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Le atrocità di Mussolini

I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista

Scheda libro Le atrocità di Mussolini, di Sergio Dalmasso pubblicata su transform! italia, 8 ottobre 2025

La storia di questo libro (Roma, Alegre, 2024) è singolare e sintomatica di una grave rimozione.

Negli anni ’80, Michael Palumbo, storico italo- statunitense porta alla luce migliaia di documenti, per anni nascosti o non divulgati, sui crimini di guerra compiuti dall’esercito fascista.

Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista.

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Ne nasce il documentario Fascist legacy- l’eredità fascista, prodotto dalla BBC.

La RAI ne compra i diritti, ma ne vieta la diffusione, tanto che è stato trasmesso, dopo anni, solamente da una TV privata o, parzialmente, su YouTube.

Il libro di Palumbo, tradotto in italiano, dalla Rizzoli viene immediatamente bloccato e le copie stampate (8.000?) finiscono al macero,

forse per timore di querele, denunce, ma anche e soprattutto perché ripropongono un problema scomodo e mai affrontato, quello delle responsabilità italiane nella guerra e dei delitti commessi in più paesi, dalle nostre truppe.

È chiaro che pesi il clima della guerra fredda che fa anche dimenticare molti crimini tedeschi (l’armadio della vergogna),

è chiaro che dei governi italiani facciano parte alcuni degli autori di queste nefandezze, è chiaro che l’esercito si ricostruisca, dopo il conflitto, in perfetta continuità con quello precedente,

come la quasi totalità delle istituzioni statali (magistratura, scuola, prefetture, questure, polizia, carabinieri…).

È, però, ovvio che il paese non voglia assumersi gravi responsabilità, non sia disponibile ad un esame di coscienza,

tenda a scaricare su altri la colpa di fatti noti, cancellando o rimuovendo totalmente quelli non conosciuti.

Mussolini ha fatto cose buone, ma ha commesso l’errore di allearsi con Hitler,

l’antisemitismo italiano è nato solamente per imitazione e conseguenze di quello tedesco,

la Repubblica sociale ha attenuato il peso dell’occupazione tedesca, le nostre truppe non hanno ucciso, incendiato, stuprato…

Dagli anni ’90, fortunatamente, alcuni storici (Giorgio Rochat, Nicola Labanca, Carlo Spartaco Capogreco…) hanno iniziato a divulgare ricerche sui crimini di guerra fascisti.

Più di ogni altro, ha avuto peso per le sue opere e per essere entrato nel dibattito pubblico,

Angelo Del Boca (1925- 2021) che è riuscito a far passare a livello di giornali e TV la verità sull’uso delle armi chimiche nella guerra di Etiopia (si ricorda la sguaiata polemica di Indro Montanelli) e con Italiani brava gente?

ha sintetizzato molti studi sui singoli conflitti, smentendo, almeno storiograficamente, un mito ed un luogo comune.

Luogo comune che si è riproposto, come scrive Eric Gobetti nella bella prefazione al testo,

negli anni successivi, con film quali Mediterraneo, Il mandolino del capitano Corelli…,

con le opere di Giampaolo Pansa, già autore di tesi di laurea sulla resistenza nell’alessandrino e parlamentare indipendente nelle liste PCI,

con la istituzione (sciaguratamente votata a larghissima maggioranza) del giorno del Ricordo delle vittime delle foibe,

resa possibile dalla mancanza di contestualizzazione su quanto drammaticamente avvenuto prima di quei fatti.

È chiaro che la stagione berlusconiana, la fine del paradigma antifascista, la progressiva riabilitazione del Ventennio,

la visione macchiettistica del regime siano fra le cause dell’attuale egemonia dell’estrema destra,

a dimostrazione della frase di Primo Levi, con cui Gobetti chiude la prefazione: Tutto questo è avvenuto, quindi può accadere di nuovo.

