Rosa Luxemburg, in polacco Róża Luksemburg (Zamość, 5 marzo 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919), è stata una filosofa, economista, politica e rivoluzionaria polacca naturalizzata tedesca.
Fiera propugnatrice del socialismo rivoluzionario e tra le principali teoriche marxiste in Germania, in vita s’oppose strenuamente tanto all’approccio politico moderato e tendenzialmente revisionista del Partito Socialdemocratico di Germania e della II Internazionale (dei quali fu a lungo un’esponente di spicco), quanto al centralismo democratico propugnato da Lenin e, di conseguenza, alla prassi rivoluzionaria dei bolscevichi, rivendicando invece l’importanza del mantenimento delle libertà fondamentali.
Fondò, con Karl Liebknecht, la Lega Spartachista, resasi protagonista nel gennaio del 1919 di un’insurrezione armata contro l’appena costituitasi Repubblica di Weimar, nel corso della quale lei e lo stesso Liebknecht persero la vita per mano dei Freikorps, gruppi paramilitari di ex-combattenti della Grande Guerra impiegati dallo stesso governo socialdemocratico allora al potere per reprimere i rivoltosi.
Libro su Rosa Luxemburg (a cura di) Claudio Olivieri
Descrizione del libro
Un libro a più voci, punti di vista diversi a confronto sull’attualità del pensiero di Rosa Luxemburg.
Perché fare i conti con l’opera della rivoluzionaria polacco-tedesca e trarre spunti dalla sua vita è un aiuto per interpretare alcune questioni cruciali per il presente e per tornare su snodi storici fondamentali del novecento.
Autori del libro
Autori Vari: D. Renzi, C. Romanini, A. Savio, G. Russo Spena, I. Barbarossa, N. Simeone, S. Dalmasso, R. Pesenti, L. Minguzzi, M. Santamaria, G. Di Benedetto, F. Grisolia, R. D’Alessandro.
A cura di Claudio Olivieri, Prospettiva Edizioni, 2023
Editore : Prospettiva Edizioni Services & Publishing (16 giugno 2023) Lingua : Italiano Copertina flessibile : 220 pagine ISBN-10 : 8885562167 ISBN-13 : 978-8885562165 Peso articolo : 218 g Dimensioni : 20.8 x 1.7 x 15 cm
Contributo al libro Rosa Luxemburg oggi (Claudio Olivieri a cura) di Sergio Dalmasso presente nella pagina del sito web: Collaborazioni a testi. Estratti
«Quando si ha la cattiva abitudine di cercare una gocciolina di veleno in ogni fiore schiuso, si trova, fino alla morte, qualche motivo per lamentarsi. Guarda quindi le cose da un angolo diverso e cerca il miele in ogni fiore: troverai sempre qualche motivo di sereno buonumore. (…).
Alla fine, tutto sarà ben ricapitolato; e se così non sarà io proprio me ne infischio, anche senza la vita è per me una tale fonte di gioia: tutte le mattine ispeziono scrupolosamente le gemme di ogni mio arbusto e verifico dove ce ne sono; ogni giorno faccio visita a una coccinella rossa con due puntini neri sul dorso che da una settimana mantengo in vita su un ramo, in un batuffolo di calda ovatta nonostante il vento e il freddo;
osservo le nuvole, sempre più belle e senza sosta diverse, e in fondo io non mi considero più importante di quella piccola coccinella e, piena del senso della mia infima piccolezza, mi sento ineffabilmente felice.»
Malgrado la neve, il gelo, la solitudine, noi – io e le cincie – crediamo nella primavera che viene.
E se io per impazienza non dovessi vederla, non si dimentichi che sulla mia tomba non ci deve essere scritto altro che zvi-zvi.
ROSA LUXEMBURG
Il motto, l’incarico e il modo in cui esso viene affidato, tutto è caratteristico di Rosa Luxemburg.
Immergersi nella tenera contemplazione della natura, penetrare il mondo con intelligenza, dedicare tutta la vita alla lotta, affrettandone il ritmo con ardore e con passione – questo era il suo stile di vita. Ed il suo motto preferito: «l’essere umano deve essere sempre come una candela che brucia da due parti».
PAUL FRÖLICH
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ContieneIntroduzione, in Paul FRÖLICH, Rosa Luxemburg, Firenze, goWare, 2023 – di Sergio Dalmasso.
Paul Frölich (1884-1953) militò fin da giovane nelle organizzazioni del movimento operaio tedesco e nel 1918 partecipò al congresso di fondazione del Partito comunista tedesco.
