IVREA – Venerdì 15 febbraio, ore 21, presso la Sede ANPI, via Dora Baltea 1, lo storico Sergio Dalmasso presenta:

UNA DONNA CHIAMATA RIVOLUZIONE – Vita e opere di Rosa Luxemburg

Introduce e modera l’incontro la giornalista Rita Cola

Con il contributo del professor Franco Di Giorgi

Locandina presentazione libro Dalmasso all'ANPI IVREA di Mario Beiletti

Presentazione Anpi Ivrea. Continuiamo con la nostra opera di divulgazione culturale e riflessione politico-sociale, come da tempo stiamo proponendo con gli incontri nella Sede dell’Anpi.

Nell’avanzata delle destre, nella caduta dei valori, la nostra Associazione è impegnata nel riaffermare l’antifascismo che solo può salvare la democrazia e le nostre libertà.

Mettiamo in gioco la Memoria storica ed il valore della Costituzione. È però indubbio che sia necessario conoscere e comprendere a largo raggio ed una buona lezione di storia non potrà che essere utile a tutti noi.

Per questo non dovete assolutamente perdere l’incontro che vi proponiamo, sulla figura di Rosa Luxemburg.

Mario Beiletti

 

“Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica. Ma chi era Rosa Luxemburg? Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici? In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg, la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune. Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali, da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring. Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione, la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea, gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine, l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.”

Un cordiale, caloroso invito

Oggi, 2 febbraio 2019, la presentazione del mio “librino” su Rosa Luxemburg alla Libreria dell’Acciuga di Cuneo assieme a Fabio Panero e tanti amici e compagni.

Qui di seguito alcune foto scattate da Giovanni Arusa, Nello Fierro e Isabel che ringrazio di cuore assieme a tutti gli organizzatori e ai presenti nella Libreria dell’Acciuga di Cuneo:

Sergio Dalmasso Fabio Panero foto di Nello Fierro

foto Cuneo Libreri Foto del pubblico presente alla presentazione Pubblico in libreria per la presentazione

Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica. Ma chi era Rosa Luxemburg? Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici? In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg, la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune. Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali, da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring. Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione, la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea, gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine, l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.

Sergio Dalmasso

Momenti della presentazione, attraverso alcune delle fotografie della serata con protagonisti i due nuovi libri di Dalmasso: Lelio Basso. Vita e opere di un socialista eretico e Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg, del 24 gennaio 2019 presso la libreria Les Mots di Milano.

Alta cultura a Milano presso la libreria Les Mots ricordando due grandi figure della nostra storia, rispettivamente a distanza di quarant’anni e cento anni dalla loro morte che oggi si rivelano essere di grande attualità.

Relatori Sergio Dalmasso l’autore, Piero Basso figlio del grande Lelio e autore della prefazione e Giorgio Riolo di Rete delle alternative.

Libri Basso e Rosa Luxemburg

Basso DALMASSO e Riolo


Non aveva ancora compiuto 25 anni, Lelio Basso, quando venne tratto in arresto e confinato all’isola di Ponza. La sua “colpa”, nel 1928, era quella di essere un convinto antifascista e di comportarsi come tale. Intanto, se allo studioso Lelio Basso si dovrà, tra le tante cose, la diffusione del pensiero di Rosa Luxemburg in Italia, fu grazie alla sua visione della lotta partigiana se la Resistenza guadagnò un respiro di massa. Ancora, per comprendere la complessità e l’importanza del personaggio, è a Lelio Basso, in quanto membro della Costituente, che si devono gli articoli 3 e 49 della Costituzione mentre, da strenuo difensore dei diritti umani quale fu, diede un contributo fondamentale alla fondazione di organismi quali il Tribunale Russell, chiamato a giudicare i crimini statunitensi in Vietnam. Con partecipazione e competenza, Sergio Dalmasso rievoca la vita di Lelio Basso, dà voce alle sue lotte e entra nei particolari del suo lavoro politico, spiegando le rielaborazione bassiana del materialismo storico e restituendo il giusto merito a una delle figure più importanti della storia italiana contemporanea.

