Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL

In “Il Lavoratore” di Trieste, Anno XXV, n. 5 settembre 2025,

scheda di Sergio Dalmasso

È uscito, presso l’editore Mimesis, di Milano, un testo, da me curato, che raccoglie scritti di André Tosel e alcuni saggi sulla sua figura.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso, Filosofia e impegno politico Tosel

Tosel nasce a Nizza nel 1941. Il padre è impiegato ed ha un passato “vichysta” che il figlio apprenderà con stupore e dolore.

La militanza politica. Al liceo, aderisce alla Jeunesse etudiante chretienne (JEC), vicina alla rivista “Temoignage chretienne” e al pensiero di Emmanuel Mounier.

Componente dell Ufficio nazionale della JEC, ne esce soprattutto per il trauma prodotto dalla guerra in Algeria (massacro di Charonne, 8 febbraio 1962).

All’Ecole normale superieure segue i corsi di Althusser, Bourdieu, Derrida, Deleuze, scopre Bachelard, Foucault, Levi Strauss, Lacan: Che confusione nella mia testa! Tesi di laurea su Spinoza.

La scelta per le formazioni marxiste- leniniste nasce dalla speranza di trovare nelle posizioni cinesi un’uscita a sinistra dallo stalinismo.

Tosel è insegnante in un liceo di Nizza e, quindi, assistente all’università, dove vive il maggio ’68.

Data al 1973 la sua adesione al Partito comunista, dopo la costatazione dell’ideologismo e dell’inefficacia delle formazioni “cinesi” e l’affievolirsi del “vento dell’est” proveniente dalla Cina. Ha incarichi politici (segretario nazionale della sezione Lettres) e sindacali (Consiglio nazionale universitario).

Si allontana dal partito nel 1988. Sono venute meno le speranze suscitate dalla presidenza Mitterand (1981). Il PCF si è logorato in due anni di governo e anche il suo passaggio all’opposizione non ha segnato una inversione a livello organizzativo, elettorale, culturale. Vi è legame tra la gestione burocratica e la assenza di una politica di trasformazione. Nel governo prevale la politica di rigore imposta dalla Unione europea cui i socialisti hanno aderito totalmente.

La non iscrizione non significa avvicinamento a posizioni riformiste. Nel 1987, appoggia la candidatura alle presidenziali di Pierre Jucquin, identificato come rinnovatore della tradizione comunista e della sinistra. I risultati e la sua parabola successiva sono, però, molto deludenti.

L’impegno diviene soprattutto teorico e filosofico nelle università di Parigi, Digione e Nizza.

Il ritorno al “partito” avviene solamente nel 2012, sull’onda delle speranze suscitate dalla nascita del Front de Gauche e della prima candidatura di Melenchon alle presidenziali.

Non mancano i dubbi sui ritardi, soprattutto culturali, del PCF, sulla sua struttura, ma questa sembra essere l’unica formazione capace di riproporre l’unità della sinistra e l’attenzione alle trasformazioni (ecologismo, pensiero di genere, globalizzazione).

Continua ed assidua è la sua attività costituita da scritti, conferenze, presenza nell’associazionismo democratico. Nel febbraio 2017 viene eletto presidente degli Amis/es de la liberté.

Il suo ultimo intervento pubblico, lo stesso mese, è davanti al Tribunale di Nizza, al termine di una manifestazione di solidarietà con i cittadini della valle Roja, processati per l’aiuto prestato ai migranti alla frontiera italo- francese.

Traspare il dolore per la barbarie delle istituzioni, ma anche la speranza nella solidarietà e in atti collettivi che ridiano senso all’umano.

André se ne va improvvisamente, tradito dal cuore, il 14 marzo 2017, a 75 anni di età.

Il pensiero filosofico. Il primo interesse è per Baruch Spinoza. Sulla scia di Althusser, Spinoza non è solamente una tappa del pensiero che porterà a Marx, ma il critico di elementi idealisti ancora presenti nel Capitale.

L’analisi si approfondisce nel 1994 con Du materialisme de Spinoza e continuerà, per decenni con convegni e scritti, sino a Spinoza ou l’autre (in)finitude, centrato sui temi della globalizzazione, della finitudine e della alienazione.

