Video del mio intervento nel convegno di Torino del 20 ottobre 2022 per ricordare i 100 anni dalla nascita di Lucio Libertini, fonte Archivio Roberto Marini di Pistoia:
Breve stralcio di un mio saggio, a stampa nei quaderni del Cipec 2024, sui convegni sulla figura di Lucio Libertini.
LUCIO LIBERTINI
l’attività a Torino
Un lungo percorso
Ho scritto un testo su Lucio Libertini per ricordare pagine di storia del socialismo poco note, dimenticate, per richiamare figure e tematiche di quel socialismo di sinistra che pare scomparso, ma che ha costituito una matrice specifica, atipica per le radici teoriche e per le proposte strettamente politiche.
Il mio testo riprende il titolo della autobiografia politica che Libertini avrebbe voluto scrivere e di cui ha lasciato pochissime pagine e uno schema sintetico, scritto a mano.
Protagonismo della classe operaia
Il filo conduttore è la permanenza nel tempo di un filone socialista di sinistra, classista e antistalinista, centrato sul protagonismo della classe operaia.
Questo indirizzo ha sempre seguito, in un percorso coerente e travagliato.
Infelice comizio di Occhetto
Davanti alle accuse, da più parti riprese dopo la sua morte- e purtroppo presenti anche nell’infelice comizio di Achille Occhetto alle porte della FIAT, nella campagna elettorale del 1992- di avere cambiato partiti e sigle e di essere un globetrotter della politica, la risposta era sempre di avere, al contrario, dimostrato una coerenza superiore a tanti, sempre rimasti nello stesso partito, ma approdati a posizioni ben diverse da quelle iniziali.
Dopo un brevissimo passaggio nella Democrazia del lavoro di Ivanoe Bonomi e Meuccio Ruini, la cui tematica democratico- liberale, sostanzialmente prefascista non soddisfa i giovani che ne escono, l’approdo del giovane Libertini, catanese, studente a Roma, è nel PSIUP, il nome assunto dall’unificazione delle forze socialiste.
Due anime del PSIUP
Il partito ha due anime: quella di sinistra, unitaria verso il PCI (è forte il trauma del ventennio fascista) ed appiattita sull’URSS, quella tradizionalmente riformista, guidata da Giuseppe Saragat, invece critica verso l’URSS e favorevole ad una netta autonomia nei confronti del PCI e ad un “socialismo dei ceti medi”.
Accanto e in contrapposizione a queste, è la corrente di Iniziativa socialista, che rifiuta l’egemonia staliniana, la subordinazione all’URSS, si colloca in posizione critica verso l’unità nazionale, i governi ciellennisti (chiede che il PSI non ne faccia parte), propone la neutralità fra i due blocchi che si stanno formando in Italia e nel mondo.
Posizione europeista del PSIUP
Netta è la posizione europeista (alle spalle vi è la figura di Eugenio Colorni, ucciso nella resistenza romana e tra gli autori del Manifesto di Ventotene).
La corrente ottiene buoni risultati al congresso del 1946, ma è schiacciata da bipolarismo, a livello nazionale e internazionale, dalla inesperienza dei suoi dirigenti, tutti giovani, dal precipitare della scissione “socialdemocratica” nel gennaio 1947, cui aderisce nella speranza di poter costruire una autentica forza socialista autonoma e innovativa.
Distrutta dalla gestione di Saragat e dalla accettazione, da parte del nuovo partito della presenza in governi centristi e dell’adesione al Patto atlantico, la componente si disperde. Significativi, anche per il loro ruolo futuro, i nomi dei principali componenti: Bonfantini, Vassalli, Solari, Zagari, Matteotti, Formica, Mineo, Ruffolo, Russo, Arfé, Quazza.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio DALMASSOhttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio DALMASSO2023-01-08 19:25:532024-02-02 22:33:59Libertini, attività a Torino
Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese (Deut., 15, 11).
Quella del reddito di cittadinanza è una questione biblica.
