Domande oziose di Dalmasso. Il Parlamento europeo vota il riarmo, strumento per il rilancio produttivo (Draghi), chiama alla guerra contro Putin (nuovo Hitler).
Crescono i venti di guerra, si affacciano nuove riduzioni delle spese sociali (con conseguente crescita di populismi e fascismi).
Avete voglia di risentire “Masters of war” di Bob Dylan? Sono trascorsi oltre 60 anni. Allora c’era il Vietnam, oggi…? – Votano contro AVS, Verdi, 5S e Lega con Vannacci – Si astengono gli amici di Giorgia – Vota a favore il PD, con gli eredi di Berlusconi.
Ho imparato, a 18 anni, che esiste una differenza di fondo tra fascisti, reazionari, conservatori, moderati, riformisti, riformatori…
Le privatizzazioni avvenute in Italia negli anni ’90 (Prodi…), le “riforme” di Renzi, i finanziamenti a scuola e sanità privata, le scelte atlantiste e guerrafondaie mettono in discussione queste categorie. Le politiche di Trump (a volte ritornano!) sembrano segnare una spaccatura profonda della discriminanti che abbiamo sempre avuto in mente e cercato di applicare.
Esempio: alle ultime presidenziali francesi Macron parlava di pensioni a 65 anni, Le Pen a 62. E’ un caso che i lavoratori dipendenti abbiano votato a destra?
– Come ripensare le nostre categorie, cioè come e quale sinistra, tentare ancora di (ri)costruire nell’era di Trump, del bellicismo, dei nazionalismi, del conformismo di tanti intellettuali che richiama l’inizio della prima guerra mondiale?
– Le scelte liberiste e di guerra del campo largo, con i bellicisti, Calenda e Renzi possono essere condizionate?
– Le analisi sulla globalizzazione, sulla mondializzazione reggono davanti alle guerre dei dazi? Se qualcun* volesse chiarirmi le idee….
Recensioni dei libri di Marco Pezzi e Dino Greco di Sergio Dalmasso pubblicate ne “il Ciclostile” n. 17, marzo 2025, intitolato “Oltre l’orizzonte dei tempi”.
(La recensione di Sergio Dalmasso: Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro è stata pubblicata anche nella rivista Controvento n. 6, aprile 2025.)
1) Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro, Punto Rosso, Milano 2024;
2) Dino Greco, Il bivio. Dal golpismo di Stato alle Brigate rosse: come il caso Moro ha cambiato la storia d’Italia, Bordeaux, Roma 2024.
L’Archivio storico della nuova sinistra “Marco Pezzi” di Bologna, è tra i pochi (purtroppo) oggi operanti nel recupero e valorizzazione del materiale della “stagione dei movimenti” e delle tematiche che hanno caratterizzato il lungo ‘68 italiano.
Continua il suo meritorio impegno con un progetto che mira a ricostruire le vicende di Democrazia Proletaria a Bologna nell’arco di tempo che va dalla sua fondazione ufficiale (1977) allo scioglimento (1991) per confluire nel processo di costruzione di Rifondazione comunista. …
CONTINUA
Dino Greco è stato segretario della Camera del lavoro di Brescia e direttore del quotidiano “Liberazione” dal 2009 al 2013, in edizione prima cartacea, quindi on- line.
Con Il bivio, Greco espone una tesi netta, già sintetizzata in un breve capitolo di XII disposizione,(2022), testo a cura del dipartimento antifascismo di Rifondazione, che ripercorreva la presenza della estrema destra e dello stragismo nella storia italiana del secondo dopoguerra. …
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2025-03-29 13:14:422025-05-01 21:44:00Recensioni libri Pezzi e Greco
Elezioni comunali Genova 2025. Il 25 maggio si voterà per le comunali a Genova, sesta città in Italia, per quanto in declino produttivo, economico, sociale, demografico…
Per lungo tempo vinse, anche nettamente, il centro sinistra.
Nel 2012, fu eletto Marco DORIA, insegnante universitario, persona di grande cultura, impegno e onestà, appoggiato, come non mai, da associazioni, settori della “società civile” (don Gallo), giovani, ambientalisti, pacifisti…
La sua elezione suscitò grandi speranze che furono, per mille motivi, disattese.