È fondamentale, però, la scoperta di Antonio Gramsci, che il partito ha sempre sottovalutato e di cui, in Francia, esistono poche e insufficienti traduzioni.

Per Tosel, che ne sarà il maggior conoscitore nel suo paese, Gramsci è il maggior interprete di Marx e l’intreccio filosofia/storia/politica costituisce l’equazione che accompagnerà tutti i suoi studi sul comunista italiano.

È Gramsci ad operare quell’analisi concreta delle situazioni concrete che va dalla questione meridionale alla vittoria del fascismo, dall’analisi sul movimento comunista internazionale a tutti i temi che emergono dai Quaderni (Risorgimento, intellettuali, Machiavelli, fordismo, Croce, senso comune, critica a Bucharin…).

Nel 1991, l’anno della scomparsa dell’URSS, pubblica due testi L’esprit de scission e Vers un communisme de la finitude.

Spirito di scissione è rifiuto totale del presente, è la necessità di produrre una critica complessiva del capitalismo, divenuto mondo.

Il comunismo della finitudine nasce dalla sconfitta del comunismo politico, ma la lezione marxiana è attuale per combattere il nichilismo della produzione capitalistica che produce una barbarie inedita.

La democrazia liberale non sa allargarsi a democrazia sociale (Democratie et liberalisme, 1995).

Il suo interesse si sposta sempre più sull’analisi della mondializzazione capitalistica e sulla ricerca di possibili alternative.

Lo testimoniano la collaborazione a molte riviste, Un monde en abime. Essais sur la mondialisation capitaliste (2008) e Scenarios de la mondialisation capitaliste (2011).

Si ripropongono, nella sua riflessione, il ritorno del religioso, cui dedica saggi e conferenze e la critica alla vulgata marxista (storicismo, economicismo, politicismo): Post- marxismo o rifondazione del marxismo?

Gli ultimi anni sono segnati da una riflessione tra analisi della rivoluzione conservatrice, arretratezza della sinistra fallimento del comunismo storico e scacco della socialdemocrazia) e speranza nella pluralità di resistenze al capitalismo globale (socialismo del XXI secolo in America latina, eco socialismo in Europa…).

Ritorna Gramsci, Etudier Gramsci. Pour une reprise critique de la révolution passive capitaliste (2016) che, nonostante le enormi differenze rispetto alla tematica dei Consigli di fabbrica (1920), pone domande fondamentali (rivoluzione passiva del capitalismo, scacco dell’esperienza sovietica) elabora – la teoria del blocco storico – un pensiero non economicista né determinista – l’ideologia del senso comune – concetti di egemonia e di rivoluzione passiva…

Il grande pensatore italiano può essere strumento per:

Elaborare il pensiero critico del nostro mondo e per uscire dalla rivoluzione passiva andando verso l’egemonia delle masse subalterne1

Esce, poche settimane dopo la sua morte, la sua prefazione dell’edizione francese de La città futura di Gramsci che comprende quell’Odio gli indifferenti, con cui Tosel aveva iniziato una delle sue ultime conferenze, a Nizza, nel dicembre 2016.

Il libro: Sulla crisi storica del marxismo. Saggi note e scritti italiani, Milano, Mimesis, 2025, comprende un mio saggio, la prefazione di Fabio Minazzi (università di Varese),

scritti di Tosel su Riviste italiane della allora nuova sinistra (“Alternative”, “Alternative Europa”, “A Sinistra”…), un suo lungo ripercorrere la propria militanza politica, articoli, ricordi, riflessioni che hanno seguito la sua improvvisa scomparsa.

È un omaggio doveroso ad un amico e maestro su cui non è inutile riflettere.

1 André TOSEL, De Spinoza à Marx, entretien, a cura di Gianfranco Rebecchini, http://revueperidodenet, p. 20.

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Download scheda di Sergio Dalmasso: Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL

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Video presentazione libro André Tosel

a cura di Sergio Dalmasso

21 agosto 2025, con Giulio Cecchi e Sergio Dalmasso

Video presentazione libro André Tosel

André Tosel (nato a Nizza 1941 – morto a Nizza 2017) emerito dell’Università di Nizza è stato un filosofo e un accademico.

Studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo porta ad abbracciare posizioni marxiste.

La delusione per le posizioni della Cina, in cui aveva visto la speranza di rinnovamento del marxismo, e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese e al sindacalismo universitario.