I libri sono acquistabili  in libreria e anche online tra cui Amazon:

 

Alla Libreria dell’Acciuga (Via Dronero 1, Cuneo), sabato 2 febbraio 2019 alle ore 17.00, ci sarà la presentazione del nuovo libro di Sergio Dalmasso “Una donna chiamata Rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg” (Red Star Press – Hellnation Libri).

Promozione evento presentazione libro alla Libreria dell'Acciuga di Cuneo

Evento pubblicizzato anche su facebook

Aniello Fierro

Libro su Rosa Luxemburg di Sergio Dalmasso

Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica.

Ma chi era Rosa Luxemburg?

Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici?
In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg, la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune.

Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali, da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring.

Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione, la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea, gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine, l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.

Dettagli prodotto

Copertina flessibile: 101 pagine
Editore: Red Star Press (9 gennaio 2019)
Collana: Unaltrastoria
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8867182153
ISBN-13: 978-8867182152

Libreria dell’Acciuga:

Libreria dell'Acciuga Cuneo

Presentazione alla Les Mots Libreria ‎di Milano giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 18.30: Lelio Basso. La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico

In occasione della presentazione del libro di Sergio Dalmasso:

Lelio Basso. La ragione militante. Vita e opere di un socialista eretico, Red Star Press – Hellnation Libri

Libro di Sergio Dalmasso su Lelio Basso

Puoi acquistarlo anche su Amazon

Giovedì 24 gennaio 2019 ore 18.30 si presenta  alla libreria Les Mots di Milano “Lelio Basso. Socialismo, democrazia, internazionalismo. Vita, opere, cultura di un socialista eretico”. Avvocato, giornalista, antifascista, uno delle figure più importanti della storia del ‘900 italiano, uno dei massimi diffusori in Italia del pensiero di #RosaLuxemburg.

Libreria Les Mots

Ne parliamo con il figlio Piero Basso,

con Sergio Dalmasso, storico e autore del libro, e

con Giorgio Riolo, della Rete delle Alternative.

Les Mots Libreria
via carmagnola angolo via pepe, 20159 Milano

Non aveva ancora compiuto 25 anni, Lelio Basso, quando venne tratto in arresto e confinato all’isola di Ponza. La sua “colpa”, nel 1928, era quella di essere un convinto antifascista e di comportarsi come tale. Intanto, se allo studioso Lelio Basso si dovrà, tra le tante cose, la diffusione del pensiero di Rosa Luxemburg in Italia, fu grazie alla sua visione della lotta partigiana se la Resistenza guadagnò un respiro di massa. Ancora, per comprendere la complessità e l’importanza del personaggio, è a Lelio Basso, in quanto membro della Costituente, che si devono gli articoli 3 e 49 della Costituzione mentre, da strenuo difensore dei diritti umani quale fu, diede un contributo fondamentale alla fondazione di organismi quali il Tribunale Russell, chiamato a giudicare i crimini statunitensi in Vietnam. Con partecipazione e competenza, Sergio Dalmasso rievoca la vita di Lelio Basso, dà voce alle sue lotte e entra nei particolari del suo lavoro politico, spiegando le rielaborazione bassiana del materialismo storico e restituendo il giusto merito a una delle figure più importanti della storia italiana contemporanea. Prefazione di Piero Basso.

Claudio Vercelli e la storia delle leggi razziali in Italia.
Una storia che parla al presente.

di Franco Di Giorgi

 

Saggio Di Giorgi su 1938 Francamente razzisti
Claudio Vercelli e la storia delle leggi razziali in Italia – completo

1938 Francamente razzisti1. – Con la sua ricostruzione storica delle leggi razziali antiebraiche (1938. Francamente razzisti. Le leggi razziali in Italia, Edizioni del Capricorno, Torino 2018) Claudio Vercelli contribuisce all’assolvimento di un duplice e difficile compito da cui ricercatori da un lato e docenti dall’altro non possono esimersi: quello di confrontarsi con la domanda tanto spontanea e ovvia quanto fondamentale e inaggirabile – perché proprio contro gli Ebrei? – e quello di verificare se o in che misura esistano continuità e riprese nel presente di quell’aberrante evento storico che senza alcun dubbio ha trovato terreno fertile nel nostro Paese ottanta anni fa.