Pesò anche il fatto, come già, anni prima, per il sindaco Sansa, che non fosse iscritto al PD, partito egemone nella maggioranza.
Risultato: delusione, disincanto, problemi rinviati, nessuna svolta reale. Alle elezioni successive trionfò la destra (BUCCI) che stravinse, ancora maggiormente nel 2022: la “giunta del fare”.
Ora si rivota, perché Bucci è diventato, purtroppo, presidente della Regione e si è dimesso dalla carica di sindaco.
Un tempo, mesi prima del voto, si riunivano le sezioni di partito: indicavano elementi di programma, esprimevano proposte di candidature.
Ora, abbiamo assistito, nel centro- sinistra (sic!) ad un balletto, durato mesi, fra una e l’altra candidatura, senza alcuna partecipazione “di base”.
Dopo mesi di scontri, è emerso il nome di Silvia SALIS,
vice presidente del CONI, dieci volte campionessa italiana di atletica (onore al merito!), due volte partecipante alle Olimpiadi.
Il suo primo atto è stata la scelta del responsabile della comunicazione (oggi la politica è questo), preso da MEDIASET.
La alleanza va da AVS a Calenda. Comprende anche i renziani (RENZI ha parlato di civismo) che, per anni, hanno fatto parte della maggioranza comunale di destra (si va dove ci sono le poltrone).
Si chiede il completamento delle grandi opere e non vi è una parola contro il riarmo europeo (quanti tagli su scuola, sanità, trasporti, assistenza…?) e sul massacro di Gaza (sono temi che non portano voti).
Non ho mai pensato che fascisti, reazionari, conservatori, moderati, riformisti, riformatori… siano la stessa cosa.
Per 20 anni, data la provincia in cui vivevo, ho votato, causa l’infame sistema maggioritario, sindaci, presidenti di provincia e parlamentari democristiani, per non far vincere Berlusconi.
Ho smesso nel 2011, quando, si scelse, caduto Berlusconi, di fare l’ammucchiata (governo MONTI) che andava dal PD a Berlusconi a Meloni.
I governi successivi (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte/Salvini, sino al nuovo abbraccio dei “migliori” con il governo DRAGHI (dal PD a Berlusconi, dai 5S a Salvini) hanno continuato sulla stessa strada e hanno regalato a Giorgia Meloni la maggioranza.
Le comunali genovesi, dopo otto anni di giunte di destra ed estrema destra, ripetono purtroppo, questo copione:
– candidatura scelta senza partecipazione ed espressioni di un ceto sociale certamente non popolare. Anzi. – partecipazione di forze (Calenda, Renzi) che sui temi sociali, ambientali ed internazionali (pace/guerra, nord/sud del mondo) son l’opposto della svolta che sarebbe necessaria. – programmi che evitano di entrare sui nodi fondamentali (rifiuto delle privatizzazioni, critica delle grandi opere, risanamento del territorio).
Certo, la volontà di uscire da otto anni di sistema Bucci/Toti, soprattutto dopo gli scandali e di sconfiggere questa destra è comprensibile.
I difetti di origine rischiano, però, di deludere, ancora una volta questa speranza.
La rabbia, la delusione e il “sono tutt* eguali” produce liste populiste, che raccolgono sentimenti spontanei e superano i tradizionali confini sinistra/destra, ritenuti inutili.
La corsa al centro cancella scelte sociali qualificanti.
Il trasformare la rabbia e la delusione in progetto politico dovrebbe essere, invece, il compito della sinistra. Tre anni fa, la nostra lista (con la candidata sindaca Antonella Marras) raccolse l’1,9%.
(Stessa coerenza da sempre, stessa formazione, stessa candidata sindaca Antonella Marras, grande esperienza politica dei suoi candidati e delle sue candidate: a Genova il tuo vero voto utile è per Sinistra Alternativa. Esperienza e competenza al servizio della città di Genova.)
E’ uscito oggi (12/03/2025), presso l’editore Mimesis, il testo “SULLA CRISI STORICA DEL MARXISMO” che contiene scritti del filosofo francese André Tosel.
