FRANCO DI GIORGI

Franco Di Giorgi – Filosofo, la sua riflessione si muove ricercando interferenze tra filosofia (Aporia, 2004), memorialistica (concentrazionaria e resistenziale) (Lettera da Mauthausen e altri scritti sulla Shoah, 2004; A scuola di Resistenza, 2006), esegesi biblica (Giobbe e gli altri, 2016; Il Luogo della Vita. Riflessioni sul Vangelo di Tommaso, 2018) ed estetica (letteraria e musicale) (Tolstoj, Flaubert, Rilke, Proust, Ibsen, Pergolesi, Vivaldi, Beethoven, Rachmaninov, Mahler). Tra le riviste che hanno ospitato i suoi scritti: Testimonianze, Fenomenologia e Società, Paradigmi, Interdipendenza, Nuova Rivista Musicale Italiana, Israel, Historia Magistra, Scenari (on line), Carte di Cinema (on line), Sergio Dalmasso (on line).

Giobbe e gli altri di Franco Di Giorgi

Oltre al Giobbe verace di Kant, a quello ribelle di Kierkegaard, al Giobbe della Weil, che lo concepisce come anticipatore del Cristo, al Giobbe giusto, innocente, altruista e benefattore, al Giobbe retto e paziente, anche il Giobbe (..) ingenuo, falso, oligarca e ‘malfattore’ (vale a dire solo apparentemente benefattore), un Giobbe insomma più umano, più vicino a noi tutti, e quindi anche irresponsabile e socialmente ingiusto. Un Giobbe ambiguo e ipocrita, un Giobbe egoista proprio quando appariva altruista, un Giobbe ingiusto proprio quando appariva giusto, un Giobbe riottoso a portare la croce proprio quando appare più patiens, più paziente.

Il luogo della vita di Franco Di Giorgi

Ci sono libri il cui contenuto organico e sistematico determina nel lettore la frammentazione e la dispersione delle sue idee. E ci sono invece scritti il cui contenuto frammentario, aforistico e disorganico suscita nella mente del lettore un movimento vorticoso che riesce gradualmente e prodigiosamente a radunare, a raccogliere e a sistemare attorno a un luogo elettivo e in via di individuazione una quantità di pensieri che da tempo risiedevano nelle latebre della sua memoria. Capaci di generare un tale moto unificante …

Franco Di Giorgi

Non c’è nessuno che sia giusto, neppure uno.

Non c’è uomo che sia sensato, non c’è chi cerchi Dio.

Tutti deviarono, insieme si ridussero a inutilità.

Non c’è chi faccia il bene, neppure uno (Salmi 14, 1-3).

Sepolcro spalancato la loro gola, con la loro lingua tramavano inganni (Salmi 5, 10). Veleno di serpenti sotto le loro labbra (Salmi 140, 4).

Piena di maledizione e di amarezza la loro bocca (Salmi 10, 7).

Rapidi i loro piedi a versare sangue. Distruzione e disgrazia sui loro cammini. E il sentiero della pace lo ignorarono (Rm 3, 10-17).

Vivere e non accorgersi di ex-sistere, di star fuori.

Esservi o essere già in questo sentiero e tuttavia non saperlo, ignorarlo, non poterlo (non potersi) raggiungere e quindi essere costretti a cercarlo (a cercarsi) continuamente: ecco l’essenza dell’hodós eirénes.

Un sentiero che passa dall’essere e dall’esserci: li accomuna, li collega, li mette in relazione, in comunicazione.