Il Partito dell Rifondazione Comunista (PRC) rappresenta una pietra miliare nella storia politica italiana, nata nel febbraio 1991 a seguito del XX congresso del Partito Comunista Italiano (PCI) a Rimini.
Inizialmente denominato Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), il partito si formò nel 1991 come risposta all’evoluzione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS).
Il nome “Rifondazione Comunista” fu scelto in riferimento alla mozione che si oppose allo scioglimento del PCI voluta da Achille Occhetto.
I fondatori, tra cui Armando Cossutta, Lucio Libertini e Sergio Garavini (il primo coordinatore nazionale), miravano a preservare l’eredità del comunismo antistalinista.
Il partito ha avuto come segretari: Sergio Garavini, Fausto Bertinotti, Paolo Ferrero, e attualmente Maurizio Acerbo.
Le prime rappresentanze parlamentari di Rifondazione Comunista furono acquisite quando, il 14 maggio 1991, Lucio Magri e Luciana Castellina abbandonarono rispettivamente il gruppo parlamentare del PDS alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo per aderire al movimento.
Successivamente, durante l’ottavo congresso di Democrazia Proletaria (DP) nel giugno 1991, il partito si ingrandì ulteriormente con l’adesione di dirigenti provenienti dal Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP).
Rifondazione Comunista si è sempre caratterizzata per la sua coerenza ideologica all’ideale del comunismo antistalinista.
Distinguendosi in tal modo da altre correnti politiche di pseudosinistra atlantiste, ambigue, governative e moderate.
La leadership di Maurizio Acerbo attualmente sottolinea l’impegno del partito nel portare avanti la sua visione politica e sociale di pace e della difesa dei ceti meno abbienti e delle classi lavoratrici che pagano le tasse.
Con una storia ricca di sfide e cambiamenti, Rifondazione Comunista rimane un attore significativo nel panorama politico italiano, continuando a contribuire al dibattito pubblico e alle dinamiche progressiste e democratiche del paese.
E’ uscito oggi, pubblicato con puntualità svizzera, da Punto rosso di Milano, il terzo volume sulla storia di Rifondazione, dopo quelli precedenti comparsi nel 2002 (il primo decennio) e nel 2021 (il secondo).
Gli anni trattati vanno dal 2011 al 2025.
La Traversata nel deserto. Rifondazione comunista dalla chiusura di Liberazione al Congresso di Montecatini
La trattazione inizia dalla drammatica sconfitta della “Sinistra Arcobaleno”, passa per la scissione vendoliana, il tentativo di rilancio con la “Federazione della sinistra”, la chiusura di “Liberazione”, il calo degli iscritti, il crescere dei problemi finanziari.
Quindi, per i tentativi di aggregazione attraverso “Rivoluzione civile” (Ingroia), l'”Altra Europa” (Tsipras), le scelte per “Potere al popolo”, “Unione popolare”, sino a “Pace, Terra, Dignità”.
Oltre a trattare vicende interne (congressi, componenti, dibattiti…),
il testo tenta di inserire le vicende del PRC nel contesto nazionale (governi, situazione sociale, movimenti) e internazionale (guerre, modificazioni del quadro globale).
Lo completa e arricchisce il primo tentativo di ricostruire, anche se parzialmente, la storia dei/delle Giovani comunisti/e, opera di Paolo BERTOLOZZI e Nicolò MARTINELLI.
Prefazione severa, ma da discutere, di Matteo PUCCIARELLI, giornalista e autore di molti libri su formazioni e figure della sinistra (DP, Avanguardia operaia, Tsipras, Podemos, 5 stelle…).
Postfazione di Giovanni RUSSO SPENA, diversa per impostazione e prospettiva.