TOSEL è stato insegnante presso le università di Parigi, Digione e Nizza, è stato studioso di Spinoza e Kant, ma soprattutto il maggior interprete, in Francia, di Antonio Gramsci.
Dopo una formazione cattolica, abbandonata anche per il trauma della guerra in Algeria, e un breve passaggio nelle formazioni “cinesi”, ha aderito al Partito comunista francese nel 1973, per poi allontanarsi (accuse di immobilismo e dogmatismo) e rientrarvi, nei suoi ultimi anni, sulla spinta (oggi, purtroppo, esaurita) del Front de gauche.
Il LIBRO, da me curato (è un onore!) CONTIENE – introduzione di Fabio Minazzi (università di Varese) – un mio saggio in cui ricostruisco il suo percorso filosofico- politico – uno scritto, critico e autocritico che ripercorre il suo pensiero politico e la sua militanza partitico- sindacale – suoi scritti su riviste italiane, schematizzando dell’area della nuova sinistra e del marxismo critico.
Contengono la proposta del “comunismo della finitudine” e una riflessione sulla globalizzazione – alcuni suoi scritti in francese (Gramsci e non solo) – i messaggi e gli omaggi seguiti alla sua improvvisa scomparsa. Fra questi un lungo saggio del filosofo Jean Robelin.
Spero che questo libro, che si somma ai due già pubblicati dall’editrice “Punto rosso”, serva a ricordare un pensiero complesso, mai dogmatico ed un interrogarsi che ha percorso l’intera vita di questo pensatore ed attivista politico- culturale.
Da parte mia è anche il compimento di un debito personale, perché ho avuto la fortuna di conoscere André nei suoi ultimi anni.
Il lavoratore marzo 2025 di Trieste anno XXV, n. 2 – 9 marzo 2025, è stata pubblicata la terza parte del saggio di Sergio Dalmasso: Il Manifesto un’eresia comunista.
In questo numero speciale a 32 pagine:
– Dossier sul Giorno del ricordo
– C’è un futuro per la Siria? di Marino Andolina
– Referendum sul lavoro e sulla cittadinanza: pratichiamo la Costituzione della Repubblica
di Daniele Dovenna
-Il Che è vivo di Alma Masè
–Notizie dal XII Congresso di Rifondazione Comunista, e molto altro…
Nel prossimo numero, che uscirà a ridosso del 25 aprile, pubblicheremo materiale intorno alla Festa della donna, particolarmente importante quest’anno (con lo slogan “l’otto tutto l’anno”), all’80° della Liberazione, alle manifestazioni pacifiste/antimilitariste e al pensiero contro la guerra.
Ogni anno il 10 febbraio si celebra un confuso e aggressivo “Giorno del Ricordo”, cui danno il loro contributo le più alte cariche istituzionali.
Questa celebrazione è basata su un radicale negazionismo:
viene nei fatti negato l’orrore nazifascista (le truppe naziste occupanti la nostra Regione vengono sempre più spesso presentate come difensori della civiltà, anche in diffusissimi film di non eccelsa qualità),
grazie alla antistorica equiparazione tra “svastica e falce e martello” (parole del ministro Nordio), cioè tra oppressori e liberatori;
ma viene anche negato, in parallelo, ogni orrore compiuto in nome della democrazia “occidentale” (colonialismo, schiavismo, bombardamenti terroristici, guerre “giuste”, lager).
Sappiamo che anche le “liberazioni” (come ogni guerra patriottica e/o civile) portano con sé lutti e drammi, e -ripetiamo- noi non neghiamo nulla di ciò che è stato ricostruito con capacità di indagine e di distinzione,
ma rovesciare su chi l’ha subita le responsabilità della guerra portata dal nazifascismo è da irresponsabili.
Botteri Vannacci da Giletti. Guardo raramente la TV. Ieri ho seguito per qualche minuto una rete francese e per dieci minuti il confronto Botteri/Vannacci (da Giletti).
1) dibattito al parlamento francese.
Bayrou si supera: difesa della democrazia, Europa, necessità di aumentare le spese militari.