Copertina del libro André Tosel a cura di Sergio Dalmasso

Numerosissimi i suoi testi: su Spinoza, su Marx, soprattutto su Gramsci, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Molte le collaborazioni (con Étienne Balibar, Domenico Losurdo, Cesare Luporini) sino agli ultimi studi sulla globalizzazione e le sue ricadute. In italiano sono apparsi: Kant rivoluzionario.

Diritto e politica (1999); Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine (2020);

Un mondo nell’abisso. Saggio sulla globalizzazione capitalista (2022);

Il ritorno del religioso. Scenari della globalizzazione (2023).

Prefazione di Fabio Minazzi.

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Una piccola eresia: L’Unione dei Socialisti Indipendenti

In “Il Lavoratore”, Anno XXV n. 4 – 30.05.2025

L’Unione dei Socialisti Indipendenti (USI) di Sergio Dalmasso

Il saggio è catalogato nella pagina di questo sito web: Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi
Download “Il Lavoratore, mensile anno XXV, n. 4, 30 maggio 2025” IL-LAVORATORE-MAGGIO-2025.pdf – Scaricato 13299 volte – 2,27 MB

In questo numero 4 de “Il Lavoratore” sono trattati i seguenti argomenti:

– 8 E 9 GIUGNO: CINQUE REFERENDUM, INDETTI DALLA CGIL, PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO E PER UNA SOCIETÀ GIÀ PLURALE di Daniele Dovenna.

Referendum 8 e 9 giugno 2025, vota sì, Rifondazione Comunista, nel mensile il lavoratore il saggio L'Unione dei Socialisti Indipendenti di Sergio Dalmasso

– Dossier Lavoro: articoli di Daniele Dovenna, Salvo Letizia, Piero Dapretto e Gabriele Ivis

– Il re è nudo di Marino Andolina e Gianluca Paciucci

– Ovovia atto…? di Effemme

– Migranti e migrazioni: quello che i governi non raccontano di Igor Kocijančič

– Un gruppo d’acquisto solidale a Trieste: GAS pacha di Sara

– Cartografia del trauma: i campi di rifugiati palestinesi nel sud del Libano di Sara El Daccache

– Bolivia, Stato plurinazionale di Vittore Luccio

– Una piccola eresia: L’Unione dei Socialisti Indipendenti (USI) di Sergio Dalmasso

e molto altro…
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La Rivista “La Sinistra” download

Si rende disponibile in versione integrale ai visitatori e lettori del sito il mio opuscolo intitolato: La RIVISTA, LA SINISTRA. Una stagione troppo breve, Punto Rosso edizioni, Milano 2021.

Download “Opuscolo di Sergio Dalmasso La Rivista - La Sinistra in versione integrale” Sergio-Dalmasso-LaSinistra-La-Rivista-integrale-23gen2021.pdf – Scaricato 15749 volte – 424,90 KB
La Rivista La Sinistra download integrale, copertina con foto di Che Guevara

LA RIVISTA LA SINISTRA

 

La Samonà-Savelli

La casa editrice Samonà-Savelli nasce a Roma nel 1963. Giuseppe Paolo Samonà è redattore all’“Unità”, ma ne viene allontanato per dissenso politico. Studioso di letteratura, sarà insegnante nelle università di Chieti-Pescara, Mogadiscio, Montreal.

Pubblicherà testi su Gioacchino Belli (1969), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1974), Letteratura e stalinismo (1971). Tradurrà il poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin.

Nel 1968 abbandona la casa editrice che, dal 1970 alla chiusura (1982), si denominerà: Savelli- La nuova sinistra.

Giulio Savelli (Roma 1941) proviene da una famiglia dell’alta nobiltà romana, legata al Vaticano.

Nell’autunno 1966, viene radiato dalla federazione romana del PCI, a causa della nascita del mensile “La Sinistra”.

Dagli anni ’80, cosa comune a tante figure dell’area, modifica le proprie posizioni, sino all’approdo, nel 1996, alle liste della destra berlusconiana.