Se non altro perché il suo stralcio annunciato dall’attuale esecutivo mette in qualche modo in discussione anche l’idea che ci eravamo fatta in maniera critica del comportamento di Giobbe, ammesso che si consideri questo ish tam vaiashar, questo uomo integro e retto non già come la nota vittima della dolorosa verifica yahweico-satanica, ma come un facoltoso emiro arabo di Uz quotidianamente impegnato a fare beneficenza agli indigenti, agli ‘anawim e agli ’evionim, ai poveri e ai bisognosi.
Il problema della povertà nasce infatti con l’uomo, con le prime forme associate di umanità e si esprime nella continua ricerca di espedienti per superarla.
Oltre al tema centrale del valore della fede e della sua attestazione attraverso una evidente prova di forza, due altri aspetti emergono infatti dal testo biblico del Giobbe, anche se in maniera non del tutto evidente, due temi che corrispondono a due atteggiamenti assunti dall’Uzita e che risultano criticabili.
L’egoismo umano
Il primo tema è quello dell’egoismo di Giobbe rimproveratogli dall’amico Elifaz (nonostante le belle frasi ad effetto iniziali rivolte alla moglie: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto…, Giobbe non sa accettare anche su di sé quel male che Yahweh invia a molti altri); il secondo tema è quello, certamente poco evidente, dell’apparente altruismo o dell’umanitarismo assistenzialistico che egli mostra nei confronti dei bisognosi.
In quanto abbiente, ogni giorno infatti egli consola e aiuta con cibo e vestimenti i non abbienti che si presentano sotto il suo palazzo, e questo suo gesto, durante la sua rigogliosa vita, al lettore del libro non può che apparire degno di lode.
Apparente altruismo di Giobbe
Per Giobbe questo suo apparente altruismo sarebbe potuto durare a lungo se, solo per metterlo alla prova (una prova suggerita peraltro da Satana), attraverso una shechìn ra‘, una piaga maligna (assolutamente inattesa da Giobbe), Yahweh non lo facesse diventare malato e povero, proprio come quelli di cui egli prima si prendeva cura.
Sicché quando ora il caso o la stessa volontà di Dio gettano anche Giobbe in quella dolorosa disperazione, in quella inaccettabile insensatezza, insomma in quel destino crudele che continua ad accompagnare come un’ombra minacciosa la vita di tutta una moltitudine di gente bisognosa, ebbene ora egli si lamenta e se la prende con il suo Signore, se non altro perché non crede di meritare quelle dure condizioni di vita, da lui vissute come una punizione, quasi come un castigo per una colpa che in cuor suo pensa di non avere mai commesso e per questo esige almeno una spiegazione, ma solo dal suo Signore, non da altri.
Comunque sia, Giobbe smetterà di lamentarsi e di interrogare Dio con i suoi perché, cioè con i suoi làmmah e maddùa, solo quando, sfiancato da una malattia mortale (che Dio stesso però rende non mortale, nonostante il malato richieda di morire), prende coscienza del suo egoismo e umilmente si rende conto di essere come gli altri, anzi come tutto l’altro, come tutto quel creato rispetto a cui egli è quasi nulla.
Critica a Giobbe
La nostra critica a questo personaggio biblico (sviluppata qualche anno fa in Giobbe e gli altri) riguarda dunque questo suo egoismo e questo suo apparente altruismo, suggerendo che egli, proprio quando aiutava gli altri, quando le sue forze glielo permettevano ancora, doveva impegnarsi di più e fare in modo che quella disuguaglianza sociale venisse non alimentata ma eliminata.
Giacché qualsiasi rimedio alla povertà – compreso il reddito di cittadinanza -, senza una necessaria lotta alla disuguaglianza, non fa altro che prolungarla nel tempo.
La cosa diventa difficile se non impossibile quando alla ricerca di questi rimedi vi siano esecutivi che fanno della disuguaglianza una loro imprescindibile prerogativa, quasi un loro diritto fondamentale.
Una seria lotta alla disuguaglianza sociale presuppone una chiara volontà non di esclusione, di distinzione e di discriminazione, ma di integrazione, creando opportune e necessarie condizioni di lavoro che agevolino e non impediscano l’inserimento delle persone nelle attività produttive.