Unanime il coro.
Critica è solamente LE PEN (i sondaggi la danno al 30% e la vedono futura presidente francese) che attacca il governo su spese sociali…
La sinistra francese (che avrei votato), frammentata in dieci pezzi, è sparata su posizioni atlantiste.
2) BOTTERI e VANNACCI (sic!) litigano su una rete RAI.
La giornalista difende a spada tratta la democrazia occidentale, la necessità di riarmo dell’Europa, richiama il pericolo portato dall’orso russo; il generale Vannacci (sic!) critica le spese per le armi che tagliano inevitabilmente quelle sociali.
Aggiungiamo a questo:
– le orripilanti dichiarazioni di Von der Leyen che si è messa l’elmetto; – le analisi di Draghi che vede il rilancio dell’Europa in energia (quale?) e spesa militare (keynesismo armato); – le manifestazioni “europeiste” alla Michele Serra (hanno il coraggio di citare Spinelli e il Manifesto di Ventotene); – l’atteggiamento sempre più discutibile di tanta parte della sinistra (la Linke -che pure avrei votato-, pezzi della Sinistra europea).
Tutto questo non vi fa RICORDARE GLI ANNI TRENTA?
Non vi ricorda la spinta – anche popolare ed operaia – verso il nazismo, davanti alla passività/complicità delle forze borghesi e gli errori della sinistra (dalla socialdemocrazia alla follia del “socialfascismo” di staliniana memoria?).
Disoccupat*, persone colpite dalla crisi, dai tagli a sanità, servizi sociali (questi sciagurati parlano di LEA e LEP), giovani senza futuro a chi si rivolgeranno tra Macron e Le Pen, tra una destra populista nazionalista e fascista e chi predica il riarmo e la guerra?
Resta, in questo imbuto, il dramma della nostra debolezza, della difficoltà di proporre una politica sociale di pace e disarmo, un rilancio di servizi e garanzia, di rifiuto di una logica bipolare, di ritorno ad un europeismo che non significhi politica di potenza.
André Tosel. Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani per una nuova riflessione critica. Ediz. illustrata. (A cura, e con un saggio, di Sergio Dalmasso), prefazione di Fabio Minazzi, Mimesis Edizioni / Centro Internazionale Insubrico, Milano, 2025.
André Tosel (Nizza 1941 – 2017) emerito dell’Università di Nizza è stato un filosofo e un accademico.
Studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.
L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo porta ad abbracciare posizioni marxiste.
La delusione per le posizioni della Cina, in cui aveva visto la speranza di rinnovamento del marxismo, e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese e al sindacalismo universitario.
Numerosissimi i suoi testi: su Spinoza, su Marx, soprattutto su Gramsci, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).
Molte le collaborazioni (con Étienne Balibar, Domenico Losurdo, Cesare Luporini) sino agli ultimi studi sulla globalizzazione e le sue ricadute. In italiano sono apparsi:
Kant rivoluzionario. Diritto e politica (1999);
Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine (2020);
Le lotte sindacali, “il partito”, il 30 giugno 1960 a Genova, il ricordo delle giunte comunali, dei dirigenti.
Non manca l’intreccio con le questioni ambientali (la famigerata Stoppani) e con il “manicomio”.
Anni fa, abbiamo organizzato, alla casa del popolo, un incontro per ricordare Bruno, Clara e Iris Cristofanini.
Bruno Cristofanini è stato partigiano a 15 anni, sempre militante politico e sindacale, attivissimo nell’ANPI e nel PCI,
poi in Rifondazione sino alla scissione “cossuttiana”, dopo la quale ha rifiutato di schierarsi.
Una sua testimonianza sul periodo 1945/1948, sino alla sconfitta elettorale del 18 aprile, dovrebbe essere pubblicata per la precisione, la capacità di analisi strutturale, la sintesi.
È la dimostrazione di come partito e sindacato fossero scuole, formassero militanti, dessero una “visione del mondo”, a volte schematica, ma capace di indirizzare, guidare.
Quando, con grande tristezza e dolore, abbiamo chiuso la piccola sede di Rifondazione (una stanza), abbiamo trovato annate di “Rinascita” e del “Calendario del popolo”, scritti su Gramsci, i libri dell’“Unità”.
