Live Comandante Che Guevara: Nando Mainardi intervista Sergio Dalmasso sul suo libro “Comandante Che Guevara. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario” (Red Star Press, 2025).
Presentazione Dignità TV libro: Comandante CHE GUEVARA.
“Sergio Dalmasso collabora con diverse riviste di carattere politico e storico. In questi ultimi anni ha scritto libri su Lelio Basso, Rosa Luxemburg e su Rifondazione Comunista.
Ne “Il Comandante Che Guevara”, Dalmasso racconta la vita del grande rivoluzionario contestualizzandola e “immergendola” nella storia latinoamericana e nel dibattito dell’epoca sul presente e le prospettive del socialismo.”
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2025-10-25 18:30:412025-10-25 19:39:43Dignità TV CHE GUEVARA
Presentazione CHE GUEVARA Rapallo. Altri mondi possibili (Laboratorio politico culturale) e Rifondazione Comunista Circolo “Gianna Cassani” organizzano la presentazione del libro: COMANDANTE CHE GUEVARA. La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario.
Noi, a differenza del Comune, esprimiamo solidarietà agli studenti che occupano scuole e università
Foto Università di Genova con striscioni del rettorato occupato
A differenza di quanto espresso dal Consiglio comunale genovese, in modo unanime, il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria solidarietà agli studenti e studentesse che hanno occupato il rettorato di via Balbi, ragazzi che, mettendoci menti e corpi,
hanno dimostrato a molti politicanti cosa significhi fare politica, avere una visione internazionalista, antirazzista e anticolonialista, ricondurre il no alle spese per guerra e riarmo al disastro in cui siamo precipitati con lo stato sociale, ai salari, ai diritti di tutti.
I ragazzi hanno occupato solo spazi pubblici, per fare controinformazione in un mondo completamente alternativo al pensiero unico e all’informazione “blindata” che ci sommerge.
Siamo altresì al fianco delle occupazioni portate avanti dagli studenti medi.
Condanniamo pertanto le dichiarazioni di molti dirigenti scolastici, che chiedono alle autorità interventi repressivi e schedature di massa.
Siamo fieri di quei ragazzi, siamo felici che abbiano preso in mano il loro presente e il loro futuro,
e che siano stati in grado di fare richieste e denunce puntuali sul degrado delle loro scuole e sulle derive sociali nelle quali stanno vivendo.
In ultimo, restiamo perplessi sul tentativo delle giunte comunali e regionali di recuperare Leonardo quale sponsor del Festival della Scienza.
Forse non si è capito: i 50.000 di Genova e i 2.000.000 in Italia, sono ben consapevoli che il futuro (anche della Scienza) debba essere libero da qualsiasi ingerenza militarista.
Temiamo che la Giunta comunale sia sempre più orientata a smentire nei fatti, quanto da loro dichiarato in campagna elettorale e asserito quotidianamente da qualche suo esponente “illuminato”.
Ci auguriamo che non sia così, anche se molti segnali confermerebbero quanto sopra indicato:
sarebbe una riproposizione delle scellerate decisioni di quella giunta Doria che, con la sua volontà di privatizzare AMIU e AMT e di chiusura delle porte alla sinistra e alle rappresentative sindacali, determinò i successivi anni di giunte di destra.
Giù le mani dai ragazzi, essenziale equipaggio di terra della Sumud Flotilla! *** Giovanni Ferretti – segretario PRC Genova
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2025-10-15 19:08:592025-10-25 00:01:43Al Rettore? No, grazie
La vita, le battaglie e il pensiero politico di un rivoluzionario
È stato pubblicato dalla casa editrice Red Star Press, Roma, il nuovo libro di Sergio Dalmasso Comandante Che Guevara, ottobre 2025.