Articolo 3 della Costituzione
Una vera lotta alla povertà, specie per le persone che per motivi di salute non possono più essere reinserite nel mondo del lavoro, si realizza con l’intervento della Repubblica, come previsto soprattutto dall’articolo 3 della Costituzione italiana, ove si parla di parità nella dignità sociale, di eguaglianza davanti alla legge senza distinzioni personali e sociali.
Flat tax ossia disuguaglianza sociale
Lo spirito di solidarietà, peraltro, vivifica la nostra Carta costituzionale, a partire dall’articolo 2, ma diviene difficile se non impossibile ispirarvisi se l’esecutivo fa della competitività un merito e se dietro l’escamotage della flat tax nasconde la disuguaglianza fiscale, vale a dire l’intenzione di non perseguire gli evasori fiscali, soprattutto quelli grandi.
I cosiddetti “occupabili” diverrebbero invece subito degli “occupati” se i salari venissero aumentati in modo da permettere alle persone non di sopravvivere ai continui stenti, ma di vivere esse e di far vivere ai propri figli una vita dignitosa.
Certo, la dignità proviene dal lavoro, ma solo se il lavoro che si offre (ammesso che ve ne sia a sufficienza) è dignitoso.
E un lavoro è dignitoso quando, pur non corrispondendo alla vocazione o alla scelta dei singoli, consente ugualmente se non la realizzazione del sé, almeno l’affermazione di sé come cittadini responsabili e in grado di prospettare un minimo di futuro.
Negazione delle vocazioni individuali
Purtroppo però, per complesse ragioni di politica economica neoliberista, da tempo gli Stati hanno abbandonato l’idea di assecondare quelle scelte e soprattutto le vocazioni individuali, dal momento che il sistema competitivo capitalistico impone di considerare gli individui solo come utenti, come consumatori, come semplici utilizzatori, la cui formazione dipende dalle richieste del mercato.
Briciole per i meno abbienti
I cittadini, dunque, non avranno più bisogno del reddito se percepiranno uno stipendio più elevato rispetto alle attuali elemosine concesse a pioggia o una tantum dall’alto dei fastosi palazzi simili a quelli di Giobbe.
Molti dei percettori del reddito di cittadinanza infatti oggi lo usano come integrazione a un lavoro mal pagato.
Ed è in momenti di recessione come l’attuale che si coglie il grave peso dell’inflazione, allorché col venir meno dei supporti sociali (quale era un tempo lo strumento della “scala mobile”), con l’aumentare dei prezzi a causa della guerra e delle speculazioni ad essa legate, i salari restano fermi perdendo valore d’acquisto.
Le imprese italiane
Ma anche le imprese, si dirà, sono in crisi a causa sia dell’interminabile pandemia sia dell’inaccettabile guerra in corso in Ucraina, e quindi non sono in grado di garantire quegli aumenti.
È per far fronte a questa drammatica situazione economica che dovrebbe entrare in gioco lo Stato con i 209 miliardi del PNRR che il governo Conte 2 era riuscito ad ottenere dall’Unione europea.
Il governo Draghi rappresentava tutto sommato una garanzia per l’attuazione di questo Piano nazionale di ripresa e di resilienza.
Assurda legge elettorale italiana
Ma grazie a una legge elettorale assurda e al cronico scissionismo della sinistra, le destre, approfittando della prima occasione di crisi, sono potute finalmente andare al potere con il consenso, benché minimo, delle urne.
Tra i primi provvedimenti della legge di bilancio, come si è detto, lo stralcio definitivo nel 2023 del reddito di cittadinanza. Anche perché una delle conseguenze del protrarsi della guerra costringe a prendere atto dell’insufficienza dei fondi del PNRR.
Fallimento del piano PNRR
In tal modo, fatto salvo l’arricchimento dei soliti profittatori, con quello che resterà il Piano verrà realizzato solo in minima parte, con tanti saluti per la ripresa e per la resilienza.