Auspichiamo che questo libro “La Traversata nel deserto” (riferimento a un testo della grande Rosa Luxemburg), sia usato da circoli, federazioni, dipartimenti nazionali, nelle feste, ma anche da associazioni, biblioteche, archivi storici, ARCI, ANPI, centri sociali…
Credo che RIFONDAZIONE, al di là dei diversi giudizi sui suoi 35 anni e sulle difficoltà e divergenze attuali, sia stato il maggiore tentativo per legare la tradizione comunista alle emergenze e ai movimenti sociali.
Riflettere sulle sue vicende non è solamente archeologia storiografica, ma ha ben altro valore.
Fate sapere che il testo esiste, recensitelo anche criticamente, discutiamolo insieme.
Pronto, con i miei giovani amici, ad andare ovunque.
Pronto sempre a presentare e discutere il recente testo su CHE GUEVARA (Redstarpress, Roma), di grande attualità per i nodi che pone.
È morta a Torino ADRIANA STEVANIN. Operaia, militante del PCI, della Cgil e di Rifondazione. La sua vita è quella di tante lavoratrici, emigrate dal Veneto, passate per l’estero e finite a Torino, quando le fabbriche richiamavano lavoratori/tri da tutta Italia.
Adriana Stevanin a Torino durante una manifestazione di Rifondazione Comunista
Nata nel 1937, a otto anni lavora in campagna, dai 14 ai 18 è mondina nel vercellese. Avviamento professionale, frequentato la sera “perché di giorno dovevo lavorare”. Lavora per una fabbrica tessile che porta il lavoro a casa, nel 1957 sposa Benito Garbin di Montagnana (Padova), emigrato in Piemonte, poi minatore in Germania, poi a Torino (FIAT). Quando nasce il figlio, la famiglia vive in un sottoscala, in via Barbaroux.
Nel 1967 Adriana entra in una fabbrica tessile. Forma la CGIL: 200 tessere al sindacato e 200 al partito. Ricorda, con commozione, la festa per gli 80 anni di Rita Montagnana.
Poi, gli anni ’80 e le trasformazioni nel PCI:
“Ho sofferto moltissimo, me la sono presa. Ho pensato: Qui stiamo diventando tutti matti. Se tornasse in vita mia madre! Trovarsi così dopo aver tanto lavorato per il partito! Poi la speranza in Rifondazione e la delusione per la diaspora: “Era sbagliato dividere il partito. Ho iniziato a preoccuparmi. Ho sofferto per tutte le scissioni e polemiche ancor più che per la fine del PCI”.
La malattia negli ultimi anni e la morte improvvisa, il 17 marzo, a quasi 89 anni di età. Potete trovare il racconto della vita sua e del marito, nel n. 52 dei Quaderni del CIPEC (scaricabili on line).
Al caro amico Benito Garbin (92 anni) che, questa sera, mi ha telefonato piangendo, un saluto ed un abbraccio.
Di Adriana riporto le ultime parole della sua testimonianza (anni fa), quasi un testamento umano e politico: “Sono contenta della mia vita. La politica ha dato un senso alla mia vita, ho sentito sentimenti di fratellanza“.
È la generazione che mi ha direttamente preceduto e da cui ho imparato molte cose, soprattutto la coerenza, la fratellanza, l’impegno per un mondo diverso.
In IL LAVORATORE, di Trieste n. 2 marzo 2026, presente nel sito in Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni.
GIANNI BOSIO, L’INTELLETTUALE ROVESCIATO
di Sergio Dalmasso
Una vita troppo breve
a) un lavoro politico storiografico Gianni Bosio nasce nel 1923 ad Acquanegra sul Chiese, comune del mantovano (allora circa 5.000 abitanti, oggi meno di 3.000). Carattere anticonformista, al Collegio vescovile rifiuta la comunione.
Antifascista da sempre, già nel 1939 si segnala per propaganda fra i giovani coscritti della classe 1922. Nel 1943, all’università di Padova, aderisce al Partito socialista; partecipa alla resistenza tra mantovano e milanese.