E’ eletto deputato nella circoscrizione di Legnano, con il 36,8%, superando la candidata della Lega (29.5%) e quello dell’Ulivo (33,7%). … CONTINUA

Sergio Dalmasso

PS. Opuscolo integrale de La Rivista “La Sinistra”. Una stagione troppo breve presente in academia.edu e catalogato in questo sito nella sezione Archivio, Scritti storici, Opuscoli.

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Recensioni libri di Marco Pezzi e Dino Greco

Recensioni dei libri di Marco Pezzi e Dino Greco di Sergio Dalmasso pubblicate ne “il Ciclostile” n. 17, marzo 2025, intitolato “Oltre l’orizzonte dei tempi”.

(La recensione di Sergio Dalmasso: Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro è stata pubblicata anche nella rivista Controvento n. 6, aprile 2025.)

Download “Recensioni di Sergio Dalmasso dei libri di Marco Pezzi (Scritti eretici) e Dino Greco (Il bivio)” il-Ciclostile-17-marzo-2025-Recensioni-Sergio-Dalmasso-Pezzi-Greco.pdf – Scaricato 16115 volte – 981,23 KB

Le recensioni sono catalogate in questo sito in: Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni:

1) Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro, Punto Rosso, Milano 2024;

Copertina libro di Marco Pezzi, Scritti eretici, Recensioni libri Pezzi e Greco

2) Dino Greco, Il bivio. Dal golpismo di Stato alle Brigate rosse: come il caso Moro ha cambiato la storia d’Italia, Bordeaux, Roma 2024.

Copertina libro di Dino Greco: Il bivio, Recensioni libri Pezzi e Greco

L’Archivio storico della nuova sinistra “Marco Pezzi” di Bologna, è tra i pochi (purtroppo) oggi operanti nel recupero e valorizzazione del materiale della “stagione dei movimenti” e delle tematiche che hanno caratterizzato il lungo ‘68 italiano.

Continua il suo meritorio impegno con un progetto che mira a ricostruire le vicende di Democrazia
Proletaria a Bologna nell’arco di tempo che va dalla sua fondazione ufficiale (1977) allo scioglimento
(1991) per confluire nel processo di costruzione di Rifondazione comunista. …

CONTINUA

Dino Greco è stato segretario della Camera del lavoro di Brescia e direttore del quotidiano “Liberazione” dal 2009 al 2013, in edizione prima cartacea, quindi on- line.

Con Il bivio, Greco espone una tesi netta, già sintetizzata in un breve capitolo di XII disposizione,(2022), testo a cura del dipartimento antifascismo di Rifondazione, che ripercorreva la presenza della estrema destra e dello stragismo nella storia italiana del secondo dopoguerra. …

CONTINUA

Sergio Dalmasso

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Il Lavoratore di Trieste marzo 2025

Il lavoratore marzo 2025 di Trieste anno XXV, n. 2 – 9 marzo 2025, è stata pubblicata la terza parte del saggio di Sergio Dalmasso: Il Manifesto un’eresia comunista.

Prima pagina del mensile Il lavoratore marzo 2025, TriesteIn questo numero speciale a 32 pagine:

Dossier sul Giorno del ricordo

C’è un futuro per la Siria? di Marino Andolina

Referendum sul lavoro e sulla cittadinanza: pratichiamo la Costituzione della Repubblica

di Daniele Dovenna

-Il Che è vivo di Alma Masè

Notizie dal XII Congresso di Rifondazione Comunista, e molto altro…

Nel prossimo numero, che uscirà a ridosso del 25 aprile, pubblicheremo materiale intorno alla Festa della donna, particolarmente importante quest’anno (con lo slogan “l’otto tutto l’anno”), all’80° della Liberazione, alle manifestazioni pacifiste/antimilitariste e al pensiero contro la guerra.

Download “Mensile "Il lavoratore" di Trieste marzo 2025” IL-LAVORATORE-MARZO-2025.pdf – Scaricato 19211 volte – 2,72 MB

SUL GIORNO DEL RICORDO (redazione)

Ogni anno il 10 febbraio si celebra un confuso e aggressivo “Giorno del Ricordo”, cui danno il loro contributo le più alte cariche istituzionali.