Certo, non solo nel nostro Paese.

Qualche anno prima, infatti, nel 1935 erano state varate le leggi di Norimberga, ma l’Italia rivendicava una prospettiva autonoma in tal senso, a partire perlomeno dalla conquista dell’impero. È quanto afferma peraltro Mussolini nel suo discorso tenuto a Trieste il 18 settembre 1938.

D’altronde è storicamente altrettanto accertato che a fronte di tutto l’ampio corpo della Christenheit europea (per ricordare il titolo di un famoso saggio di Novalis) è proprio nella penisola italiana che si daranno le condizioni politiche (essenzialmente il fascismo) che renderanno possibile il formarsi di una sorta di sarkónphalon, di escrescenza carnosa attorno all’ombelico, le cui metastasi si diffonderanno rapidamente in tutte le parti di quel corpo.

Giusto e doveroso precisare subito che l’uscita di questo libro è avvenuta in coincidenza con una serie di interventi in alcuni licei di Torino e provincia previsti e programmati dallo studioso con il sostegno dell’Associazione comitato Colle del Lys.

E ciò non solo per creare una più stretta collaborazione tra università e scuola secondaria, ma anche per venire incontro agli insegnanti che in questo periodo alquanto caotico e critico vedono diminuire sempre più le ore di didattica della storia.

Non già pertanto l’istituzione scolastica in sé, con il novero dei ministri dell’istruzione ad essa incaricati, almeno in quest’ultimo ventennio, quanto piuttosto gli stessi insegnanti di storia debbono essere riconoscenti e grati per questo supporto ai ricercatori, almeno a quelli impegnati in questo fronte, come lo è certamente il professor Claudio Vercelli.

Ciò premesso, si potrebbe verosimilmente partire da questo dato immediato della realtà scolastica, da questa all’apparenza ‘banale’ decurtazione delle ore di storia nelle scuole superiori italiane per iniziare a ragionare e ad inquadrare la duplice questione storica sopra delineata.

Giacché è del tutto evidente che senza un’adeguata didattica della storia, senza avere cioè il tempo per riflettere adeguatamente sugli eventi storici, i giovani non possono comprendere né il loro presente – così profondamente radicato nel passato, non solo recente – né tanto meno il passato – la cui storia, ammonisce Vercelli, «parla al presente».

Presente nel quale, ribadiva lo stesso storico alla presentazione del suo libro al Polo ‘900, rientrano in gioco «modalità di rapporti» maturati in quel recente passato.

Seguire l’interessante e per certi aspetti sorprendente excursus storico relativo al 1938 – anno di svolta per l’Italia, sebbene un’inclinazione razziale si potesse già registrare sia, poco prima, nella conquista dell’impero, sia, all’inizio degli anni Venti, nell’italianizzazione forzata della Slovenia – consente anzitutto di capire bene le risposte in merito alla prima questione: perché proprio gli Ebrei? Perché delle leggi proprio contro gli Ebrei?

Ma oltre all’insieme delle cause e delle concause che possono spiegare le ragioni di questo strano accanimento contro il popolo ebraico, cause che rimandano alle origini della cultura ebreo-cristiana, lo spessore analitico del testo lascia intendere quanto tempo sia stato necessario per esporre in maniera così sintetica la ricostruzione che esso propone.

Il tempo è infatti un elemento necessario non solo per l’apprendimento delle tematiche storiche, ma anche per la loro necessaria assimilazione, per la loro adeguata e altrettanto imprescindibile comprensione.

Se, per le fin troppo note ragioni di carattere “sistemico”, vale a dire economico-politiche, che si concretano nella proposta didatticamente improponibile (vale a dire indecente per i docenti) dell’Alternanza scuola-lavoro; se per tali urgenze sociali, dunque, viste come la panacea capace di risolvere l’annoso problema della disoccupazione giovanile, il ministero della pubblica istruzione non vede altra soluzione che la riduzione delle ore per la didattica della storia, allora i conti tornano e sono sotto gli occhi assonnati di tutti.

E con i conti vengono al pettine inevitabilmente anche i nodi. A una continua emergenza economica e sociale fa seguito l’emergenza politica, anch’essa annosa per non dire strutturale, ed entrambe si legano e hanno comunque a che fare con l’emergenza scolastica e culturale in senso generale.