Nel dopoguerra, su proposta di Lelio Basso, diviene redattore della rivista “Quarto stato”. Lavora nella federazione di Mantova e nel suo comune. Si trasferisce dall’università di Padova a quella milanese.
Il suo interesse è immediatamente rivolto alla storia del movimento operaio con predilezione per le tematiche sociali ed economiche, lo scontro di classe, con oggettiva critica alla storiografia prevalente che bada soprattutto agli aspetti politici, ideali, alle correnti di partito…
Non a caso ipotizza, in un primo tempo, una tesi di laurea sulla storia del marxismo italiano sino al 1892 (fondazione del partito socialista). Su queste basi, nel 1949, fonda la rivista “Movimento operaio”
che raccoglie studiosi di diversa provenienza, da vecchi socialisti “prefascisti” come Renato Carli Ballola, Luigi Dal Pane (il maggior studioso di Labriola) alla generazione più giovane (Franco Della Peruta, Gastone Manacorda, Ernesto Ragionieri, Renato Zangheri…).
Collabora anche Lelio Basso, direttore di “Quarto stato”. La finalità è riportare alla luce pagine dimenticate della storia del movimento operaio e contadino italiano, a partire dall’Ottocento, dalle Società operaie, dalle prime forme organizzative e associative. Bosio cura studi sul socialismo pre1892, dà molta attenzione alla figura di Andrea Costa, organizza nel cinquantenario della fondazione del PSI, la mostra Genova 1892, la nascita del PSI. Dal 1952 la rivista è edita dalla Feltrinelli. Non mancano, però, contrasti che, dietro le polemiche storiografiche, nascondono diverse letture politico-partitiche. Bosio recupera la storia del movimento di classe con scrupolose ricerche dirette, valorizza la Prima Internazionale, le leghe di resistenza, i processi di creatività spontanea, la crescita autonoma di forme organizzative che il movimento si è dato nel corso della sua storia.
Questa impostazione contrasta con la rigidità della politica culturale comunista e della ricerca storica che da questa deriva.
Spontaneismo ed anarchismo sono passaggi che il pensiero comunista (stalinista?) pensa di avere definitivamente superato. Il richiamarsi a queste correnti (comprese le varie anime socialiste che precedono la formazione del partito) contrasta con una lettura del Risorgimento, praticata dal PCI, per cui vi è una continuità storica, nazionale che il partito esprime, con le correnti risorgimentali
e con il pensiero democraticolaico.
L’offensiva del PCI porta alla “defenestrazione” di Bosio, accusato di “filologismo”. Gli viene proposto di mantenere la direzione della rivista, ma con altra impostazione e con un “controllo” da parte della redazione. Ovvio è il suo rifiuto. Il PSI si piega alla decisione, in nome della “politica unitaria”.
Il tentativo di Panzieri presso la commissione culturale del PCI (Alicata, Salinari) non ottiene risultati. Addirittura, Carlo Salinari rimprovera a Bosio le simpatie “bassiano-luxemburghiane” che lo renderebbero inaffidabile. La rivista, affidata ad Armando Saitta, cambia redazione e impostazione; chiuderà nel 1956.
CONTINUA …
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DANILO MONTALDI
di Sergio Dalmasso
È segno dei tempi il fatto che Danilo Montaldi sia stato a lungo interpretato come una delle fonti della nuova sinistra, mentre oggi l’attenzione maggiore sia rivolta alla sua ricerca sul campo e al ruolo, indubbio, che questa assume nella nascita della sociologia in Italia.
Nasce a Cremona, nel 1929. Il padre, anarchico, lavora in fabbrica ed ha vivaci interessi culturali, la madre è di schietta matrice contadina e ha forse influenza sugli interessi del figlio per questo mondo e per le trasformazioni strutturali dell’area.