La storia di una generazione, di una formazione, di una speranza.
Clara non è solamente la moglie di Bruno o la madre di Iris.
L’ho conosciuta molto anziana, ormai poco attiva, ma ancora con il ricordo di quanto fatto: attività sindacale, feste del partito, un ristorante popolare gestito per anni.
Sempre in lei il dolore per le divisioni, per l’incapacità di unità, male endemico e non superabile, per la debolezza di Rifondazione rispetto alla forza del partito precedente.
Tante foto la ritraggono alle manifestazioni, alle feste, ultime quelle di Rifondazione con i banchetti sul bel lungomare.
Iris è stata maestra elementare. Tanti i ricordi di alunni e alunne.
È stata la colonna della Rifondazione locale e dell’ARCI.
La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto, che non è retorica definire incolmabile, nell’ARCI, in Rifondazione, nella scuola, nella cittadina.
La sua attività scolastica dimostra quanto siano penetrate nella pratica le migliori teorie pedagogiche novecentesche (in Italia Montessori, Rodari, Manzi, Lodi), il concetto di scuola attiva, la partecipazione degli /delle alunn*. L’attività politica di Iris Cristofanini è stata preziosa, a Cogoleto e a livello provinciale.
Tempo fa, al termine di un ricordo di queste tre belle figure (concione mio, chitarra di Rosario Russo),
la figlia di Iris, che oggi dirige l’ARCI locale, mi ha consegnato una bustona che conteneva scritti vari, senza un ordine preciso:
medaglioni su figure di partigiani, pagine della resistenza, lo schema di uno spettacolo teatrale sugli anni dell’antifascismo da proporre alle classi.
Abbiamo pensato di pubblicare queste pagine dell’ANPI,
pur nella loro disorganicità e incompiutezza:
• per ricordare, ancora una volta, tre grandi figure che non dimentichiamo; affinché non si disperda un lavoro che, purtroppo, Iris non ha potuto portare a termine; come omaggio ad una cittadina operaia e partigiana (COGOLETO), colpita, come tutta l’area, dalla deindustrializzazione e da trasformazioni strutturali e sociali.
Oltre all’ARCI e all’ANPI (vi è qui il saluto della presidente), siamo certi di coinvolgere, nella presentazione di queste pagine la CGIL e l’amministrazione locale.
Siamo sempre convinti della utilità di questo lavoro e del fatto che le oltre 7.000 pagine sino ad oggi pubblicate costituiscano un piccolo patrimonio da utilizzare e non disperdere.
Le trovate tutte on line, grazie al lavoro prezioso di un amico calabrese, torinese, parmense: Domenico Capano.
XII Congresso nazionale di Rifondazione Comunista a Montecatini Terme, 7-8-9 febbraio 2025, diretta YouTube, per ogni giorno esiste uno streaming diverso controllare sul sito di RC:
Giornata conclusiva del congresso 9 febbraio 2025
Intervento del 7 febbraio 2025 di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ospite del congresso di Rifondazione Comunista a Montecatini Terme:
“Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea (PRC-SE), noto semplicemente come Partito della Rifondazione Comunista (PRC) o Rifondazione Comunista, è un partito politico italiano.
Fu fondato nel 1991 come Movimento per la Rifondazione Comunista dalla minoranza contraria allo scioglimento del Partito Comunista Italiano.
Dopo che vi confluirono Democrazia Proletaria e diverse formazioni extraparlamentari assunse il nome di Partito della Rifondazione Comunista.”
Il Lavoratore febbraio 2025. Progetto Informazione – Mensile della Federazione di Trieste del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Anno XXV n. 1 – 05.02.2025 Via Tarabochia, 3 34125 Trieste – Tel. 040 639109 – illavoratoreprc@gmail.com – Reg.Trib.TS n. 994 del 15/12/1998-VG2085/2021 – Dir. Resp. Romina Pellecchia Velchi
Ci trovi anche sulla pagina facebook: Rifondazione comunista Trieste – Komunistična prenova Trst (e-mail: federazione @ rifondazionecomunistatrieste.org) – S.I.P.-
Per la storia del mondo il 1989 è stato certamente un anno importante, se non altro per via del crollo del muro di Berlino, avvenuto dopo 28 anni dalla sua costruzione.