A fronte della lentezza con cui si manifestano i processi naturali, biologici e cosmici, la storia recente ci apprende che ogniqualvolta l’uomo imprime arbitrariamente in essi una certa accelerazione ne risulta sempre solo un apparente progresso. Anzi, quasi come una sorta di giusto contrappasso naturale, ne viene fuori una inevitabile regressione, non solo in senso naturale, appunto, ma soprattutto in senso etico e morale.

L’accelerazione, la velocizzazione, la crescente richiesta di performatività cibernetica che, aspirando all’annullamento del tempo, assimila l’uomo alla macchina da esso stesso approntata e programmata, non è solo nemica, diceva già Hegel, della pazienza del concetto, ma produce esiti culturali e avvenimenti storici che restano inspiegabili o quanto meno incomprensibili per l’uomo stesso. Malgrado la drammatica constatazione di simili accadimenti – di cui Auschwitz resta indubbiamente uno dei simboli più eloquenti – nelle istituzioni scolastiche che velleitariamente vivono sotto l’urgenza della velocizzazione (apparato burocratico permettendo), la richiesta della pazienza proveniente dall’essenza stessa delle discipline appare come un insensato e anacronistico elogio della lentezza.

Proprio da questa esigenza sistemica di velocizzazione che, attraverso le virtualità insite potenzialmente nella macchina, tende a fare dell’uomo quell’essere che lo stesso dio ebraico-cristiano ha creato a sua immagine e somiglianza, da questo sogno di una perfetta performatività, grazie alla quale, per parafrasare il titolo di un saggio di John Austin, il dire equivale a un fare e, viceversa, il fare equivale a un dire, ebbene proprio in questo elemento dell’alta velocità che caratterizza nella sostanza la postmodernità, possiamo cogliere il punto in cui si intersecano o il nodo in cui destinalmente si stringono il nostro presente e il recente passato relativo al tempo in cui sono maturate le condizioni per l’attuazione delle leggi razziste.

Quanto alla necessità di ridurre all’osso il tempo per le materie umanistiche, all’impellente esigenza sistemica di dedicare ad esempio alla storia solo lo stretto necessario, ossia quanto basta per conoscere più che altro quella relativa alla propria nazione, privilegiandone infondatamente gli aspetti razziali, interessanti risultano le pagine che Vercelli dedica all’«applicazione concreta delle leggi e l’epurazione antiebraica» (p. 105 e segg.).

L’allora ministro dell’istruzione, Giuseppe Bottai, fu il promotore del «processo di razzizzazione della società», il quale doveva prendere l’avvio ovviamente dalla scuola, nella quale poter cominciare a «istituire percorsi di formazione e studio ispirati alla “scientificità” del razzismo, un po’ in tutte le discipline», mossi in ciò dall’«imperativo di costituire un “uomo nuovo”, pienamente ispirato ai “valori” fascisti».

Non deve peraltro affatto sorprendere, da questa prospettiva, il poter rintracciare la medesima esigenza anti-culturale anche in alcuni passaggi del secondo capitolo del Mein Kampf, dove il futuro Führer, in merito all’istruzione dei giovani, pensava di dare priorità all’educazione fisica (alla boxe, ad esempio) e non alle altre materie, affinché, sulla scorta del Drill, del modello pedagogico prussiano, si rafforzasse in loro lo spirito d’assalto e l’anti-pacifismo, come pure il culto del silenzio e lo spirito della devozione e della fedeltà.

E ciò soprattutto perché, così veniva rimarcato il quel capitolo, se nel 1918 e nel 1921 la Germania è stata piegata, lo si è dovuto al fatto che essa ha formato troppi intellettuali.

Ecco perché bisognava aumentare le ore di ginnastica e ridurre al minino quelle relative a tutte le altre discipline. È legittimo a questo punto ricordare che uno dei tanti motivi che costituiva l’ideologia antiebraica consisteva proprio nelle indubbie qualità intellettuali degli Ebrei, le quali, secondo i nazifascisti giudeofobici, venivano messe al servizio della politica (giudeo-bolscevismo) e della finanza internazionale (demoplutocrazia).