I Giobbe di turno
Nulla cambierà e la ricchezza, anziché venire equamente distribuita, continuerà a restare e ad aumentare nelle tasche già piene dei Giobbe di turno, che, a parole e persino nei gesti (come certi lobbisti sanno fare), appaiono sempre altruisti e benefattori, difensori dei deboli, impegnati a combattere la disuguaglianza.
La questione del reddito ai cittadini poveri verrà ereditata dal prossimo esecutivo, rieletto magari con la stessa legge elettorale.
E avanti così con i carri, in attesa del prossimo giro della giostra.
Ma in quanto povere, le persone potranno ancora definirsi cittadini alla pari di altri meno poveri?
Potranno avere cioè gli stessi diritti? In teoria sì, ma in realtà?
Un altro decreto d’urgenza potrebbe evitare ogni eventuale ribellione.
Queste alcune premesse per progettare città contemporanee sul modello di Uz.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Franco Di Giorgihttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngFranco Di Giorgi2022-12-21 20:36:012024-02-13 09:34:55Giobbe e il reddito di cittadinanza
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Intervento di Lucio Libertini al congresso fondativo del Partito della Rifondazione Comunista del 14 dicembre 1991
Registrazioni audio complete del congresso di Radio Radicale al seguente indirizzo: https://www.radioradicale.it/scheda/43546/congresso-nazionale-fondativo-del-partito-della-rifondazione-comunista
L’evento è stato organizzato da Partito della Rifondazione Comunista.
Sono intervenuti: Patrizia Mancini (PRC), Roberto Di Zenobio (PRC), Tuti Kondul (PRC), Emma Bonidoni (PRC), Luciana Frontini (PRC), Mascia Graziella (PRC), Vera Lombardi (PRC), Peppe Napolitano (PRC), Walter Piludu (PRC),
La sinistra italiana e lo stalinismo, Il caso Magnani e Cucchi – il saggio di Sergio Dalmasso – è stato stato collocato nella sezione Archivi, Scritti storici, Articoli e saggi; pubblicato da ISRAT, è presente online.
(israt: Istituto per la Storia della Resistenza e della Societa’ Contemporanea in provincia di Asti, C.so Alfieri 350 – Asti).
Lo scritto di Sergio Dalmasso è stato pubblicato anche nel Quaderno del CIPEC numero 55.
“Nel gennaio 1951, i parlamentari emiliani Magnani e Cucchi uscirono dal Partito comunista, criticando la supina adesione del Pci alla politica estera dell’Unione Sovietica.”
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2022-11-01 11:35:512024-02-24 00:31:12Il caso Magnani e Cucchi
Lucio Libertini, Torino lo ricorda a 100 anni dalla nascita
Libertini ricordato a Torino, Lucio protagonista della sinistra italiana e del movimento operaio
Libertini ricordato a Torino, Il 20 ottobre 2022 Torino presso Palazzo Lascaris, Sala Viglione ha ospitato il Comitato Nazionale e l’Archivio Roberto Marini, che ne è stato il promotore: un’intensa e interessante giornata, nel ricordo di Lucio Libertini,
attraverso gli interventi di chi lo conobbe e degli storici che hanno sistematizzato il suo percorso politico e umano.
I doverosi ringraziamenti vanno al Ministero della Cultura, alla Regione Piemonte per la gentile ospitalità nelle sue bellissime sale, a tutti gli autorevoli relatori e ai molti intervenuti.
Prossimo appuntamento al Convegno internazionale di Pistoia, il prossimo 2 dicembre.
Nel video seguente del convegno torinese ecco dove trovare gli interventi:
MICHELE RUGGIERO – Giornalista, moderatore dell’iniziativa – dal minuto 6’38” al 7’51’’.
DANIELE VALLE – Vicepresidente del Consiglio regionale – dal minuto 7’52’’ al 15’27’’.
RAFFAELE GALLO – Capogruppo Pd in Consiglio Regionale Piemontese – dal minuto 15’28’’ al 19’43’’.
GIULIA COCIMANO – Polo del ‘900 – dal minuto 20’06’’ al 22’35’’.
