Recensioni dei libri di Marco Pezzi e Dino Greco di Sergio Dalmasso pubblicate ne “il Ciclostile” n. 17, marzo 2025, intitolato “Oltre l’orizzonte dei tempi”.
(La recensione di Sergio Dalmasso: Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro è stata pubblicata anche nella rivista Controvento n. 6, aprile 2025.)
1) Marco Pezzi, Scritti eretici. Dall’alluvione di Firenze alla caduta del muro, Punto Rosso, Milano 2024;
2) Dino Greco, Il bivio. Dal golpismo di Stato alle Brigate rosse: come il caso Moro ha cambiato la storia d’Italia, Bordeaux, Roma 2024.
L’Archivio storico della nuova sinistra “Marco Pezzi” di Bologna, è tra i pochi (purtroppo) oggi operanti nel recupero e valorizzazione del materiale della “stagione dei movimenti” e delle tematiche che hanno caratterizzato il lungo ‘68 italiano.
Continua il suo meritorio impegno con un progetto che mira a ricostruire le vicende di Democrazia Proletaria a Bologna nell’arco di tempo che va dalla sua fondazione ufficiale (1977) allo scioglimento (1991) per confluire nel processo di costruzione di Rifondazione comunista. …
CONTINUA
Dino Greco è stato segretario della Camera del lavoro di Brescia e direttore del quotidiano “Liberazione” dal 2009 al 2013, in edizione prima cartacea, quindi on- line.
Con Il bivio, Greco espone una tesi netta, già sintetizzata in un breve capitolo di XII disposizione,(2022), testo a cura del dipartimento antifascismo di Rifondazione, che ripercorreva la presenza della estrema destra e dello stragismo nella storia italiana del secondo dopoguerra. …
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Sergio Dalmassohttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngSergio Dalmasso2025-03-29 13:14:422025-05-01 21:44:00Recensioni libri Pezzi e Greco
Elezioni comunali Genova 2025. Il 25 maggio si voterà per le comunali a Genova, sesta città in Italia, per quanto in declino produttivo, economico, sociale, demografico…
Per lungo tempo vinse, anche nettamente, il centro sinistra.
Nel 2012, fu eletto Marco DORIA, insegnante universitario, persona di grande cultura, impegno e onestà, appoggiato, come non mai, da associazioni, settori della “società civile” (don Gallo), giovani, ambientalisti, pacifisti…
La sua elezione suscitò grandi speranze che furono, per mille motivi, disattese.
Pesò anche il fatto, come già, anni prima, per il sindaco Sansa, che non fosse iscritto al PD, partito egemone nella maggioranza.
Risultato: delusione, disincanto, problemi rinviati, nessuna svolta reale. Alle elezioni successive trionfò la destra (BUCCI) che stravinse, ancora maggiormente nel 2022: la “giunta del fare”.
Ora si rivota, perché Bucci è diventato, purtroppo, presidente della Regione e si è dimesso dalla carica di sindaco.
Un tempo, mesi prima del voto, si riunivano le sezioni di partito: indicavano elementi di programma, esprimevano proposte di candidature.
Ora, abbiamo assistito, nel centro- sinistra (sic!) ad un balletto, durato mesi, fra una e l’altra candidatura, senza alcuna partecipazione “di base”.
Dopo mesi di scontri, è emerso il nome di Silvia SALIS,
vice presidente del CONI, dieci volte campionessa italiana di atletica (onore al merito!), due volte partecipante alle Olimpiadi.
Il suo primo atto è stata la scelta del responsabile della comunicazione (oggi la politica è questo), preso da MEDIASET.
La alleanza va da AVS a Calenda. Comprende anche i renziani (RENZI ha parlato di civismo) che, per anni, hanno fatto parte della maggioranza comunale di destra (si va dove ci sono le poltrone).
Si chiede il completamento delle grandi opere e non vi è una parola contro il riarmo europeo (quanti tagli su scuola, sanità, trasporti, assistenza…?) e sul massacro di Gaza (sono temi che non portano voti).
Non ho mai pensato che fascisti, reazionari, conservatori, moderati, riformisti, riformatori… siano la stessa cosa.
