Articoli

In ricordo di Emilio Molinari (1939-2025)

16 Luglio 2025 di ideeinformazione

È stata una Camera del Lavoro pienissima a dare l’ultimo saluto il 9 luglio 2025  a Emilio Molinari, scomparso il 5 luglio c.m. a Milano.

Foto di Emilio Molinari

Centinaia di compagni e amici, molti dei quali costretti ad accalcarsi in piedi, hanno seguito con commozione corale i ricordi di Vincenzo Greco, Basilio Rizzo, Giovanni Russo Spena, Erica Rodari, della nipote Alice Molinari e di Vittorio Agnoletto, nonché i messaggi (scritti o registrati) giunti da Mario Capanna, Moni Ovadia, Dacia Maraini, José Luíz Del Roio.

Emilio Molinari (nato a Milano nel 1939) è stato un protagonista dell’ultimo grande ciclo di lotte per l’emancipazione sociale che questo paese ha conosciuto,

il ciclo delle lotte operaie e insieme studentesche che tra anni Sessanta e Settanta hanno attraversato le società del cosiddetto “benessere” postbellico in Europa e in particolare in Italia. Proveniente dalla fabbrica e dalla classe operaia, cui è rimasto fino all’ultimo “sentimentalmente connesso” (come ha ricordato, gramscianamente, Russo Spena), Molinari è stato tra i fondatori e dirigenti prima di Avanguardia Operaia e poi di Democrazia Proletaria, fino all’incontro con il “nuovo” movimento ambientalista sul finire degli anni Ottanta.

A partire dagli anni Novanta, dopo una traversata delle istituzioni che lo ha portato al Consiglio comunale di Milano, al Consiglio regionale della Lombardia, al Senato e anche al Parlamento europeo, Molinari è uscito dalla politica istituzionale ma non certo dall’impegno politico-sociale, che ha proseguito nell’associazione Punto Rosso e poi legando il suo nome al movimento per l’acqua pubblica, di cui era divenuto portavoce appassionato.

È stato, infine, a Milano, uno degli animatori dell’associazione CostituzioneBeniComuni ( https://www.facebook.com/Costituzionebenicomuni/ ).

Il nostro collettivo, che ha avuto l’onore di averlo fra i suoi interlocutori e amici in diverse circostanze di discussione pubblica (anche per l’amicizia affettuosa che lo legava a Piero Basso), vuole dunque ricordarlo, proponendo il discorso tenuto da Basilio Rizzo alla Camera de Lavoro.

Da segnalare, infine, che un’autobiografia, cui Emilio aveva lavorato negli scorsi anni e portato a termine proprio negli ultimi mesi, è di imminente pubblicazione per le edizioni Red Star Press di Roma.

Ideeinformazione

Sapevo da tempo che questo momento sarebbe arrivato, eppure nei miei pensieri lo spostavo sempre più in là…

C’è tempo, Emilio è una roccia – mi dicevo.

E invece eccoci qui oggi a ricordare, con tutto l’affetto di cui siamo capaci, uno straordinario compagno: in politica il mio riferimento assoluto e indiscutibile; nella vita, sul piano personale, un fratello maggiore.

Non come un modo di dire, ma nella pienezza e bellezza della parola fratello.

I nostri percorsi si sono incontrati alla fine degli anni Sessanta.

Partivamo da due punti diversi, lui già attivo nelle lotte operaie che venivano crescendo, io nel movimento studentesco di Città Studi.

Emilio con altri operava per dare forza e consapevolezza al mondo del lavoro.

Noi invece sentivamo il bisogno di uscire dalle aule, di collegarci alle lotte nelle fabbriche.

Andavamo ai cancelli a fare picchetti nelle giornate di lotta e contemporaneamente cresceva un’unità forte fra i due movimenti.

Intanto il vento del Sessantotto soffiava nel mondo intero portando la spinta a cambiare la società, a proporre nuovi valori, a lottare per un mondo migliore.

Nacque nelle fabbriche l’esperienza straordinaria dei CUB (Comitati unitari di base).

Le due parole hanno un significato profondo: momento di organizzazione “dal basso” dei lavoratori: per contare bisognava essere uniti, così da essere più forti nelle lotte. Da lì venne una spinta a creare un soggetto politico che intervenisse a tutti i livelli.