L’autore ricorda la storia della propria ricerca,

documenta gli insabbiamenti angloamericani di delitti e stragi, la genesi di Fascist legacy, le progressive difficoltà incontrate,

le cancellazioni delle richieste di processo per i delitti, i rischi corsi, il fatto che l’ambasciatore italiano nel Regno unito (fine anni ’80) chieda la sua espulsione,

il rifiuto da parte della stampa italiana di parlare di genocidio per i comportamenti delle nostre truppe.

La colpa di Palumbo?

Avere portato alla luce documenti che attestano come il governo italiano, dopo la caduta di Mussolini, sia stato composto da criminali di guerra fascisti,

protetti da britannici e statunitensi, per impedire un governo comunista in Italia.

Questo aiuta a spiegare il riemergere del fascismo in Italia nel nostro tempo… Resiste il mito del fascismo italiano meno malvagio del nazismo austro- tedesco…

È una tragedia che Trump esprima apertamente ammirazione per il Duce (p. 25).

Non vi è qui lo spazio per analizzare i singoli capitoli del testo: – le origini culturali del fascismo – il colonialismo in Libia – l’Etiopia (significativi il titolo,

Vendetta per Adua e la dichiarazione del generale Rodolfo Graziani: Il Duce avrà l’Etiopia con o senza gli etiopi) – la repressione in Etiopia –

la tragedia greca, guerra contro la Grecia ed occupazione – la Venezia Giulia, occupazione, lager e selvaggia repressione della resistenza e della popolazione:

Vidussoni vuole ammazzare tutti gli sloveni. “Bisogna fare come gli ascari e sterminarli tutti” (Galeazzo Ciano, Diario, 5 gennaio 1943) – la Croazia:

Dobbiamo finalmente porre fine alla fama che gli italiani non sanno essere crudeli (Benito Mussolini),

Il regime di terrore che gli italiani hanno istituito in alcune zone della Croazia elude ogni descrizione (Josef Gobbels) –

a repressione in Montenegro: Soldati d’Italia, non impietositevi della miseria della popolazione. Ricordatevi che val meglio essere temuti che disprezzati (generale Alessandro Pirzio Biroli) –

la Repubblica di Salò, l’antisemitismo, le stragi di civili – i nuovi alleati (Regno unito e USA), i mancati processi, l’impunità concessa ai criminali di guerra, ai collaborazionisti, ai gerarchi fascisti.

I processi, con conseguenti sconti di pena,

rinvii, lievi condanne e liberazioni anticipate, sono la dimostrazione di complicità, di quella “continuità dello Stato” che ha pesato grandemente sulla nostra democrazia, della riabilitazione di Badoglio, Graziani, Roatta…

del rifiuto, assecondato da Gran Bretagna e US, di rispondere positivamente alle richieste di Jugoslavia, Albania, Etiopia a processi che svelino i crimini e ne condannino i responsabili.

Il testo si chiude con un drammatico bilancio dei crimini di guerra italiani:

• Libia 75.000 – Etiopia 300.000 – Grecia 100.000 – Jugoslavia 250.000 – Albania, Francia 100.000 – Russia, Spagna, Somalia, Eritrea 150.000 per il totale di un milione circa.

Le cifre sono certo discutibili, ma, in ogni caso, servono a cancellare il consueto mito, autogiustificatorio,

di Italiani brava gente (la storica Elizabeth Wiskemann, in un testo del 1966, arriva a definire gli italiani: Gentili per natura e del tutto umani!

Sergio Dalmasso

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Link principali sergiodalmasso.com

Green Pass

Green Passo

AUSPICI, DELUSIONI E SOSPETTI A PROPOSITO DELLA PANDEMIA

di Franco Di Giorgi

Nella prima fase dell’attuale pandemia (inverno-estate 2020), le misure draconiane che i governi (non solo quello italiano) sono stati costretti a prendere per contenere il rovinoso contagio, specialmente il lockdown,

avevano fatto vacillare con nostro grande stupore i quattro rapporti fondamentali su cui si regge l’intera impalcatura della nostra esistenza: quello con sé stessi (solitudine),

quello con gli altri (distanziamento) e con il mondo (confinamento), quello con il tempo e lo spazio (dilatazione temporale, restringimento spaziale), e quello con la morte, nostra e altrui (caducità, transitorietà).