COMANDANTE CHE GUEVARA
Sinossi
Se è esistita sulla faccia della Terra una singola vita in grado di incarnare, da sola, il vento di rivoluzione che, spirando sul XX secolo, ha gonfiato come vele il cuore degli oppressi, ebbene, questa vita è quella di Ernesto “Che” Guevara.
Argentino con origini disperse tra l’Irlanda, il Paese Basco e il popolo Guaranì, trovò nel mondo intero la sua Patria, accorrendo ovunque lo portasse il desiderio e la necessità della Rivoluzione.
Da Cuba, dove sarà alla testa della colonna che entrò vittoriosa a L’Avana il 2 gennaio del 1959, al Congo, passando per tutta l’America Latina tiranneggiata e insanguinata dal colonialismo statunitense, Che Guevara continuava a ripetere che «in questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere.
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo.
Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta».
Idolo per la gioventù ribelle che si apprestava a disselciare le strade di Stati Uniti, Francia e Italia per trasformare il 1968 in un nuovo assalto al cielo e punto di riferimento per gli operai e i contadini che, dall’Africa di Patrice Lumumba all’Asia di Ho Chi Minh, rivendicavano il diritto di decidere una volta per tutte il loro stesso destino, Ernesto “Che” Guevara sarebbe stato catturato e assassinato in Bolivia, nel corso dell’ennesima impresa al servizio del popolo, il 9 ottobre 1967.
Ma vivere nel cuore – e nelle lotte – di chi resta non è morire.
E, Sergio Dalmasso, nel ripercorrere con passione e rigore le tappe della vita e del pensiero politico di Che Guevara, dimostra come la memoria del Comandante sia ancora oggi più viva che mai.
Ernesto CHE GUEVARA
Scheda Bibliografica:
Autore: Sergio Dalmasso
Pagine: 320; illustrato con fotografie d’epoca in b/n
Il Lavoratore di Trieste ottobre 2025 prima pagina.
Socialismo di sinistra
È assente, nello tsunami politico- culturale e nella sconfitta politico- antropologica che ci hanno travolti, un qualunque riferimento al socialismo di sinistra, ad un pensiero che, pur nelle sue differenze (Morandi, Lombardi, Panzieri, il primo Libertini…,
una breve stagione di “Mondoperaio”), ha avuto ruolo importante nel dibattito politico (quando esisteva), costituendo una matrice diversa e dalla socialdemocrazia (in Italia nella sua versione peggiore, governista e atlantista) e dallo stalinismo, dogmatico, autoritario, appiattito sull’URSS,
pur se, in Italia, nella particolare interpretazione e torsione togliattiana (Magri nel Sarto di Ulm parla di genoma Gramsci).
In questa area politico- culturale, che sarebbe interessante rivalorizzare, ha ruolo importante la singolare (non catalogabile in ismi) figura di Lelio Basso.
Nato a Varazze (Savona) nel 1903, vive a Ventimiglia (Imperia), quindi a Milano che è fondamentale nella sua formazione,
nell’intreccio fra lotte operaie, guerra e impatto della rivoluzione russa.
Qui scopre il socialismo e le trasformazioni psicologiche e antropologiche che la guerra e la speranza di emancipazione hanno portato:
è rivoluzione il fatto che le donne del popolo, nelle code nei negozi, non lascino più il posto alle signore eleganti, è rivoluzione il fatto che le ragazze del mondo operaio vogliano mettere le calze di seta.
La tessera socialista.
Nel 1921, a meno di 18 anni, si iscrive al PSI, in opposizione alle posizioni riformiste,
ma anche alla scissione di Livorno cui ha aderito la quasi totalità dei giovani socialisti. Al nuovo PCd’I rimprovera la rigida accettazione delle posizioni dell’URSS e della Terza Internazionale (i 21 punti).
Si laurea in legge nel 1925 (tesi sulla concezione della libertà in Marx) e in filosofia nel 1931, dopo tre anni di confino a Ponza,
con tesi sul teologo protestante Rudolf Otto, (l’interesse per la tematica religiosa è sua caratteristica, dimostrata dalla collaborazione alla rivista battista “Conscientia”).
