Gruppo al monumento Giovanni, Spartaco Barale e Giacomo Rigoni.
Martedì 30 dicembre 2025, l’ANPI di Nervi (Genova) ha organizzato un viaggio a Boves (Cuneo) sui luoghi partigiani.
Visita al paese incendiato il 19 settembre 1943, alle frazioni colpite dalla battaglia del 31 dicembre 1943/1 gennaio 1944, all’esposizione di quadri della pittrice Adriana Filippi.
Per ultimo, sosta al monumento che ricorda la morte, il 1 gennaio 1944, di Giovanni Barale, artigiano, segretario del partito comunista clandestino, ucciso con il figlio Spartaco e Giacomo Rigoni (“Tommasina”) che tentavano di portarlo in salvo.
Ho ricordato molto velocemente questa bella figura su cui, fra alcuni mesi, verrà ripubblicata una breve biografia.
Sergio Dalmasso
La targa del monumento ha la scritta: GIOVANNI BARALE SPARTACO BARALE GIACOMO RIGONI PARTIGIANI GARIBALDINI TRUCIDATI IL 1-1-1944 DALLA RABBIA NAZIFASCISTA MA RESI IMMORTALI
Sergio Dalmasso al Monumento Giovanni Barale Boves (Cuneo)
La Comune di Parigi (18 marzo-28 maggio 1871). Tra “assalto al cielo” e dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti di Giorgio Riolo, pag. 7
Balzac e il nostro tempo di Giorgio Riolo, pag. 11
Honoré de Balzac pag. 11
Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane pag. 13
Bibliografia minima – Honoré de Balzac pag. 17
Un altro comunismo? Il messaggio di Rosa di Sergio Dalmasso, pag. 18
La “fortuna” pag. 18
La difesa del marxismo. La totalità pag. 22
Lo scontro sull’organizzazione. Lo sciopero di massa pag. 23
L’imperialismo, la guerra pag. 26
Il cammino nel deserto pag. 27
La rivoluzione russa pag. 29
I consigli. La rivoluzione spartachista pag. 30
Due Rose? pag. 31
In sintesi pag. 32
Il “fascismo eterno” (definizione di Umberto Eco) di Francesco Barbommel, pag. 34
La querelle sullo stalinismo di Giacomo Casarino, pag. 36
LUCIO LIBERTINI l’attività a Torino di Sergio Dalmasso, pag. 39
Eugenio Colorni. Biografia di un socialista europeista di Mario Barnabé, pag. 48
Gustavo Gutierrez, la teologia della liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano di Giorgio Riolo, pag. 51
Walter Peruzzi: il direttore, il militante di Sergio Dalmasso, pag. 54
Università via Balbi, 1967/1971 di Sergio Dalmasso, pag. 57
Sabato 22 novembre 2025 alle ore 17 a Cuneo presentazione del nuovo libro di Sergio Dalmasso COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.
L’evento si svolgerà presso il Circolo “Rosa Luxemburg” in via Saluzzo n. 28, CUNEO.
L’autore dialogherà con Fabio Panero segretario del Circolo PRC “Rosa Luxemburg”.
Locandina presentazione a Cuneo del libro di Sergio Dalmasso: COMANDANTE CHE GUEVARA.
Evento è promosso da: Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba, Circolo Rosa Luxemburg, ARCI, Rifondazione Comunista.
A seguire vi sarà una cena di autofinanziamento, con prenotazione tramite Whatsapp.
Sergio Dalmasso a Cuneo durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara.
Pubblico, attento, durante la presentazione del libro Comandante Che Guevara 22.11.2025
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Dettagli libro
Editore : Red Star Press Data di pubblicazione : 29 ottobre 2025 Lingua : Italiano Lunghezza stampa : 320 pagine ISBN-10 : 8867184571 ISBN-13 : 978-8867184576 Peso articolo : 380 g Dimensioni : 12.2 x 2.6 x 19.6 cm
La ragazza occitana. Vita movimentata di Dominique Boschero
Nando MAINARDI, La ragazza occitana. Vita movimentata di Dominique Boschero, San Cesario di Lecce, ed. Manni, 2024.
Nando Mainardi ha al proprio attivo, oltre ad un libro sul calcio, di cui è appassionato, molti testi su figure significative della musica leggera italiana, nella profonda trasformazione che ha subito tra il genere melodico e la stagione del rock e dei cantautori.