A quindici anni, nel 1944, entra nel Fronte della gioventù (per l’indipendenza nazionale e per la libertà) e collabora con il movimento partigiano, trasportando materiale illegale. La fine del fascismo sembra coincidere con un periodo di solidarietà collettiva, di speranza: “…Agli angoli delle strade si tessevano i fili rossi della rivolta. Perché chi stava male e ci pensava e chi stava male e lavorava, non voleva abituarsi… Col pensiero rivolto alla Spagna, sapendo che c’erano stati i consigli in Russia e in Europa, che bisognava farli ancora, presto, contro i padroni…”
Si iscrive al PCI insieme al padre che, però, ne viene espulso già nell’autunno 1945. Se ne va anche Danilo, totalmente critico verso la togliattiana politica unitaria e non classista. Poco dopo, si avvicina, senza mai farne parte organicamente, alle formazioni bordighiste, anche per l’amicizia con Giovanni Bottaioli, operaio tornato dall’esilio in Francia. Nella rottura del bordighismo italiano, ad inizio anni ’50, collaborerà con il Partito comunista internazionalista di Onorato Damen (organi “Battaglia comunista” e “Prometeo”) e anche con i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP). Dopo un ricovero per malattia polmonare, compie, nel 1953, il primo viaggio a Parigi, fondamentale per la sua formazione. Entra in contatto con il gruppo di “Socialisme ou barbarie” (Edgar Morin, Claude Lefort, Cornelius Castoriadis), rivista eretica e antistalinista.
Qui confronta le proprie posizioni, le proietta in un quadro non locale, conferma l’intenzione di scrivere un testo che raccolga storie di vita di militanti, contadini (il mondo di suo padre). Sviluppa l’inchiesta biografica sul campo (la conricerca, basata sullo scambio di conoscenza fra ricercatore e testimone, che è fonte di storia orale “semilavorata”). I contatti sono con Alessandro Pizzorno, Armando Guiducci, Franco Fortini e con le riviste di discussione e di elaborazione nate nel crocevia del 1956 (“Ragionamenti”, “Opinione”…)
Nel 1957, fonda a Cremona, con Bottaioli e Romano Alquati, il Gruppo di Unità Proletaria, attivo nella attività politica locale, con partecipazione alle lotte sociali, produzione di volantini, e scritti.
Presentazione CHE GUEVARA Rapallo. Altri mondi possibili (Laboratorio politico culturale) e Rifondazione Comunista Circolo “Gianna Cassani” organizzano la presentazione del libro: COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.
Il Lavoratore di Trieste ottobre 2025 prima pagina.
Socialismo di sinistra
È assente, nello tsunami politico- culturale e nella sconfitta politico- antropologica che ci hanno travolti, un qualunque riferimento al socialismo di sinistra, ad un pensiero che, pur nelle sue differenze (Morandi, Lombardi, Panzieri, il primo Libertini…,
una breve stagione di “Mondoperaio”), ha avuto ruolo importante nel dibattito politico (quando esisteva), costituendo una matrice diversa e dalla socialdemocrazia (in Italia nella sua versione peggiore, governista e atlantista) e dallo stalinismo, dogmatico, autoritario, appiattito sull’URSS,
pur se, in Italia, nella particolare interpretazione e torsione togliattiana (Magri nel Sarto di Ulm parla di genoma Gramsci).
In questa area politico- culturale, che sarebbe interessante rivalorizzare, ha ruolo importante la singolare (non catalogabile in ismi) figura di Lelio Basso.
Nato a Varazze (Savona) nel 1903, vive a Ventimiglia (Imperia), quindi a Milano che è fondamentale nella sua formazione,
nell’intreccio fra lotte operaie, guerra e impatto della rivoluzione russa.
Qui scopre il socialismo e le trasformazioni psicologiche e antropologiche che la guerra e la speranza di emancipazione hanno portato:
è rivoluzione il fatto che le donne del popolo, nelle code nei negozi, non lascino più il posto alle signore eleganti, è rivoluzione il fatto che le ragazze del mondo operaio vogliano mettere le calze di seta.