ROBERTO NICCOLAI – Direttore Archivio Roberto Marini Oltre il Secolo Breve e Segretario del Comitato Nazionale Lucio Libertini – dal minuto 23’00’’ al 27’49’’.
GABRIELLA PISTONE – Ex deputata, compagna di Lucio Libertini, Presidente onoraria del Comitato Nazionale Lucio Libertini – dal minuto 28’13’’ al 41’24’’.
DARIO FRANCESCHINI – Ex Ministro della Cultura (letto da Michele Ruggiero) dal minuto 41’39’’ al 43’56’’.
SERGIO DALMASSO – Storico, autore di biografia su Lucio Libertini – dal minuto 43’58’’ al 1.11’57’’.
PIERO FASSINO – Dirigente Pci-Pds-Ds-Pd – dal minuto 1.12’12’’ al 1.27’14’’.
MERCEDES BRESSO – Ex presidente Regione Piemonte (letto da Michele Ruggiero) dal minuto 1.27’25’’ al 1.29’34’’.
PAOLO FERRERO – Ex segretario Prc, ex Ministro del Welfare, Vicepresidente Sinistra Europea – dal minuto 1.29’36’’ al 1.41’12’’.
GIOVANNI FERRERO – Presidente ISMEL Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali (letto dal Prof. Aldo Agosti) – dal minuto1.41’57’’ al 1.54’12’’.
DIEGO GIACHETTI – Storico dei movimenti sociali e politici – dal minuto 1.54’21’’ al 2.09’35’’ MARCO RIZZO – Segretario Pc – dal minuto 2.09’44’’ al 2.209’02’’.
MARIO VIRANO – Architetto, esperto di trasporti, già consigliere comunale e provinciale – dal minuto 2.20’04’ al 2.32’42’’.
NADIA CONTICELLI – Capogruppo PD al Comune di Torino – dal minuto 2.32’46’’ al 2.38’43’’.
FAUSTO BERTINOTTI – Ex Presidente della Camera dei Deputati, Presidente del Comitato Nazionale Lucio Libertini – dal minuto 2.38’49’’ al 3.02’26’’.
MICHELE RUGGIERO – Giornalista, moderatore dell’iniziativa – dal minuto 3.02’29’’ al 3.03’19’’
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2022-10-22 15:00:392026-02-06 00:01:46Libertini ricordato a Torino
Serata conclusiva – 14 ottobre 2022 – del ciclo sulle “altre sinistre” del secondo Novecento: ce ne ha data l’occasione il bel libro di Alfio Nicotra L’agile mangusta (Ed. Alegre), rievocazione dei tredici anni di vita del partito Democrazia proletaria.
Con lui lo storico Sergio Dalmasso, che ha ben inquadrato le origini dell’ultimo partito sorto dal movimento del Sessantotto.
Insieme a noi, collegato da Roma, l’ultimo segretario di DP Giovanni Russo Spena, che nel 1991, con “malinconico entusiasmo”, guidò l’ingresso di DP nel movimento della Rifondazione comunista.
L’Archivio, che conserva moltissima documentazione sul tema, ringrazia sia i relatori che i presenti in sala.
L’agile mangusta. Democrazia proletaria e gli anni Ottanta
Democrazia Proletaria fu la più eretica delle formazioni politiche della nuova sinistra nate negli anni Settanta.
Mise insieme, con un’impostazione culturale spesso in rottura con la tradizione della sinistra comunista,
migliaia di donne e uomini arrivati alla politica dalle lotte del Sessantotto e i giovani affacciatisi all’impegno militante con i nuovi movimenti degli anni Ottanta.
La sua originalità si desume sin dal soprannome che ne diede il leader Mario Capanna:
l’agile mangusta che doveva muoversi con sveltezza per colpire il cobra della Democrazia Cristiana e del padronato, uno strumento leggero e coerente più efficace del pesante e immobile pachiderma del Partito Comunista Italiano.
Scritto dalla visuale privilegiata di un membro della direzione del partito, questo libro ne ricostruisce la storia scavando soprattutto nelle proposte di legge e negli atti parlamentari del periodo di massima attività istituzionale (dal 1983 al 1987) in cui poté contare su sette deputati.