Da qui, i due lavori su Enzo Jannacci, Il genio del contropiede (2012) e L’importante è esagerare. Storia di Enzo Jannacci (2017),
una panoramica sulla figura di Giorgio Gaber, nel suo passaggio dalla “canzonetta” al “teatro canzone” e nel suo rapporto con le trasformazioni culturali e politiche degli anni ’70: La magnifica illusione. Giorgio Gaber e gli anni ’70 (2016),
sino al personaggio di Adriano Celentano, mito del rock di fine anni ’50, sino al successo di una trasmissione televisiva, Il figlio della foca. Celentano e Fantastico (2021).
Il recente libro su Dominique Boschero è solamente in parte lontano da quelli precedenti.
Mainardi, attraverso la vita di una attrice di film che non entrano certamente nella storia del cinema, riesce a ricostruire una vicenda collettiva, le trasformazioni, non solamente del cinema, ma del nostro paese.
Parigi, Frassino.
Dominique nasce a Parigi nel 1937, da emigrati italiani, originari di Frassino, un piccolo borgo in valle Varaita (Cuneo); la famiglia è povera: il padre è guardiano in un deposito, la madre portinaia. Quattro fratelli.
Quando ha otto anni, a guerra finita, la famiglia decide che Dominique debba andare a Frassino, con le ovvie difficoltà,
il passaggio dalla grande città ad un villaggio di montagna, la non conoscenza della lingua, l’ingresso in una nuova famiglia. È un cambio di vita totale, con la scoperta delle radici.
A 15 anni, la famiglia ha bisogno di lei. Dominique rientra a Parigi; lavora alla bancarella di un mercato, poi in una fabbrica di lampadine, scopre i quartieri eleganti e “di vita” della città, finisce in un atelier di moda, … CONTINUA
Beppe Dutto uomo onesto. Ho conosciuto Beppe Dutto a metà anni ’60. Io studentino, tra i pochissimi liceali di Boves, lui di dieci anni più vecchio di me,
giovane iscritto al minuscolo PCI locale, in una delle realtà più difficili, quella di un paese cattolico,
in gran parte contadino, privo di tradizioni operaie, dove anche il movimento resistenziale era passato senza lasciare radici politiche.
Debole e coraggiosa presenza: Manduca, i due Giuliano, Vivenza, Foncio e Rita, Oreste…
Non so se fosse già piccolo imprenditore edile, ma l’esperienza per lui fondamentale era stata quella della FIAT, da cui operaio, era uscito comunista, iscritto al PCI.
Ne parlava spesso, dicendo di avere in quegli anni di fabbrica, modificato modo di pensare “visione del mondo” (si diceva così), amicizie, giudizio sui compagni (erano tutto il contrario delle calunnie dette su di loro).
Matrimonio civile
In paese aveva suscitato scandalo (ma non so datarlo) il suo matrimonio civile, in Municipio.
La “gente” ne aveva parlato con toni drammatici.
Come potevano questi comunisti non celebrare un matrimonio benedetto? E i figli?
Il PCI locale (comune e provincia) era gracile, ma “l’immaginario” era ben diverso:
L’URSS e metà dell’Europa erano socialiste, così la Cina, il paese più popoloso del mondo.
Anche nel continente americano un piccolo paese, Cuba, si era liberato e in Asia, Africa, America latina grandi masse stavano dando vita a enormi processi storici, contro il colonialismo, il neocolonialismo, l’oppressione politica ed economica.
Beppe era affascinato dalle “imprese spaziali” (si diceva così) sovietiche.
Un paese che 40 anni prima aveva enormi livelli di analfabetismo, che era stato distrutto dalla guerra mondiale, produceva il più alto numero di tecnici, la più grande ricerca scientifica:
il primo satellite, le prime foto dell’altra faccia della Luna, il primo uomo, poi la prima donna, nello spazio:
Erano i segni, con altri (pace, scuola, sanità…) della superiorità di un sistema sociale.
Vi era, in questa formazione, una forte visione scientista.
L’azione dell’uomo poteva forzare la natura, piegarla, utilizzarla a giusto fine.
Quante dighe erano state costruite?
Non si era modificato il corso di qualche fiume?
E non si tentava di rendere fertili le aree più gelide?
Il nucleare non si usava a fini di pace?
E l’URSS non aveva aiutato l’Egitto, costruendo la diga di Assuan?
Le imprese spaziali aprivano un nuova tappa nella storia dell’umanità.
Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio, era il simbolo dell’uomo sovietico, dell’uomo nuovo, teso al benessere del mondo intero.
Non è un caso che il suo primo figlio abbia avuto il nome dell’eroe sovietico.
