La corazzata Potemkin

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In tranform!italia, La corazzata Potemkim

28/01/2026, Sergio Dalmasso

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La corazzata Potemkin (1926) di Sergej M. Ejzenstein, per anni considerata la più grande opera della storia del cinema, è oggi conosciuta soprattutto per la divertente, ma molto discutibile, parodia di Paolo Villaggio.

È lo spirito del nostro tempo.

Il film è stato progettato nel 1925 come parte di un affresco storico per celebrare la rivoluzione russa del 1905, ma ne è rimasto l’unica opera.

La prima, al teatro Bol’soj di Mosca,

il 21 gennaio (anniversario della morte di Lenin) 1926, fu accolta trionfalmente (oggi si dice da pubblico e critica),

a dimostrazione del clima rivoluzionario ancora esistente e della creatività innovativa della concezione marxista e della cultura russa (si pensi alle arti figurative o alla poesia), sino alla imbalsamazione dogmatica degli anni successivi.

Il film racconta l’ammutinamento della corazzata, il rifiuto, da parte del plotone di esecuzione, di fucilare i marinai, colpevoli di avere rifiutato il rancio avariato.

Gli ufficiali vengono gettati in mare, uno dei capi della rivolta viene ucciso.

Sulla scalinata di Odessa la folla solidarizza con gli insorti, ma i cosacchi la massacrano (è la scena più nota e drammatica, forse la più citata nelle storie del cinema).

Dalla nave si sparano cannonate sul palazzo del Quartier generale del comando,

ma interviene la flotta zarista e la Potemkin deve prendere il largo, innalzando la bandiera rossa e passando indenne tra la flotta che non osa colpirla. Anzi, dalla nave ammiraglia imperiale si leva il messaggio Fratelli!,

manifesto politico finale dell’opera.

Il film parte dalle esperienze innovative del Cine occhio di Dziga Vertov,

le supera verso il realismo, in una coralità ed epicità che il regista, alla sua seconda opera (la prima, Sciopero, è stata sottovalutata), ritroverà con il successivo Ottobre (1928),

celebrazione del decennale della rivoluzione, eccezionale opera corale che sarà, però, criticata dal “partito” per l’eccesso di similitudini, allusioni e per l’uso del montaggio che esce dai canoni tradizionali 1.

Gianfranco Vanni, fumettista, dopo esperienze nel clima bolognese di fine anni ’70 e la lunga collaborazione a Frigidaire (editore Primo Carnera), con lo pseudonimo “Collirio” è autore di molte opere che hanno toccato, fra le tante, anche tematiche politico-sociali (Storia di Ferrara a fumetti, l’omicidio di don Minzoni, Lettere dal Vietnam).

Nel suo racconto per immagini della Corazzata Potemkin 2, il disegnatore segue lo schema del film.

La finalità della pubblicazione, non a caso edita dalla Redstarpress

che ha frequentemente usato il fumetto, strumento di facile accesso per i giovani, per narrare fatti storici, è di evidenziare come la rivoluzione russa del 1917 abbia un retroterra profondo.

Non a caso, il testo è aperto dalla frase di Trotskij che era posta all’inizio del film (ovviamente censurata nella sua versione definitiva):

“Lo spirito dell’insurrezione aleggiava sulla terra russa…L’individuo si stava dissolvendo nella massa, e la massa si stava dissolvendo in quella deflagrazione”.

Tra il 1904 e il 1905 l’impero zarista subisce una umiliante sconfitta nella guerra contro il Giappone. Il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione provoca scioperi e manifestazioni. Il 9 gennaio 1905, una manifestazione che intende presentare una petizione allo zar è oggetto di un massacro (centinaia di morti).

Si susseguono le proteste, operaie e contadine.

I Soviet divengono strutture di democrazia di base, un embrione di contropotere. I partiti socialisti sono divisi e dispersi, I dirigenti sono maggioritariamente in esilio.

Il caso della Potemkin si colloca in questo quadro e si lega ad un sciopero in corso (giugno 1905) nella città di Odessa.

L’ammutinamento della corazzata non produce risultati, ma assume valore simbolico in un anno in cui Lenin propone la dittatura democratica rivoluzionaria degli operai e dei contadini, in cui Trotskij esalta la funzione dei Soviet e lo zar è costretto a concedere diritti civili e politici, ipotizzando il passaggio a una monarchia costituzionale.

Il testo segue lo schema del film,

tentando di riprodurne scelte tecniche (il montaggio per attrazione), la presentazione di alcuni motivi centrali (l’occhio, i vermi nella carne, metafora della corruzione della società zarista…).

Il disegno tenta di riprodurre i volti dei marinai, del popolo di Odessa (la scalinata), il bianco e nero di un grande capolavoro cinematografico.

Libro da conoscere per ripensare ad un fatto storico e alla sua grande rappresentazione cinematografica. Anche per superare i luoghi comuni.

1 Gianfranco Vanni Collirio, La corazzata Potemkin, Roma, Redstarpress, 2026.

2 Tutta l’opera successiva del regista sarà segnata da problemi con la censura, dall’impossibilità di dar vita a molti progetti, ai limiti imposti alla sua ricerca teorica. Analoghi problemi avrà nella sua avventura americana, in particolare nella realizzazione, incompiuta, di Que viva Mexico!

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Link principali sergiodalmasso.com

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