Gianni Bosio e Danilo Montaldi
In IL LAVORATORE, di Trieste n. 2 marzo 2026, presente nel sito in Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni.
GIANNI BOSIO, L’INTELLETTUALE ROVESCIATO
di Sergio Dalmasso
Una vita troppo breve
a) un lavoro politico storiografico Gianni Bosio nasce nel 1923 ad Acquanegra sul Chiese, comune del mantovano (allora circa 5.000 abitanti, oggi meno di 3.000). Carattere anticonformista, al Collegio vescovile rifiuta la comunione.
Antifascista da sempre, già nel 1939 si segnala per propaganda fra i giovani coscritti della classe 1922. Nel 1943, all’università di Padova, aderisce al Partito socialista; partecipa alla resistenza tra mantovano e milanese.
Nel dopoguerra, su proposta di Lelio Basso, diviene redattore della rivista “Quarto stato”. Lavora nella federazione di Mantova e nel suo comune. Si trasferisce dall’università di Padova a quella milanese.
Il suo interesse è immediatamente rivolto alla storia del movimento operaio con predilezione per le tematiche sociali ed economiche, lo scontro di classe, con oggettiva critica alla storiografia prevalente che bada soprattutto agli aspetti politici, ideali, alle correnti di partito…
Non a caso ipotizza, in un primo tempo, una tesi di laurea sulla storia del marxismo italiano sino al 1892 (fondazione del partito socialista). Su queste basi, nel 1949, fonda la rivista “Movimento operaio”
che raccoglie studiosi di diversa provenienza, da vecchi socialisti “prefascisti” come Renato Carli Ballola, Luigi Dal Pane (il maggior studioso di Labriola) alla generazione più giovane (Franco Della Peruta, Gastone Manacorda, Ernesto Ragionieri, Renato Zangheri…).
Collabora anche Lelio Basso, direttore di “Quarto stato”. La finalità è riportare alla luce pagine dimenticate della storia del movimento operaio e contadino italiano, a partire dall’Ottocento, dalle Società operaie, dalle prime forme organizzative e associative. Bosio cura studi sul socialismo pre1892, dà molta attenzione alla figura di Andrea Costa, organizza nel cinquantenario della fondazione del PSI, la mostra Genova 1892, la nascita del PSI. Dal 1952 la rivista è edita dalla Feltrinelli. Non mancano, però, contrasti che, dietro le polemiche storiografiche, nascondono diverse letture politico-partitiche. Bosio recupera la storia del movimento di classe con scrupolose ricerche dirette, valorizza la Prima Internazionale, le leghe di resistenza, i processi di creatività spontanea, la crescita autonoma di forme organizzative che il movimento si è dato nel corso della sua storia.
Questa impostazione contrasta con la rigidità della politica culturale comunista e della ricerca storica che da questa deriva.
Spontaneismo ed anarchismo sono passaggi che il pensiero comunista (stalinista?) pensa di avere definitivamente superato. Il richiamarsi a queste correnti (comprese le varie anime socialiste che precedono la formazione del partito) contrasta con una lettura del Risorgimento, praticata dal PCI, per cui vi è una continuità storica, nazionale che il partito esprime, con le correnti risorgimentali
e con il pensiero democraticolaico.
L’offensiva del PCI porta alla “defenestrazione” di Bosio, accusato di “filologismo”. Gli viene proposto di mantenere la direzione della rivista, ma con altra impostazione e con un “controllo” da parte della redazione. Ovvio è il suo rifiuto. Il PSI si piega alla decisione, in nome della “politica unitaria”.
Il tentativo di Panzieri presso la commissione culturale del PCI (Alicata, Salinari) non ottiene risultati. Addirittura, Carlo Salinari rimprovera a Bosio le simpatie “bassiano-luxemburghiane” che lo renderebbero inaffidabile. La rivista, affidata ad Armando Saitta, cambia redazione e impostazione; chiuderà nel 1956.
CONTINUA …
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DANILO MONTALDI
di Sergio Dalmasso
È segno dei tempi il fatto che Danilo Montaldi sia stato a lungo interpretato come una delle fonti della nuova sinistra, mentre oggi l’attenzione maggiore sia rivolta alla sua ricerca sul campo e al ruolo, indubbio, che questa assume nella nascita della sociologia in Italia.
Nasce a Cremona, nel 1929. Il padre, anarchico, lavora in fabbrica ed ha vivaci interessi culturali, la madre è di schietta matrice contadina e ha forse influenza sugli interessi del figlio per questo mondo e per le trasformazioni strutturali dell’area.
A quindici anni, nel 1944, entra nel Fronte della gioventù (per l’indipendenza nazionale e per la libertà) e collabora con il movimento partigiano, trasportando materiale illegale. La fine del fascismo sembra coincidere con un periodo di solidarietà collettiva, di speranza: “…Agli angoli delle strade si tessevano i fili rossi della rivolta. Perché chi stava male e ci pensava e chi stava male e lavorava, non voleva abituarsi… Col pensiero rivolto alla Spagna, sapendo che c’erano stati i consigli in Russia e in Europa, che bisognava farli ancora, presto, contro i padroni…”
Si iscrive al PCI insieme al padre che, però, ne viene espulso già nell’autunno 1945. Se ne va anche Danilo, totalmente critico verso la togliattiana politica unitaria e non classista. Poco dopo, si avvicina, senza mai farne parte organicamente, alle formazioni bordighiste, anche per l’amicizia con Giovanni Bottaioli, operaio tornato dall’esilio in Francia. Nella rottura del bordighismo italiano, ad inizio anni ’50, collaborerà con il Partito comunista internazionalista di Onorato Damen (organi “Battaglia comunista” e “Prometeo”) e anche con i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP). Dopo un ricovero per malattia polmonare, compie, nel 1953, il primo viaggio a Parigi, fondamentale per la sua formazione. Entra in contatto con il gruppo di “Socialisme ou barbarie” (Edgar Morin, Claude Lefort, Cornelius Castoriadis), rivista eretica e antistalinista.
Qui confronta le proprie posizioni, le proietta in un quadro non locale, conferma l’intenzione di scrivere un testo che raccolga storie di vita di militanti, contadini (il mondo di suo padre). Sviluppa l’inchiesta biografica sul campo (la conricerca, basata sullo scambio di conoscenza fra ricercatore e testimone, che è fonte di storia orale “semilavorata”). I contatti sono con Alessandro Pizzorno, Armando Guiducci, Franco Fortini e con le riviste di discussione e di elaborazione nate nel crocevia del 1956 (“Ragionamenti”, “Opinione”…)
Nel 1957, fonda a Cremona, con Bottaioli e Romano Alquati, il Gruppo di Unità Proletaria, attivo nella attività politica locale, con partecipazione alle lotte sociali, produzione di volantini, e scritti.
CONTINUA …
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