La tessera socialista.
Nel 1921, a meno di 18 anni, si iscrive al PSI, in opposizione alle posizioni riformiste,
ma anche alla scissione di Livorno cui ha aderito la quasi totalità dei giovani socialisti. Al nuovo PCd’I rimprovera la rigida accettazione delle posizioni dell’URSS e della Terza Internazionale (i 21 punti).
Si laurea in legge nel 1925 (tesi sulla concezione della libertà in Marx) e in filosofia nel 1931, dopo tre anni di confino a Ponza,
con tesi sul teologo protestante Rudolf Otto, (l’interesse per la tematica religiosa è sua caratteristica, dimostrata dalla collaborazione alla rivista battista “Conscientia”).
Scrive su “Critica sociale”, “La rivoluzione liberale” di Gobetti, “Pietre”.
La collaborazione al centro socialista interno, con Rodolfo Morandi, sono causa di nuovo arresto e di reclusione (1939- 1940) nel campo di concentramento di Colfiorito.
CONTINUA .. Download completo della scheda su Lelio Basso di Sergio Dalmasso al seguente:
Domenica, a GENOVA, si voterà per le elezioni comunali
Dopo otto anni di maggioranza di destra (leghisti, fascisti, berlusconiani, civici) e dopo gli scandali che hanno coinvolto il presidente della Regione TOTI e i suoi, è naturale il desiderio di voltare pagine e di arrivare ad una nuova gestione del comune.
Sta di fatto, però, che la candidata del “centro sinistra”, SALIS:
ha partecipato alle Leopolde di Renzi
ha dichiarato che il comune deve esaltare i primi, senza dimenticare gli ultimi
ha sostenuto che gli incarichi debbano essere affidati a chi ha la fiducia della maggioranza (la DC aveva più pudore, lo faceva senza dirlo)
ha rilanciato la Gronda, grande opera di cui si parla da decenni. Il linguaggio e le proposte cambiano se si parla con associazioni ambientaliste o con gli industriali
ha proposto Genova come centro per il nucleare.
Non è un caso che i destri abbiano detto a chiare lettere: “Sarebbe stata una buona candidata anche per noi”.
Ovviamente, silenzio totale sui referendum dell’8 giugno. Vi è il pericolo di scontentare Renzi, Calenda e metà del PD.
Ovviamente, non una parola sul riarmo europeo (800 miliardi che verranno tolti ai servizi sociali), sulle guerre (a cominciare dalla pulizia etnica a Gaza).
Il “centrosinistra” (le virgolette sono d’obbligo) parte con un vantaggio di 8 punti (52% a 44% alle ultime regionali), credo in parte eroso nelle ultime settimane.
Un successo (improbabile) della destra sarebbe gravissimo.
La vittoria, probabile, del campo largo, però, non è priva di contraddizioni e di problemi e non nasce sotto le migliori stelle.
Così siamo finiti: scontro tra – liberisti e atlantisti guerrafondai da un lato – neofascisti, populisti di destra dall’altro.
Pensate a K. Harris/Trump, Macron/Le Pen, ai paesi dell’est Europa.
Per restare all’Italia, all’ultimo match Letta/Meloni.
È difficile, parlando di Lidia Menapace, affrontare la sua ricchissima biografia, tracciarne un profilo, senza inserire ricordi personali, modestissimi, ma molto numerosi in una conoscenza durata oltre mezzo secolo.
Lidia nasce a Novara nel 1924.
Racconta di “aver preso coscienza” nel corso della guerra, per motivi familiari, per i rastrellamenti tedeschi.
Prima, il trauma, nel 1938, per l’improvvisa assenza dalla scuola di una sua compagna di classe, perché ebrea (non è una malattia), le aveva fatto comprendere l’assurdità delle discriminazioni.