CONTINUA …

17.01.2019

Riepilogo presentazioni libri

TOURNE’E LELIO BASSO:

– settembre 2018, Cuneo.

– ottobre 2018 , Varazze (Sala Lelio Basso).

– Giovedì 6 dicembre 2018, ANPI Ivrea e Basso Canavese.

– Giovedì 24 gennaio 2019 ore 18.30, MILANO, libreria “Les mots”, via Carmagnola angolo via Pepe, Metro 2, Garibaldi, con Piero Basso e Giorgio Riolo.

– Martedì 29 ore 17, gennaio 2019 GENOVA, palazzo Ducale, con Nando Fasce (università di Genova).

Da definire Varazze (SV) e Siena.

Libro su Lelio Basso

TOURNE’E ROSA LUXEMBURG

–  10 gennaio 2019, ore 20.45, Genova-Marassi, circolo PRC Bianchini piazza Romagnosi 3A/r

–  15 gennaio 2019, ore 21, Torino, La poderosa, Via Salerno 15a – 10152 Torino

– Venerdì 18 gennaio 2019, ore 18.30, TRIESTE, casa del popolo di Ponziana.

– Venerdì 25 gennaio 2019, ore 18.30, GENOVA, circolo PRC val Polcevera.

– Sabato 26 gennaio 2019, ore 18.30, GENOVA, circolo E. Curiel, p. Sciesa, Pra

– Venerdì 1 febbraio, ore 21, BIELLA, circolo PRC, via Fornace.

– Sabato 2 febbraio, ore 17, CUNEO, libreria “L’acciuga”, via Dronero 2.

–  Venerdì 15 febbraio ore 21, IVREA, ANPI.

Da definire Savona, Sanremo, Arma di Taggia Grosseto, La Spezia …

Libro su Rosa Luxemburg

… e non mettiamo limiti alla provvidenza.
Sergio.

Sergio Dalmasso firma libri su Lelio Basso a Ivrea

Nando Fasce e Ivano Fossati

ROSA LUXEMBURG

Foto di Rosa Luxemburg 1896

 

Oggi, 17 dicembre 2018, è arrivato il mio librino su Rosa LUXEMBURG che segue quello, uscito alcuni mesi fa, su Lelio BASSO.
Il titolo scelto dall’editore (Redstar press, Roma) è accattivante: “Una donna chiamata rivoluzione”.

Il testo, senza alcuna presunzione e pretesa, traccia un profilo della vita e dell’opera della grande rivoluzionaria, nel centesimo anniversario della morte/assassinio:
– la questione nazionale;
– la polemica con Lenin sul partito e il rapporto organizzazione/masse;
– lo sciopero di massa;
– l’antimilitarismo e l’opposizione alla guerra imperialistica;
– il dopoguerra, la rivoluzione spartachista e la morte.

Qualche circolo, associazione, partito, centro culturale… è , interessato a presentarlo?

Io non attiro folle immense,  ma mi potete cercare per telefono, e-mail, facebook, messenger, segnali di fumo…

Credo sia utile, nel centenario della morte, non solo vendere qualche copia e recuperare qualche spicciolo, ma far conoscere fatti e tematiche, riflettere sulle grandi figure della storia e sui temi – attuali – che hanno sollevato.
E Rosa mi sembra, ancora oggi, di straordinaria attualità.

Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg

PS.
A breve, il libro sarà disponibile anche nelle librerie e online.

Sarò a Trieste presso la Casa del popolo di Ponziana il 18 gennaio 2019 alle 18.30 per parlare di Rosa Luxemburg e di Lelio Basso. Sarà presente anche l’economista Gabriele Pastrello per un intervento sul pensiero economico di Rosa Luxemburg. Sergio

FRANCO DI GIORGI

presenta il suo nuovo volume

 

Il Luogo della Vita

Riflessioni sul Vangelo di Tommaso

 

“Ci sono libri il cui contenuto organico e sistematico determina nel lettore la frammentazione e la dispersione delle sue idee.

