Indice generale del quaderno n. 66

Premessa, a sinistra di internet p. 6
Il medium p. 7
Il digitale, come ci cambia? p. 9

Percezione del tempo, dello spazio e del mondo fisico p. 11
Mediatori, algoritmi e reputazione p. 12
Legami deboli, fine della modernità, postmodernità p. 13

Il digitale e l’economia tradizionale p. 16

La teoria della lunga coda p. 17
La pop economy p. 18

Economia postmoderna e capitalismo della sorveglianza p. 20

Il capitalismo della sorveglianza e la nuova materia prima: noi p. 21
Smartification p. 22
Economia d’azione p. 25
I servizi come core business del capitalismo delle piattaforme p. 26

Digitale, costruzione del significato e controllo sociale p. 28

Le regole del controllo sociale e il biopotere p. 31
L’irruzione del digitale nel controllo sociale p. 34
Neutralità delle macchine e soluzionismo p. 38
Dividendo della sorveglianza p. 39
L’altra internet, la patente a punti sociale e il 5G p. 40
Digitale, potere e contropotere p. 44
Condizione operaia, margine sistemico e lotta di classe p. 45
Adhocracy p. 47
La lezione di Genova p. 50
Rete e contropotere p. 51

Word cloud p. 55

Bibliografia, a sinistra di internet p. 56

Il lungo viaggio di Lucio Libertini nella sinistra italiana di Diego Giachetti p. 57

Lucio Libertini e la storia della sinistra italiana p. 60

Libro Dalmasso su Libertini, Le Monde diplomatique p. 67

Rodolfo Morandi: nuovo socialismo, politica unitaria, frontismo, consigli di gestione p. 70

Morandi stalinista? p. 70
Il socialismo integrale p. 74
Il dopoguerra, i Consigli di gestione, il partito p. 81
L’apertura ai cattolici 84
Morandi e il “morandismo”. Quale interpretazione? p. 86

Premessa, a sinistra di internet

Queste righe, lungi dal volersi ritenere complete ed esaustive, propongono un compendio degli studi relativi alle conseguenze provocate dall’impatto del digitale sulle nostre vite: scorrono sulle modifiche in atto in alcuni assetti psicologici, antropologici e sociali, e affrontano il rapporto tra digitale, economia e capitalismo del controllo, mettendo in risalto il ruolo del digitale nella creazione del consumo, del consenso e del controllo sociale.

Il testo, anche se di taglio per lo più sociologico, ha la presunzione di avanzare alcune analisi politiche; queste prendono spunto dal lavoro di diversi studiosi, alcuni dei quali potrebbero non gradire l’accostamento alla sinistra, presupposto nel titolo, soprattutto se accostata ad aggettivi quali radicale o anticapitalista1: pur avendo provato ad essere accurato nelle citazioni, la loro selezione e il filo logico utilizzato per collegarle tra loro è ovviamente di esclusiva mia responsabilità.

Vale la pena puntualizzare che le analisi che vengono riportate e le statistiche sulle quali si basano, sono fortemente influenzate da quello che potremmo definire gap generazionale: è chiaro che l’impatto dei media digitali, soprattutto sul nostro modo di interpretare il rapporto con il nostro prossimo, è molto diverso se riferito alle generazioni Y (nati dopo il 1981, cresciuti con il web, creato nel 1991) e Z (i digital native, nati dopo 1995) o, viceversa, se osservato nelle generazioni maturate nel secolo ventesimo.

Un esempio: i ragazzi di oggi difficilmente comprano giornali; quelli più sensibili sono comunque orientati a consultare giornali on-line o, più spesso, aggregatori di notizie tipo Google News.

Questo ovviamente non vale per persone che hanno più di 50-60 anni: troveremo anche tra di loro fruitori delle news on-line ma statisticamente il loro numero sarà molto meno rilevante.

Più in generale, possiamo cinicamente dire che ogni persona che muore è un fruitore di tecnologia broadcast (TV tradizionale, radio…), mentre ogni persona che nasce sarà fruitore di tecnologie di nuova generazione (streaming, podcasting, social o altro che sia o che sarà).

1 Anche se c’è da chiedersi che cosa sia una sinistra non anticapitalista.

Quaderni a cura di Sergio Dalmasso