Nel 1925 assunse il compito di curare l’edizione delle opere complete di Rosa Luxemburg, raccogliendo una ingente quantità di materiali.
Costretto a lasciare la Germania dal nazismo continuò da esiliato una intensa attività di ricerca e di opposizione allo stalinismo.
Tornato in Germania nel 1951 si spense due anni dopo.
Risale alla vigilia della Seconda guerra mondiale la monografia su Rosa Luxemburg.
Una biografia politica Karl Liebknecht, in anteprima sulla pubblicazione a stampa – prevista per il prossimo anno (2023) – si può scaricare gratis il quaderno cipec n. 70 con scritti su:
Gianni Alasia. Versi e Pensieri (Gianni Alasia), Karl Liebknecht (Giuseppe Gambino), Mario Giovana nell’USI, Consiglio provinciale Cuneo 1995-1997 (Sergio Dalmasso), Recensioni del libro Rifondazione Comunista (Giachetti e Marra).
Invito all’evento della Biblioteca Gallino e CDL Genova.
Il 23 maggio 2022 ore 17.00. La Biblioteca Gallino e il Centro di Documentazione Logos presentano a Genova:
Presentazione di Una donna chiamata rivoluzione a Genova
Biblioteca Gallino e CDL Genova, Sala blu Centro Civico Buranello in via Buranello 1 Genova, presentanto Una donna chiamata rivoluzione di Sergio Dalmasso.
Sergio Dalmasso nuovo segretario regionale del PRC Liguria
Dalmasso classe 1948, cuneese di nascita e genovese di adozione, è un insegnante di lettere in pensione che milita nel Partito della Rifondazione Comunista dalla sua fondazione
Questa mattina si è riunito il nuovo comitato politico regionale ligure del Partito della Rifondazione Comunista, organismo eletto durante lo scorso congresso regionale del 27 Febbraio, con all’ordine del giorno l’elezione del nuovo segretario.
Il parlamentino del PRC ligure ha eletto Sergio Dalmasso nuovo segretario regionale.
Sergio, classe 1948, cuneese di nascita e genovese di adozione, è un insegnante in pensione che milita nel Partito della Rifondazione Comunista dalla sua fondazione, ha ricoperto incarichi politici come segretario provinciale della federazione di Cuneo all’inizio degli anni ’90 e degli anni 2000; ed istituzionali in qualità di consigliere comunale a Boves, Cuneo e come consigliere provinciale; mentre dal 2005 al 2010 è stato consigliere regionale per la Regione Piemonte.
In questi ultimi anni, all’attività politica ha accompagnato quella divulgativa in quanto autore di diversi saggi e riviste sul movimento operaio, quali i quaderni del Centro di Iniziativa Politica e Culturale, i libri su Lelio Basso, Rosa Luxemburg e Lucio Libertini, o quelli sulla storia del Partito della Rifondazione Comunista dalla sua fondazione sino agli anni più recenti.
Tutto il partito ligure fa gli auguri a Sergio di buon lavoro!
Incontro Luxemburg – Il circolo di Rifondazione Comunista levante savonese ha organizzato il 26 aprile 2021 un evento sulla figura di Rosa Luxemburg in diretta facebook.
L’evento online su Rosa Luxemburg è stato presentato da Martin Zanchetta segretario del circolo levante savonese intitolato alla grande rivoluzionaria polacca.
È stato moderato da Franco Zunino del Partito della Rifondazione comunista di Savona.
La varietà di argomenti presenti nei video del canale Sergio Dalmasso crea un ambiente educativo e informativo che copre una vasta gamma di temi, contribuendo così a una comprensione più profonda della storia e della società.
Sergio Dalmasso emerge come una guida autorevole, fornendo non solo informazioni storiche accuratamente documentate, ma anche interpretazioni illuminate che stimolano la riflessione critica.
Il canale rappresenta una piattaforma imprescindibile per chiunque desideri approfondire la propria comprensione della storia e della politica attraverso la prospettiva di un esperto appassionato.
Video intervista di Sergio Contu all’autore del libro Sergio Dalmasso del 4 marzo 2021.
Titolo del libro.
LUCIO LIBERTINI.
Sottotitolo: Lungo viaggio nella sinistra italiana. Il sottotitolo rappresenta il volume a cui Libertini stava lavorando e che non poté pubblicare.