E ci sono invece scritti il cui contenuto frammentario, aforistico e disorganico suscita nella mente del lettore un movimento vorticoso che riesce gradualmente e prodigiosamente a radunare, a raccogliere e a sistemare attorno a un luogo elettivo e in via di individuazione una quantità di pensieri che da tempo risiedevano nelle latebre della sua memoria. …”

 

Premessa

Queste riflessioni traggono spunto da due detti del Vangelo di Tommaso, il 5 e il 67/61. Anzi da due sole parole o espressioni, sulla cui traduzione e sul cui significato gli esegeti non hanno raggiunto una posizione unanime. Le riporto dalla versione adottata da Curtotti nel suo recente commento, al quale debbo in fin dei conti queste impreviste meditazioni. …

Franco Di Giorgi.

A proposito dello spunto letterario che ha mosso la stesura del volume Il Luogo della Vita dell’autore, si può leggere il suo saggio intitolato: Domenico Curtotti, Una rilettura essenziale del Vangelo di Tommaso.

Prima di copertina del libro

Il Luogo della Vita

Premessa al libro il Luogo della Vita

 

Il libro è leggibile o acquistabile online su: ILMIOLIBRO

 

Professore Franco Di Giorgi

Franco Di Giorgi, scrittore

e professore di Storia e Filosofia

Diego GIACHETTI, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2018, pp. 218, euro 20.

Sergio Dalmasso

Il Sessantotto in Italia

Diego Giachetti ha all’attivo numerosi studi sugli anni ’60 e ’70, la stagione dei movimenti, il ruolo di operai, giovani, donne, nella conflittualità che ha caratterizzato quei decenni focali. Oltre a studi sull’autunno caldo, sulla FIAT, sul rapporto tra conflitto di genere, generazione e classe, nel 1998 ha pubblicato, sempre per la Franco Serantini di Pisa, Oltre il Sessantotto. Prima, durante e dopo il movimento.

Il cinquantesimo anniversario del mitico ’68 è stato più povero di produzioni, studi, lavori, dibattiti, pubblicazioni… rispetto a molti dei decenni precedenti. Interessanti gli inserti mensili del “Manifesto”, documentato il numero doppio di “Micromega”, antologico un libro prodotto dal Centro studi Maitan. Ha avuto successo la bella mostra pensata dall’ Archivio dei movimenti di Genova che ha prodotto anche un catalogo e un testo, forse addirittura troppo ricco di contributi, a scapito dell’approfondimento di alcuni temi specifici. Altre realtà locali hanno offerto analisi o ricerche.

La ristampa, a distanza di 20 anni, del testo di Giachetti ha il merito di rioffrirci uno strumento di analisi e di riflessione, ampliato su alcuni nodi, una sintesi fattuale, ma anche storiografica su una stagione intera che va ben al di là del semplice anniversario.

Il testo ripercorre una breve storia di un decennio, sempre intrecciandola con la riflessione storiografica ed evidenziando i problemi e i nodi che la produzione, non solamente militante, ha discusso ed affrontato nel tempo.

Esiste un prima: fermenti di dibattito, di rimessa in discussione di categorie che parevano consolidate, introduzione di tematiche e di strumenti mai toccati dal marxismo “ortodosso” iniziano dopo il 1956 e il primo bilancio di massa dello stalinismo. Riviste, sollecitazioni, crisi politiche e personali, tentativi di ricostruzione anche della storia (penso alla stagione della “Rivista storica del socialismo”). È fortissimo, nei primi anni ’60, il doppio impatto delle trasformazioni strutturali del paese, con la ripartenza delle lotte operaie e del ruolo giocato dalla Cina, la cui rivoluzione pare, a molti settori, costituire una alternativa rispetto all’ “imborghesimento” di quella sovietica e collocarsi nella spinta del terzo mondo e della decolonizzazione. Anche la sinistra italiana è toccata da queste tematiche: all’interno del PCI si formano gruppi critici, vi è una breve crescita dell’area trotskista, , sorgono gruppi “cinesi” e “operaisti”.

Il ’68 non è descritto fattualmente, ma l’autore segue alcuni temi e ripropone una discussione già comparsa sulla piccola rivista “Per il ’68” su pregi e limiti della democrazia assembleare, sull’eterna questione dell’organizzazione, oggetto di scontri e divisioni, sul rapporto con la classe operaia (si pensi all’esperienza torinese), alla nascita dei gruppi che nel “lavoro di porta” vedono la possibilità di tradurre la coscienza rivoluzionaria in processo organizzativo.