Emilio è stato uno dei protagonisti della nascita di Avanguardia operaia (AO) e ne fu dirigente fin dalla prima ora.

Ebbe inizio lì, in AO, il mio sodalizio politico ed umano con lui.

Emilio è stato infaticabile nel lavoro di massa e un dirigente amatissimo.

Sempre in prima fila nelle lotte, era un leader naturale, oggi si direbbe un predestinato, ma lo era soprattutto per i suoi meriti: oratore trascinante, empatico, autorevole senza farlo pesare, mai autoritario.

Non cercava dei seguaci ma dei compagni con cui condividere le lotte.

Ci ha fatto sentire tutti noi, dal primo all’ultimo, come protagonisti di una stagione di lotte belle, esaltanti, portate avanti per obiettivi importanti da raggiungere per avere una società migliore.

Ci ha resi orgogliosi di quello che facevamo.

Sono stati anni fantastici che ancora oggi riempiono i cuori di quanti hanno avuto la fortuna di viverli.

Chi li ha vissuti, al di là che poi abbiano seguito altri percorsi politici rispetto ad Emilio, ne conservano sempre un ricordo straordinario e provano per lui un particolare affetto.

Questa sala lo testimonia più di ogni parola.

Emilio è stato un compagno che cercava unità e la solidarietà che raccoglieva gli dava sempre più forza, più determinazione.

Se per te è importante il lavoro collettivo è naturale cercare di aumentare il numero di quanti combattono con te. Nella proverbiale vocazione della sinistra alle divisioni, Emilio fu invece protagonista dell’unità fra Avanguardia operaia e il PdUP e della successiva nascita di Democrazia proletaria. Un caso unico di “fusione” e non di “scissione”.

La stessa scelta di Emilio di unire le lotte sociali con l’ambientalismo va letto come il tentativo di aprire nuovi spazi più ampi e più ricchi, più adeguati a una sinistra al passo coi tempi.

Il progetto di un soggetto politico rosso-verde sottintendeva un processo di ampliamento e di unità, non di ulteriore divisione.

Con DP Emilio sposta il suo baricentro politico su scala nazionale e internazionale (ma di questo altri compagni ne parleranno in modo più approfondito).

Emilio ci ha rappresentato in modo eccezionale nelle istituzioni.

Vi arrivava perché ce lo spingevamo, non certamente perché sgomitava per arrivarci. Nelle istituzioni – e non solo lì – si è trovato a combattere su terreni che potevano apparire diversi tra loro: il mondo del lavoro, il sociale, le questioni internazionali, la corruzione, i disastri ambientali.

Sempre efficace, determinato, competente.

Ma come ha potuto essere un così appassionato combattente su tutto?

E la risposta che mi sono dato è che Emilio si era dato una regola chiara, su cui non derogava: combattere tutte le ingiustizie che si trovava di fronte.

Lo sentiva come un dovere, un dovere interiore, un compito che la vita gli aveva assegnato.

Fossero le condizioni di lavoro nelle fabbriche, il territorio devastato dalla speculazione, l’ambiente ferito, la corruzione a danno della collettività, il diritto della salute negato, i beni comuni depredati…

Emilio era sempre pronto a combattere, sempre schierato con chi pativa le diseguaglianze sociali, dalla parte degli oppressi contro gli oppressori, con chi chiedeva umanità e riceveva violenza.

Emilio era, e ha sempre continuato ad essere, un orgoglioso difensore della nostra storia. A chi intendeva denigrarla e infangarla (dipingendo ad esempio gli anni Settantaunicamente come«gli anni di piombo») ha sempre risposto con fermezza, ricordando la resistenza democratica alle bombe di Piazza Fontana, di Brescia, dello stragismo.

Per questa resistenza democratica alcuni nostri compagni sono stati uccisi.

Nei luoghi di lavoro, di studio, nei territori, i nostri compagni erano impegnati nella resistenza antifascista e dettero il loro contributo alla tenuta della Repubblica stessa.

Con le nostre idee e i nostri valori certamente, ma nessuno dei nostri compagni di AO e di DP – amava sottolineare Emilio – scelse la via della lotta armata.

Emilio è stato un ecologista convinto, ante litteram, al tempo delle lotte antinucleari.

