Già per tutta la prima fase del disumano lockdown, costernati dalla normalità con la quale il Coronavirus falcidiava quotidianamente la vita dei più anziani e dei più fragili, gli Italiani, pur senza poter ottenere alcuna risposta certa, continuavano a domandare ai loro governanti e ai numerosi virologi: A che punto è la notte? (https://www.sergiodalmasso.com/30/03/2020/coronavirus/). Vale a dire, quanto durerà questa pandemia?
Abituati ai tempi rapidi dettati dai loro dispositivi smart, dai loro sempre aggiornati device, formati soprattutto nel pragmaticismo esasperato da una verità intesa come utile, essi rimasero esterrefatti di fronte all’insicurezza in cui li aveva gettati da un giorno all’altro il virus, all’incertezza delle risposte dei politici e degli esperti, ai tempi biblici che si profilavano dinanzi alle loro menti, rese ancora più confuse dall’intrattenibile e monotono trascorrere del tempo, come pure dal restringersi angoscioso dello spazio all’interno delle loro case e delle loro stesse scatole craniche.
Quasi a voler gettare svogliatamente alle spalle quella lunga notte che si prospettava ben più durevole di una primavera, nella seconda fase, quella estiva, essi, ostinati e pur inondati dal limo atmosferico, vollero illudersi che quella notte era ormai finita, che la nottata stava per passare, e che nella solita spensieratezza estiva, nell’intoccabile ritualità delle ferie, si poteva intravedere l’aurora, l’alba di un nuovo giorno in cui poter continuare a fare quanto avevano sin qui fatto e commesso.
Ma ora, in questo autunno dell’umanità, in questa terza fase che si annuncia più tremenda della prima, perché li coglie ancora impreparati nonostante la pur affannosa preparazione; ora che il Covid-19 esprime davvero la sua pandemica carica distruttiva; ebbene ora, come gli Edomiti dinanzi a Isaia, gli Italiani ritornano a rivolgere agli stessi politici e ai soliti medici del comitato scientifico il medesimo e assillante interrogativo: Sentinelle, quanto resta della notte? Sta finendo o no questa notte? Si diradano o no queste tenebre?
Questa volta però, sconvolti dalle dure conseguenze dell’ultimo dpcm, non lo fanno più cantando allegramente dai balconi, ma occupando rabbiosamente le piazze e le vie delle città.
Come il profeta, anche gli interpellati rispondono alle loro richieste enigmaticamente: ‘atàch boqèr vegàm-lailàh, “Viene il mattino, poi anche la notte”. È la traduzione letterale della Conferenza Episcopale Italiana. Ma, come al solito, quella di Lutero è assai più significativa: “Wenn auch der Morgen kommt, so wird es doch Nacht bleiben”, “Anche se giunge il mattino, permarrà pur sempre la notte”. Sarà dunque facile ingannarsi alla dubbia luce del crepuscolo, vedere l’alba nel tramonto.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Franco Di Giorgihttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngFranco Di Giorgi2020-10-29 20:56:232020-10-29 21:10:48Covid19
Conferenza trasmessa in diretta streaming il 20 ottobre 2020 su Facebook da Goodmorning Genova.
“Il consiglio comunale di Genova, minoranza e maggioranza – esclusi i consiglieri di Fratelli D’Italia che hanno deciso di votare contro – ha detto sì alla proposta di assegnare il Grifo d’Oro, massima onorificenza cittadina, a Giordano Bruschi.
Il partigiano “Giotto”, che presto compirà 95 anni, è conosciuto come memoria storica della resistenza e del novecento genovese, ma anche per la sua esperienza politica, sempre a sinistra, nel Pci, per cui fu consigliere comunale, e poi come scrittore, ambientalista e come anima dei comitati della Val Bisagno.
Sull’assegnazione del Grifo a Bruschi il plauso della Camera del Lavoro di Genova e del segretario Igor Magni.
Magni: “Grande soddisfazione per questo importante riconoscimento a Bruschi che con il suo impegno di militanza, esercitato sempre, anche nei momenti più difficili, rappresenta un esempio per tutti noi.
Un abbraccio fraterno da tutte e tutti noi della Cgil di Genova”. ”
La scuola viene generalmente considerata come una fonte inesauribile di acqua alla quale, simili a otri vuoti o ad agnelli guidati da pastori istruiti, gli studenti vengono per un certo tempo a riempirsi o a colmare la loro potenziale sete di sapere.
A distanza di qualche anno dall’insegnamento mi rendo conto però che l’avevo sempre praticata diversamente, cioè al contrario.
Ho sempre insegnato infatti nella convinzione che l’aula di una scuola fosse una conca vuota situata al centro di un’arida agorà, libera e aperta a tutti e ad ogni discussione, una sorta di bacino verso il quale studenti e docenti confluissero ogni giorno per riempirla con la propria acqua, ognuno con le proprie energie intellettuali, con i propri flussi vitali, coi i propri vissuti.
In tal modo, ciascuno, come si dice, portava acqua al mulino della scuola, dissetandosi vicendevolmente con la medesima acqua, scambiandosi talvolta i bicchieri l’uno con l’altro,
acqua che nel tempo la scuola stessa distribuiva a tutti i futuri alunni e insegnanti sotto forma di esperienza didattica, competenza metodologica, ricchezza pedagogica e culturale.
Ma questo diverso modo di intendere e di praticare la scuola, non rispecchia forse l’idea che sta alla base della nostra Costituzione?
Ogni cittadino della nostra Repubblica, volutamente democratica e proprio in quanto democratica, non è forse esortato da questa Carta ad adempiere il dovere etico e quindi civico di recare allo Stato, secondo il principio della proporzionalità,
il suo personale contributo sia come esborso sia come impegno che come partecipazione attiva, diretta o indiretta, alla cosa pubblica, e ciò all’unico scopo di mettere lo Stato in grado di redistribuire questi beni, acquisiti dal senso del dovere, sotto forma di diritti?
Pertanto, se oggi, in questo aspro e lungo periodo di pandemia, in attesa del vaccino salvifico e del Recovery Fund, la scuola più che un comune abbeveratoio culturale si rivela purtroppo in una delle sue funzioni più criticate,
cioè quella di Recovery Place, ciò non deve indignare oltremodo, almeno o soprattutto in questo momento, poiché, pur determinando in parte un inevitabile aumento dei contagi, essa va incontro alle esigenze delle famiglie,
il cui lavoro, come sappiamo, è fondamentale e quindi indispensabile sia per esse, affinché possano dare il loro doveroso contributo allo Stato, sia alla stessa Repubblica, affinché possa redistribuirli ai cittadini in forma di diritti.
Non per nulla, infatti, il lavoro compare già al primo fra gli articoli fondamentali della Costituzione.
Sicché, come ogni studente e ogni docente, al di là di ogni programma e programmazione, ha il dovere di apportare nella propria classe il proprio singolare e personale contributo spirituale, così, in quanto facente parte di uno Stato, ogni cittadino, all’interno del comune di appartenenza, acquisisce e matura diritti di cui può godere solo dopo aver adempiuto al proprio dovere.
https://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.png00Franco Di Giorgihttps://www.sergiodalmasso.com/wp-content/uploads/2022/01/Sergio-Dalmasso.pngFranco Di Giorgi2020-10-10 21:15:332024-02-29 08:35:18Scuola Costituzione