Questa celebrazione è basata su un radicale negazionismo:

viene nei fatti negato l’orrore nazifascista (le truppe naziste occupanti la nostra Regione vengono sempre più spesso presentate come difensori della civiltà, anche in diffusissimi film di non eccelsa qualità),

grazie alla antistorica equiparazione tra “svastica e falce e martello” (parole del ministro Nordio), cioè tra oppressori e liberatori;

ma viene anche negato, in parallelo, ogni orrore compiuto in nome della democrazia “occidentale” (colonialismo, schiavismo, bombardamenti terroristici, guerre “giuste”, lager).

Sappiamo che anche le “liberazioni” (come ogni guerra patriottica e/o civile) portano con sé lutti e drammi, e -ripetiamo- noi non neghiamo nulla di ciò che è stato ricostruito con capacità di indagine e di distinzione,

ma rovesciare su chi l’ha subita le responsabilità della guerra portata dal nazifascismo è da irresponsabili.

CONTINUA

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Link Sergio Dalmasso

Il LAVORATORE DI TRIESTE FEBBRAIO 2025

Il Lavoratore febbraio 2025. Progetto Informazione – Mensile della Federazione di Trieste del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra EuropeaAnno XXV n. 1 – 05.02.2025
Via Tarabochia, 3 34125 Trieste – Tel. 040 639109 – illavoratoreprc@gmail.com – Reg.Trib.TS n. 994 del 15/12/1998-VG2085/2021 – Dir. Resp. Romina Pellecchia Velchi

Ci trovi anche sulla pagina facebook: Rifondazione comunista Trieste – Komunistična prenova Trst (e-mail: federazione @ rifondazionecomunistatrieste.org) – S.I.P.-

Download Gratis de “Il Lavoratore”, 5/02/2025:

Download “Il Lavoratore di Trieste di Febbraio 2025” IL-LAVORATORE-FEBBRAIO-2025.pdf – Scaricato 26811 volte – 2,38 MB

Prima pagina de Il lavoratore febbraio 2025
In questo numero 1 de IL LAVORATORE, 02/2025, è presente anche un articolo di Sergio Dalmasso intitolato: Il Manifesto. Un’eresia comunista.

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In “Il Lavoratore” sono stati pubblicati i seguenti saggi presenti nella sezione Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi:

Dicembre 2020, Trieste, Sergio Dalmasso, LUCIO LIBERTINI, lungo viaggio nella sinistra italiana, Milano, ed. Punto rosso, 2020.

Marzo 2021, Trieste, Sergio Dalmasso, Quella grande speranza chiamata Rifondazione, I difficili anni ’80 del PCI-parte-1.

Marzo 2021, Trieste, Sergio Dalmasso, Quella grande speranza chiamata Rifondazione, I difficili anni ’80 del PCI-parte-2.

Aprile 2022, Trieste, Sergio Dalmasso, Rifondazione Comunista. Dal Movimento dei movimenti alla chiusura di Liberazione.

Aprile 2024, Trieste, Sergio Dalmasso, Dov’è il fascismo? Al governo (e non solo).

Luglio 2024, Trieste, Sergio Dalmasso, Giacomo Matteotti, cento anni dopo.

Febbraio 2025, Trieste, Sergio Dalmasso, Il Manifesto. Un’eresia comunista.

Andrea Marcenaro contro Report

TRISTEZZA

Leggo l’orrendo corsivo di ANDREA MARCENARO contro “Report” e il suo conduttore. Il “nostro” arriva ad essere dispiaciuto che Sigfrifo Ranucci sia tornato vivo dallo tsunami. Tipico stile della destra, di governo e no. Viene da lontano.

Andrea Marcenaro contro Report, giornalista de Foglio

Andrea Marcenaro

Ricordo di avere incrociato Andrea Marcenaro, secoli fa, all’università di Genova.

Fratello di PIETRO, allora dirigente dei giovani PSIUP, poi dirigente sindacale e dei DS, consigliere regionale, parlamentare, esprimeva un operaismo acceso che andava ben al di là dei partiti storici, ma anche di alcune espressioni (penso al mio manifesto) che stavano nascendo nella nuova sinistra.

Poi, la scelta per il giornalismo in un progressivo e triste scivolamento, tappa per tappa, verso l’estrema destra.

Percorso simile quello di altro genovese, mio coetaneo: CARLO PANELLA.

Brillante leader studentesco, di matrice operaista, poi in Lotta Continua, poi qualche tempo all’estero (anche per questioni giudiziarie?).