Dopo il testo su Lelio Basso, quello su Rosa Luxemburg esce il libro:
Libertini ha militato in diversi partiti.
Dall’immediato dopoguerra alla morte, nella sinistra italiana, Lucio Libertini da una corrente socialista minoritaria alla sinistra socialdemocratica, dall’eresia dell’USI (Unione Socialisti Indipendenti) di Magnani e Cucchi alla sinistra socialista, dall’eretica collaborazione con Raniero Panzieri al PSIUP, dal PCI a Rifondazione comunista.
La postfazione del libro è di Luigi Vinci.
Membro della Federazione giovanile del Partito Socialista Italiano, nel 1946 diede vita alla corrente “Iniziativa socialista”.
Nella primavera 1952 comincia a collaborare a “Risorgimento Socialista”, il settimanale fondato da Aldo Cucchi e Valdo Magnani.
Settimanale di cui assume la direzione dal 18 dicembre 1954 fino alla chiusura (marzo 1957), occupandosi prevalentemente della politica estera, della decolonizzazione, dei movimenti socialisti a livello internazionale.
Nel 1968 Libertini fu eletto alla Camera dei deputati nelle liste del PSIUP.
Nel 1972 aderisce al Partito Comunista Italiano, divenendo membro del comitato centrale e dove rimase per tre anni.
Ritornò alla Camera dei deputati nel 1976.
Fu eletto questa volta con il Partito Comunista Italiano.
Nel corso della legislatura presiedette la commissione trasporti della Camera.
Alle elezioni del 1979 eletto Senatore con il Partito Comunista Italiano; rieletto nel 1983 e 1987.
Il prezzo della libertà – “LEFT” pubblica un interessante supplemento, sulla grande figura di Rosa Luxemburg, scritto da Jorn Schutrumpf, storico, direttore del settore scientifico della Fondazione Rosa Luxemburg di Bruxelles, vicina alla Linke tedesca e alla sinistra europea.
Il centenario della morte/assassinio degli spartachisti (oltre a Rosa, Karl Liebknecht, Leo Jogiches, Franz Mehring e tanti dirigenti e militanti operai) è passato piuttosto in sordina in una sinistra italiana debole, afasica e priva di dibattito storico-politico.
Guido Liguori ha curato una antologia degli scritti luxemburghiani (Socialismo, democrazia, rivoluzione, Roma, ed Riuniti), la Redstarpress di Roma, oltre al mio Una donna chiamata rivoluzione, ha ripubblicato la “Juniusbrochure”, la rivista “Alternative per il socialismo” ha dedicato alla rivoluzionaria polaccca un numero speciale (dicembre 2019-marzo 2020).
Pochi i convegni, i dibattiti, rare, anche se meritorie, le iniziative.
Il merito del testo di “Left” è di essere molto agile e soprattutto espressione di una fondazione e di uno storico non italiani, capaci, quindi, di un respiro europeo.
Il testo segue le tappe della vita della grande rivoluzionaria, iniziando dalla posizione atipica sulla questione nazionale polacca, che la distingue, da subito, dalle tesi prevalenti nella prima e nella seconda Internazionale e dal maggiore senso tattico di Lenin che vede nella spinta per l’indipendenza polacca una contraddizione nell’impero zarista, centro della reazione europea.
Quindi, la formazione universitaria in Svizzera, l’ingresso nel movimento socialista tedesco, la polemica contro il revisionismo di Eduard Bernstein.
Se i papi del socialismo (Kautsky) rispondono a Bernstein riproponendo una lettura ortodossa, la giovane socialista in Riforma sociale o rivoluzione? espone una ipotesi nuova, radicale, nel legame tra lotte politico-sociali ed obiettivo finale (il concetto metodologico lukacsiano di totalità).
La certezza nella prospettiva rivoluzionaria sembra trovare espressione nelle lotte che nell’Europa intera si accendono ad inizio secolo e nello strumento dello sciopero generale di massa, oggetto di discussione in tutto il movimento socialista del tempo.
Qui, il testo sottolinea il secondo nodo del pensiero luxemburghiano: all’antiriformismo, alla critica all’opportunismo socialdemocratico, elettoralistico, parlamentarista, ministerialista, alla opposizione frontale al burocratizzarsi del movimento operaio
(che Luxemburg coglie per prima, notandone il legame con il corrompimento politico) si somma la critica alla concezione leniniana (alcuni la ritengono anche kautskiana) dell’organizzazione in cui il centralismo autoritario si contrappone al protagonismo delle masse.