Saggio di Sergio Dalmasso, Gianfranco Donadei, Coerenza e linearità, pubblicato nel n.103, novembre 2023, della rivista Il Presente e la Storiadell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo.
Numero 103 della rivista interamente dedicato a Gianfranco Donadei.
Gianfranco Donadei: coerenza e linearità
Un medico contro corrente
Incontro Gianfranco Donadei, la prima volta, nel settembre-ottobre 1967. Si preparavano a Cuneo iniziative (dibattito – sarebbe arrivato il Lucio Libertini di quegli anni – mostra, tenda in piazza Galimberti…) sul tema che allora sentivamo maggiormente: la guerra in Vietnam.
Riunione nella sede dell’ANPI di Cuneo, per anni percorsa dalla futura nuova sinistra. Mi presentano Donadei come medico competentissimo, sindaco, atipico nella provincia, a Roccavione, sempre attento alle questioni amministrative, radicale.
Il suo linguaggio, la sua formazione sono diversi rispetto a quelli dei tanti giovani ventenni; la critica alla guerra americana non passa per categorie marxiste, per analisi, più o meno raffazzonate, su strutture economiche e rapporti geopolitici, ma dal rifiuto del conflitto militare, dal richiamo alla legalità internazionale e al tema della indipendenza nazionale.
La critica alla democrazia statunitense si accompagna a quella della involuzione democratica che il comunismo porta in sé, quindi all’URSS.
Lo rivedo tre anni dopo. Nel 1970, il Partito radicale appoggia il PSI ed è lui a tenere il comizio finale, a Boves, dove il socialista Viglione ha grande seguito elettorale.
La piazza è piena, come accadeva in quei tempi, ma anche perché «Donadei è bravo, Parla proprio bene, Dice le cose come stanno».
Comizio lungo e applaudito. Stanno nascendo le regioni a statuto ordinario che saranno strumento di decentramento e di partecipazione. Gravi le responsabilità della DC per il fatto che nascano solamente nel 1970.
Le politiche governative debbono avere un cambio di passo. Difesa della scuola pubblica e del concetto di pubblico. Molti riferimenti alla provocazione antidemocratica, da piazza Fontana ai fatti successivi. Attacco al ruolo dei fascisti, ma anche della DC.
Ci rincontriamo tre anni dopo. Tornato a Boves/Cuneo dall’università, mi incisto nell’idea di costruire, in provincia, circoli del manifesto.
Nella provincia bianca e moderata, il PCI è sempre stato minoritario, ma sta crescendo, in tutte le città nascono gruppi di nuova/estrema sinistra, soprattutto di Lotta Continua e per la vicinanza con Torino e perché è la formazione che meglio incarna la spontaneità del Sessantotto: ruolo centrale del proletariato di fabbrica, rivoluzione imminente, rifiuto di strutture partitiche in nome di un coordinamento “orizzontale”, richiamo mitizzato alla lotta partigiana, continuo riferimento alla situazione internazionale.
Il Partito radicale ha una sede, bella, lineare, ordinata, ben diversa dal caos di quelle dei “gruppi”. Spicca una grande fotografia-ritratto di Ernesto Rossi, riferimento ideale, laico e critico, soprattutto per Donadei. È piccolo, ma attivo, teso all’impegno per il divorzio, per la tematica antimilitarista, in prospettiva per la questione dell’aborto. …
Continua …
Saggio Completo di Sergio Dalmasso presente di seguito e archiviato nella sezione del sito sergiodalmasso.com: Archivio – Scritti storici – Articoli e saggi: Gianfranco Donadei: coerenza e linearità:
Quaderno CIPEC 72, Non so se questo sarà l’ultimo quaderno, dopo un percorso di trent’anni, o se continueremo per il prossimo quinquennio (2025- 2029) o almeno per qualche anno.
Attendiamo le decisioni dell’Amministrazione provinciale di Cuneo che, in ogni caso, ringraziamo, come quelle precedenti, insieme ai dipendenti della stamperia, per i tanti numeri usciti che speriamo siano stati utili.
Vedo che le ricostruzioni di parti della storia della provincia, le interviste a militanti politici e sindacali, le statistiche elettorali, per quanto ferme a parecchi anni fa, vengono ancor oggi, utilizzate per studi, ricerche, tesi di laurea.
In attesa di una eventuale (e sperata) continuazione, procediamo con il ricordo dell’amico Danilo Zannoni, scomparso nell’aprile 2023.
A lui abbiamo dedicato già il quaderno 65 (primo semestre 2021) che conteneva numerosi racconti e l’ultimo numero (primo semestre 2024) con un lungo racconto (il termine è, forse, riduttivo), Demoni e due brevi ricordi, il mio e quello di Antonella Marras.