Scrive su “Critica sociale”, “La rivoluzione liberale” di Gobetti, “Pietre”.
La collaborazione al centro socialista interno, con Rodolfo Morandi, sono causa di nuovo arresto e di reclusione (1939- 1940) nel campo di concentramento di Colfiorito.
CONTINUA .. Download completo della scheda su Lelio Basso di Sergio Dalmasso al seguente:
Scheda libro Le atrocità di Mussolini, di Sergio Dalmasso pubblicata su transform! italia, 8 ottobre 2025
La storia di questo libro (Roma, Alegre, 2024) è singolare e sintomatica di una grave rimozione.
Negli anni ’80, Michael Palumbo, storico italo- statunitense porta alla luce migliaia di documenti, per anni nascosti o non divulgati, sui crimini di guerra compiuti dall’esercito fascista.
Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell’Italia fascista.
Ne nasce il documentario Fascist legacy- l’eredità fascista, prodotto dalla BBC.
La RAI ne compra i diritti, ma ne vieta la diffusione, tanto che è stato trasmesso, dopo anni, solamente da una TV privata o, parzialmente, su YouTube.
Il libro di Palumbo, tradotto in italiano, dalla Rizzoli viene immediatamente bloccato e le copie stampate (8.000?) finiscono al macero,
forse per timore di querele, denunce, ma anche e soprattutto perché ripropongono un problema scomodo e mai affrontato, quello delle responsabilità italiane nella guerra e dei delitti commessi in più paesi, dalle nostre truppe.
È chiaro che pesi il clima della guerra fredda che fa anche dimenticare molti crimini tedeschi (l’armadio della vergogna),
è chiaro che dei governi italiani facciano parte alcuni degli autori di queste nefandezze, è chiaro che l’esercito si ricostruisca, dopo il conflitto, in perfetta continuità con quello precedente,
come la quasi totalità delle istituzioni statali (magistratura, scuola, prefetture, questure, polizia, carabinieri…).
È, però, ovvio che il paese non voglia assumersi gravi responsabilità, non sia disponibile ad un esame di coscienza,
tenda a scaricare su altri la colpa di fatti noti, cancellando o rimuovendo totalmente quelli non conosciuti.
Mussolini ha fatto cose buone, ma ha commesso l’errore di allearsi con Hitler,
l’antisemitismo italiano è nato solamente per imitazione e conseguenze di quello tedesco,
la Repubblica sociale ha attenuato il peso dell’occupazione tedesca, le nostre truppe non hanno ucciso, incendiato, stuprato…
Dagli anni ’90, fortunatamente, alcuni storici (Giorgio Rochat, Nicola Labanca, Carlo Spartaco Capogreco…) hanno iniziato a divulgare ricerche sui crimini di guerra fascisti.
Più di ogni altro, ha avuto peso per le sue opere e per essere entrato nel dibattito pubblico,
Angelo Del Boca (1925- 2021) che è riuscito a far passare a livello di giornali e TV la verità sull’uso delle armi chimiche nella guerra di Etiopia (si ricorda la sguaiata polemica di Indro Montanelli) e con Italiani brava gente?
ha sintetizzato molti studi sui singoli conflitti, smentendo, almeno storiograficamente, un mito ed un luogo comune.
Luogo comune che si è riproposto, come scrive Eric Gobetti nella bella prefazione al testo,
negli anni successivi, con film quali Mediterraneo, Il mandolino del capitano Corelli…,
con le opere di Giampaolo Pansa, già autore di tesi di laurea sulla resistenza nell’alessandrino e parlamentare indipendente nelle liste PCI,
con la istituzione (sciaguratamente votata a larghissima maggioranza) del giorno del Ricordo delle vittime delle foibe,
resa possibile dalla mancanza di contestualizzazione su quanto drammaticamente avvenuto prima di quei fatti.