Una legislatura carica di eventi importanti per la storia del paese: dal primo governo a guida socialista di Craxi alla morte di Enrico Berlinguer;
dalla lotta contro il dispiegamento dei missili nucleari a Comiso all’accordo tra Reagan e Gorbačëv; dalla crisi di Sigonella alla sconfitta operaia sul referendum sulla scala mobile.
Una fase di profonda trasformazione politica e sociale in cui si possono leggere i segni della frana che porterà negli anni Novanta alla scomparsa di tutti i partiti della Prima repubblica.
Democrazia Proletaria non sopravvisse a questo smottamento generale: subì una spaccatura al proprio interno verso il partito dei Verdi e poi confluì nel 1991 in Rifondazione Comunista dopo lo scioglimento del Pci.
Ma la freschezza dell’eredità del «piccolo partito dalle grandi ragioni» sta nella sorprendente capacità di anticipare i grandi temi dei movimenti dei decenni successivi:
l’ambientalismo, il femminismo, il pacifismo, i beni comuni, la centralità del diritto alla salute e il nuovo ruolo del mondo del lavoro.
Riproposizione della Presentazione del libro “Rifondazione Comunista. Dal movimento dei movimenti alla chiusura di «Liberazione», storia di un partito nella crisi della sinistra italiana”, di Sergio Dalmasso (Red Star Press, 2021).
La varietà di argomenti presenti nei video crea un ambiente educativo e informativo che copre una vasta gamma di temi, contribuendo così a una comprensione più profonda della storia e della società.
Sergio Dalmasso emerge come una guida autorevole, fornendo non solo informazioni storiche accuratamente documentate, ma anche interpretazioni illuminate che stimolano la riflessione critica.
Il canale rappresenta una piattaforma imprescindibile per chiunque desideri approfondire la propria comprensione della storia e della politica attraverso la prospettiva di un esperto appassionato.
Con video che coprono una varietà di argomenti e figure di rilievo, il Canale YouTube di Sergio Dalmasso si conferma come una risorsa educativa e coinvolgente per gli appassionati di storia e cultura.
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Il libro sulla storia dei primi 10 anni di Rifondazione comunista è presente gratis nel quaderno CIPEC numero 31:
Luigi de Magistris : alternativi a destre e a pseudo sinistra
“La nostra è una squadra che non si siede al tavolo del compromesso morale, non è consociativa.
Siamo alternativi ovviamente alle destre, ma anche a quel pseudo centrosinistra e al Movimento 5 stelle che finora sono andati in una direzione che non è quella dell’attuazione dei diritti sociali, della lotta alle discriminazioni, alle disuguaglianze, alla lotta alla mafia e alla corruzione e per l’ambiente”.
Così il portavoce di Unione Popolare, Luigi De Magistris, a #Genova in vista delle elezioni del 25 settembre 2022.
“Credo che Unione Popolare diventi, come ha detto #Melenchon, il voto necessario contro le destre e le mangiatoie varie.
I nostri candidati arrivano da storie coerenti e credibili: persone libere, oneste, autonome, indipendenti, competenti, coraggiose, che lottano per i diritti dei piu’ deboli, per l’ambiente, chi fa antimafia sociale“.
Per l’ex sindaco di Napoli, “entrare in parlamento significa portare la voce di chi non ha voce e questo è un fatto democratico molto importante, in un autunno difficile che avremo, per non lasciare solo alla piazza la rabbia, l’esasperazione, il conflitto sociale“.
Domani 7 settembre 2022 alle 17:30 Jean-Luc Mélenchon sarà a #Roma in sostegno di Luigi de Magistris e di Unione Popolare. L’iniziativa si terrà alle ore 17:30 in Piazza dei Consoli, nel quartiere romano del Quadraro.
Ho seguito con interesse il dibattito sul manifesto in vista delle prossime europee e da ultimo l’intervento di Michele Santoro.
Considero assolutamente necessario fare ogni tentativo possibile, con lealtà e serietà, per costruire una lista per le elezioni, la più chiara e popolare possibile, per la pace e contro le guerre.