Anche per me lo è stato, perché seppure in tarda età – a 35 anni, ma meglio tardi che mai – ho letto Se questo è un uomo di Primo Levi. Ricordo che all’epoca, negli anni di precariato, insegnavo filosofia e storia al liceo classico “Alfieri” di Torino.
Lessi quel testo in concomitanza con una lezione su Schelling e fu determinante scoprire che sia il filosofo sia l’ex deportato citavano il celebre verso del Terzo Canto dell’Inferno di Dante, Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.
Ebbene, questa lettura ha cambiato radicalmente la mia vita: non solo il mio modo di percepire il mondo, ma anche e soprattutto il mio modo di essere, di stare al mondo e di relazionarmi con gli altri. Ha cambiato in particolare il mio modo di insegnare.
L’anno scolastico successivo (1989-1990) insegno italiano e storia all’Ipsia “Birago” di Torino, un professionale per meccanici. Sotto l’influenza della testimonianza di Levi, quell’anno mi reco al teatro Carignano perché l’Aned (l’Associazione nazionale ex deportati) vi svolge una Giornata commemorativa.
Dal banco dei relatori, tutti gli ex deportati invitano calorosamente gli insegnanti a dare spazio nelle loro lezioni alla storia della deportazione. Alla fine del convegno li raggiungo per stringere le loro mani, per salutarli e a qualcuno di loro lascio il mio numero telefonico.
Fra questi Ferruccio Maruffi. Dopo qualche tempo mi chiama per fissare una data per un suo intervento al Birago.
Si decide per il 28 aprile.
Intanto faccio leggere agli studenti – anzi, leggiamo insieme – Se questo è un uomo. Durante queste letture comincio a percepire il silenzio che si generava magicamente nelle classi dei futuri periti meccanici.
Comincio a sentire che il mio rapporto con loro, proprio grazie a quelle lezioni e alle riflessioni che ne sorgevano, diventava sempre più aperto e serio, anche quando si scherzava.
Invito dunque Maruffi a scuola, il quale, dopo la sua intensissima testimonianza, ci ha proposto un documentario su Mauthausen e su Gusen.
Scrivo dunque la mia prima relazione riguardante i campi di concentramento.
Ecco perché è importante per me questa breve relazione: perché è da questo momento che comincio a dedicare l’intero mio lavoro di insegnante alla comprensione di quell’avvenimento nefando.
Certamente unico nella storia dei massacri messi in atto dall’umanità.[2017]
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Franco Di Giorgihttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngFranco Di Giorgi2025-02-02 16:33:012025-03-05 23:03:05Ferruccio Maruffi ex deportato
Leggo l’orrendo corsivo di ANDREA MARCENARO contro “Report” e il suo conduttore. Il “nostro” arriva ad essere dispiaciuto che Sigfrifo Ranucci sia tornato vivo dallo tsunami. Tipico stile della destra, di governo e no. Viene da lontano.
Andrea Marcenaro
Ricordo di avere incrociato Andrea Marcenaro, secoli fa, all’università di Genova.
Fratello di PIETRO, allora dirigente dei giovani PSIUP, poi dirigente sindacale e dei DS, consigliere regionale, parlamentare, esprimeva un operaismo acceso che andava ben al di là dei partiti storici, ma anche di alcune espressioni (penso al mio manifesto) che stavano nascendo nella nuova sinistra.
Poi, la scelta per il giornalismo in un progressivo e triste scivolamento, tappa per tappa, verso l’estrema destra.
Percorso simile quello di altro genovese, mio coetaneo: CARLO PANELLA.
Brillante leader studentesco, di matrice operaista, poi in Lotta Continua, poi qualche tempo all’estero (anche per questioni giudiziarie?).
A livelli più nobili Savelli (dal trotskismo a Berlusconi), Colletti, Tina Lagostena Bassi, grande avvocata nei processi per stupro e nel 1994, parlamentare del Polo delle “Libertà”.