In sintesi: esiste un ’68 buono, spontaneo e di base, che si brucia in breve tempo a cui segue la cancellazione prodotta dalla nascita di tanti gruppi politici, sigle diverse e spesso concorrenti? Vi è contraddizione insanabile tra spinta di movimento e tentativo di organizzazione? E la nascita delle formazioni politiche ha il vizio profondo ed insuperabile di essere semplice richiamo ad esperienze storiche e superate di correnti del vecchio movimento operaio novecentesco (trotskiste, terzinternazionaliste, maoiste… legate a figure sconfitte ed emarginate)? È questa la tesi sostenuta da molti autori nei decenni precedenti, ma negata da Giachetti che, nel capitolo Dal movimento ai gruppi passa in rassegna, con grande attenzione, le ragioni che hanno prodotto la nascita delle tante formazioni politiche, spesso vissute come continuazione della partecipazione vissuta nel movimento, la loro composizione sociale e la nascita di un corpo politico militante.

Segue, quindi, una rassegna sintetica delle principali formazioni politiche, le cui differenze organizzative e teoriche potranno stupire il lettore di oggi, dai trotskisti ai maoisti, dagli anarchici agli “operaisti”, dall’eresia del Manifesto al PdUP, da Avanguardia operaia al Movimento studentesco della Statale di Milano. Non manca una breve rassegna sul dissenso cattolico, fenomeno di grande valenza e di lunga portata e su quello della lotta armata (o del terrorismo di sinistra) che si intreccia drammaticamente con il terrorismo di destra e con il ruolo giocato da servizi segreti, tensioni internazionali, tentativi di colpi di stato…

A parte, non manca la riflessione sul Partito radicale, per anni vicino all’area della nuova sinistra, pur con una matrice teorica e una storia del tutto diverse. Il rapporto diritti civili/ diritti sociali, libertà collettive/individuali segna nettamente il dibattito negli anni ’70.

L’ultima parte del testo è la più innovativa e segna le maggiori differenze rispetto al testo del 1998. Giachetti ha, in altri testi, studiato con attenzione lo sviluppo del movimento femminista in Italia, le sue tematiche e differenze interne, il suo impatto sulla messa in discussione di pratiche politiche presenti anche nella nuova sinistra, oltre che nei partiti storici. Così pure ha analizzato in modo innovativo la contraddizione generazionale, ad esempio evidenziata dalla canzone di consumo, dalla moda, dalle piccole riviste giovanili o dalle nuove trasmissioni radiofoniche (ricordate Bandiera gialla o Per voi giovani?).

L’emersione del movimento delle donne e di una nuova soggettività giovanile sono tra gli elementi che contribuiscono alla crisi politica dei gruppi e all’emergere di nuove tematiche e modalità negli anni ’70. La sconfitta elettorale del giugno 1976, con la conferma dell’egemonia democristiana, il mancato governo delle sinistre, la nascita del “governo delle astensioni”, il debolissimo risultato del “cartello” Democrazia proletaria è periodizzante e segna la fine di una stagione. Le ultime pagine tentano un parallelo fra il movimento del ’68, internazionale, centrato sull’università, alla ricerca di un novo modo di fare politica e di un nuovo paradigma marxista che vedeva nel socialismo una prospettiva di liberazione e quello del decennio successivo, nazionale, centrato sulla tematica del personale, critico in assoluto verso la politica di cui decreta la fine, fuori e oltre il marxismo, portato a spinte violentiste. Ancora, negli anni ’80, i movimenti collettivi si sviluppano, da quello ecologista e pacifista, su obiettivi specifici e più limitati, senza l’orizzonte della trasformazione complessiva della società.

Nella scarsità di testi specifici comparsi in questo cinquantenario, quello di Diego Giachetti è da non perdere e da apprezzare per la sinteticità, la capacità di parlare a lettori/lettrici di diversa generazione, di chiarire problematiche, di riproporre nodi storiografici, anche controversi, su parti della nostra storia che solo la rimozione politico – culturale degli ultimi anni ha cancellato, ma che mantengono la loro attualità.