Un fronte pacifista coerente e credibile che si unisca intorno a un manifesto di pochi punti netti e forti: fuori l’Italia dalla guerra, stop all’invio di armi in Ucraina e in Israele, condanna dei crimini di guerra e del genocidio da parte dello Stato d’Israele contro il popolo palestinese, cessate il fuoco in Ucraina e Palestina, autodeterminazione del popolo palestinese a cui va garantito subito la nascita di uno Stato autonomo e indipendente.
Porre fine al riarmo e firmare i trattati per la messa al bando delle armi nucleari. Impegnarsi per il progressivo superamento della Nato e interrompere la subalternità economica e militare europea agli Stati uniti che è cosa differente dall’amicizia ed alleanza tra i popoli.
Costruire un’Europa unita nelle diversità dal Portogallo alla Russia come auspicavano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, per contribuire a realizzare il continente dei popoli per un mondo multipolare senza alcuna supremazia di nessun tipo se non quella della pace contro tutte le guerre.
Una lista per la pace
Una lista per le pace non può essere disgiunta dalla giustizia sociale, economica e ambientale.
Per realizzare pace e giustizia si deve dire basta all’Unione europea dell’austerità e dei patti di stabilità che soffocano i diritti fondamentali e la vita delle persone, ma consolidano vendita e traffico di armi, speculazioni finanziarie ed economiche, l’accumulazione della ricchezza in poche mani.
Quindi è necessaria un’Europa capace di redistribuire le ricchezze che favorisca la coesione sociale. Così come non è più eludibile una radicale svolta ambientalista, perché la distruzione del pianeta è strettamente connessa alle politiche di guerra e della prevalenza del capitale sulle persone e sulla natura.
Se penso alla lista per la pace penso anche a una forza che sia in grado di porre fine, con politiche di solidarietà internazionale e cooperazione decentrata, al più grande cimitero d’Europa dopo la seconda guerra mondiale che è divenuto il mar Mediterraneo.
Per realizzare una lista per la pace sono necessari capacità, volontà, coraggio, passione, forza, innovazione in grado anche di suscitare entusiasmo.
Ma non basta mettere insieme dirigenti di partito e di organizzazioni, si deve provare ad attivare partecipazione e interesse concreti per poi provare a candidare persone credibili e coerenti, con storie personali o collettive coerenti e credibili, perché tutti si dicono per la pace, contro le guerre, contro le mafie, contro le corruzioni e per l’acqua pubblica e poi sappiamo dove ci sono fiumi di parole e invece zero fatti.
In Europa la lotta è difficile perché ci vuole autonomia, competenza e coraggio per opporsi al sistema che ci ha portati sull’orlo della guerra nucleare, nell’abisso dei cambiamenti ecologici, nel baratro delle terribili disuguaglianze sociali ed economiche.
Obiettivo superare la soglia di sbarramento alle elezioni
Una lista per la pace che possa superare la soglia di sbarramento è necessaria per dare finalmente voce agli oppressi contro gli oppressori.
Si deve provare a costruire una lista in cui prevalgano le ragioni dell’unità pur nelle differenze ma con l’obiettivo vero di attuare la Costituzione antifascista e rispettare un programma netto e radicale.
È un obiettivo che dovrebbe unire chiunque si collochi al di fuori del sistema e che vuole dimostrare anche nelle istituzioni che un’alternativa è possibile.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2022-09-06 21:05:472024-02-08 20:18:53Mélenchon a Roma
Ma neppure Robin Hood è riuscito a fare tutto da solo, nella sua lotta contro il Principe Giovanni e gli Sceriffi di Nottingham ha avuto bisogno dell’aiuto di tante persone comuni che ne condividevano la causa.
Così è anche per noi. Per vincere non basta il nostro portavoce Luigi de Magistris con i nostri candidati e candidate a Camera e Senato.
Per vincere tutti quanti devono avere un ruolo da protagonisti. Adesso tocca te!
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Con l’aiuto di tutte e di tutti prenderemo da chi ha troppo per darlo a chi ha bisogno! #Uniamoci