La scelta di divenire partigiana nasce da questo intreccio (ricordate La storia di Elsa Morante?) di grandi, drammatici fatti storici e di vicende personali, quotidiane:
la mancanza di cibo, i bombardamenti, la solidarietà tra persone semplici, i posti di blocco, l’attività clandestina…
Lo racconterà, settanta anni dopo, in Io partigiana. La mia resistenza (Manni 2014).
L’esperienza partigiana le lascia un segno indelebile. La sconfitta del fascismo deve essere il primo passo per la costruzione di una società più giusta.
Il rifiuto della guerra è consequenziale.
Dopo il lancio delle bombe atomiche nell’agosto 1945, scrive per un giornale locale, un articolo, bloccato dalla censura, in cui dice espressamente che le due atomiche buttate sui civili di un paese vinto ci mettono alla pari con i nazisti.
Dirà sempre: Chiamatemi ex politica, ex parlamentare, ex insegnante, ma non chiamatemi ex partigiana.
Ancora, la scelta pacifista l’accompagnerà per tutta la vita, contro i blocchi, il riarmo, le basi militari, l’installazione dei missili e la militarizzazione del territorio.
Sono conseguenti, “protofeministe”, le scelte di vita.
Frequenta gli ambienti cattolici e ha una relazione con un insegnante universitario che le propone il matrimonio, dicendole: Sarai la mia assistente.
Ovvio il rifiuto del ruolo subordinato e la fine della relazione.
Eguale la reazione davanti ad una persona, conosciuta frequentando la FUCI (la Federazione universitaria cattolica) che le propone il matrimonio, non accettando che lei lavori (il lavoro della moglie è considerato possibile solamente in famiglie modeste). …
CONTINUA
(PS. Lidia Menapace è presente sulla tessera di Rifondazione 2025 assieme a Pier Paolo Pasolini):
Tessera Rifondazione Comunista 2025, Pier Paolo Pasolini e Lidia Menapace
“Antonella Marras comunali Genova 2025. Marras in corsa per portare a Palazzo Tursi la ‘Sinistra Alternativa’ alle comunali di Genova 2025:
“Amare Genova è come amare una persona”
La candidata della coalizione che unisce Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Sinistra Anticapitalista ritorna dopo la candidatura del 2022:
“Vorremmo riportare le classi popolari all’interno del consiglio comunale”
Lontana dal centrosinistra “liberista”, vicina alle periferie, ai lavoratori e ai comitati in cui è cresciuta. Antonella Marras torna in corsa per le comunali di Genova dopo la sua candidatura del 2022.
Lo fa sotto la bandiera di ‘Sinistra Alternativa’,
progetto che unisce le tre anime (I tre partiti politici) di Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Sinistra Anticapitalista in una visione della città antitetica rispetto ai due principali schieramenti.
Marras, fiera delle sue esperienze nei comitati di Fegino e Borzoli,
voce forte della sinistra operaia in Valpolcevera, parla di Genova come di un’amata:
“quando si ama una persona, non la si deve cambiare” per “sostenere un miglioramento nelle sue possibilità di crescere”.
La sua unica grande opera è “la messa in sicurezza del territorio”.
Per il resto, Marras è netta nel suo “no” ai maxi cantieri che, in alcuni casi, vedono i due principali contendenti Pietro Piciocchi e Silvia Salis trovarsi d’accordo.
Due ‘big’ che, per lei, sono “due facce della stessa medaglia” “
Elezioni comunali Genova 2025. Il 25 maggio si voterà per le comunali a Genova, sesta città in Italia, per quanto in declino produttivo, economico, sociale, demografico…
Per lungo tempo vinse, anche nettamente, il centro sinistra.
Nel 2012, fu eletto Marco DORIA, insegnante universitario, persona di grande cultura, impegno e onestà, appoggiato, come non mai, da associazioni, settori della “società civile” (don Gallo), giovani, ambientalisti, pacifisti…
La sua elezione suscitò grandi speranze che furono, per mille motivi, disattese.