È chiaro che la stagione berlusconiana, la fine del paradigma antifascista, la progressiva riabilitazione del Ventennio,
la visione macchiettistica del regime siano fra le cause dell’attuale egemonia dell’estrema destra,
a dimostrazione della frase di Primo Levi, con cui Gobetti chiude la prefazione: Tutto questo è avvenuto, quindi può accadere di nuovo.
L’autore ricorda la storia della propria ricerca,
documenta gli insabbiamenti angloamericani di delitti e stragi, la genesi di Fascist legacy, le progressive difficoltà incontrate,
le cancellazioni delle richieste di processo per i delitti, i rischi corsi, il fatto che l’ambasciatore italiano nel Regno unito (fine anni ’80) chieda la sua espulsione,
il rifiuto da parte della stampa italiana di parlare di genocidio per i comportamenti delle nostre truppe.
La colpa di Palumbo?
Avere portato alla luce documenti che attestano come il governo italiano, dopo la caduta di Mussolini, sia stato composto da criminali di guerra fascisti,
protetti da britannici e statunitensi, per impedire un governo comunista in Italia.
Questo aiuta a spiegare il riemergere del fascismo in Italia nel nostro tempo… Resiste il mito del fascismo italiano meno malvagio del nazismo austro- tedesco…
È una tragedia che Trump esprima apertamente ammirazione per il Duce (p. 25).
Non vi è qui lo spazio per analizzare i singoli capitoli del testo: – le origini culturali del fascismo – il colonialismo in Libia – l’Etiopia (significativi il titolo,
Vendetta per Adua e la dichiarazione del generale Rodolfo Graziani: Il Duce avrà l’Etiopia con o senza gli etiopi) – la repressione in Etiopia –
la tragedia greca, guerra contro la Grecia ed occupazione – la Venezia Giulia, occupazione, lager e selvaggia repressione della resistenza e della popolazione:
Vidussoni vuole ammazzare tutti gli sloveni. “Bisogna fare come gli ascari e sterminarli tutti” (Galeazzo Ciano, Diario, 5 gennaio 1943) – la Croazia:
Dobbiamo finalmente porre fine alla fama che gli italiani non sanno essere crudeli (Benito Mussolini),
Il regime di terrore che gli italiani hanno istituito in alcune zone della Croazia elude ogni descrizione (Josef Gobbels) –
a repressione in Montenegro: Soldati d’Italia, non impietositevi della miseria della popolazione. Ricordatevi che val meglio essere temuti che disprezzati (generale Alessandro Pirzio Biroli) –
la Repubblica di Salò, l’antisemitismo, le stragi di civili – i nuovi alleati (Regno unito e USA), i mancati processi, l’impunità concessa ai criminali di guerra, ai collaborazionisti, ai gerarchi fascisti.
I processi, con conseguenti sconti di pena,
rinvii, lievi condanne e liberazioni anticipate, sono la dimostrazione di complicità, di quella “continuità dello Stato” che ha pesato grandemente sulla nostra democrazia, della riabilitazione di Badoglio, Graziani, Roatta…
del rifiuto, assecondato da Gran Bretagna e US, di rispondere positivamente alle richieste di Jugoslavia, Albania, Etiopia a processi che svelino i crimini e ne condannino i responsabili.
Il testo si chiude con un drammatico bilancio dei crimini di guerra italiani:
• Libia 75.000 – Etiopia 300.000 – Grecia 100.000 – Jugoslavia 250.000 – Albania, Francia 100.000 – Russia, Spagna, Somalia, Eritrea 150.000 per il totale di un milione circa.
Le cifre sono certo discutibili, ma, in ogni caso, servono a cancellare il consueto mito, autogiustificatorio,
di Italiani brava gente (la storica Elizabeth Wiskemann, in un testo del 1966, arriva a definire gli italiani: Gentili per natura e del tutto umani!