Per 20 anni, data la provincia in cui vivevo, ho votato, causa l’infame sistema maggioritario, sindaci, presidenti di provincia e parlamentari democristiani, per non far vincere Berlusconi.
Ho smesso nel 2011, quando, si scelse, caduto Berlusconi, di fare l’ammucchiata (governo MONTI) che andava dal PD a Berlusconi a Meloni.
I governi successivi (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte/Salvini, sino al nuovo abbraccio dei “migliori” con il governo DRAGHI (dal PD a Berlusconi, dai 5S a Salvini) hanno continuato sulla stessa strada e hanno regalato a Giorgia Meloni la maggioranza.
Le comunali genovesi, dopo otto anni di giunte di destra ed estrema destra, ripetono purtroppo, questo copione:
– candidatura scelta senza partecipazione ed espressioni di un ceto sociale certamente non popolare. Anzi. – partecipazione di forze (Calenda, Renzi) che sui temi sociali, ambientali ed internazionali (pace/guerra, nord/sud del mondo) son l’opposto della svolta che sarebbe necessaria. – programmi che evitano di entrare sui nodi fondamentali (rifiuto delle privatizzazioni, critica delle grandi opere, risanamento del territorio).
Certo, la volontà di uscire da otto anni di sistema Bucci/Toti, soprattutto dopo gli scandali e di sconfiggere questa destra è comprensibile.
I difetti di origine rischiano, però, di deludere, ancora una volta questa speranza.
La rabbia, la delusione e il “sono tutt* eguali” produce liste populiste, che raccolgono sentimenti spontanei e superano i tradizionali confini sinistra/destra, ritenuti inutili.
La corsa al centro cancella scelte sociali qualificanti.
Il trasformare la rabbia e la delusione in progetto politico dovrebbe essere, invece, il compito della sinistra. Tre anni fa, la nostra lista (con la candidata sindaca Antonella Marras) raccolse l’1,9%.
(Stessa coerenza da sempre, stessa formazione, stessa candidata sindaca Antonella Marras, grande esperienza politica dei suoi candidati e delle sue candidate: a Genova il tuo vero voto utile è per Sinistra Alternativa. Esperienza e competenza al servizio della città di Genova.)
E’ uscito oggi (12/03/2025), presso l’editore Mimesis, il testo “SULLA CRISI STORICA DEL MARXISMO” che contiene scritti del filosofo francese André Tosel.
TOSEL è stato insegnante presso le università di Parigi, Digione e Nizza, è stato studioso di Spinoza e Kant, ma soprattutto il maggior interprete, in Francia, di Antonio Gramsci.
Dopo una formazione cattolica, abbandonata anche per il trauma della guerra in Algeria, e un breve passaggio nelle formazioni “cinesi”, ha aderito al Partito comunista francese nel 1973, per poi allontanarsi (accuse di immobilismo e dogmatismo) e rientrarvi, nei suoi ultimi anni, sulla spinta (oggi, purtroppo, esaurita) del Front de gauche.
Il LIBRO, da me curato (è un onore!) CONTIENE – introduzione di Fabio Minazzi (università di Varese) – un mio saggio in cui ricostruisco il suo percorso filosofico- politico – uno scritto, critico e autocritico che ripercorre il suo pensiero politico e la sua militanza partitico- sindacale – suoi scritti su riviste italiane, schematizzando dell’area della nuova sinistra e del marxismo critico.
Contengono la proposta del “comunismo della finitudine” e una riflessione sulla globalizzazione – alcuni suoi scritti in francese (Gramsci e non solo) – i messaggi e gli omaggi seguiti alla sua improvvisa scomparsa. Fra questi un lungo saggio del filosofo Jean Robelin.
Spero che questo libro, che si somma ai due già pubblicati dall’editrice “Punto rosso”, serva a ricordare un pensiero complesso, mai dogmatico ed un interrogarsi che ha percorso l’intera vita di questo pensatore ed attivista politico- culturale.
Da parte mia è anche il compimento di un debito personale, perché ho avuto la fortuna di conoscere André nei suoi ultimi anni.
Il lavoratore marzo 2025 di Trieste anno XXV, n. 2 – 9 marzo 2025, è stata pubblicata la terza parte del saggio di Sergio Dalmasso: Il Manifesto un’eresia comunista.