A livelli più nobili Savelli (dal trotskismo a Berlusconi), Colletti, Tina Lagostena Bassi, grande avvocata nei processi per stupro e nel 1994, parlamentare del Polo delle “Libertà”.

Quindi (pentimento? Opportunismo?) la conversione: al TG4 di Emilio Fede (sic!), quindi a Studio aperto di Paolo Liguori (altro di Lotta Continua, per di più “creativo”, poi al “Foglio” di Giuliano Ferrara (altro “duro”, ex PCI), poi alle Tribune elettorali di Mediaset.

Occorrerebbe una riflessione non moralistica sui passaggi dall’estrema sinistra ad una destra reazionaria, (ex- post) fascista, razzista, guerrafondaia.

Pensiamo a Liguori, a Giovanni Lindo Ferretti, leader dei CCP “fedeli alla linea”, a Ferrara.

In una dimensione diversa a Giampiero Mughini, per anni direttore di una bella rivista, a Sofri, passato dalla rivoluzione proletaria e sociale imminente al sostegno alle guerre coloniali, a Savelli (dal Trotskismo a Berlusconi) a Colletti (dal dellavolpismo a Forza Italia) a Tina Lagostena Bassi, grande avvocata nei processi per stupro, inspiegabilmente parlamentare del Popoplo delle “libertà”.

E ricordate Ombretta Colli, transitata dall’iperfemmismo a Silvio?

PENTIMENTO per la sconfitta subita?

AUTOCRITICA su aspetti di oggettivo estremismo?

CARRIERISMO garantito dai vincitori?

In ogni caso è triste che parte di una generazione che ha espresso riviste, giornali, iniziativa politica, tentativi di organizzazione, riflessioni creative su un marxismo giudicato ortodosso e ossificato, che ha visto nascere movimenti non episodici (femminismo, contestazione nella Chiesa, ridiscussione dei ruoli nelle professioni, anti- autoritarismo, internazionalismo non di campo) abbia prodotto percorsi involutivi (non per le carriere e il portafoglio) di questo tipo.

Penso alle decine di anni passate in misere sedi sgangherate, all’autofinanziamento, al tentativo di andare controcorrente, ai manifesti scritti a mano, ai volantini tirati con ciclostili inutilizzabili…

COSI’, tristemente, E’ ANDATO IL MONDO.

Sergio Dalmasso

Fonte Facebook, 15 gennaio 2025, ore 23:24
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In lavoroesalute, Anno 40, n. 12, dicembre 2024, mensile diretto da Franco Cilenti e

in Sergiodalmasso.com sezione: Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi

Di' qualcosa di sinistra, mensile lavoroesalute diretto da Franco Cilenti

Sergio Dalmasso

Sinistra ieri, oggi? “Di’ qualcosa di sinistra”

L’anomalia italiana

L‘Italia è stato il paese che ha espresso la più corposa e duratura sinistra, esterna ai grandi partiti storici (PCI, PSI).

Abbiamo a lungo discusso sul “lungo ’68 italiano”, sul permanere di una stagione di movimento che non si è limitata ad una fiammata,

all’intreccio fra lotte studentesche contro una scuola ed una cultura autoritarie e dogmatiche, operaie contro la fabbrica fordista, internazionalista contro imperialismo, colonialismo (e anche socialismo reale), generazionale.

Abbiamo, in anni lontani, discusso sul “filo rosso”. La nascita della nuova sinistra, la sua dimensione di massa (il numero di giovani passati per le sue formazioni è enorme e costituisce almeno un dato psicologico e sociologico) era frutto di una spinta nata negli anni ’60 o aveva profonde radici nella nostra storia? E queste dovevano essere recise o andavano dialettizzate?

In effetti, l’Italia ha visto il più grande partito comunista del mondo occidentale, un partito socialista (almeno sino all’avvento di Craxi) originale nel panorama europeo, un sindacato (la CGIL, ma, in alcune fasi e settori, la CISL, per non citare le ACLI) avanzato e capace di grandi conquiste.

Soprattutto è stata percorsa da una spinta sociale che, dal giugno/luglio 1960 agli anni ’70, ha prodotto trasformazioni sociali, politiche e di costume,

ha modificato usi e modi di pensare, si è tradotta nello Statuto dei lavoratori, nella legge Basaglia, in quella sulla sanità, nella conquista delle 150 ore (lavoro/ studio), nella crescita del diritto allo studio (anche l’operaio vuole il figlio dottore), nella epocale espressione del movimento delle donne, nelle grandi mobilitazioni per la pace, per i diritti civili.

