Quaderno CIPEC Numero 76
Gli anni di Sergio Dalmasso all’Università di Genova
Quaderno CIPEC N. 76 a stampa nel Secondo semestre 2026
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Introduzione, Sergio Dalmasso, p. 5
La Comune di Parigi (18 marzo-28 maggio 1871). Tra “assalto al cielo” e dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti, Giorgio Riolo, p. 7
Balzac e il nostro tempo p. 11
Honoré de Balzac p. 11
Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane p. 13
Bibliografia minima – Honoré de Balzac p. 17
Un altro comunismo? Il messaggio di Rosa, Sergio Dalmasso, p. 18
La “fortuna” p. 18
La difesa del marxismo. La totalità p. 22
Lo scontro sull’organizzazione. Lo sciopero di massa p. 23
L’imperialismo, la guerra p. 26
Il cammino nel deserto p. 27
La rivoluzione russa p. 29
I consigli. La rivoluzione spartachista p. 30
Due Rose? p. 31
In sintesi p. 32
Il “fascismo eterno” (definizione di Umberto Eco), Francesco Barbommel, p. 34
La querelle sullo stalinismo, Giacomo Casarino, p. 36
LUCIO LIBERTINI l’attività a Torino, Sergio Dalmasso, p. 39
Eugenio Colorni. Biografia di un socialista europeista, Mario Barnabé, p. 48
Gustavo Gutierrez, la teologia della liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano, Giorgio Riolo, p. 51
Walter Peruzzi: il direttore, il militante, Sergio Dalmasso, p. 54
Università via Balbi, 1967/1971, Sergio Dalmasso, p. 57
COMANDANTE CHE GUEVARA, s.d., p. 72
Introduzione
Quaderno CIPEC N 76, Continuiamo, con qualche fatica e non so con con quale costrutto, ma con caparbietà e puntualità, la produzione dei nostri quaderni.
In ogni caso, questa pubblicazione, di cui ringraziamo la Stamperia della Provincia di Cuneo, terminerà nel 2029, quando avrà superato l’ottantesimo numero, cosa poco comune nel sempre minore panorama delle pubblicazioni e delle riviste in Italia.
Dopo due numeri dedicati a Genova, il primo all’antifascismo nel comune di Cogoleto, un tempo (purtroppo) centro operaio,
il secondo ai racconti dell’infaticabile amico Adriano Agostino,
torniamo, per due numeri (questo e il prossimo) alla “normalità”,
alla pubblicazione, cioè, di scritti a saggi che ripropongono la natura e il DNA del Cipec (guardate, nei numeri precedenti, l’elenco delle attività svolte a Cuneo per decenni):
la ricerca di un marxismo, non ortodosso, esente dai difetti di ortodossia, meccanicismo, scientismo, ma anche dalla accettazioni di pensiero debole e post moderno,
quanto dalla caduta su posizioni liberali e di esaltazione della “democrazia liberale” a cui i vecchi “ortodossi” si sono convertiti. In sintesi si può essere critici dello stalinismo,
del socialismo reale e dei gulag senza innamorarsi del colonialismo, dell’imperialismo occidentale e delle guerre “democratiche e umanitarie”.
La riproposizione di autori che ci pare abbiano tentato questa strada, da Lukács a Bloch a Benjamin alla scuola di Francoforte, dai critici dello stalinismo (Victor Serge) alla rilettura di Gramsci, da Rosa Luxemburg ai tanti leader del terzo mondo (Fanon, Sankara, Mariátegui …) che hanno tentato altre strade: Mariátegui diceva Né calco, né copia.
L’attenzione alle tematiche che intrecciano la gloriosa storia del movimento operaio (non esente da ombre, errori, tragedie…) nella sue varie fasi e tendenze,
con le grandi tematiche dell’ambientalismo, del pensiero di genere, del rapporto nord/sud del mondo e a quello guerra/pace.
Se si guarda a livello nazionale, è l’asse su cui nacque il Cipec negli anni ’80, allora vicino a DP e su cui si è sviluppato Punto rosso, nella sua vicinanza a Rifondazione.
L’attenzione alla mondializzazione, alla globalizzazione, in termini non agiografici, fa parte della storia di queste associazioni (penso ai convegni con Samir Amin, Francois Houtart…)
Questo quaderno torna sul tema della Comune di Parigi,
già toccato in occasione del centocinquantesimo anniversario,
propone una analisi di un grande scrittore francese, letto nel suo rapporto con la storia e con la lettura della società del suo tempo.
Già Marx aveva sostenuto che Balzac, per quanto reazionario, fosse il maggiore interprete delle trasformazioni strutturali – e conseguentemente morali- della Francia ottocentesca e che le sue categorie si intrecciassero con quelle economiche di tante opere del primo marxismo.
Rosa Luxemburg e Lucio Libertini, letto soprattutto nella sua fase non ortodossa, tornano ancora una volta.
Spero non vi siate stufati di leggerli. Sulla prima riporto un mio saggio che accompagna la ristampa, in Italia, della fondamentale biografia scritta da Paul Frolich,
una delle più significative opere sulla rivoluzionaria polacco- tedesca.
Sul secondo, pubblico la mia introduzione al convegno organizzato a Torino (Regione) sul dirigente socialista e comunista, dall’Archivio Marini, prima iniziativa di altre (Pistoia, Roma, Palermo) che hanno ricordato i vari aspetti della sua opera.
Purtroppo, la pubblicazione (si era pensato ad un cofanetto) dei convegni di Torino, Roma (Camera dei deputati) e Palermo è stata impedita dalla mancanza di finanziamenti.
Chiudono il testo un ricordo di Gustavo Gutierrez, teologo della liberazione, altra figura di cui Cipec e Punto Rosso si sono interessati;
qui riproposto da Giorgio Riolo che delle due associazioni è stato importante animatore
e un mio ricordo dei lontani anni universitari a Genova, di alcune figure e dei temi a lungo dibattuti (questo è il motivo delle foto, pubblicate nelle ultime pagine, delle sedi della facoltà di lettere e filosofia).
Buona lettura. Come diceva l’“Ordine nuovo”: Istruitevi, organizzatevi, agitatevi.
Nel vecchio movimento operaio, molti comizi terminavano con: Al lavoro, allo studio, alla lotta.
Al di là di richiami che possono parere retorici, la situazione, oggi, non è certamente migliore.