Quindi (pentimento? Opportunismo?) la conversione: al TG4 di Emilio Fede (sic!), quindi a Studio aperto di Paolo Liguori (altro di Lotta Continua, per di più “creativo”, poi al “Foglio” di Giuliano Ferrara (altro “duro”, ex PCI), poi alle Tribune elettorali di Mediaset.
Occorrerebbe una riflessione non moralistica sui passaggi dall’estrema sinistra ad una destra reazionaria, (ex- post) fascista, razzista, guerrafondaia.
Pensiamo a Liguori, a Giovanni Lindo Ferretti, leader dei CCP “fedeli alla linea”, a Ferrara.
In una dimensione diversa a Giampiero Mughini, per anni direttore di una bella rivista, a Sofri, passato dalla rivoluzione proletaria e sociale imminente al sostegno alle guerre coloniali, a Savelli (dal Trotskismo a Berlusconi) a Colletti (dal dellavolpismo a Forza Italia) a Tina Lagostena Bassi, grande avvocata nei processi per stupro, inspiegabilmente parlamentare del Popoplo delle “libertà”.
E ricordate Ombretta Colli, transitata dall’iperfemmismo a Silvio?
PENTIMENTO per la sconfitta subita?
AUTOCRITICA su aspetti di oggettivo estremismo?
CARRIERISMO garantito dai vincitori?
In ogni caso è triste che parte di una generazione che ha espresso riviste, giornali, iniziativa politica, tentativi di organizzazione, riflessioni creative su un marxismo giudicato ortodosso e ossificato, che ha visto nascere movimenti non episodici (femminismo, contestazione nella Chiesa, ridiscussione dei ruoli nelle professioni, anti- autoritarismo, internazionalismo non di campo) abbia prodotto percorsi involutivi (non per le carriere e il portafoglio) di questo tipo.
Penso alle decine di anni passate in misere sedi sgangherate, all’autofinanziamento, al tentativo di andare controcorrente, ai manifesti scritti a mano, ai volantini tirati con ciclostili inutilizzabili…
La ragazza occitana. Vita movimentata di Dominique Boschero
Nando MAINARDI, La ragazza occitana. Vita movimentata di Dominique Boschero, San Cesario di Lecce, ed. Manni, 2024.
Nando Mainardi ha al proprio attivo, oltre ad un libro sul calcio, di cui è appassionato, molti testi su figure significative della musica leggera italiana, nella profonda trasformazione che ha subito tra il genere melodico e la stagione del rock e dei cantautori.
Da qui, i due lavori su Enzo Jannacci, Il genio del contropiede (2012) e L’importante è esagerare. Storia di Enzo Jannacci (2017),
una panoramica sulla figura di Giorgio Gaber, nel suo passaggio dalla “canzonetta” al “teatro canzone” e nel suo rapporto con le trasformazioni culturali e politiche degli anni ’70: La magnifica illusione. Giorgio Gaber e gli anni ’70 (2016),
sino al personaggio di Adriano Celentano, mito del rock di fine anni ’50, sino al successo di una trasmissione televisiva, Il figlio della foca. Celentano e Fantastico (2021).
Il recente libro su Dominique Boschero è solamente in parte lontano da quelli precedenti.
Mainardi, attraverso la vita di una attrice di film che non entrano certamente nella storia del cinema, riesce a ricostruire una vicenda collettiva, le trasformazioni, non solamente del cinema, ma del nostro paese.
Parigi, Frassino.
Dominique nasce a Parigi nel 1937, da emigrati italiani, originari di Frassino, un piccolo borgo in valle Varaita (Cuneo); la famiglia è povera: il padre è guardiano in un deposito, la madre portinaia. Quattro fratelli.
Quando ha otto anni, a guerra finita, la famiglia decide che Dominique debba andare a Frassino, con le ovvie difficoltà,
il passaggio dalla grande città ad un villaggio di montagna, la non conoscenza della lingua, l’ingresso in una nuova famiglia. È un cambio di vita totale, con la scoperta delle radici.