In questo quaderno compaiono altri suoi scritti, mai pubblicati, che sempre dimostrano la fantasia (gli ho chiesto più volte come facesse a scrivere continuamente, senza interruzione e su soggetti così diversi) e soprattutto l’interesse per temi sociali, ambientali, legati a una impostazione morale che sembra richiamarsi ad esempi letterari illustri.
L’amico prete: Gianni Russotto
Vi era l’idea di un ricordo di Gianni Russotto, anch’egli mancato lo scorso anno.
Gianni è stato sacerdote, prima a Genova, poi in Cile, da lui scelto per avere una esperienza di vita e di fede in un paese del “terzo mondo”.
Qui ha conosciuto e sposato una donna, scelta che lo ha collocato tra i tanti preti sposati di una stagione in cui molti credenti si sono interrogati sulle scelte di fede, sul rapporto religione/politica e sul modo migliore di interpretare la fede stessa nella propria vita personale.
Il ritorno in Italia, l’impegno politico- sociale.
Ci manca lo spazio.
Mi limito ad un ricordo personale, rinviando ai prossimi, eventuali, quaderni, testimonianze, ricordi, memorie collettive e personali che hanno riempito una commovente serata al circolo ARCI Barabini, a Trasta, in val Polcevera, il giorno successivo alla sua scomparsa.
Sergio Dalmasso
Nel secondo semestre del 2024 il quaderno 72 sarà a stampa in un numero di copie limitate grazie al lavoro del Centro Stampa della PROVINCIA DI CUNEO
Morto Giugliano Montaldo, “Giuliano Montaldo (Genova, 22 febbraio 1930 – Roma, 6 settembre 2023) è stato un regista, sceneggiatore e attore italiano.“
Giuliano Montaldo – Foto di G. M. Ireneo Alessi (Sinix Lab) CC BY-SA 2.0
Ripenso a “Sacco e Vanzetti”, a “Giordano Bruno”, ma anche, all’allora ingiustamente criticato e sottovalutato, “Tiro al piccione”.
Ricordo una sua conferenza al teatro di Genova, in cui aveva ricordato l’amore per la città in cui era nato e l’apprezzamento per la locale scuola teatrale.
Due aneddoti: – era stato attore, interpretando un commissario politico, nel film “Achtung! Banditi!” (1951), girato in val Polcevera. Quando, il 30 giugno 1960, si era trovato, a Genova, contro il congresso del MSI, tra i manifestanti, uno di questi aveva gridato: ” Ce la faremo sicuramente, è con noi anche il commissario politico”.
– nel maggio 2010, invitai a Cuneo, per una serata, Francesco Maselli. Ne ho ancora un ricordo bello ed emozionante. Avevo parlato con lui dell’idea di continuare questi incontri. Il primo nome a cui avevamo pensato era quello di Giuliano Montaldo. Poi, non se fece nulla (il Comune, le spese, la sala…), ma oggi ho ripensato tristemente all’occasione mancata.
– Ieri, sabato (27 maggio 2023), sono tornato a Cuneo per presentare il quaderno del CIPEC numero 69 che raccoglie una breve “storia” di Rifondazione nel cuneese.
Alessio Giaccone, Sergio Dalmasso e Nadia Revello a Cuneo.
Alessio Giaccone e Sergio Dalmasso
Storia Rifondazione Comunista Cuneese, il quaderno è uscito a stampa, ma si trova on line: Quaderni del CIPEC, n. 69. Nulla di definitivo o di importante, ma l’occasione per riflettere su anni della nostra storia, nazionale e locale.
Quaderno CIPEC N. 70
E’ uscito anche il quaderno numero 70 che contiene due testi importanti:
Quaderno CIPEC Numero 70
– alcune poesie che Gianni ALASIA, grande sindacalista torinese mi diede anni fa, chiedendomi di pubblicarle solo dopo la sua morte. Sono testimonianza di una grande figura, non solamente “politica”:
“Altri son venuti e altri verranno. Quanto è stato buono e vero ritorna sempre”
“Un giorno, la nostra primavera del quarantacinque sboccerà per i nostri amati nipotini”
—- uno studio di Giuseppe Gambino su Karl LIEBKNECHT.
Ricordo che sulla figura del grande dirigente tedesco, morto con Rosa Luxemburg, non esistono studi recenti. Questo testo, scaricabile anche on line, copre, quindi, un vuoto e spero venga conosciuto e utilizzato.