Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL
In “Il Lavoratore” di Trieste, Anno XXV, n. 5 settembre 2025,
scheda di Sergio Dalmasso
È uscito, presso l’editore Mimesis, di Milano, un testo, da me curato, che raccoglie scritti di André Tosel e alcuni saggi sulla sua figura.
Tosel nasce a Nizza nel 1941. Il padre è impiegato ed ha un passato “vichysta” che il figlio apprenderà con stupore e dolore.
La militanza politica. Al liceo, aderisce alla Jeunesse etudiante chretienne (JEC), vicina alla rivista “Temoignage chretienne” e al pensiero di Emmanuel Mounier.
Componente dell Ufficio nazionale della JEC, ne esce soprattutto per il trauma prodotto dalla guerra in Algeria (massacro di Charonne, 8 febbraio 1962).
All’Ecole normale superieure segue i corsi di Althusser, Bourdieu, Derrida, Deleuze, scopre Bachelard, Foucault, Levi Strauss, Lacan: Che confusione nella mia testa! Tesi di laurea su Spinoza.
La scelta per le formazioni marxiste- leniniste nasce dalla speranza di trovare nelle posizioni cinesi un’uscita a sinistra dallo stalinismo.
Tosel è insegnante in un liceo di Nizza e, quindi, assistente all’università, dove vive il maggio ’68.
Data al 1973 la sua adesione al Partito comunista, dopo la costatazione dell’ideologismo e dell’inefficacia delle formazioni “cinesi” e l’affievolirsi del “vento dell’est” proveniente dalla Cina. Ha incarichi politici (segretario nazionale della sezione Lettres) e sindacali (Consiglio nazionale universitario).
Si allontana dal partito nel 1988. Sono venute meno le speranze suscitate dalla presidenza Mitterand (1981). Il PCF si è logorato in due anni di governo e anche il suo passaggio all’opposizione non ha segnato una inversione a livello organizzativo, elettorale, culturale. Vi è legame tra la gestione burocratica e la assenza di una politica di trasformazione. Nel governo prevale la politica di rigore imposta dalla Unione europea cui i socialisti hanno aderito totalmente.
La non iscrizione non significa avvicinamento a posizioni riformiste. Nel 1987, appoggia la candidatura alle presidenziali di Pierre Jucquin, identificato come rinnovatore della tradizione comunista e della sinistra. I risultati e la sua parabola successiva sono, però, molto deludenti.
L’impegno diviene soprattutto teorico e filosofico nelle università di Parigi, Digione e Nizza.
Il ritorno al “partito” avviene solamente nel 2012, sull’onda delle speranze suscitate dalla nascita del Front de Gauche e della prima candidatura di Melenchon alle presidenziali.
Non mancano i dubbi sui ritardi, soprattutto culturali, del PCF, sulla sua struttura, ma questa sembra essere l’unica formazione capace di riproporre l’unità della sinistra e l’attenzione alle trasformazioni (ecologismo, pensiero di genere, globalizzazione).
Continua ed assidua è la sua attività costituita da scritti, conferenze, presenza nell’associazionismo democratico. Nel febbraio 2017 viene eletto presidente degli Amis/es de la liberté.
Il suo ultimo intervento pubblico, lo stesso mese, è davanti al Tribunale di Nizza, al termine di una manifestazione di solidarietà con i cittadini della valle Roja, processati per l’aiuto prestato ai migranti alla frontiera italo- francese.
Traspare il dolore per la barbarie delle istituzioni, ma anche la speranza nella solidarietà e in atti collettivi che ridiano senso all’umano.
André se ne va improvvisamente, tradito dal cuore, il 14 marzo 2017, a 75 anni di età.
Il pensiero filosofico. Il primo interesse è per Baruch Spinoza. Sulla scia di Althusser, Spinoza non è solamente una tappa del pensiero che porterà a Marx, ma il critico di elementi idealisti ancora presenti nel Capitale.