Lo è stato in una forma universalista, non elitaria: difendere il pianeta per salvare l’umanità.

L’acqua, senza la quale non può esserci vita, la sua “sacralità”, è stata il centro della sua militanza politica negli ultimi anni (di questo ne parlerà in maniera più approfondita Erica Rodari).

Mi limito solo a dire che la battaglia per l’acqua pubblica da difendere, conquistare e garantire per tutti non è solo, di per sé, un obiettivo politico importante, ma per noi anche una forma di riconoscimento doveroso per il lavoro straordinario fatto da Emilio sul tema.

L’ultima considerazione di tipo politico è la questione della pace.

Emilio ha continuato a manifestare la sua apprensione per i pericoli di guerra.

Guerre ce ne sono già e sappiamo quali tragedie stanno provocando, ma Emilio con angoscia esprimeva il suo timore per una guerra atomica finale e distruttiva che potrebbe annientare la vita e la sopravvivenza dall’intero pianeta.

C’è solo Papa Francesco che sembra preoccuparsene – mi diceva amareggiato. In verità io tendevo a ridimensionare questo pericolo, non credevo a un atto distruttivo totale.

Chi ragionevolmente potrebbe volere la sparizione della vita sulla Terra?

Eppure, questa angoscia, questa preoccupazione e sofferenza per il destino degli altri, da parte di una persona che aveva la piena consapevolezza di non avere ancora una lunga vita da vivere, mi facevano pensare a quale carica di umanità, di amore per il prossimo avesse nell’animo Emilio.

Quanta amarezza ci scambiavamo nell’assistere alla tragedia di Gaza, alla morte di innocenti, alla sistematica eliminazione di un popolo!

Quanta rabbia per il senso di impotenza nel vedere i potenti del mondo inerti, complici di un massacro che disonora chiunque non faccia qualcosa per fermarlo!

La bandiera della Palestina che qui ci accompagna, certo è una piccola cosa simbolica, ma rinnova la volontà di proseguire nell’impegno in difesa del popolo palestinese.

Noi oggi abbiamo dato la priorità al ricordo dell’Emilio politico.

Ma Emilio è stato anche una persona piena di vitalità e di sentimenti.

Ha amato ed è stato amato.

Ha sempre ammirato la bellezza della vita, della natura e delle opere dell’uomo.

I silenzi dei boschi.

Il fragore di una cascata o di un’onda che si frangeva.

La luce abbacinante del sole e il buio incantato, la luna e le stelle.

Amava leggere, amava studiare.

I racconti dei suoi viaggi erano sempre pieni di passione e di emozioni.

Era un uomo ricco di sentimenti.

A breve uscirà un libro in cui Emilio ha voluto raccontare la sua vita, i suoi pensieri, le sue speranze.

Siamo certi che sarà una miniera inesauribile di riflessioni e di stimoli.

Ma ora vorrei rivolgermi direttamente a te, Emilio.

Emilio, è un po’ di giorni che non ci sentiamo ma so che Tina è accanto a te.

La tua meravigliosa compagna che ti ha reso la vita più bella nei momenti di gioia e di felicità e che ti è stata sempre e comunque accanto, ancora di più nei giorni difficili del dolore e delle malattie. Non sapremo mai come ringraziarla abbastanza.

Mi mancano però le nostre telefonate di ogni sera.

Sapessi quanto mi manca quella “minuscola cellula di partito”, che si riuniva da remoto, come usa dire adesso, e in cui ci confrontavamo su quanto andava accadendo attorno a noi.

Mi chiedevi e ti davo notizie e impressioni sulle manifestazioni a cui non ti era più consentito di partecipare.

Ma poiché viviamo tempi bui, le cattive notizie prevalevano sulle buone.

Non potevamo essere ottimisti, ma ci confermavamo reciprocamente che non ci saremmo rassegnati, che bisognava continuare a combattere le buone battaglie.

Potremmo forse sembrare patetici visti da fuori, con le nostre speranze di cambiamenti lontani e improbabili. Ma come ci insegnano le canzoni partigiane …scarpe rotte eppur bisogna andar.

Un’assemblea ben riuscita, una manifestazione unitaria molto partecipata, qualche volta arrivavano a confortarci.