Proprio in quanto frutto di una originaria gestione malsana del creato in nome del progresso,

la crisi pandemica ha rivelato i nostri punti critici, che sono insieme di forza e di debolezza, evidenziando soprattutto le contraddizioni e quindi le fragilità costitutive dei nostri sistemi, a partire da quello sanitario, da quello economico e da quello politico.

Tuttavia, l’auspicio che ognuno, a tutti i livelli, avvertiva in sé era, in questo primo periodo, che quell’improvviso scuotimento,

quell’inattesa messa in crisi dei fondamenti della nostra convivenza potesse far superare con più coscienza quelle contraddizioni sistemiche e con esse anche le emergenze pandemiche.

Con la seconda fase, però (estate-inverno 2020),

cioè con la riapertura dei lidi, delle discoteche e delle scuole, e con il conseguente aumento dei contagi e delle vittime,

quell’intimo auspicio, quel debole filo di speranza si è spezzato, specie a seguito del moltiplicarsi di coloro che non credevano né nella letalità del virus, né tanto meno nelle misure prese per fronteggiarlo.

Una diffidenza che non verrà meno nemmeno nella terza fase (inverno-estate 2021), che ha visto l’inaspettato ingresso dei vaccini.

Anzi, proprio per la celerità con cui questi sono stati immessi sul mercato mondiale, quella sospettosità si è inasprita sempre di più, fino a trasformarsi in aperte manifestazioni contro le vaccinazioni e, da ultimo, contro il Green Pass,

il documento che consente a chi è vaccinato di frequentare in (semi)sicurezza luoghi pubblici.

Ora, certo molte sono le ragioni dei diffidenti (opportunamente cavalcate da politici interessati) che non reggono dinanzi al crescente numero delle persone a cui il Covid-19 ha abbreviato la vita;

ma un sospetto, se guardiamo al recente passato, è forse legittimo sollevarlo rispetto a quel documento, anche a fronte delle continue mutazioni del virus.

Tale documento, infatti – come è accaduto giusto vent’anni fa con il crollo delle Torri gemelle, a seguito del quale i governi di tutto il mondo furono legittimati ad introdurre sofisticati sistemi di controllo delle persone -, potrebbe forse essere preso anch’esso a pretesto, come occasione propizia per estendere ulteriormente un tale controllo, almeno (ma forse non solo) in quei paesi a innata vocazione totalitaria.

Ad ogni modo, al di là di questo legittimo sospetto, il Green Pass si propone di conciliare due diversi piani:

quello bio-sanitario e quello bio-etico.

Nel primo risiede il diritto alla salute e alla cura: è quello che riguarda la vita e la morte delle persone.

Il secondo concerne invece non solo il diritto alla libertà individuale (quello che si teme venga leso), ma anche i diritti e i doveri della vita associata, e quindi il rispetto di sé e degli altri.

Giacché è solo avendo cura degli altri che curiamo e salviamo noi stessi.

E viceversa.

Ci si salva infatti sempre tutti insieme, sforzandosi, nel reciproco rispetto e nel rispetto delle leggi, di conciliare tutte le diverse e persino contrastanti esigenze.

Questo è il senso dell’umanità che ci hanno consegnato i nostri padri costituenti.

Diciamo questo, però, con un certo imbarazzo e anche con un po’ di vergogna, perché in Etiopia, ad esempio, al contrario che da noi, il Coronavirus è l’ultimo dei pensieri.

 

Ivrea, 31 agosto 2021