In Problemi organizzativi della socialdemocrazia russa,
“Rosa” contrappone all’ultracentralismo, allo spirito sterile del guardiano notturno di Lenin, l’autodisciplina volontaria, la attiva partecipazione delle masse come unico antidoto al pericolo del riformismo e dell’opportunismo (la concezione leniniana della coscienza esterna è risposta deformata).
La rivoluzione russa del 1905 sembra confermare la tesi del protagonismo di massa e dell’apertura di una fase rivoluzionaria a livello internazionale.
L’ottimismo rivoluzionario sopravvive anche alla sconfitta, ai massacri, alla restaurazione dell’autorità zarista.
La struttura del Soviet (l’autore non fa cenno, qui come altrove, al ruolo di Trotskij) come strumento di democrazia di base diviene elemento di scontro politico e di contrapposizione progressiva all’involuzione della socialdemocrazia tedesca.
Non è indifferente, nel dibattito sulle trasformazioni strutturali di inizio ‘900 (la fase imperialistica) la posizione, ancora una volta atipica, espressa negli scritti economici (L’accumulazione del capitale, L’anticritica),
in cui ipotizza che il circuito capitalista si sarebbe fermato se non avesse continuato a sfruttare il “terzo mondo” non capitalista, fornitore di materie prime e mercato.
Anche la guerra non nasce da scelte soggettive, ma da necessità strutturali, nel momento in cui tutti i paesi “non capitalistici” sono stati conquistati dalle grandi potenze e queste entrano inevitabilmente, in conflitto tra loro per la spartizione dei mercati.
Da qui l’atipicità dei suoi scritti economici, oggetto di critica, ma anche strumento preveggente della globalizzazione capitalistica.
L’autore ricorda la formula Socialismo o barbarie, che richiederebbe, però, una maggiore analisi (è un vero tornante nel pensiero luxemburghiano tra un oggettivismo iniziale, proprio di tutto il socialismo, e il dramma innestato dal crollo della socialdemocrazia,
nella sua accettazione della guerra mondiale), gli anni del carcere (quasi tutto il periodo della guerra), aspetti significativi della vita personale, testimoniati soprattutto dalle tante lettere.
Largo spazio è dato alla controversa opera sulla rivoluzione russa, scritta in carcere con scarsi elementi di conoscenza, non pubblicata in vita, ma solo postuma (da Paul Levi, dopo la sua uscita dal Partito comunista tedesco).
L’opera dimostra la insufficiente documentazione su molti temi,
ma offre squarci preveggenti sul tema della democrazia, della partecipazione, di quel sostitutismo di cui già Trotskij parlava nella sua polemica con Lenin, in I nostri compiti politici.
La maggior responsabilità delle contraddizioni del nuovo potere sovietico è nel proletariato occidentale che non ha compiuto il proprio dovere rivoluzionario, ma le pagine sulla assenza di democrazia, sulla libertà che è sempre libertà di dissentire,
sulla drammatica deriva verso forme dittatoriali, violente e autocratiche sono preveggenti e pongono il problema del fallimento della sinistra nel ‘900, nella involuzione drammatica delle esperienze rivoluzionarie, da cui l’autore salva tre figure, le uniche, “senza macchia” nella nostra storia: oltre a Rosa, Antonio Gramsci e il Che.
Se mi è concessa una nota critica, le valutazioni dell’autore offrono una interpretazione eccessivamente unilaterale, nella totale negazione del bolscevismo, nella affermazione di una linea diretta Lenin-Stalin, da molti contraddetta,
in una sorta di “filosofia della storia” che in un interessante parallelo con la rivoluzione francese (fase giacobina, Termidoro, Napoleone), sembra riproporre come inevitabile l’involuzione di ogni ipotesi di cambiamento.
La distruzione del gruppo spartachista ha privato il movimento comunista dell’unica alternativa alla creazione di un unico centro (quello di Mosca) e di una sorta di “pensiero unico” nella dogmatizzazione del “marxismo leninismo”.
Riscoperta di Rosa
La riscoperta di Rosa Luxemburg, non a caso avvenuta nella temperie degli anni ’60, dopo decenni di vergognoso ostracismo, ripropone un pensiero antidogmatico, è una delle chiave per una riflessione e per la ricostruzione di un pensiero critico.
Altre strade, altri pensieri, altre prassi debbono però essere dialettizzati e non possono essere ridotti ad una notte in cui tutte le vacche sono nere.