E pensavamo alla prossima iniziativa da farsi, perché la voglia di impegnarsi non è mai venuta meno.

Nelle riunioni allargate della nostra associazione, una piccola cosa, per carità, ma sempre un’occasione di discussione collettiva, la più frequente delle conclusioni era: «Bene, sentiamo cosa ne pensa Emilio e poi decidiamo».

Emilio, lo sai, sei stato sempre la nostra guida al di là del passare del tempo, ed io so già che da oggi, davanti a una scelta da fare, mi troverò a pensare che cosa avresti detto e fatto tu e agirò di conseguenza.

La prima indicazione su cosa fare che ci hai lasciato è molto semplice da eseguire.

Emilio, più volte a me e ad altri compagni, in modo discreto per non farti sentire da Tina, ma con angoscia ci dicevi che non dovevamo preoccuparci per te, ma dovevamo pensare a Tina. Emilio, dov’è il problema?

Tina ha una forza d’animo, un coraggio, uno spirito straordinario.

Saprà affrontare la prova durissima che gli è arrivata addosso.

Stanne pur certo.

Avrà accanto a sé la sua famiglia, le amiche di sempre, tutti noi.

E se non bastasse ancora, ci saranno i compagni che ti hanno voluto bene e che te ne vorranno sempre.

Emilio, stai tranquillo, fidati.

Ovunque tu sia, butta uno sguardo qui.

Guarda in quanti siamo qui per te!

Camera del Lavoro di Milano al funerale di Emilio Molinari, 9 luglio 2025

Basilio Rizzo,
DA IDEEINFORMAZIONE

***

Brevi note sulla questione palestinese

Relazione di Sergio Dalmasso a Music for Peace, Brevi note sulla questione palestinese,

Genova, 7 giugno 2025

Logo di Music for Peace

Music for peace organizzazione umanitaria

Coordinate storiche

L’antisemitismo percorre tutto il Medio Evo, l’età moderna e tocca il suo apice con il nazismo. È odio religioso, che presenta anche radici economiche, contro un popolo che non si integra con altri ed è accusato di “deicidio”1

Il sionismo nasce come reazione alle frequenti persecuzioni e si lega all’età del nazionalismo (ne è una variante specifica) e del colonialismo (missione civilizzatrice di alcuni popoli verso altri.

Diviene movimento politico con Theodor Herzl (1860/1904) che teorizza la diversità degli ebrei dagli altri popoli, l’impossibilità di assimilazione. Da questo deriva la necessità di uno stato ebraico in Palestina, stato che deve rispecchiare i confini del vecchio Regno di Israele.

L’antisionismo (da non confondere con l’antisemitismo, odio su base razziale) è,

quindi, opposizione a un progetto politico, all’appropriazione illegittima di territori, alla discriminazione di segmenti di popolazione su base etnico- religiosa.

Se il giudaismo è cultura religiosa, costituita da un insieme di leggi, tradizioni, riti, dovuta soprattutto alla chiusura degli ebrei in ghetti,

microcosmi in cui cresce il senso di comunità, perseguitata e calunniata, l’antisemitismo politico si manifesta, fortemente, nella seconda metà dell’Ottocento, con il caso Dreyfus e,

ad inizio Novecento, con la pubblicazione del Protocollo dei savi di Sion, falso della polizia segreta zarista che teorizza il complotto giudaico massonico per impadronirsi del mondo.

Nel 1916 viene siglato tra Gran Bretagna e Francia il patto Sykes- Picot.

Le due potenze stabiliscono le zone di influenza, al termine della prima guerra mondiale, sulla crisi dell’impero ottomano. Il patto, come altri trattati non tiene in alcuna considerazione la volontà delle popolazioni locali2.

È dell’anno successivo la dichiarazione Balfour, ministro degli esteri inglese, che parla espressamente di focolare ebraico, cioè di ricostituzione di uno stato degli ebrei, con la possibilità di arrivarvi dal mondo intero.

Lo stato di Israele si costituisce nel 1948,

dopo il dramma della Shoah, sottraendo, però, terra, beni e la stessa memoria alle popolazioni locali. Lo storico Maxime Rodinson parla di Rifiuto arabo.

L’israeliano Ilan Pappe usa espressamente il termine memoricidio3.