Pesò anche il fatto, come già, anni prima, per il sindaco Sansa, che non fosse iscritto al PD, partito egemone nella maggioranza.
Risultato: delusione, disincanto, problemi rinviati, nessuna svolta reale. Alle elezioni successive trionfò la destra (BUCCI) che stravinse, ancora maggiormente nel 2022: la “giunta del fare”.
Ora si rivota, perché Bucci è diventato, purtroppo, presidente della Regione e si è dimesso dalla carica di sindaco.
Un tempo, mesi prima del voto, si riunivano le sezioni di partito: indicavano elementi di programma, esprimevano proposte di candidature.
Ora, abbiamo assistito, nel centro- sinistra (sic!) ad un balletto, durato mesi, fra una e l’altra candidatura, senza alcuna partecipazione “di base”.
Dopo mesi di scontri, è emerso il nome di Silvia SALIS,
vice presidente del CONI, dieci volte campionessa italiana di atletica (onore al merito!), due volte partecipante alle Olimpiadi.
Il suo primo atto è stata la scelta del responsabile della comunicazione (oggi la politica è questo), preso da MEDIASET.
La alleanza va da AVS a Calenda. Comprende anche i renziani (RENZI ha parlato di civismo) che, per anni, hanno fatto parte della maggioranza comunale di destra (si va dove ci sono le poltrone).
Si chiede il completamento delle grandi opere e non vi è una parola contro il riarmo europeo (quanti tagli su scuola, sanità, trasporti, assistenza…?) e sul massacro di Gaza (sono temi che non portano voti).
Non ho mai pensato che fascisti, reazionari, conservatori, moderati, riformisti, riformatori… siano la stessa cosa.
Per 20 anni, data la provincia in cui vivevo, ho votato, causa l’infame sistema maggioritario, sindaci, presidenti di provincia e parlamentari democristiani, per non far vincere Berlusconi.
Ho smesso nel 2011, quando, si scelse, caduto Berlusconi, di fare l’ammucchiata (governo MONTI) che andava dal PD a Berlusconi a Meloni.
I governi successivi (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte/Salvini, sino al nuovo abbraccio dei “migliori” con il governo DRAGHI (dal PD a Berlusconi, dai 5S a Salvini) hanno continuato sulla stessa strada e hanno regalato a Giorgia Meloni la maggioranza.
Le comunali genovesi, dopo otto anni di giunte di destra ed estrema destra, ripetono purtroppo, questo copione:
– candidatura scelta senza partecipazione ed espressioni di un ceto sociale certamente non popolare. Anzi. – partecipazione di forze (Calenda, Renzi) che sui temi sociali, ambientali ed internazionali (pace/guerra, nord/sud del mondo) son l’opposto della svolta che sarebbe necessaria. – programmi che evitano di entrare sui nodi fondamentali (rifiuto delle privatizzazioni, critica delle grandi opere, risanamento del territorio).
Certo, la volontà di uscire da otto anni di sistema Bucci/Toti, soprattutto dopo gli scandali e di sconfiggere questa destra è comprensibile.
I difetti di origine rischiano, però, di deludere, ancora una volta questa speranza.
La rabbia, la delusione e il “sono tutt* eguali” produce liste populiste, che raccolgono sentimenti spontanei e superano i tradizionali confini sinistra/destra, ritenuti inutili.
La corsa al centro cancella scelte sociali qualificanti.
Il trasformare la rabbia e la delusione in progetto politico dovrebbe essere, invece, il compito della sinistra. Tre anni fa, la nostra lista (con la candidata sindaca Antonella Marras) raccolse l’1,9%.
(Stessa coerenza da sempre, stessa formazione, stessa candidata sindaca Antonella Marras, grande esperienza politica dei suoi candidati e delle sue candidate: a Genova il tuo vero voto utile è per Sinistra Alternativa. Esperienza e competenza al servizio della città di Genova.)