Spero che vi siano spazio e interesse per discuterne.
Addio Bruno Cristofanini. Pochi anni fa era scomparsa la moglie Clara infaticabile attivista, organizzatrice di feste dell’Unità, figura centrale della sinistra di questa cittadina partigiana, antifascista, un tempo operaia.
Lo scorso anno era morta, prematuramente, la figlia Iris, fondatrice della Rifondazione locale, consigliera comunale, maestra elementare, colonna dell’ARCI e della casa del popolo.
Bruno era stato partigiano a 16 anni, poi operaio, sempre iscritto al PCI.
Nel ’91, la scelta per Rifondazione, poi lasciata dopo una delle tante tristi scissioni.
Anni fa gli avevo chiesto di raccontarmi la sua vita, la scelta partigiana, la fabbrica, il PCI locale, il sindacato.
Mi aveva risposto di avere troppi impegni.
Avevo chiesto alla figlia, Iris, di mandarmi almeno la testimonianza del periodo partigiano, ma questa non mi è mai arrivata.
Vi era il ritegno, proprio di tanti militanti, nel raccontare la propria vita, ritenendo che le scelte, i sacrifici, le lotte fossero cosa di poco conto, quasi insignificante.
Il 9 gennaio, ho ricordato, alla casa del popolo di Cogoleto l’eccidio di Modena 1950.
Abbiamo messo fiori alla lapide che ricorda i lavoratori uccisi dalla polizia di Scelba.
La testimonianza di Bruno sul dopoguerra, le elezioni del 1948, gli anni duri del centrismo e delle ristrutturazioni industriali, è stata magnifica e commovente.
Lo avevo ringraziato, ricordandogli che – anche quando sembra tutto finito – la memoria ha una funzione importante e sarebbe stato utile riprendere il filo dei ricordi e scriverli.
Lo ho visto e salutato a fine febbraio, quando, nello stesso luogo, con Cristina Campanile, ho ricordato le figure di Rosa Luxemburg e degli spartachisti.
Mai avrei pensato che fosse il nostro ultimo incontro.
Saremmo dovuti tornare, per altra iniziativa pubblica, a marzo, ma non è stato, ovviamente possibile.
Leggo della sua morte.
Quando andavo a Cogoleto, il pensiero correva sempre ad Iris.
Ora correrà anche a Bruno, alla moglie, alle fotografie delle feste dell’Unità – anni ’50 – che nel corridoio della casa del popolo, parlano della nostra storia, della nostra sconfitta che dobbiamo cercare di non rendere irreversibile.
C’è sempre più bisogno di Iris, di Bruno, di questa epopea di persone semplici che – per un mondo diverso – hanno dato tutto.
Oggi ho fatto una passeggiata, al sole, e sto un po’ meglio.
Ieri ero pronta a lasciare in un sol botto questa maledetta politica,
o meglio questa cruenta parodia della vita politica che conduciamo e, a mandare a quel paese il mondo intero.
Una specie di idiota culto di Baal e niente altro in cui si sacrificano intere vite umane alla propria frenesia al proprio muco intellettuale.
Se credessi in dio sarei certa che ci castigherebbe severamente.
La mia tomba, come la mia vita, non recherà tracce di frasi altisonanti.
Sulla mia lapide voglio che si leggano solo due sillabe: Zvi-zvi.
È il richiamo delle cinciallegre che so imitare tanto bene da farle accorrere subito.
Pensi, da qualche giorno – in questo zvi-zvi – che di solito scintilla chiaro e acuto nell’aria come un ago d’acciaio, c’è un minuscolo trillo, una piccolissima nota di petto.
E, sa – signorina Jacob – cosa significa questo?
È il primo lieve trasalire della primavera imminente, nonostante la neve, il gelo e la solitudine; noi – le cinciallegre e io – crediamo la primavera in arrivo e, se per troppa impazienza non la dovessi vivere, non dimentichi che sulla mia lapide non deve esserci altro che zvi-zvi.
Abbraccio Lei e Mimì, con una terribile nostalgia.
Presentazione presso il circolo Arci di Cogoleto del libro di Sergio Dalmasso “Una donna chiamata rivoluzione”, dedicato alla vita e alle opere di Rosa Luxemburg.
La presentazione con l’autore del libro Sergio Dalmasso (15 febbraio 2020) è stata arricchita dalla lettura, da parte dell’attrice Cristina Campanile, di alcuni brani estratti dalle lettere della protagonista del libro: Rosa Luxemburg.