L’analisi si approfondisce nel 1994 con Du materialisme de Spinoza e continuerà, per decenni con convegni e scritti, sino a Spinoza ou l’autre (in)finitude, centrato sui temi della globalizzazione, della finitudine e della alienazione.
È fondamentale, però, la scoperta di Antonio Gramsci, che il partito ha sempre sottovalutato e di cui, in Francia, esistono poche e insufficienti traduzioni.
Per Tosel, che ne sarà il maggior conoscitore nel suo paese, Gramsci è il maggior interprete di Marx e l’intreccio filosofia/storia/politica costituisce l’equazione che accompagnerà tutti i suoi studi sul comunista italiano.
È Gramsci ad operare quell’analisi concreta delle situazioni concrete che va dalla questione meridionale alla vittoria del fascismo, dall’analisi sul movimento comunista internazionale a tutti i temi che emergono dai Quaderni (Risorgimento, intellettuali, Machiavelli, fordismo, Croce, senso comune, critica a Bucharin…).
Nel 1991, l’anno della scomparsa dell’URSS, pubblica due testi L’esprit de scission e Vers un communisme de la finitude.
Spirito di scissione è rifiuto totale del presente, è la necessità di produrre una critica complessiva del capitalismo, divenuto mondo.
Il comunismo della finitudine nasce dalla sconfitta del comunismo politico, ma la lezione marxiana è attuale per combattere il nichilismo della produzione capitalistica che produce una barbarie inedita.
La democrazia liberale non sa allargarsi a democrazia sociale (Democratie et liberalisme, 1995).
Il suo interesse si sposta sempre più sull’analisi della mondializzazione capitalistica e sulla ricerca di possibili alternative.
Lo testimoniano la collaborazione a molte riviste, Un monde en abime. Essais sur la mondialisation capitaliste (2008) e Scenarios de la mondialisation capitaliste (2011).
Si ripropongono, nella sua riflessione, il ritorno del religioso, cui dedica saggi e conferenze e la critica alla vulgata marxista (storicismo, economicismo, politicismo): Post- marxismo o rifondazione del marxismo?
Gli ultimi anni sono segnati da una riflessione tra analisi della rivoluzione conservatrice, arretratezza della sinistra fallimento del comunismo storico e scacco della socialdemocrazia) e speranza nella pluralità di resistenze al capitalismo globale (socialismo del XXI secolo in America latina, eco socialismo in Europa…).
Ritorna Gramsci, Etudier Gramsci. Pour une reprise critique de la révolution passive capitaliste (2016) che, nonostante le enormi differenze rispetto alla tematica dei Consigli di fabbrica (1920), pone domande fondamentali (rivoluzione passiva del capitalismo, scacco dell’esperienza sovietica) elabora – la teoria del blocco storico – un pensiero non economicista né determinista – l’ideologia del senso comune – concetti di egemonia e di rivoluzione passiva…
Il grande pensatore italiano può essere strumento per:
Elaborare il pensiero critico del nostro mondo e per uscire dalla rivoluzione passiva andando verso l’egemonia delle masse subalterne1
Esce, poche settimane dopo la sua morte, la sua prefazione dell’edizione francese de La città futura di Gramsci che comprende quell’Odio gli indifferenti, con cui Tosel aveva iniziato una delle sue ultime conferenze, a Nizza, nel dicembre 2016.
Il libro: Sulla crisi storica del marxismo. Saggi note e scritti italiani, Milano, Mimesis, 2025, comprende un mio saggio, la prefazione di Fabio Minazzi (università di Varese),
scritti di Tosel su Riviste italiane della allora nuova sinistra (“Alternative”, “Alternative Europa”, “A Sinistra”…), un suo lungo ripercorrere la propria militanza politica, articoli, ricordi, riflessioni che hanno seguito la sua improvvisa scomparsa.
È un omaggio doveroso ad un amico e maestro su cui non è inutile riflettere.
1 André TOSEL, De Spinoza à Marx, entretien, a cura di Gianfranco Rebecchini, http://revueperidodenet, p. 20.
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Download scheda di Sergio Dalmasso: Filosofia e impegno politico: ANDRÉ TOSEL
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