  • 160

Informazioni

Genova
Indirizzo e-mail:

sergiodalmasso1801@gmail.com

Vecchio sito

Google translator

Translate text, images, documents and websites into your language

Tag Cloud

Acerbo (20) Amazon (16) Anpi Ivrea (13) Antonella Marras (15) Basso (13) Boves (12) Che Guevara (18) Cuneo (32) Dalmasso (201) Diego Giachetti (16) Di Giorgi (23) Domenico Capano (12) Facebook (15) Fausto Bertinotti (15) Ferrero (17) Franco Di Giorgi (62) Genova (36) Gramsci (16) Ivrea (15) Lega (13) Lelio Basso (35) Liberazione (14) Libertini (20) Libri Dalmasso (15) Lucio Libertini (25) Marx (20) Marxismo (17) Maurizio Acerbo (19) Milano (15) Paolo Ferrero (20) Partito della Rifondazione Comunista (28) PCI (37) PRC (12) PSI (16) PSIUP (22) Red Star Press (26) Redstar press (14) Resistenza (16) Rifondazione Comunista (63) Rosa Luxemburg (43) Sergio Dalmasso (224) Stalin (12) Torino (18) Unione Popolare (14) URSS (23)

Autori

  • Sergio Dalmasso
  • Franco Di Giorgi
  • Domenico Capano
  • Adriano Agostino
  • Danilo Zannoni

sergiodalmasso.com

Download in Evidenza

  • Download “Il manifesto. Parabola di una eresia (di Sergio Dalmasso) su transform! italia” In-tranform-Italia-22-maggio-2024-Il-manifesto.-Parabola-di-una-eresia.pdf – Scaricato 54811 volte – 393,24 KB
  • Download “Recensioni di Sergio Dalmasso: Bufarale, Fofi Salvati, Minazzi” il-Ciclostile-11-Marzo-2023-Dalmasso-recensioni.pdf – Scaricato 66483 volte – 763,50 KB
  • Download “Recensione libro di Sergio Dalmasso su Basso (di Diego Giachetti)” Recensione-Diego-Giachetti-del-Libro-di-Sergio-Dalmasso-Lelio-Basso.pdf – Scaricato 63588 volte – 142,76 KB
  • Download “Intervento Dalmasso al seminario su LUCIO MAGRI” Intervento-Seminario-Rimini-Lucio-MAGRI.pdf – Scaricato 61527 volte – 1.015,69 KB

Notizie recenti

  • Panzieri uscire dallo stalinismo 24/02/2026
  • Pensiero politico di rivoluzionario 14/02/2026
  • Odio i lunedì allo Zenzero 05/02/2026
  • La corazzata Potemkin 29/01/2026
  • Dalmasso raccontato da Gemini 04/01/2026
  • Viaggio Boves luoghi partigiani 01/01/2026
  • Socialismo eretico Lelio Basso II 12/12/2025
  • Biografia Vittorio Bellavite 25/11/2025
  • Comandante CHE Guevara Torino 15/11/2025
  • Quaderno CIPEC numero 76 13/11/2025
  • La fabbrica, la politica 13/11/2025
  • Comandante Che Guevara Cuneo 07/11/2025
  • Comandante Che Guevara recensione Musacchio 03/11/2025
  • Dignità TV CHE GUEVARA 25/10/2025
  • Comandante Che Guevara Rapallo 20/10/2025
  • Al Rettore? No, grazie 15/10/2025
  • Comandante Che Guevara 11/10/2025
  • Il socialismo eretico di Lelio Basso 08/10/2025
  • Atrocità di Mussolini 06/10/2025
  • Filosofia e impegno politico Tosel 26/09/2025
  • Video presentazione André Tosel 25/08/2025
  • Trieste fra Cominform e Tito 27/07/2025
  • Funerale di Emilio Molinari 18/07/2025
  • Santoro dove è Dio 18/06/2025
  • Note sulla questione palestinese 14/06/2025
© Copyright - Sergio Dalmasso
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Facebook
  • Home
  • Notizie
  • Mappa sito
  • Credits
  • Radio nel Mondo
  • Libri in vendita
  • Contatto
  • Canale YouTube
  • Informativa cookie
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto