Intervento di Sergio Dalmasso al convegno di Salerno dell’11/12/2023 Rocco Scotellaro. Il meridionalismo eretico di un grande irregolare.
La scelta socialista
È meritorio un convegno su Scotellaro, a Salerno, organizzato da una associazione che svolge un intenso lavoro politico- culturale, oltre che di raccolta di materiale archivistico.
Ho più volte ricordato come questo impegno, nel “profondo sud”, mi ricordi quello che in una realtà provinciale del “profondo nord”, ho tentato di praticare per decenni interi (attività politica, circolo ARCI, circolo culturale, giornalino ciclostilato, cicli di dibattiti e conferenze, pubblicazione periodica dei Quaderni “Storia, cultura, politica”).
Scotellaro nasce a Tricarico nel 1923.
Studia, spostandosi in varie sedi, Scrignano degli Alburni (collegio), Cava dei Tirreni, Matera, Roma, Potenza, Trento, Tivoli. Maturità classica e iscrizione, a Roma, alla facoltà di giurisprudenza, che non porterà a termine.
Le prime tensioni antifasciste sembrano comparire durante il suo soggiorno a Trento, dove vive la sorella e si concretizzano per l’intreccio fra andamento disastroso della guerra e presa di coscienza della “questione meridionale”.
Anche a causa della morte del padre, Scotellaro rientra a Tricarico, dove, nel dicembre 1943, si iscrive al Partito socialista (allora PSIUP).
La Basilicata è terra di confino politico.
Fra i 5.000 confinati, si ricordano, oltre a Carlo Levi, notissimo per il suo Cristo si è fermato a Eboli, Eugenio Colorni, uno degli autori del Manifesto di Ventotene, Camilla Ravera, Manlio Rossi Doria.
Psiup, il “partito provvisorio” che fu la culla dei movimenti
PSIUP. Parabola di un partito, Il percorso del PSIUP (1964- 1972) è ormai dimenticato.
La stessa tematica politica della sinistra socialista sembra ignorata, in un quadro bipolare in cui analisi, matrici, istanze sembrano del tutto uniformate.
Per anni, gli stessi dirigenti di questo partito, dopo la sua improvvisa scomparsa, ne hanno quasi rimosso gli aspetti più originali,
appiattendosi o in una “continuità togliattiana” (la maggioranza che confluisce nel PCI) o nel recupero, senza rotture, della tradizione del riformismo socialista (la minoranza che tornò nel PSI).
In alcune biografie o analisi, gli otto anni nel PSIUP sono tralasciati e quasi dimenticati;
nelle storie dell’Italia del dopoguerra i richiami a questi sono limitati a poche note.
Eppure questo partito e più ancora quest’area hanno significato, per una generazione di militanti, un riferimento importante, un laboratorio politico di una intera stagione.
Un tentativo schematico di periodizzazione distingue quattro fasi:
– quella della sinistra socialista nel PSI (1955- 1964)
– il passaggio da corrente a partito e la fondazione e strutturazione del PSIUP (1964-1966)
– l’apice sia elettorale che nella presenza sociale (1966- 1968)
– la crisi progressiva sino allo scioglimento (1968- 1972).
La sinistra socialista inizia a caratterizzarsi dopo il congresso di Torino (1955), in cui il PSI propone aperture verso il mondo cattolico e la DC.
Se, inizialmente, vi è la contrarietà dei soli Basso e Lussu, l’opposizione si struttura negli anni successivi, proporzionalmente all’avvicinarsi della maggioranza autonomista alla formula del centro- sinistra e al progressivo allontanamento dal PCI.
Il congresso di Venezia (1957) segna una maggioranza politica “nenniana” che non si trasforma in maggioranza negli organismi dirigenti.
Se parte della sinistra sembra appiattita sul PCI, in una sorta di logica “frontista”, all’”Avanti!” collabora Gianni Bosio, la rivista “Mondo operaio”, di fatto diretta da Raniero Panzieri,
rilegge Marx, propone la centralità della fabbrica e l’uscita in positivo dalle macerie dello stalinismo, sino alle Sette tesi sulla questione del controllo operaio, scritte a quattro mani da Panzieri e Libertini.
Lo strano caso del debito italiano, Storia di un’anomalia divenuta globale, il libro di Marco Bertorello e Danilo Corradi, sarà presentato a Genova il 14 marzo 2024 dalle ore 17.30 al circolo PRC Bianchini.
Sarà presente l’autore Marco Bertorello che dialogherà con Sergio Dalmasso presso il circolo Bianchini, Marassi, piazza Romagnosi.
Sinossi del libro Lo strano caso del debito italiano
La storia del debito pubblico dall’Unità d’Italia a oggi mostra una realtà diversa dalla narrazione secondo cui l’inefficienza dell’economia italiana sia dovuta unicamente alla spesa fuori controllo e alla corruzione.
A essere rimosso è infatti il ruolo dell’impresa privata nostrana e dei suoi protagonisti.
Se dal 1861 alla nascita della Repubblica le impennate dell’indebitamento si spiegano sostanzialmente con le avventure belliche, la sua crescita anomala dopo gli anni Sessanta non fu frutto della spesa sociale – rimasta inferiore agli altri paesi avanzati – ma del sostegno a un’industria privata fragile, che faticava a reggere la conflittualità operaia e la concorrenza internazionale.
Dopo la fine del boom economico l’impresa pubblica assorbì aziende decotte e soccorse un capitale privato in ritirata dal rischio d’impresa, con sussidi diretti alle aziende superiori alla media europea e con una pressione fiscale molto generosa con profitti e rendite.
Nel periodo successivo alla crisi del 2008 i debiti pubblici sono però cresciuti ovunque.
Il mondo tende a italianizzarsi e i vecchi parametri di Maastricht oggi non sarebbero rispettati da quasi nessun paese rilevante.
Per la sua particolare storia economica, l’Italia sembra aver anticipato la tendenza globale di un capitalismo in crisi, sempre più bisognoso di assistenza statale, disposto solo a investimenti a breve termine e ad agire in settori con rendita garantita.
Affrontare il tema del debito pubblico significa allora mettere in discussione il paradigma economico della finanza che, nel tentativo di rinviare problemi strutturali, non ha risolto il problema della crescita e ha aumentato le diseguaglianze.
Il Calendario del popolo n. 644, Il revisionismo storico “diffuso”
No a Tambroni e ai fascisti, di Sergio Dalmasso. Mentre si scrive è presente in Ebay il numero 644, luglio 2000, de “Il Calendario del popolo” del 2000 intitolato Il revisionismo storico “diffuso” dal saggio di Luciano Canfora.
In esso vi è – fra gli altri – il saggio di Sergio Dalmasso intitolato: Giugno-luglio 1960: NO a Tambroni e ai fascisti! catalogato nella sezione Archivio, Scritti storici e Articoli e saggi di questo sito.
Gli autori del numero 644, luglio 2000, del Calendario del popolo sono stati: Sergio Dalmasso, Franco Pedone, Luigi Urettini, Paolo Marzorati, Alberto Burba, Michael Löwy, Luciano Canfora, Gianni Giadresco, Fulvio Grimaldi, Irea Gualandi, Umberto Terracini.
CALENDARIO DEL POPOLO n. 644, 07/2000: Il revisionismo storico “diffuso.
Franco Della Peruta (direttore), Nicola Teti (direttore responsabile).
A tal proposito si ripropone il saggio di Sergio Dalmasso in esso pubblicato:
Stralcio del saggio Giugno-luglio 1960: NO a Tambroni e ai fascisti!
Il 21 marzo ‘60, il DC Fernando Tambroni riceve l’incarico di formare il governo che nasce, il 25 marzo, senza una maggioranza precostituita.
Alla Camera, il monocolore DC di Tambroni ottiene la fiducia per soli tre voti.
Determinanti i 24 parlamentari del MSI.
Dieci ministri annunciano le dimissioni, anche se solamente tre (Pastore, Bo e Sullo, della sinistra del partito) le confermano.
Per una settimana si tenta di ripercorrere la strada di una cauta apertura a sinistra, ma il tentativo di Fanfani fallisce, anche per il mancato appoggio della Presidenza della Repubblica e la non velata opposizione di settori confindustriali e di parte della gerarchia ecclesiastica.
Il 16 aprile, il cardinal Siri, di Genova, ha minacciato; in un incontro con l’on. Lucifredi, la possibile nascita di un secondo partito cattolico, appoggiato ai Comitati civici, se la DC aprirà ai socialisti.
A questo punto, il presidente Gronchi riesuma il governo Tambroni e lo invia al Senato, dove ottiene la fiducia, ancora con l’appoggio del MSI e con dichiarazioni non lontane dall’antiparlamentarismo della destra.
Forte il timore di involuzione democratica, di verticalizzazione del potere, in una realtà europea segnata dall’ascesa, in Francia, di De Gaulle.
Pur presentatosi come ministero della organizzazione amministrativa e degli affari costituzionali, il nuovo esecutivo tenta di caratterizzarsi come “governo forte”, con un organico rapporto, da “governo di palazzo”, con il presidente Gronchi e con appoggi dalla destra economica.
Il 21 maggio, a Bologna, viene disperso un comizio del PCI, tenuto da Giancarlo Pajetta.
Tambroni, pur provenendo ufficialmente dalla sinistra DC, ondeggia fra anticomunismo, integralismo cristiano, atteggiamenti populistici. L’equilibrio fra le due ali estreme dello schieramento politico si trasforma nell’offrire legittimazione democratica al MSI.
Genova, il 30 giugno
Per il 2, 3 e 4 luglio, il MSI convoca il suo congresso nazionale.
Per la prima volta, anziché una cittadina di provincia, non toccata particolarmente dal movimento resistenziale, è scelta Genova, la città che si è liberata da sola, addirittura il 24 aprile 1945.
Anche il luogo fa pensare ad una provocazione, ad un oltraggio: il teatro Margherita, in via XX Settembre, è a pochi metri dal sacrario dei partigiani caduti.
Calendario del popolo n. 602, La ricerca teorica di Lelio Basso
La ricerca teorica di Lelio Basso – mentre si scrive è presente in Ebay il numero 602 dell’ottobre 1996 de “Il Calendario del popolo” intitolato Walter Fillak Il ragazzo partigiano impiccato due volte, saggio di Monica De Marinis.
In esso vi è – fra gli altri – il saggio di Sergio Dalmasso intitolato: La ricerca teorica di Lelio Basso catalogato nella sezione: Archivio, Scritti storici e Articoli e saggi di questo sito con il titolo Lelio Basso: un maestro scomodo.
Gli autori del numero 602 del Calendario del popolo sono stati: Sergio Dalmasso, Lelio La Porta, Aldo Bernardello, Franco Della Peruta, Fabio L. Grassi, Monica De Marinis, Maria Canella, Sergio Giangirolami, Alessandro Roveri, Danilo L. Massagrande e Tiziano Tussi.
CALENDARIO DEL POPOLO numero 602 ottobre 1996 – WALTER FILLAK – LELIO BASSO – MASSONERIA. Franco Della Peruta (direttore), Nicola Teti (direttore responsabile).
A tal proposito si ripropone il saggio di Sergio Dalmasso in esso pubblicato: Lelio Basso: un maestro scomodo:
Goodmorning Genova intervista allo storico Sergio Dalmasso sul tema i nemici della Costituzione.
“Nella Charlas di ieri (ndr, Genova, martedì 27 febbraio 2024) intitolata proprio “I nemici della Costituzione” abbiamo chiesto allo storico Sergio Dalmasso di spiegarci:
chi in Italia ha avversato la Costituzione e quali rischi corre quest’ultima.
Sergio Dalmasso ha contribuito in modo significativo alla comprensione della storia politica e sociale italiana.
Il suo costante impegno nella divulgazione storica si riflette anche nella cura dei Quaderni semestrali del CIPEC, giunti al numero 72 nel 30° anno di pubblicazione (2024) e tanto altro.
Esplora gli scritti di Dalmasso per accedere a un ricco patrimonio di conoscenze sulla storia politica italiana e alla significativa produzione letteraria di Sergio Dalmasso.
Il Canale YouTube di Sergio Dalmasso è una preziosa risorsa che offre un affascinante viaggio nel mondo della storia, della politica e della cultura attraverso gli occhi dello stimato storico.
Con i suoi 87 video (attualmente), il canale si presenta come un archivio ricco di conoscenze, in cui Sergio Dalmasso presenta i suoi nuovi volumi, esplora i Quaderni del CIPEC e approfondisce l’attualità del pensiero di figure iconiche come Antonio Gramsci e Rosa Luxemburg, Che Guevara e altre figure importanti per il movimento operaio.
Mentre si scrive è presente in Ebay il numero 615 de “Il Calendario del popolo” del dicembre 1997.
In esso vi è – fra gli altri – il saggio di Sergio Dalmasso intitolato: Bernstein, Kautsky e Rosa Luxemburg catalogato nella sezione Archivio, Scritti storici e Articoli e saggi di questo sito.
Gli autori del numero 615, dicembre 1997, del Calendario del popolo sono stati: Sergio Dalmasso, Giorgio Bini, Sergio Giangirolami, Franco Della Peruta, Mario R. Storichi, Antonello Rossetti, Diego Giachetti.
CALENDARIO DEL POPOLO 615, 12/1997: SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO. Scuola di BARBIANA Franco Della Peruta (direttore), Nicola Teti (direttore responsabile).
A tal proposito si ripropone il saggio di Sergio Dalmasso in esso pubblicato intitolato:
Il primo dibattito sul “revisionismo”: Bernstein, Kautsky, Rosa Luxemburg.
Il primo dibattito teorico nel movimento socialista compie ormai 100 anni.
Una riflessione su questo e sui nodi che ha aperto ha significato non solo come riflessione sulla storia del movimento di classe e sulle sue grandi figure, ma anche per gli elementi di attualità che a distanza di cento anni, conserva.
Già negli ultimi anni della sua vita, Marx vede parzialmente modificato e stravolto il suo pensiero.
La crescita della socialdemocrazia tedesca, nata dalla unificazione dei due filoni di Bebel e di Lassalle propone a tutto il movimento operaio un modello sostanzialmente riformista e gradualista, legato al pensiero positivista.
La polemica di Marx espressa nella Critica al programma di Gotha è centrata sulla rivendicazione della dittatura del proletariato, sull’affermazione di un diritto diseguale (essendo diseguale la natura), sulla celebre affermazione “da ognuno secondo le sue possibilità, ad ognuno uno secondo i suoi bisogni”.
La sferzante conclusione “Dixi et salvavi animam meam” è una chiara presa di distanza rispetto alla deriva teorico-pratica verso cui muove il nuovo partito. …
CONTINUA
Download saggio completo Il primo dibattito sul “revisionismo”: Bernstein, Kautsky, Rosa Luxemburg:
In “Il Ciclostile”, n. 13, novembre 2023, diretto da Angelo Orientale, Un partito del lavoro?
Un partito del lavoro è ancora possibile?
Senza cercare ogni volta, la soluzione miracolistica, il salvatore della patria e senza avere una visione di breve periodo, da tempo la sinistra avrebbe dovuto assumere alcune scelte chiare e lineari, senza rimetterle in discussione ad ogni scadenza:
– totale e irreversibile autonomia rispetto al centrosinistra;
– priorità delle tematiche sociali ed ambientali che debbono essere coniugate;
– politica di piano: transizione ecologica, banca pubblica di investimento, assunzioni per lavori di utilità sociale;
– socializzazione delle utilities pubbliche (energia, gas, acqua), loro pubblicizzazione con gestione democratica e controllo (vecchia proposta) dei lavoratori;
– rilancio del welfare. No alle privatizzazioni e alla mercatizzazione di trasporti, sanità, istruzione…; – controllo democratico sulla gestione delle imprese;
– tassazione progressiva sui grandi patrimoni e sulle ricchezze finanziarie;
– riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Ricordo la vecchia promessa di Prodi (1997), allegramente dimenticata e mai mantenuta;
– attacco alla precarietà;
– rimessa in discussione immediata della architettura della UE, basata sull’austerità e sul servilismo atlantista.
Occorre cambiare le regole e gli attuali trattati:
– politica di pace, nel ripudio di tutte le guerre, nella messa in discussione dell’atlantismo servile, delle basi militari nucleari presenti sul nostro territorio.
Circa la guerra russo- ucraina, rifiuto di ogni posizione di campo, richiesta di una soluzione di pace che preveda l’autonomia delle due regioni russofone e il non ingresso dell’Ucraina nella NATO (così chiedevano i sempre disattesi accordi di Minsk).
– politica europea sulla migrazione, fenomeno epocale nato da guerre, catastrofe climatica, divario crescente fra aree del mondo.
Questa ipotesi dovrebbe implicare non scioglimenti, nuove sigle, soluzioni miracolistiche…, ma la capacità delle formazioni politiche e sociali esistenti di avere progetti comuni, discussioni (non da intergruppi), un progetto di lungo periodo che eviti rotture, traumi e polemiche ad ogni scadenza.
Pesano i vizi che conosciamo e ci perseguitano da decenni.
La necessità è, però, evidente e dovrebbe permettere di superare estremismi ed opportunismi, pena il ritorno della già sperimentata “politica del pendolo”:
opposizione (doverosa) alle destre, ma nel caso di governi diversi, l’incapacità di produrre politiche alternative, con conseguente distruzione di quello che un tempo era il blocco sociale cui la sinistra faceva riferimento.
Capitolo primo Rivista La Sinistra, Sergio Dalmasso
LA RIVISTA
LA SINISTRA
La Samonà-Savelli
La casa editrice Samonà-Savelli nasce a Roma nel 1963.
Giuseppe Paolo Samonà è redattore all’“Unità”, ma ne viene allontanato per dissenso politico.
Studioso di letteratura, sarà insegnante nelle università di Chieti-Pescara, Mogadiscio, Montreal.
Pubblicherà testi su Gioacchino Belli (1969), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1974), Letteratura e stalinismo (1971). Tradurrà il poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin.
Nel 1968 abbandona la casa editrice che, dal 1970 alla chiusura (1982), si denominerà: Savelli- La nuova sinistra.
Giulio Savelli (Roma 1941) proviene da una famiglia dell’alta nobiltà romana, legata al Vaticano.
Nell’autunno 1966, viene radiato dalla federazione romana del PCI, a causa della nascita del mensile “La Sinistra”.
Dagli anni ’80, cosa comune a tante figure dell’area, modifica le proprie posizioni, sino all’approdo, nel 1996, alle liste della destra berlusconiana.
È eletto deputato nella circoscrizione di Legnano, con il 36,8%, superando la candidata della Lega (29.5%) e quello dell’Ulivo (33,7%).2
Fa parte, successivamente, dei gruppi di Forza Italia, Misto-patto Segni-liberali, UDR, CCD.
La casa editrice si caratterizza come voce della sinistra critica verso l’accordo DC-PSI, ma anche verso il PCI e le sue scelte politico-culturali.
Delle due correnti di pensiero, allora dissenzienti rispetto alla direzione togliattiana, l’operaismo e il trotskismo, la Samonà Savelli “sposa” la seconda, appoggiando le posizioni della Quarta internazionale in una sua fase, in Italia, di relativa crescita.
L’”entrismo” nel PCI fa sì che in più federazioni siano attivi esponenti trotskisti, come anche nella redazione dell’”Unità”.
La messa in discussione dello stalinismo, dopo il 1956, ha prodotto discussioni, anche scontri, soprattutto nella FGCI e nel suo organo “La città futura”.
La realtà internazionale, in movimento, ha forti ricadute anche nella realtà italiana.
I primi titoli prodotti sono tutti “politici”. Suscita polemiche Scrittori e popolo (1965) di Alberto Asor Rosa, attacco frontale allo storicismo e al “populismo” della cultura del PCI.
Il testo sottolinea la differenza fra l’ideologia degli intellettuali di sinistra e le esigenze della classe operaia (Asor Rosa è tra gli artefici della rottura del gruppo dei “Quaderni rossi” e della nascita di “Classe operaia”), mette in discussione la politica culturale togliattiana nel suo rapporto con la tradizione democratica nazionale (Vico-Croce) e conseguentemente lo stesso Gramsci (poco amato negli “anni ’68”).
PS. Da aprile 2025 si rende disponibile la versione integrale dell’opuscolo.
Opuscolo di Sergio Dalmasso, La Rivista “La Sinistra”. Una stagione troppo breve, Ed. Punto Rosso, Milano, 2021, download gratis in versione integrale:
Mentre si scrive è presente in Ebay il numero 616 del Calendario del popolo di oltre 26 anni fa. In esso vi è – fra gli altri – un saggio di Sergio Dalmasso intitolato Rosa Luxemburg: un altro comunismo? catalogato nella sezione Archivio, Scritti storici e Articoli e saggi di questo sito.
Gli autori del numero 616, gennaio 1998, del Calendario del popolo sono stati: Franco Della Peruta (direttore), Nicola Teti (direttore responsabile); Vincenzo Castaldi, Luciano Canfora, Sergio Dalmasso, Aldo Serafini, Aldo Pardi, David Sorani, Claudio Moffa, Mario R. Storchi, Sergio Giuntini, Davide Canfora, Renzo Maiolo, Giovanni Pesce.
Rosa Luxemburg: un altro comunismo?, in “Il calendario del popolo”, numero 616, gennaio 1998.
Rosa Luxemburg è non solo la più grande figura femminile del movimento comunista, ma soprattutto una delle maggiori figure in assoluto nella storia del marxismo, espressione di un pensiero e di una pratica non a caso per lungo tempo emarginati e rimossi.
Su di lei grava l’infamia della “lue luxemburghiana”, da rimuoversi dal movimento operaio, grava l’accusa di menscevismo, sulla sua figura pesano incomprensioni e dimenticanze, le generiche formule di spontaneismo e romanticismo rivoluzionario.
Ancora nel 1949, la proposta di Lelio Basso, all’inizio del suo isolamento politico, di pubblicare le sue opere suscita scandalo.
Una lettera su questo problema sempre di Basso a Gyorgy Lukàcs non riceve risposta.
Di Rosa Luxemburg si parlerà molto nella seconda metà degli anni Sessanta, in coincidenza con il recupero del marxismo critico ed a tratti eretico, soprattutto nel movimento studentesco e non a caso in Germania.
Il film (1986) di Margarethe von Trotta la farà conoscere, anche se parzialmente, ad un pubblico più ampio.
L’ Autonomia Differenziata Spiegata in Parole Semplici
Intervista a Marina Boscaino Comitato No AD
Intervista a Marina Boscaino, portavoce nazionale dei Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti.
Video YouTube dell’intervista a Marina Boscaino sulla Autonomia Differenziata:
In Italia 22 milioni di persone sono intrappolate in liste d’attesa infinite dopo decenni di regionalismo sanitario.
E l’autonomia differenziata del disegno di legge Calderoli peggiora la situazione.
Non sarebbero i LEA o i LEP né il regionalismo fiscale a garantire l’universalismo dei servizi ovunque.
Nel Servizio Sanitario Nazionale, 22 milioni di persone, cioè una su tre in tutto il Paese, sono intrappolate in liste d’attesa senza fine.
Questo dato, più che una rivelazione, è un’ovvia verità.
Le storie di chi aspetta mesi, e persino anni, per un controllo sono note a molti, sia per esperienza personale che per procura.
C’è chi non può permettersi di aspettare e preferisce rivolgersi al privato, pagando di tasca propria.
Altri, circa quattro milioni di persone, non solo non possono attendere, ma non hanno neanche la possibilità economica di considerare alternative.
Questo dato è ancor più inquietante se si pensa che sono proprio coloro che vivono in condizioni di povertà ad avere più bisogno di una sanità accessibile. ”
Giovanna Capelli, Passare con il semaforo rosso,quasi un romanzo. 1968-1976 Il Centro Mao di San Giuliano. Comuniste e comunisti alla ricerca del partito, Mimesis, Milano, 2022.
Indagine su Picelli. Fatti, documenti, testimonianze
Indagine su Picelli, Guido Picelli è l’eroe delle barricate di Oltretorrente, a Parma, dove nell’agosto del 1922, le squadre fasciste, capitanate da Italo Balbo, subiscono una delle poche sconfitte sul campo.
Nato nel 1899, orologiaio, attore, interventista, partecipa alla guerra mondiale nella Croce Rossa. È allievo dell’Accademia militare.
Nel 1921 è eletto parlamentare per il PSI. Nel 1922 passa al PCd’I, con la corrente dei Terzinternazionalisti.
Nell’agosto 1922, è l’anima delle barricate parmensi, nella convinzione che l’unità (socialisti, comunisti, anarchici…) negli Arditi del popolo sia l’unico strumento per opporsi alla marea fascista.
Rieletto parlamentare nel 1924, per il PCd’I: l’esposizione, il 1 maggio, della bandiera rossa dalle finestre della Camera.
Più volte condannato, sfugge all’arresto, in quanto eletto alla Camera, ma nel 1926 è condannato a cinque anni di confino a Lipari.
Da Lipari fugge nel 1932 ed è esule, con la moglie Paolina, in Francia, in Belgio, in URSS.
Lavora come operaio in fabbrica, isolato nel clima drammatico di sospetto proprio dell’URSS dell’epoca.
Nel 1936 ottiene la possibilità di andare a combattere in Spagna.
Nel passaggio a Parigi, incontra un esponente del POUM spagnolo che gli offre di partecipare all’organizzazione delle milizie della formazione di sinistra eterodossa.
Sceglie, invece, le brigate Garibaldi, legate al partito.
In “Il presente e la storia ”, n. 98, 2020, Mariamargherita SCOTTI, Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante, Roma, Donzelli ed., 2018, pp. 291.
Mariamargherita Scotti archivista e ricercatrice in Storia contemporanea è autrice di Da sinistra. Intellettuali, Partito socialista italianoe organizzazione della cultura, 1953-1960 (Roma, Ediesse, 2011), originale studio sulla politica culturale socialista negli anni ‘50, nel difficile tentativo di evitare l’appiattimento sul PCI.
Ne emergono le grandi figure di Gianni Bosio e di Raniero Panzieri.
Negli ultimi anni, si è occupata con grande attenzione di Giovanni Pirelli, singolare figura di intellettuale (romanziere, storico) e di militante politico, figlio di Alberto Pirelli, e quindi “erede” di una delle più grandi famiglie della borghesia italiana.
Pirelli è stato oggetto di studio da parte di Diane Weill Ménard,Vita e tempi di Giovanni Pirelli (Milano, Linea d’ombra, 1994), del grande Cesare Bermani, Giovanni Pirelli, un autentico rivoluzionario (Pistoia, CDP, 2011), oltre che dalla stessa Scotti, Giovanni Pirelli, intellettuale del ‘900 (Milano, Mimesis, 2016).
Pirelli nasce a Milano nel 1918. È destinato, primogenito, a succedere al padre nella direzione dell’industria: Sono cresciuto all’ombra di una grande fabbrica, nel fischio delle sue sirene, al suo odore: l’odore della gomma quando viene vulcanizzata. Mi si diceva: “Un giorno ne diventerai capo, se ne sarai degno”.
Giovanni Pirelli durante la guerra
In guerra è sul fronte francese (1940), quindi nei Balcani, inizialmente convinto delle ragioni della guerra fascista e della persecuzione contro i partigiani e la popolazione slava.
Nel 1942 è in Germania, nella commissione per la tutela degli italiani che vi lavorano, quindi nell’ARMIR, nella campagna di Russia: La mia scala? L’ho bruciata.
È successo in Russia, se ben ricordo; c’era la ritirata, faceva freddo. Se ben ricordo, non ho più avuto scale di valori.
Rientrato in Italia, evita l’arruolamento nelle milizie della Repubblica sociale per l’importanza strategica della Pirelli, ma, nel febbraio 1945, raggiunge i partigiani della val Chiavenna, commissario politico G.L. (Giustizia e Libertà) Continua…
Si rende disponibile – in data 26 gennaio 2024 – gratis il “Capitolo 1 Rifondazione Comunista” del libro sulla storia di Rifondazione Comunista dal 2001 al 2011 di Sergio Dalmasso.
Brevissimo stralcio del video sulla presentazione dell’11 aprile 2022 del libro sulla storia di Rifondazione Comunista. Dal movimento dei movimenti alla chiusura di «Liberazione», storia di un partito nella crisi della sinistra italiana, di Sergio Dalmasso (Red Star Press, 2021). Presentazione organizzata dalla rivista Su la testa. Con l’autore Dalmasso, Daniela Chironi (ricercatrice della Scuola Normale di Pisa) e Paolo Ferrero (direttore della rivista Su la testa: https://www.sulatesta.net/) Il video completo è reperibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=KzbNz9niEYo
Parte dell’introduzione
Nel lontano 2002 ho pubblicato Rifondare è difficile. Rifondazione comunista dallo scioglimento del pci al “movimento dei movimenti” (Centro documentazione di Pistoia, Pistoia, 2002).
Il testo, poi ristampato integralmente nel n. 31 dei «Quaderni del cipec» di Cuneo, tentava di offrire una lettura il più possibile oggettiva, di non “fare il tifo” per questa o quest’altra posizione, ma di raccontare la nascita del partito, iniziando dagli scontri interni al pci nei suoi ultimi anni, la sua strutturazione, le divergenze indotte e dalle tante matrici che lo avevano costituito e – soprattutto – dalla legge elettorale maggioritaria che spinge inevitabilmente ad alleanze, anche spurie.
Giudizio sull’URSS
Non mancano differenze di riferimenti teorico-culturali, dalla storia del movimento di classe (il giudizio sull’URSS), alla concezione del partito e i suoi rapporti con i movimenti sociali, dalle relazioni con le altre formazioni di sinistra e progressiste (alla base, nel 1993, della defenestrazione di Garavini) alla percezione delle “emergenze” (questione di genere, ecologia, radicalismo cristiano, rapporto nord/sud del mondo…).
Da subito è stato presente – e in alcuni casi lacerante – il nodo continuità/rottura, tradizione/ innovazione, esistente nella stessa endiadi del nome Rifondazione comunista, in cui spesso le singole componenti hanno messo l’accento soprattutto su uno dei due termini.
Egemonia di Rifondazione nel movimento dei movimenti a Genova
Questo secondo testo intende coprire il decennio, dal 2001 al 2011, dalla oggettiva egemonia manifestata a Genova, alla crescita/trasformazione registrata negli anni successivi.
Sull’onda del “movimento dei movimenti”, alla svolta verso un nuovo accordo con il centro-sinistra, agli anni (2006-2008) di collaborazione governativa, sino alla scomparsa della presenza istituzionale (Camera, Senato, Parlamento, europeo), dai media e la simbolica chiusura di «Liberazione».
Inizia, per dare continuità, dalle ultime pagine del primo libro, seguendo il dibattito sul rapporto fra partito e movimento, su Genova 2001, guerra, quinto congresso del partito, quello in cui emergono tematiche altermondialiste. Si chiude con una nuova egemonia, sociale e politica, della destra e con la frantumazione e l’uscita dal radar politico di quanto resta a sinistra.
I capitolo libro di Sergio Dalmasso: Lelio Basso. La ragione militante
Lelio Basso, eminente figura del panorama politico e intellettuale italiano del XX secolo, si distinse come socialista laico, influenzato profondamente dalle idee marxiste.
La sua importanza è evidente nella redazione della Costituzione italiana, dove contribuì in modo significativo al secondo comma dell’articolo 3 e all’articolo 49.
Nonostante la sua affinità con il marxismo, Basso scelse di mantenere una certa distanza dall’allora Partito Comunista Italiano (PCI) a causa dei legami del partito con l’Unione Sovietica di Stalin.
Il suo atteggiamento critico nei confronti del PCI, pur rappresentando una scelta personale,
rifletteva la sua inclinazione a evitare allineamenti ideologici rigidi e a perseguire un approccio più aperto e laico al socialismo.
L’eredità di Lelio Basso include anche il ruolo di grande divulgatore delle idee di Rosa Luxemburg in Italia.
offre uno sguardo approfondito su Basso attraverso le sue 182 pagine,
esplorando la sua vita, dalle lotte operaie agli aspetti più intimi del suo impegno, con un’attenzione particolare alla diffusione del pensiero marxista di Rosa Luxemburg,
la grande rivoluzionaria polacca trasferitesi in Germania.
In conclusione, Lelio Basso incarnava un socialismo laico, marxista e critico, che si distingueva per la sua autonomia di pensiero.
Il primo capitolo di questo libro di Sergio Dalmasso è reso disponibile gratuitamente,
offrendo così potenzialmente a tutti l’opportunità di iniziare ad esplorare la vita e le idee di Lelio Basso straordinaria figura politico-culturale italiana.
Gli articoli 3 e 49 della Costituzione Italiana
Articolo 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1],
di razza,
di lingua [cfr. art. 6],
di religione [cfr. artt. 8, 19],
di opinioni politiche [cfr. art. 22],
di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [cfr. artt. 18, 98 c. 3, XII c. 1].