A 15 anni, la famiglia ha bisogno di lei. Dominique rientra a Parigi; lavora alla bancarella di un mercato, poi in una fabbrica di lampadine, scopre i quartieri eleganti e “di vita” della città, finisce in un atelier di moda, … CONTINUA
Sergio Dalmasso, storico del movimento operaio, discute con Giulio Cecchi dei Giovani Comunisti sul tema “Rosa Luxemburg e la rivoluzione”, diretta YouTube e Instagram.
Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica.
Ma chi era Rosa Luxemburg?
Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici?
In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg,
la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune.
Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali,
da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring.
Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione,
la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea,
gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine,
l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.
*** Dal 12 dicembre 2024 il libro su Rosa Luxemburg è stato reso disponibile anche in formato Kindle su Amazon a soli 6,49 euro: Dettagli prodotto:
ASIN : B0DQBT12GZ Editore : Red Star Press (12 dicembre 2024) Lingua : Italiano Dimensioni file : 15378 KB Da testo a voce : Abilitato Screen Reader : Supportato Miglioramenti tipografici : Abilitato Word Wise : Non abilitato Lunghezza stampa : 106 pagine
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2024-11-26 19:25:202025-03-05 19:53:06Live Rosa Luxemburg e la rivoluzione
L‘Italia è stato il paese che ha espresso la più corposa e duratura sinistra, esterna ai grandi partiti storici (PCI, PSI).
Abbiamo a lungo discusso sul “lungo ’68 italiano”, sul permanere di una stagione di movimento che non si è limitata ad una fiammata,
all’intreccio fra lotte studentesche contro una scuola ed una cultura autoritarie e dogmatiche, operaie contro la fabbrica fordista, internazionalista contro imperialismo, colonialismo (e anche socialismo reale), generazionale.
Abbiamo, in anni lontani, discusso sul “filo rosso”. La nascita della nuova sinistra, la sua dimensione di massa (il numero di giovani passati per le sue formazioni è enorme e costituisce almeno un dato psicologico e sociologico) era frutto di una spinta nata negli anni ’60 o aveva profonde radici nella nostra storia? E queste dovevano essere recise o andavano dialettizzate?
In effetti, l’Italia ha visto il più grande partito comunista del mondo occidentale, un partito socialista (almeno sino all’avvento di Craxi) originale nel panorama europeo, un sindacato (la CGIL, ma, in alcune fasi e settori, la CISL, per non citare le ACLI) avanzato e capace di grandi conquiste.
Soprattutto è stata percorsa da una spinta sociale che, dal giugno/luglio 1960 agli anni ’70, ha prodotto trasformazioni sociali, politiche e di costume,
ha modificato usi e modi di pensare, si è tradotta nello Statuto dei lavoratori, nella legge Basaglia, in quella sulla sanità, nella conquista delle 150 ore (lavoro/ studio), nella crescita del diritto allo studio (anche l’operaio vuole il figlio dottore), nella epocale espressione del movimento delle donne, nelle grandi mobilitazioni per la pace, per i diritti civili.
È drammatica la caduta di questa tensione e di queste speranze.
Sono drammatici il governo di estrema destra, il vento reazionario che spira dall’Europa intera, l’affermarsi di un populismo che tutto equipara e cancella ogni distinzione sociale e culturale fra le culture politiche.
La accettazione di scandali continui (Sgarbi, Delmastro, Santanché, Sangiuliano…), la nulla attenzione davanti ad affermazioni di gravità enorme, il voto dato a personaggi o coalizioni,
dopo scandali gravissimi (da Berlusconi a Scajola che possedeva un alloggio vip a Roma, ma non sapeva chi glielo avesse regalato,
alla destra lombarda che vince dopo la condanna di Formigoni e l’evidente fallimento del miglior sistema sanitario del mondo o della destra ligure,
dopo gli scambi di favori tra politici, finanzieri, armatori…) dimostrano il distacco crescente della popolazione, il fallimento della politica, in altri tempi, invece, considerata strumento di cambiamento, tale da entrare anche nella vita personale.
Senza nostalgie e rimpianti da “reduci”, la domanda sul perché di questa sconfitta (la mia generazione ha perso) è doverosa.
CONTINUA…
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