Alcuni paesi arabi non accettano la decisione dell’ONU e attaccano il neonato stato di Israele.

La reazione è fortissima e produce l’ulteriore conquista di terre non previste dall’ONU.

Alla forza dell’esercito israeliano e all’aiuto esterno, si sommano la disorganizzazione, l’incapacità della leadership palestinese e delle classi dirigenti reazionarie dei paesi arabi.

Dice David Ben Gurion, padre del nuovo stato:

Se attacchiamo una famiglia, dobbiamo colpire tutti senza pietà, comprese le donne e i bambini. Durante l’operazione, non vi è alcun bisogno di distinguere tra chi è colpevole e chi no (4)

1 Nel rito cattolico, la maledizione contro il “popolo deicida” sarà soppressa solamente con il Concilio Vaticano secondo.

2 È da ricordare la pubblicazione dei trattati segreti fra le grandi potenze operata dal governo rivoluzionario russo, subito dopo la presa del potere.

3 Cfr. il suo La pulizia etnica della Palestina, prima pubblicazione Oneword publications, 2006.

4 L’espressione ha tristi somiglianze con quelle recenti, per cui l’uccisione dei civili è motivata dal fatto che, dietro di essi, si nascondano i terroristi e che si possono uccidere i bambini, perché in futuro, si trasformeranno in combattenti.

CONTINUA …

Download completo della relazione di Sergio Dalmasso: Brevi note sulla questione palestinese

Icona download pdf

***

Link principali sergiodalmasso.com

Domenica, a GENOVA, si voterà per le elezioni comunali

Dopo otto anni di maggioranza di destra (leghisti, fascisti, berlusconiani, civici) e dopo gli scandali che hanno coinvolto il presidente della Regione TOTI e i suoi, è naturale il desiderio di voltare pagine e di arrivare ad una nuova gestione del comune.

Manifesto di Sinistra Alternativa, Elezioni comunali Genova 2025

Sta di fatto, però, che la candidata del “centro sinistra”, SALIS:

  • ha partecipato alle Leopolde di Renzi

  • ha dichiarato che il comune deve esaltare i primi, senza dimenticare gli ultimi

  • ha sostenuto che gli incarichi debbano essere affidati a chi ha la fiducia della maggioranza (la DC aveva più pudore, lo faceva senza dirlo)

  • ha rilanciato la Gronda, grande opera di cui si parla da decenni. Il linguaggio e le proposte cambiano se si parla con associazioni ambientaliste o con gli industriali

  • ha proposto Genova come centro per il nucleare.

Non è un caso che i destri abbiano detto a chiare lettere: “Sarebbe stata una buona candidata anche per noi”.

Ovviamente, silenzio totale sui referendum dell’8 giugno. Vi è il pericolo di scontentare Renzi, Calenda e metà del PD.

Ovviamente, non una parola sul riarmo europeo (800 miliardi che verranno tolti ai servizi sociali), sulle guerre (a cominciare dalla pulizia etnica a Gaza).

Il “centrosinistra” (le virgolette sono d’obbligo) parte con un vantaggio di 8 punti (52% a 44% alle ultime regionali), credo in parte eroso nelle ultime settimane.

Un successo (improbabile) della destra sarebbe gravissimo.

La vittoria, probabile, del campo largo, però, non è priva di contraddizioni e di problemi e non nasce sotto le migliori stelle.

Così siamo finiti: scontro tra – liberisti e atlantisti guerrafondai da un lato – neofascisti, populisti di destra dall’altro.

Pensate a K. Harris/Trump, Macron/Le Pen, ai paesi dell’est Europa.

Per restare all’Italia, all’ultimo match Letta/Meloni.

Questo di tanta speme oggi ci resta.

Facebook, mercoledì 21 maggio 2025

Sergio Dalmasso

Download articolo: Domenica 25 e lunedì 26 maggio 2025, a Genova, si voterà per le elezioni comunali
Candidati di Sinistra Alternativa per le comunali di Genova 2025

 Programma di Sinistra Alternativa in breve per le elezioni comunali di Genova del 25 e 26 maggio 2025 con candidata sindaca ANTONELLA MARRAS:
Programma elettorale di Sinistra Alternativa in breve, Elezioni comunali Genova 2025