È drammatica la caduta di questa tensione e di queste speranze.

Sono drammatici il governo di estrema destra, il vento reazionario che spira dall’Europa intera, l’affermarsi di un populismo che tutto equipara e cancella ogni distinzione sociale e culturale fra le culture politiche.

La accettazione di scandali continui (Sgarbi, Delmastro, Santanché, Sangiuliano…), la nulla attenzione davanti ad affermazioni di gravità enorme, il voto dato a personaggi o coalizioni,

dopo scandali gravissimi (da Berlusconi a Scajola che possedeva un alloggio vip a Roma, ma non sapeva chi glielo avesse regalato,

alla destra lombarda che vince dopo la condanna di Formigoni e l’evidente fallimento del miglior sistema sanitario del mondo o della destra ligure,

dopo gli scambi di favori tra politici, finanzieri, armatori…) dimostrano il distacco crescente della popolazione, il fallimento della politica, in altri tempi, invece, considerata strumento di cambiamento, tale da entrare anche nella vita personale.

Senza nostalgie e rimpianti da “reduci”, la domanda sul perché di questa sconfitta (la mia generazione ha perso) è doverosa.

CONTINUA…

Scarica il saggio completo Sinistra ieri, oggi? “Di’ qualcosa di sinistra” di Sergio Dalmasso dal seguente:

Download “Sinistra ieri, oggi? “Di' qualcosa di sinistra” di Sergio Dalmasso (in lavoroesalute dicembre 2024)” Lavoro-e-salute-dicembre-2024-Di-qualcosa-di-sinistra.pdf – Scaricato 32863 volte – 187,27 KB Download “Mensile Lavoro e Salute Anno 40, n. 12 dicembre 2024” LavoroeSalutedicembre2024.pdf – Scaricato 34463 volte – 5,02 MB

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Recensione libro su Vasco Rossi

Recensioni di Sergio Dalmasso dei libri di: Diego Giachetti, Giuseppe Gambino, Valentina Stecchi

In “Il lavoratore”, n. 6 anno XXIV – 03.09.2024,

1) Giuseppe Gambino, Parigi 1871. Per una storia della Comune, Roma, Odradek, 2023, pp. 376;

2) Valentina Stecchi, Lidia, Busto Arsizio, People, 2023, pp. 120;

3) Diego Giachetti, Odio i lunedì Con Vasco Rossi negli anni Ottanta, Bologna, MachinaLibro, Derive/Approdi, 2024, pp. 160.

Queste 3 recensioni  di Sergio Dalmasso sono presenti anche nella sezione del sito: Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni.

Odio i lunedì Con Vasco Rossi negli anni Ottanta

Download “Odio i lunedì con Vasco Rossi negli anni Ottanta (Recensioni di Sergio Dalmasso)” Vasco-Rossi-Giachetti-Dalmasso-IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 37402 volte – 893,37 KB

Recensione libro su Vasco Rossi, di Diego Giachetti
Diego Giachetti, storico e sociologo torinese,

si è occupato della stagione dei movimenti, delle lotte operaie alla FIAT, del movimento trotskista in Italia, dell’emergere del protagonismo femminile, del sociologo Wright Mills.

Originale è il suo interesse per la canzone di consumo come espressione di sentimenti, vissuti, idee e modi di vita di un’intera generazione.

Anni Sessanta, comincia la danza.

Giovani, capelloni, studenti ed estremisti negli anni della contestazione (2002) e Un rosso relativo, anime, coscienza, generazioni nel movimento dei movimenti (2003) percorrono attraverso trasmissioni radiofoniche e televisive, testi, festival giovanili, comportamenti di massa, la traiettoria di una generazione passata attraverso l’impegno politico, dalle magliette a strisce, alla musica rock e beat, al movimento studentesco, sino alla ribellione degli anni Settanta, al riflusso, sino al “movimento dei movimenti” che segna la crisi delle ideologie novecentesche, sull’esaurimento e del socialismo realizzato e delle socialdemocrazie.