In questo numero speciale a 32 pagine:
– Dossier sul Giorno del ricordo
– C’è un futuro per la Siria? di Marino Andolina
– Referendum sul lavoro e sulla cittadinanza: pratichiamo la Costituzione della Repubblica
di Daniele Dovenna
-Il Che è vivo di Alma Masè
–Notizie dal XII Congresso di Rifondazione Comunista, e molto altro…
Nel prossimo numero, che uscirà a ridosso del 25 aprile, pubblicheremo materiale intorno alla Festa della donna, particolarmente importante quest’anno (con lo slogan “l’otto tutto l’anno”), all’80° della Liberazione, alle manifestazioni pacifiste/antimilitariste e al pensiero contro la guerra.
Ogni anno il 10 febbraio si celebra un confuso e aggressivo “Giorno del Ricordo”, cui danno il loro contributo le più alte cariche istituzionali.
Questa celebrazione è basata su un radicale negazionismo:
viene nei fatti negato l’orrore nazifascista (le truppe naziste occupanti la nostra Regione vengono sempre più spesso presentate come difensori della civiltà, anche in diffusissimi film di non eccelsa qualità),
grazie alla antistorica equiparazione tra “svastica e falce e martello” (parole del ministro Nordio), cioè tra oppressori e liberatori;
ma viene anche negato, in parallelo, ogni orrore compiuto in nome della democrazia “occidentale” (colonialismo, schiavismo, bombardamenti terroristici, guerre “giuste”, lager).
Sappiamo che anche le “liberazioni” (come ogni guerra patriottica e/o civile) portano con sé lutti e drammi, e -ripetiamo- noi non neghiamo nulla di ciò che è stato ricostruito con capacità di indagine e di distinzione,
ma rovesciare su chi l’ha subita le responsabilità della guerra portata dal nazifascismo è da irresponsabili.
Botteri Vannacci da Giletti. Guardo raramente la TV. Ieri ho seguito per qualche minuto una rete francese e per dieci minuti il confronto Botteri/Vannacci (da Giletti).
1) dibattito al parlamento francese.
Bayrou si supera: difesa della democrazia, Europa, necessità di aumentare le spese militari.
Unanime il coro.
Critica è solamente LE PEN (i sondaggi la danno al 30% e la vedono futura presidente francese) che attacca il governo su spese sociali…
La sinistra francese (che avrei votato), frammentata in dieci pezzi, è sparata su posizioni atlantiste.
2) BOTTERI e VANNACCI (sic!) litigano su una rete RAI.
La giornalista difende a spada tratta la democrazia occidentale, la necessità di riarmo dell’Europa, richiama il pericolo portato dall’orso russo; il generale Vannacci (sic!) critica le spese per le armi che tagliano inevitabilmente quelle sociali.
Aggiungiamo a questo:
– le orripilanti dichiarazioni di Von der Leyen che si è messa l’elmetto; – le analisi di Draghi che vede il rilancio dell’Europa in energia (quale?) e spesa militare (keynesismo armato); – le manifestazioni “europeiste” alla Michele Serra (hanno il coraggio di citare Spinelli e il Manifesto di Ventotene); – l’atteggiamento sempre più discutibile di tanta parte della sinistra (la Linke -che pure avrei votato-, pezzi della Sinistra europea).
Tutto questo non vi fa RICORDARE GLI ANNI TRENTA?
Non vi ricorda la spinta – anche popolare ed operaia – verso il nazismo, davanti alla passività/complicità delle forze borghesi e gli errori della sinistra (dalla socialdemocrazia alla follia del “socialfascismo” di staliniana memoria?).
Disoccupat*, persone colpite dalla crisi, dai tagli a sanità, servizi sociali (questi sciagurati parlano di LEA e LEP), giovani senza futuro a chi si rivolgeranno tra Macron e Le Pen, tra una destra populista nazionalista e fascista e chi predica il riarmo e la guerra?
Resta, in questo imbuto, il dramma della nostra debolezza, della difficoltà di proporre una politica sociale di pace e disarmo, un rilancio di servizi e garanzia, di rifiuto di una logica bipolare, di ritorno ad un europeismo che non significhi politica di potenza.