Su Vasco Rossi, Giachetti è “recidivo”,

avendo pubblicato, nel 1999, Siamo solo noi. Vasco Rossi, un mito per la generazione di sconvolti e nel 2005, Ognuno col suo viaggio.

Il cantante emiliano diventa emblema delle speranze e dell’immaginario dei giovani, tanto che la sua evoluzione è letta come sintomatica delle trasformazioni sociali e culturali che hanno segnato
l’Italia dagli anni Settanta a oggi e che sono passate per la ribellione giovanile,

le radio, le discoteche, il movimento delle donne e la modificazione dei rapporti di coppia, l’edonismo degli anni Ottanta,

il rifiuto delle forme tradizionali dell’organizzazione politica (partito e sindacato), Tangentopoli e lo sdegno contro la corruzione, l’esaurirsi di nuove speranze.

Il testo di Siamo solo noi è esemplificativo

del passaggio dalla speranza /militanza politica alle scelte individuali, della perdita di miti, punti fermi, riferimenti:

generazione di sconvolti senza santi né eroi. Odio i lunedì, che evoca, nel titolo, il disagio nei confronti del lavoro e dello studio, è aperto da un’interessante intervista in cui Vasco Rossi riepiloga le tappe centrali della propria vita:

il paese, Zocca, il rapporto con la città, Bologna, la scoperta della musica, gli anni ’70, le discoteche, le radio libere, la scelta per le frange più creative del movimento.

Il successo, i dischi, i concerti, le tematiche toccate, i rapporti con le donne, il passare degli anni e i cambiamenti personali.

I testi delle canzoni sono lo strumento che Giachetti usa per tracciare le trasformazioni economiche,
sociologiche, politiche che percorrono i decenni.

La seconda metà degli anni ’70 vede la fine della fabbrica fordista, la frantumazione della classe operaia, il crescere di individualismo e narcisismo.

I giovani non si riconoscono nel modello dominante, ma, al tempo stesso, rifiutano i progetti politici alternativi che hanno caratterizzato il ’68.

È rifiutata la politica come scelta di vita che comporta sacrificio, uso del tempo, impegno.

La società produce il vomito (Stupendo!), ma politici e sindacalisti vengono evitati, ritenuti superati (Colpa di Alfredo), nella ricerca del divertimento, del tempo libero (Voglio andare al mare).

Il saggio percorre la sconfitta delle lotte operaie, la fine della centralità della fabbrica (autunno ’80 alla FIAT), l’ulteriore calo dell’impegno politico,

le contraddizioni innestate dal diverso rapporto uomo /donna,

le crisi individuali, l’aumento dell’uso di stupefacenti e tranquillanti, la progressiva crisi dell’immagine del socialismo,

dall’URSS brezneviana alla Cina, allo stesso Vietnam, la scomparsa dei partiti che hanno caratterizzato la vita politica in Italia per quasi mezzo secolo.

La mancanza di riferimenti e punti fermi è espressa nella assenza di senso dell’esistenza:

Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha, sino all’espressione di un “male di vivere”,

dato dalla difficoltà ad adeguarsi al modello sociale prevalente negli anni ’80- ’90 e dalla costatazione del passare del tempo, dell’essere diversi, in un mondo che pare non offrire più prospettive storiche, nella fine della “vita spericolata”.

La laurea honoris causa a Vasco Rossi,

conferita nel 2005 dalla IULM di Milano, è motivata dal fatto che le sue canzoni costituiscono un “rispecchiamento”, cioè permettono a chi le ascolta di trovare quello che ha già in animo di sentire e di dire.

Questo libro è una sintesi di oltre 40 anni di canzoni, spettacoli, concerti (dalle discoteche ai teatri agli stadi) che offrono a Giachetti la chiave per offrire un originale saggio storico e soprattutto sociologico sul nostro Paese e sulle nostre vite.

Giuseppe Gambino, Parigi 1871. La Comune, Recensione libro su Vasco Rossi

Lidia Menapace di Valentina Stecchi, Recensione libro su Vasco Rossi

Sergio Dalmasso

Download de “Il Lavoratore” di Trieste numero 6 del 3 settembre 2024:

Download “Il lavoratore di Trieste n. 6 - 3 settembre 2024” IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 37141 volte – 1,80 MB
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